Pensieri qua e là

S C I E N Z A

La Scienza è figlia dell’Uomo

ed evolve, asintoticamente proiettata verso una verità

costantemente rimessa in discussione.

Ci piace essere,

probabilmente per una malformazione genetica,

tra i matti,

incapaci di approfittare della comodità della rivelazione

che rende superfluo,

e meramente descrittivo,

il lavoro di ricerca…

Qualsiasi fede strangola il dubbio

alza roghi

e fa salire sui pulpiti parolai distratti,

che danno l’impressione

di avere ingoiato il cervello.

A noi risulta che il buon Dio

ha messo altrettanta cura

nell’avviare la storia delle formichine

di quanta ne abbia spesa

per avviare la storia dell’uomo.

Anzi,

da alcuni grossolani indizi,

sembra che abbia trattato meglio

le formichine.

S C E T T I C O

Il DOGMATICO è coerente: la sua è una sicurezza totale, indiscutibile, piantata in una zona rigida, opaca, indefinibile nel dominio confuso di razionalità-irrazionalità.

Lo SCETTICO è contraddittorio: per lui bisogna dubitare di tutto, non c’è nulla di sicuro. Dunque, nemmeno l’affermazione che non ci sia nulla di sicuro, per cui potrebbe esserci qualcosa di sicuro. Ma allora lo scettico, se ammettiamo che può esserci qualcosa di sicuro, non sarebbe più scettico del tutto e certamente si metterebbe alla ricerca di quella qualcosa, perché lo scettico è curioso, insaziabile.

La sua è una posizione che assume una forma a spirale senza limiti: rivede sempre se stessa da punti e distanze variabili nello spazio e nel tempo.

Certezza cartesiana… Cogito…

Oppure anch’io sono un’illusione?

Forse meglio “Patior, ergo sum”.

… ma perché?

Io sono profondamente scettico.

L’ecologia nella Scuola

“Cammina con passo leggero perché è sui miei sogni che tu cammini”. Non a caso ho scelto questi versi, ricchi di un caratteristico simbolismo immaginoso, tradotti dall’opera di William Butler Yeats, poeta irlandese appartenente al nostro secolo.

L’elemento simbolico di cui fa uso l’Autore per dare forma a certi contenuti emotivi squisitamente suggestivi, ben si presta a una trasposizione di significato quando intendiamo riferirci ai bambini nel loro specifico rapporto esistenziale con l’ambiente naturale che li ospita.

Il piccolo dell’uomo, ai suoi primi passi in posizione eretta, nel momento in cui si accorge di potersi finalmente avvicinare alle cose che lo circondano, che fino a quel momento gli stavano lontano e potevano apparirgli irraggiungibili, s’inoltra in un’affascinante avventura fatta di conoscenze, di scoperte, di occasioni per creare. Egli prende le mosse ricalcando, per così dire, una strada già molto lunga, percorsa da chi a sua volta lo aveva preceduto, e in qualche modo preparata per lui.

Questa strada, questa avventura che si aprono all’esperienza di ogni bambino hanno stretto riferimento con le relazioni di vario tipo che il bambino spesso riesce a stabilire.

Più particolarmente intendo parlare dell’individuo inserito nell’ambiente naturale, visto dunque in una prospettiva ecologica.

In termini più concreti ho creduto opportuno cogliere determinati spunti scaturiti, in svariate occasioni di vita scolastica, dall’esperienza genuina di alcuni ragazzi frequentanti il corso elementare.

I bambini amano molto la natura; ne sono, in un certo senso, parte intima e, come per una esigenza estetica, affettiva, ne conservano la freschezza, la vivacità dei colori, la delicatezza del profumo, del canto e delle espressioni di vita. E questo bel sogno può durare fino a quando qualcuno non irrompa e insegni loro che la natura si può sfruttare, calpestare, distruggere.

È infatti con passo leggero che questi ragazzi si sono avvicinati agli aspetti delicati e poetici dell’ambiente naturale, e si sono fermati, come in un sogno, ad ascoltare, ad ammirare e a scoprire nelle cose semplici una tonalità variegata di messaggi di inusitata bellezza. Il ragazzino, che è poeta per disposizione naturale, esprime nello stesso tempo una cristallina capacità di amare ciò che è bello, ciò che arricchisce la sua vita spirituale e di fantasia.

Ma ecco che, quasi in un confronto stridente, in una cornice dai tratti vagamente manicheistici, l’attenzione dei ragazzi viene a un tratto deviata verso l’estensione di un’area boschiva interamente sepolta da rifiuti e immondezze ripugnanti. L’incanto svanisce, la cruda realtà si impone improvvisamente agli occhi preoccupati di questi alunni che, tornati a scuola, decidono di sviscerare l’argomento attuale di fronte al quale sono sorte infinite perplessità.

È così che sono nate attività le più svariate, dalla documentazione sui giornali alle piccole inchieste, alle conversazioni chiarificatrici, all’espressione creativa attraverso il disegno e il linguaggio scritto.

Poche parole, tratte dai testi degli stessi ragazzi, possono farci calare in una realtà dai connotati decisamente antitetici. L’incontro con la natura e le sue forme di vita suggerisce queste espressioni: “… il maestro ci ha fatto sentire, zitti per un momento, gli animali che parlavano; quando siamo andati via, mi è dispiaciuto lasciare quel bel posto” (O.C.). “Era bello sentire, zitti zitti, l’armonia della natura, le ghiandaie che volavano e si richiamavano con il loro verso, il cuculo che cantava, i passeri che cinguettavano e l’acqua che chioccolava” (F.M.).

Ma, poco oltre, dopo aver guadagnato un breve tratto di percorso, l’ambiente naturale si presenta sotto altre spoglie: “… ci siamo fatti un’esperienza di come si comporta la gente buttando rifiuti dappertutto: carte, cartacce, lavatrici, lavastoviglie, aspirapolvere, sacchetti di nylon, mattoni, piastrelle, televisori, giocattoli, gomme di automobili” (M.R.). “Io, quando ho visto quelle cose gettate via nel fiume, mi sono accorta che la gente non rispetta la natura e la maltratta” (E.A.).

Per concludere, mi piace rimarcare che queste brevi osservazioni rispecchiano soltanto un piccolo risvolto di una problematica molto più estesa e grave. Noi adulti, durante questa ultima generazione, che cosa abbiamo fatto per coloro che ci seguiranno? Con la nostra smania di avere tutto e subito e soltanto per noi, abbiamo spogliato, distrutto, inquinato la terra, l’acqua, l’aria; non soltanto, ma siamo anche riusciti a isterilire, o per lo meno ci stiamo prodigando con subdola raffinatezza in tale intento, le capacità più nobili che i nostri bambini hanno di pensare, di formulare giudizi di valore, di meravigliarsi.

Dove li porterà, i nostri figli, questa strada senza fine?

                                                                                          m.b.


(Dal Notiziario Amministrativo del Comune di Bagnolo Piemonte – i fatti – n° 2, Novembre 1986, pag. 4)


Immagine di Copertina tratta da Bisceglie24.

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