Le prime fasi della relazione educativa

Le prime fasi della relazione educativa

  1. Come incomincia la relazione educativa

In principio c’è l’attaccamento:

  • è un sistema indipendente, non derivato, con radici biologiche,
  • la sua qualità va di pari passo con la qualità e la continuità delle cure materne,
  • la qualità dei primi rapporti di attaccamento influenza fortemente l’organizzazione precoce della personalità e, soprattutto, darà forma al concetto che il bambino avrà di sé e degli altri.

L’attaccamento può essere ansioso: l’ansia è patologica quando è pervasiva (il bambino può temere di perdere la figura-oggetto d’amore anche se gli è vicina; o non la cerca quando si imbatte in un reale pericolo). Le minacce di abbandono e di perdita dell’amore sono pericolosissime per l’equilibrio psico-affettivo del bambino (“se continui così, mi farai morire!”, a un bambino di 4 anni): creano senso di colpa e angoscia di separazione. Le fantasie di abbandono trascinano il bambino nel lutto della perdita: questo non è patologico se viene elaborato, ma diventa un vero impedimento alla crescita interiore se non viene risolto, se scatena angosce e sensi di colpa eccessivi o qualora sia del tutto assente; può risolversi in una depressione nell’età adulta.

Bisogna che l’attaccamento sia un evento sicuro che, attraverso l’amore e il sostegno, offra sicurezza stabilità, continuità, fiducia. Si avranno così bambini più costanti, più fiduciosi in se stessi, più collaborativi, più curiosi, dotati di personalità meno rigida, più adeguati nei rapporti con gli altri, più empatici e meno aggressivi (il presupposto dello “star bene insieme”).

  1. Alcune condizioni per la formazione del Sé (gli effetti di una interazione sbagliata).

Il modo in cui si forma il Sé del bambino ha molto a che vedere con la struttura di personalità dei genitori e con le modalità interattive che si sono stabilite fra genitori e bambino.

Il Sé di una persona è una struttura interna della psiche, è un contenuto del suo apparato mentale, è la risultante del modo in cui l’Io si percepisce e di come si vede rispecchiato in base alle risposte e ai giudizi che gli tornano dagli altri.

I genitori con un Sé distorto possono presentare una struttura di personalità rigida, compulsiva, distimica, ossessiva, narcisistica: non riescono a “leggere” i bisogni del bambino e non sanno adattarvi un adeguato comportamento educante.

La distorsione del Sé dei genitori con carente equilibrio emotivo, poveri di sicurezza e serenità quando si tratta di creare rapporti “sufficientemente buoni” con il Sé in formazione del bambino, inadeguati a creare rispecchiamento, produce facilmente una conseguente distorsione nel Sé del bambino (il falso Sé precario). Possono essere bambini che si sviluppano all’apparenza normalmente fino a 2-3 anni di età, ma poi presentano un arresto del processo evolutivo: e questo si manifesta con la chiusura in sé, con stranezze comportamentali, con atteggiamenti asociali, con la caduta dell’interesse, con bizzarrie ed ecolalie nel linguaggio. Si tratta spesso di bambini molto intelligenti che hanno operato una identificazione, una fusione con una parte distorta, incomprensibile, del Sé materno: e questo agisce come un impedimento, un intralcio alla realizzazione del Sé, paralizzando le energie psico-emotive del bambino e inquinando il buon esito del processo di separazione-individuazione (l’handicap trasparente – trattato in altri articoli).

La figura materna deve rivestirsi di entusiasmo e di piacere nel creare un buon rapporto con il bambino. Al contrario, si può trattare di una figura depressa (abbassamento del tono dell’umore, ansia, insopportazione, irritabilità, cali repentini di energia, crisi incontrollabili di pianto, pulsioni ostili, idee di suicidio). Una ricerca in merito scoprì che il 70% di bambini con madri depresse, in età prescolare presentavano disturbi emotivi e di comportamento; molti manifestavano povertà del linguaggio espressivo a 3 anni e un ritardo in lettura a 8 anni; già nei primi mesi di vita apparivano problemi di svezzamento, inappetenza, fino anche a gravi patologie alimentari e a fobia per il cibo, verso i 2-3 anni di età, seguiti da difficoltà nelle relazioni sociali e da difetti di attenzione. Si parla di incompetenza interattiva nel caso della figura materna depressa, cioè un atteggiamento di distacco nei confronti del bambino, la mancanza di giochi e di conversazioni ricchi di stimoli e di contenuti; sono generalmente madri che non formulano domande, suggerimenti, spiegazioni, ma si affidano in prevalenza a comportamenti fisici e di controllo, piuttosto rigidi e privi di discussione nel momento di affrontare un problema.

Una integrazione interattiva scarsa può influire negativamente:

  • sul contenimento emotivo,
  • sulla capacità di funzionamento cognitivo,
  • sull’impiego efficace dell’attenzione,
  • sullo sviluppo di un linguaggio elaborato.

L’ostilità recepita dal bambino può indurre disturbi mentali nel bambino e privarlo di contenimento emotivo; sono generalmente bambini che crescono in seguito con povertà di legami affettivi, incapaci di amare e facilmente prede della dipendenza da gratificazioni surrogate.

Per diventare sé stesso il bambino deve forzatamente passare attraverso le interpretazioni affettive e comportamentali che di lui restituisce la madre (rispecchiamento); la madre deve saper decifrare in modo corretto gli stati emotivi del bambino, attraverso la propria disponibilità affettiva e le proprie identificazioni proiettive; le sue azioni devono essere fatte con gioia, elasticità, prevedibilità; il bambino deve poter interiorizzare identificazioni parziali o totali buone (non aspetti ambigui o contraddittori) per realizzare il Sé potenziale.

Una interazione riuscita e funzionale, l’attenzione e il coinvolgimento reciproco fra madre e bambino stimolano lo sviluppo delle competenze cognitivo-linguistiche e hanno un’influenza positiva sul futuro successo scolastico.

  1. I bambini trascurati e non desiderati.

L’adulto può commettere abuso psicologico sul bambino in presenza di:

  • punizioni eccessive,
  • atteggiamenti di rifiuto,
  • assenza di affettività e di calore umano,
  • incoerenza estrema,
  • umiliazioni, disprezzo, insulti, ricatti, sfruttamento, plagio.

In questo modo viene seriamente pregiudicata la realizzazione delle potenzialità di sviluppo e si genera un difetto nella costruzione del Sé.

3 Tipi di madre (in gravidanza):

  • madri fredde: inconsciamente accettano la gravidanza, ma la rifiutano a livello conscio: ne derivano bambini apatici,
  • madri ambivalenti: accettano consciamente la gravidanza, ma la rifiutano a livello inconscio: è un segno di conflitto profondo: ne derivano bambini con frequenti vomiti, generalmente iperattivi,
  • madri catastrofiche: rifiutano il figlio sia consciamente sia inconsciamente: è un segno di presenza prevalente di impulsi ostili: ne derivano bambini che oscillano fra apatia, scoppi di pianto e iperattività.

Nel corso di una ricerca si notò che i bambini indesiderati manifestavano:

  • minor peso e minore lunghezza corporea,
  • più alto tasso di mortalità.
  • maggiore rischio di paralisi cerebrale e di insufficienza mentale,
  • rendimento scolastico più basso, soprattutto in materie linguistiche,
  • instabilità, iperattività, minore disciplina,
  • maggiori difficoltà di fronte allo stress e alla frustrazione,
  • disadattamento sociale, convogliamento delle energie psichiche nell’affannosa ricerca di protezione e nello sforzo per evitare il dispiacere.
  1. Gli stili educativi

La famiglia del tempo antico (estesa) poteva essere autoritaria, rigida e gerarchica, ma consentiva una discreta elaborazione delle tensioni.

La famiglia nucleare intima può essere caratterizzata da chiusura verso l’esterno e dall’insorgere di forti tensioni interne. Quanto più la struttura della famiglia è chiusa verso l’esterno e autoritaria al suo interno, tanto maggiori sono le tensioni. Quanto più è aperta sulla società e paritaria nei rapporti interni, maggiori sono le possibilità di intesa e di reciproca soddisfazione.

Più un genitore è chiuso, rigoroso e distante, più tende ad avere un atteggiamento educativo autoritario e a impostare il proprio stile educativo su un sistema di credenze indiscutibili: i figli saranno autoritari a loro volta (stretta identificazione + ostilità).

Un genitore con personalità dogmatica esprime un atteggiamento di chiusura mentale nei confronti del bambino: non hanno rilevanza le esigenze e le opinioni del bambino, che vengono inibite e represse; è un modo di affermare i modelli genitoriali facendo ricorso all’uso di rigidi meccanismi difensivi; è uno stile educativo che forma la personalità del bambino sulla base di criteri cognitivi e affettivi rigidi, garanti di sicurezza e contrari a ogni manifestazione di opposizione, che genera a sua volta mentalità rigide, chiuse e intolleranti.

Gli stili educativi:

  • autoritario: regole e norme indiscutibili, stabilite a priori dai genitori, il 67% di bambini in una ricerca risultarono aggressivi;
  • permissivo: si cerca di evitare al bambino qualsiasi occasione di frustrazione, di spianargli la strada, con il 95% di bambini aggressivi;
  • autorevole: poche regole che tengano conto dei bisogni del bambino, fondate su valori stabili, garanti di sicurezza, con il 70% di bambini aggressivi;
  • incoerente: sbalzi emotivi tra autoritarismo e permissività, doppio segnale, 100% di bambini aggressivi.

L’atteggiamento incoerente o permissivo (lassismo) della famiglia priva il bambino di precisi punti di riferimento ed è fonte di grande insicurezza emotiva che induce intensa aggressività difensiva.

L’atteggiamento autoritario struttura personalità caratterizzate da conformismo e da sottomissione acritica.

L’atteggiamento autorevole favorisce l’affermazione di se stessi in un clima di sicurezza, aiuta a formare una buona identità personale: questo avviene attraverso la verbalizzazione dei propri sentimenti, delle proprie difficoltà e dei conflitti interpersonali, attraverso la mobilità di aggressività espansiva in senso adattativo e non difensiva o distruttiva.

Trasmissione intergenerazionale dei modelli genitoriali:

  • gli schemi di comportamento dei genitori vengono trasmessi da una generazione all’altra,
  • i bambini vengono trattati generalmente come i loro genitori sono stati trattati dai propri genitori,
  • da una ricerca effettuata è risultato che il 32% dello stile educativo materno può essere spiegato dal precedente stile attuato dalla nonna (trasmissione prevalentemente diretta, specialmente l’affettuosità), ma anche dalle caratteristiche acquisite dalla madre (trasmissione prevalentemente indiretta: i valori, gli atteggiamenti, la cultura).
  1. Ereditarietà di comportamenti educativi o ereditarietà cromosomica?

L’origine sociale ha molto peso nel futuro scolastico dei bambini. Ma, ci si può chiedere, come diventerebbero i figli di estrazione socio-culturale bassa se fossero inseriti fin dalla nascita in famiglie di elevato livello socio-culturale? Gli esiti di una ricerca dicono che i bambini adottati in queste famiglie, a confronto con i propri fratelli e sorelle rimasti nel loro ambiente d’origine (deprivato), dimostravano più tardi un guadagno di 14 punti QI (quoziente intellettivo) e insuccessi scolastici in numero quattro volte minore.

Un ambiente affettivamente caldo, sicuro, coerente e continuativo, dove si usa un linguaggio in codice elaborato e dove ci sono stimoli culturali, sociali e affettivi può far realizzare tutte le potenzialità genetiche.

Un ambiente insicuro, scostante, discontinuo, ambiguo e contraddittorio, dove si usa un linguaggio in codice ristretto e culturalmente povero, restringe e frena lo sviluppo del potenziale, molto spesso in forma irreversibile.

È vero che le componenti genetiche hanno un forte peso sullo sviluppo, ma esse interagiscono sempre con l’ambiente che, fra l’altro, esercita un’influenza più forte nei primi anni di vita (periodi critici, maggiore plasticità).

L’ambiente, in particolare, esercita potente risonanza su due conseguenze per lo sviluppo:

  1. l’effetto cumulativo dei deficit di esperienze culturali e di linguaggio sullo sviluppo delle operazioni logiche,
  2. gli effetti delle esperienze di successo o insuccesso, della qualità delle relazioni interpersonali, sulla formazione dell’immagine di sé, sul senso di fiducia e sul sistema delle motivazioni che influiranno in modo determinante nei confronti dell’efficienza, del rendimento e della realizzazione della persona.

Un ambiente ottimale organizza mezzi, strategie, situazioni capaci di sviluppare la pulsione cognitiva (curiosità per il sapere) e la motivazione intrinseca (piacere del conoscere per se stesso).


Immagine di Copertina tratta da UniCusano.

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