CORSO DI PSICOLOGIA DELL’INFANZIA
BAGNOLO PIEMONTE – Biblioteca Comunale – Via Roma
Parte I di 4
La parte descrittiva della sequenza qui proposta riprende una iniziativa diventata ormai quasi storica, perché risalente a quasi quarant’anni fa, sviluppata nel corso di un ciclo di informazioni dedicato a genitori con bambini piccoli e meno piccoli. Il contenuto si articola in nove argomenti trattati da chi scrive nelle prime quattro settimane e da due incontri tenuti da esperti nel settore evolutivo infantile, e che vengono qui di seguito esemplificati insieme agli argomenti trattati e alle date di attuazione.
Giovedì 6 Febbraio 1986: I vissuti primitivi nella sfera di relazione, la crescita psicologica del bambino e i rischi dell’educazione.
Giovedì 13 Febbraio 1986: I disturbi infantili di natura psicologica.
Giovedì 20 Febbraio 1986: Le difficoltà di apprendimento scolastico.
Giovedì 27 Febbraio 1986: La prevenzione nell’ottica dell’intervento precoce.
Giovedì 06 Marzo 1986: Incontro con un pediatra
Giovedì 13 Marzo 1986: Incontro con un esperto di psichiatria della infanzia.
Argomento n° 1
PREMESSA
Parlare di “Psicologia esistenziale della prima infanzia” sta semplicemente a indicare l’estrapolazione della ricerca da quelle che sono comunemente le conoscenze di base circa la psicologia tradizionalistica dell’età evolutiva, lungo una traccia che ha per caratteristica peculiare la visione completa, chiara, scientifica, approfondita e armonica della figura umana globale a iniziare dalle sue intimità più recondite.
Nel corso di tale sondaggio avremo modo di sottolineare più volte la portata delle due istanze fondamentali e ricorrenti alle quali si richiameranno le conversazioni: 1) lo sviluppo erompente della struttura neuro-cerebrale, condizione per la comparsa e l’organizzazione delle capacità superiori dell’uomo e della creatività; la particolarità innata in tale sviluppo di decrescere a valore ‘esponenziale’ in un arco di tempo molto breve (prima infanzia) – 2) le possibilità di impiegare il potenziale psichico del bambino nell’età prescolare per costruire la sua personalità a livello ottimale impostando l’azione educativa nel momento ‘naturalmente’ migliore di tutta l’esistenza umana.
ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
– Lo sviluppo psico-somatico del bambino dalla nascita al sesto anno.
– Incidenza dell’ambiente nella formazione della personalità.
TESTO
In un certo qual senso il futuro del bambino inizia ancora allo stato della vita uterina. Madri che hanno subìto un violento choc nervoso denunciano uno stato di viva agitazione nel feto, che può protrarsi sino alla nascita. (da esperimenti effettuati sulle tope gravide).
Lesioni cerebrali al feto, insufficiente ossigenazione, introduzione di fattori tossici nella circolazione simbiotica, tare ereditarie sono indubbiamente motivi preoccupanti per una normale apertura alla vita. Alla nascita il bambino emerge da uno stato di ‘chiusura’ totale e manifesta le prime reazioni agli stimoli ambientali. Abbiamo ancora assenza di esplorazioni sensoriali. Il bambino impara presto a discernere tra uno stimolo dato e un altro (sperimentazioni di Stirnimann). Egli reagisce a determinati odori, si interessa agli occhi della mamma, alle intonazioni e alle modulazioni del linguaggio. Viene abbandonato lo stato di ‘autocentricità completa’. L’indice di gradimento espresso nei confronti di certi stimoli permette di intravedere una chiara tendenza per esperienze allocentriche. Si può dire che fin da questo momento abbiano inizio l’apprendimento e l’educazione.
Teoria della partogenesi precoce: nei confronti degli altri mammiferi superiori, l’uomo viene partorito un anno in anticipo. Alla nascita gli mancano, è vero, molte capacità funzionali (deambulazione, scelta dei giochi) ma nell’arco di questo anno di vita ‘esterna’ egli subisce il condizionamento di innumerevoli stimolazioni, trae le origini della propria vita affettiva, s’impadronisce delle capacità tipiche dell’uomo: la posizione eretta, il linguaggio, l’azione intuitiva. Viene formandosi pure l’interesse verso gli oggetti dell’ambiente. Siamo alle sorgenti della ricchezza del mondo percettivo umano. Un interrogativo: perché mai, con il passare degli anni, questo interessamento allocentrico, anziché organizzarsi e intensificarsi, molto spesso si va spegnendo?
In questo periodo esistenziale il mondo delle esperienze è immenso, la tendenza naturale del bambino a penetrarvi è spiccata. La risultante di queste due istanze dovrebbe essere l’atteggiamento dei genitori verso la creazione di una varietà intelligente di stimoli atti a favorire il sano sviluppo della personalità. Riferimenti alle stimolazioni-gioco sperimentate da Jean Piaget (oggetto nascosto sotto il cuscino). Concetto di frustrazione lieve nel senso di stimolazione. Inizio della comprensione del linguaggio e della comunicabilità. Il bambino ama sentir raccontare le fiabe. Non solo, ma vuole la ripetizione della stessa fiaba, per molte volte, nella sua edizione integrale. Non si tratta di un atteggiamento passivo, bensì di una forma di esplorazione ambientale. Il bambino si impossessa della storia attraverso un sistema compositivo a mosaico di molteplici momenti fissati attraverso l’attenzione focale. In tal modo il bambino cerca un’esperienza ricca e importante per i suoi stessi fini formativi. Viene impegnato l’aspetto attivo della sua attenzione e della sua volontà, viene rinforzata la validità della sua fiducia nei contenuti e negli affetti del racconto. Le storie di ‘sapore scientifico’ (storia del pane, del ferro, dell’acqua) hanno il vantaggio di proporre un contenuto che si incontra felicemente con il desiderio di esplorazione espresso dal bambino. Questo periodo di ‘sete di conoscenze’ richiama la necessità di una completa disponibilità educativa. Se avremo assicurato le stimolazioni necessarie allo sviluppo della rete interneuronica in questa primissima età, in un bambino senza menomazioni psichiche alla nascita, a prescindere dall’estrazione sociale e culturale di questi, gli avremo assicurato un potenziale intellettivo che potrà collocare l’individuo al di sopra della norma dei dotati. Se avremo mancato, per così dire, all’appuntamento e avremo lasciato trascorrere questo delicato periodo affidandoci piuttosto al caso o alla natura, del medesimo bambino avremo fatto un essere parzialmente deprivato. È questo, forse, uno dei postulati più profondamente e scientificamente ossessivi che le ricerche degli ultimi venti anni sono andate proponendo alla nostra coscienza di educatori e di genitori. È quanto succede al bambino subito dopo la nascita a incidere profondamente e con determinatezza irreversibile su tutto il vissuto dell’individuo. In particolar modo l’organizzazione dei rapporti emozionali e affettivi nel primo anno di vita. Insieme al complesso delle stimolazioni ambientali concorre alla formazione della personalità il temperamento così singolare e irripetibile in ogni individuo, considerato come una realtà biogenetica dipendente da una disposizione innata a livello dei cromosomi. In questo senso, l’ontogenesi non esclude la filogenesi, ma stiamo parlando di due fattori dell’evoluzione che si integrano reciprocamente. Per sua intima costituzione, l’essere psichico presenta determinate predisposizioni e capacità, ma ogni individuo è aperto alla stessa maniera al mondo delle esperienze. Sarà l’ambiente a poter incoraggiare certi aspetti genetici oppure a frustrarne altri. In questo periodo sono della massima importanza tutte le manifestazioni di esplorazione rivolte all’ambiente. Per esempio, se, per motivi culturali, ambientali o sociali il bambino viene relegato nel box e viene sistematicamente impedito di andare carponi, il suo potenziale psichico ne può essere in qualche modo compromesso. Purtroppo, in moltissimi casi, chi viene preposto a fornire le risposte ambientali utili alla maturazione neurologica del bambino, è proprio quell’individuo che, irretito nelle convenzioni sociali e culturali del suo ambiente di comodo, non può che offrire condizioni di seria precarietà educativa. Il più delle volte, anzi, questo adulto non riuscirà a far altro che rispondere alla genuina domanda del bambino chiudendo squallidamente e in modo molto efficace la bocca che chiede e gli occhi che si meravigliano. Già da queste considerazioni viene da pensare che molto spesso l’educazione si risolve in una lotta impari in cui adulto e bambino si scontrano e nella quale il bambino perde sempre.
Definizione di “amnesia dell’infanzia”. Stiamo per dare una risposta all’interrogativo proposto poco sopra e lasciato parzialmente irrisolto. Un tipo di società basata sulla soppressione parziale della personalità non può accettare di quest’ultima la totalità delle sue potenzialità in quanto esse costituirebbero una minaccia verso gli schemi di rendimento e di produttività anonima. Motivo per cui gli aspetti e le esperienze della personalità originaria incompatibili con la cultura vengono, in casi non solo isolati, obliterati.
Lo sviluppo del feto. – La nascita della mente.
Nelle prime due settimane dello stato fetale si verifica un’ampia divisione cellulare. Dalla terza alla quinta settimana si sviluppa l’organizzazione del cuore, dei muscoli, del sistema nervoso, delle estremità. Dalla quinta all’ottava settimana: si hanno i primi movimenti, si fa percepibile il battito cardiaco. A due mesi appaiono movimento asimmetrici, aritmici, amorfi della testa, del tronco, delle estremità. Dal 3° al 4° mese i movimenti sono più rapidi, più coordinati, più ampi; compaiono i primi riflessi. Dal 4° al 6° mese emergono la differenziazione e relativa limitazione delle reazioni motorie. Dal 6° al 9° mese i sensi: olfatto, udito, gusto, vista cominciano a dare segni di attività.
Alla nascita le possibilità di recezione del cervello sono enormi. Le esperienze che seguiranno nel vissuto dei bambini saranno della massima importanza per lo sviluppo del cervello. Alla nascita tutti i bambini sono uguali in quanto il loro intelletto è ugualmente vuoto di costrutti mentali, ma all’ingresso nella scuola i bambini presentano già differenze sul piano del quoziente d’intelligenza, differenze che si sono venute definendo in maggior misura nei primi tre anni di vita. La costruzione della mente ha in realtà inizio fin dalla nascita. Essa seguirà un’evoluzione sottostando strettamente ai condizionamenti dell’eredità e dell’ambiente. La funzione essenziale del cervello è quella di memorizzare le esperienze e di rielaborarle nel corso del comportamento successivo.
L’intelligenza di un individuo si fa dipendere da due fattori: i cromosomi che rappresentano l’ereditarietà, e l’ambiente che offre le possibilità di sviluppare le capacità innate. Soltanto se si modifica uno di questi due fattori si possono ottenere risultati differenti. Mentre negli animali l’eredità genetica è di importanza primaria, nel bambino occorre agire sull’ambiente per migliorare l’intelligenza, il comportamento, la creatività. L’ambiente ha incidenza nella formazione dell’intelligenza già nel seno materno. Le esperienze precoci provocano modificazioni a livello molecolare con conseguenza permanenti nella vita successiva. Talvolta esse possono persino modificare un comportamento innato. Durante la propria evoluzione l’individuo si adatta alle richieste dell’ambiente attraverso scelte sempre più definite e irreversibili. A seconda delle scelte che ha intrapreso egli si può specializzare, al limite, in intelligenza o in ritardo mentale. Ogni bambino sano è un miliardario del cervello alla nascita, ma può essere intellettualmente povero all’inizio della scolarità a causa delle deprivazioni ambientali subite. Alla nascita ogni bambino si trova come all’età della pietra. Egli è capace soltanto di riflessi istintivi. Sarà la cultura a mutare la situazione. La cultura, infatti, non può essere trasmessa a livello di cromosomi. Essa è cumulativa, ma deve essere trasmessa attraverso l’educazione. Quest’ultima non è la rivelazione di funzioni mentali, ma la loro creazione. Il cervello del bambino si trasforma in continuazione registrando le memorie delle sue esperienze, definendo certi tracciati di base lungo i quali vengono attivate le sue potenzialità. Una delle più grandi ricchezze dell’uomo è quella di possedere una lunga infanzia, durante la quale egli è aperto a una grande disponibilità di stimolazioni. Esperimenti di stimolazioni precoci sono stati compiuti su coppie di gemelli con risultati molto probanti. Se il cervello non sarà stato nutrito con sufficienti stimoli, si adatterà alle circostanze perdendo la volontà di imparare e di prestare attenzione. In teoria uno stesso bambino, educato in due ambienti completamente diversi, può diventare un intellettuale o, ai limiti estremi, un essere mediocre. Questo perché egli si è adattato in modo pressoché irreversibile. Si potrebbe quasi dire che ogni bambino, alla nascita, è nelle spoglie mentali di un bambino-mediocre che viene gradualmente aiutato a impadronirsi di capacità intellettuali superiori. L’adattamento iniziale di un bambino a una forma ambientale insufficiente farà di lui un disadattato nella scuola.
Possiamo ben dire, a questo punto, che la madre (o più in esteso la figura materna), prima soggettivazione dell’ambiente stimolante, dopo la nascita fisica del suo bambino, lo fa nascere una seconda volta, psichicamente. Il bambino comincia ad apprendere sollecitato in massima parte dalle intonazioni e dalle modulazioni del linguaggio della madre. Nel primo anno di vita il bambino è sensibilissimo all’ambiente che lo circonda. Gli stimoli materni quali il linguaggio, i movimenti, il sorriso, più che nella loro quantità sono determinanti nella qualità. Come prima risposta a diverse forme di sollecitazione, già all’età di tre anni, si può notare nei bambini una enorme diversità nell’uso del linguaggio, anche se il comportamento non dà segni di essere molto differenziato. I bambini più ricchi nel linguaggio sono anche più dotati di intelligenza; le loro madri hanno sempre parlato molto, ripetendo le parole, spiegando instancabilmente; in questo senso esse hanno rivestito il ruolo di maestra a tutti gli effetti. Non è la povertà della condizione sociale a determinare certe difficoltà nell’apprendimento, ma bensì la qualità della relazione intercorsa nel primo periodo esistenziale tra madre e figlio. Se un bambino molto piccolo è stato deprivato, all’età di un anno appena darà a intravedere già le prime differenze; e queste con il passare del tempo tenderanno a consolidarsi. Il bambino che entra nella prima classe della Scuola Primaria ha ormai percorso una lunga strada: intellettualmente è già vecchio.
L’attività superiore che presiede a tutto il lavoro mentale è la memorizzazione. L’encefalo umano si può suddividere in una parte interna, il paleo-cervello sede degli istinti innati, e in una parte esterna, la corteccia, molto sviluppata, che presiede alla memorizzazione delle informazioni e alla rielaborazione dei dati. Sia la parte istintiva sia la parte corticale cosciente orientano in un determinato senso il comportamento dell’uomo. Le stimolazioni ambientali provocano un vero ispessimento della corteccia, un arricchimento bio-chimico nel cervello. Gli impulsi nervosi modificano i neuroni (cellule nervose) e la rete di trasmissione interneuronica, determinando la formazione di certi tracciati nel sistema nervoso. Alla nascita il cervello e tutto il sistema nervoso possono determinare questi tracciati con innumerevoli probabilità. Con le esperienze successive essi diventano più fitti e le probabilità iniziali diminuiscono: l’attività mentale è ormai condizionata nella sua topografia bio-chimica. La memorizzazione, per entrare in attività, esige un sistema di stimolazioni che agiscano sulle emozioni e sull’affettività dell’individuo. Un ambiente neutro non emoziona e non pone le condizioni idonee per fissare i ricordi. Le memorizzazioni fissate di recente sono sempre poste a confronto con le esperienze più antiche. Le capacità mnestiche alla nascita sono limitatissime ma, a differenza degli animali, esse vanno aumentando in misura erompente. L’animale, a un certo punto, può anche sapere qualche cosa, ma l’uomo in più sa di sapere.
Alla nascita e, via via nei primi mesi di vita, il bambino dimostra di avere un vero bisogno di stimolazioni. Questo bisogno è la premessa effettiva dei primi apprendimenti anche complessi che possono venire realizzati anche già all’età di cinque settimane. In tal modo il bambino può precocemente esercitare la propria curiosità, la propria iniziativa, punti di partenza per lo sviluppo delle facoltà intellettive. Importante, in questo senso, sarà la scelta dei primi giocattoli. Anche Jean Piaget affermava che maggiori saranno le esperienze del primo periodo di vita, maggiori si costituiranno i motivi per intraprendere nuove esperienze con conseguente accrescimento dell’intelligenza. Il bambino, più che imparare delle cose, deve imparare a imparare, in via specifica attraverso le cose. Occorre quindi offrire al bambino molte occasioni di manipolazione, di risoluzione di divertenti problemi, sollecitare da lui le sue stesse domande. Ci si deve soprattutto preoccupare di abituare i bambini a sviluppare l’immaginazione, a essere creativi e aperti alle novità.
Immagine di Copertina tratta da Il Bo Live.

