Achille Bizzoni
Garibaldi nella sua epopea
(dal 1807 al 1882)
(scritto all’inizio 1900)
Casa Editrice Sorzogno – Milano – Via Pasquirolo, 14
Stab. Grafico Matarelli, via Passerella, 13-15
(Riduzione e sintesi di Mario Bruno, agosto 2006)
Parte 24 di 24
L’EPOPEA DI GARIBALDI
DATE CRONOLOGICHE
DEGLI AVVENIMENTI PRINCIPALI DELLA VITA DEL GENERALE
G. GARIBALDI
1807 – 4 luglio A Nizza Marittima, in una modesta casa sul “Quai Lunel”, oggi “Quai Cassini” nasce Giuseppe Maria Garibaldi da Domenico, esperto marinaio, e da Rosa Raimondi. Tra i suoi maestri prediletti fu un padre Giaccone ed Arena, eccellente capitano.
1814 Salva una lavandaia in pericolo d’annegare.
1819 Riesce a nuoto a salvare una barca pericolante, ove erano parecchi suoi compagni.
1822 Fa il suo primo viaggio in Oriente, e propriamente a Odessa, sul brigantino Costanza.
1823 Con suo padre, fa un secondo viaggio a Roma a bordo della propria tartana Santa Reparata, sbarcando a Fiumicino.
1832 – 27 febbraio Diviene capitano marittimo e prende il comando della Nostra Signora delle Grazie in un viaggio a Maone e Gibilterra, ritonando a Costantinopoli, e viene iscritto alla “Matricola” dei Capitani della Direzione di Nizza.
1833 Nella locanda di “Taganzog” (sul mar Nero) fa la conoscenza del giovane G.B. Cuneo di Oneglia, uno dei più instancabili affigliati alla “Giovine Italia”, il quale co’ suoi discorsi lo fa entusiasta de’ suoi principî.
1833 – luglio Nel medesimo anno e per la prima volta mettesi in relazione con Giuseppe Mazzini a Marsiglia ed entra egli pure nella “Giovine Italia” col nome di “Borel”.
1834 – 27 gennaio Si arruola nella R. Marina come semplice marinaio di terza classe, ed imbarcasi sul Des Geneys il 3 febbraio col nome di “Cleombroto”.
1834 – 1 febbraio In Genova aspetta invano la insurrezione repubblicana.
1834 – 5 febbraio Non riuscito il tentativo, travestito da contadino prende la via dell’esilio in Francia.
1834 – 3 giugno Con sentenza in data di questo giorno viene condannato a morte in contumacia. Alcuni giorni dopo a Marsiglia, apprende dal giornale Il popolo sovrano, la propria sentenza di morte: però[1] cambia di nuovo il proprio cognome in quello di “Pane”.
1834 A Marsiglia s’imbarca in qualità di secondo a bordo dell’Unione, brigantino mercantile francese, che salpa per Odessa. Intanto in Marsiglia salva dalle acque un giovane quattordicenne.
1834 – dicembre Si assolda nella flottiglia di Hussein bey di Tunisi.
1836 – maggio Torna a Marsiglia.
1836 S’imbarca a Nantes come secondo sul brigantino Nautonier per Rio Janeiro, ove aiuta nella loro fuga Bento Gonzales, presidente della Repubblica di Rio Grande, e il marchese Livio Zambeccari, patriota bolognese, ambedue prigionieri del Brasile, ed ove fa pure conoscenza col patriota Luigi Rossetti, marino, di Genova e fuoruscito.
1836 A Rio Grande, con la barca Mazzini, s’impadronisce della goletta brasiliana dal nome Luisa, e allora, mandata a picco la prima, corseggia colla seconda il Rio della Plata.
1836 Nei pressi di Jesus Maria verso Montevideo s’incontra con due lancioni della Repubblica orientale, incaricati di perseguitare i corsari. Garibaldi per la prima volta si trova in combattimento con altri sei intrepidi Italiani e lo sostiene valorosamente. Ferito gravemente al collo, viene raccolto all’imboccatura dell’Ibiqui e sbarcato a Gualeguaj, ove il dottor Rammon gli estrae la palla ed il dottor Andreus gli offre ospitalità in casa sua. Il Governo gli somministra per il sostentamento, lire cinque al giorno, a condizione di non allontanarsi da Gualeguaj ma rimanervi quale prigioniero. Ma avendo poi tentato la fuga e tradito dalla guida, vien preso e non solo condotto in prigione, ma anche torturato a morte dal feroce governatore, a cui poi il Garibaldi, avendolo avuto nelle mani, perdona.
1836 Il presidente della Repubblica di Rio Grande (Brasile), Bento Gonzales de Silva, gli commette l’organizzazione e il comando della piccola flotta Riograndese. Coi due lancioni denominati Rio Pardos e Repubblicano risale l’“Anitra” (laguna), prendendo terra in un capannone denominato il “Galpon de Chargueada”, dove viene assalito improvvisamente, co’ suoi dodici compagni, da 150 cavalieri imperiali comandati dall’intrepido colonnello Moringue. Questi n’è ferito, e dopo una lotta di circa cinque ore, Garibaldi vince dopo avere decimato i nemici ed obbligati a ritirarsi, ma rimanendo con soli cinque de’ suoi compagni. Fu questa la prima battaglia terrestre che sostenne il nostro eroe.
1836 Ripassa le “Anitre” e si reca nella provincia di Santa Caterina, ove dal Governo di Pirantinin gli vien dato col grado di capitan-tenente il comando della piccola flottiglia. Tosto ripassa il Los Patos ed in mezzo a mille difficoltà nel dover trasportare per terra e per laguna i suoi grossi lancioni, giunge nell’Oceano. Non appena ebbe tolta l’àncora, un fortunale violento lo fa naufragare sulle coste di Teramandahy. Egli tenta ogni sforzo per salvare i suoi amici e compagni, ma, sgraziatamente, i migliori periscono.
1836 Il generale Canavarro lo incarica di riunire nuovamente i piccoli legni salvati, aggiungendone altri e di coadiuvare per mare l’esercito di terra a combattere gli imperiali.
1836 All’altezza di Santa Caterina, viene affrontato da un grosso “patacco” brasiliano. Vi sostiene il combattimento, nel quale gli viene smontato un cannone e forata la chiglia ed è costretto a rifugiarsi nel porto di Imbituba. Dopo qualche giorno, avendo la squadra brasiliana ripreso l’offensiva, si prepara alla difesa e, dopo una ostinata resistenza, obbliga la flotta nemica a ritirarsi, sì che, favorito dal vento, nella stessa notte rientra vittorioso nella laguna di Santa Caterina. Fra i combattenti, sul Rio Pardos, si trovava Anita Riberas, nativa di Merinos nel distretto di Laguna, che fu poi sua moglie, intrepida e degna compagna dell’eroe.
1836 Incaricato di proteggere la ritirata dell’esercito repubblicano, resiste un giorno intero con tre bastimenti contro una squadra di 22 vele, fiancheggiata da truppe di terra. L’Anita, ritta al fianco di lui colla miccia al cannone, impavida sotto la mitraglia, dà a tutti l’esempio del valore che non conta i nemici; e quando i cannoni sono smontati ed i legni fracassati e le tolde seminate di morenti e morti, manda a terra, sotto il comando di Anita stessa, le armi, le munizioni e gli uomini superstiti; appicca il fuoco egli medesimo ai suoi bastimenti e si salva sopra un canotto raggiungendo la riva.
1836 A Caritibani, sulle rive del Pelotas, sorpresa e sgominata la colonna colla quale egli marciava, difende con 73 uomini contro 500 cavalieri la ritirata; e sfilato il grosso della colonna, si ritira egli stesso attraverso le fitte foreste del Lages, combattendo due giorni e due notti.
1836 Al combattimento di Santa Vittoria decide della giornata.
1836 Alla fazione del Taguary, guida il nerbo dell’infanteria.
1836 All’assedio di San Josè del Norte sale tra i primi all’assalto, e s’impadronisce, in men che non si dica, di tutti i forti.
1849 – 16 settembre A Mustarda, presso San Simon, gli nasce il suo primogenito Menotti.
1840 Si stacca dall’esercito, col permesso del presidente, e si avvia lungo il corso dell’Uruguay per recarsi a Montevideo. Strada facendo, verso Coralde Pedras, raduna 900 buoi, che dovevano servire per le spese lungo il viaggio; ma proseguendo, i buoi si riducono a 500; pel che egli si risolve di macellarli per venderne le cuoia. Ma non arrivò ad intascare un centinaio di scudi che furono appena bastevoli per il lungo viaggio.
1841 A Montevideo per procacciare il sostentamento suo e della famigliuola fa il sensale mercantile, poi anche il maestro di scuola.
1841 Riceve avviso della morte di suo padre a Nizza, avvenuta il 3 aprile di questo anno.
1842 Dal governo orientale gli vien dato il comando della flotta contro l’Argentina, composta della Costitucion, della Percira e della Procida, alle quali poi unisce altri legni mercantili.
1842 – 26 marzo Prima di partire per la guerra, consacra le sue nozze nella chiesa di San Francesco d’Assisi in Montevideo, con Anita Riberas de Silva, di Laguna.
1842 – 5 luglio Salpa da Montevideo per eseguire gli ordini avuti, lascia la Plata e rimonta il Paranà, verso Corrientes. Durante il lungo tragitto ebbe diversi scontri col nemico tanto in terra quanto in mare.
1842 – 15 agosto Nuova battaglia a Nueva Cava ove, nonostante la superiorità del nemico, si difende energicamente per tre giorni e tre notti, e dai nemici stessi parve difesa degna dei più celebrati fasti navali.
1843 – febbraio Assume il comando della Legione italiana, conservando però sempre quello della flottiglia.
1843 – 28 marzo Colla Legione stessa prende alla baionetta una forte posizione al nemico.
1845 – 5 dicembre Assalito al Salto dal generale Urguiza, lo obbliga a dar le spalle, pesto e malconcio.
1846 – 8 febbraio Verso le alture del Taperi, il Garibaldi con parte della Legione italiana, circa 190 soldati e 200 cavalieri i quali erano comandati dal colonnello Baez, viene assalito da circa 1200 cavalieri e 300 fanti, che vengono respinti. La poca cavalleria del Baez rimane avviluppata dal numero più che quintuplo del nemico; ed i pochi rimasti della Legione italiana, che fecero prodigi di valore, distruggono interamente la fanteria nemica, obbligando la stessa cavalleria a ritirarsi a rispettosa distanza. Nella notte la piccola colonna attraversa il campo del nemico, il quale stupefatto di tanta inaspettata arditezza, si mette poi ad inseguirla. Ma Garibaldi co’ pochi suoi, di cui molti già feriti, si appiatta in luogo opportuno attendendo il nemico, che, giunto a pochi passi di distanza, è ricevuto da una salva, che lo colpisce nel più fitto, riescendogli perciò micidialissima e mettendolo di nuovo in iscompiglio. Dal luogo ove avvennero i diversi combattimenti, venne denominata la “battaglia di Sant’Antonio”.
1846 – 12 febbraio Il Governo della Repubblica, oltre a parecchie altre distinzioni, decreta che per questo fatto eroico, sulla bandiera della Legione italiana venga scritto a lettere d’oro: “Gesta dell’8 febbraio 1846, operate dalla Legione Italiana agli ordini di Garibaldi.” Quelli poi che ebbero parte dopo la separazione della cavalleria, furono insigniti di uno scudo al braccio sinistro, colla scritta, circondata d’alloro: “Invincibili combatterono l’8 febbraio del 1846”.
1847 – 20 maggio Alla testa di un nucleo di cavalleria sbaraglia le truppe di Lama e Vergara.
1847 Risalito al potere il generale Pacheco, lo nomina comandante di Montevideo.
1847 – novembre Scrive, in unione ad F. Anzani, a Pio IX offrendo il suo braccio e quello de’ suoi compagni, per l’indipendenza d’Italia.
1847 Gli nasce il suo secondogenito Ricciotti.
1847 – dicembre Imbarca la moglie Anita coi figli per l’Italia.
1848 – 15 aprile S’imbarca sul brigantino Bifronte, ribattezzato col nome La Speranza, con 85 dei suoi legionari, con armi, munizioni e cannoni, forniti dal governo di Montevideo.
1848 – 21 giugno Verso le 11 mattina giunge a Nizza, ove viene accolto entusiasticamente.
1848 – 29 giugno Giunge a Genova, ove viene accolto col medesimo entusiasmo, anche dalle Autorità.
1848 – 4 luglio Recasi al quartier generale di Roverbella offrendo sé e i suoi compagni a Carlo Alberto in aiuto della patria.
1848 – 15 luglio Arriva a Milano, ove dal Governo provvisorio gli viene affidato il comando dei volontari raccolti a Dilani e a Bergamo.
1848 – 5 agosto In seguito ai rovesci dell’esercito piemontese, si porta a Monza a marce forzate, fiancheggiando il nemico con 5000 uomini.
1848 – 9 agosto Per Camerlata, Como e San Fermo giunge a Varese.
1848 – 10 agosto Tragittando il Ticino a Sesto Calende, approda alla sera a Castelletto presso Arona.
1848 – 13 agosto Manda fuori un Proclama “Agli Italiani”; s’impadronisce nel porto di Arona di due piroscafi, San Carlo e Verbano.
1848 – 14 agosto Sbarca a Luino con la sua schiera di 1500 uomini circa.
1848 – 15 agosto Scontrasi cogli Austriaci a Luino e li obbliga a ritirarsi con 180 uomini fuori di combattimento.
1848 – 18 agosto Rientra di nuovo in Varese.
1848 – 26 agosto Fatto d’armi a Morazzone e ritirata sul territorio svizzero.
1848 – 14 settembre Per la via di Francia si reca alla sua famiglia a Nizza.
1848 – 25 ottobre Da Genova sbarca a Livorno con cica 500 volontari.
1848 – dicembre Passa a Roma, ove dalla Giunta suprema gli viene dato il comando di una brigata col grado di tenente colonnello.
1849 – 1 gennaio Suo arrivo a Macerata colla propria Legione italiana forte di 400 uomini.
1849 – 21 gennaio Viene eletto deputato di Macerata all’Assemblea costituente romana.
1849 – 5 febbraio Assiste all’apertura del Parlamento romano e propone “si lasciasse ogni formalità” e l’Assemblea si dichiarasse in permanenza e proclamasse senz’altro la Repubblica.
1849 – 8 febbraio Sebbene febbricitante, si fa portare alla Camera, ove è proclamata la Repubblica romana.
1849 – 28 aprile Col grado di generale gli vien dato il comando della prima brigata.
1849 – 30 aprile Sconfigge i francesi a Porta San Pancrazio, obbligandoli a ritirarsi, lasciando 300 morti, 530 feriti e 260 prigionieri.
1849 – 1 maggio Il Presidente dell’Assemblea propone sia dato a Garibaldi un attestato di riconoscenza per le tante prove di valore nel combattimento del 30 aprile.
1849 – 6 maggio A Terracina, sbaraglia 6000 Borbonici con 2500 de’ suoi.
1849 – 19 maggio Con altro combattimento vince i Borbonici, obbligandoli a ritirarsi a Velletri, che poi abbandonano. In questo fatto d’armi viene ferito e contuso e poco manca che non cada prigioniero del nemico.
1849 – 3 giugno Pugna terribilmente di nuovo contro i Francesi a Villa Corsini, chiamata pure Casino de’ Quattro Venti, a Villa Pamfili, al convento di San Pancrazio e al Vascello.
1849 – 29 giugno Contrasta fortemente ai Francesi l’assalto della breccia a San Pancrazio.
1849 – 30 giugno Combatte a Villa Spada.
1849 – 2 luglio Caduta Roma, ne esce con 3000 uomini passando fra due eserciti nemici da Monticelli a Monterotondo e Terni.
1849 – 15 luglio Da Todi mira a sommuovere la Toscana, sebbene trovisi fra quattro nemici: Francesi, Austriaci, Borbonici e Spagnuoli.
1849 – 18 luglio Giunge a Montepulciano, indi ad Arezzo.
1849 – 21 luglio Arriva a Castiglion Fiorentino.
1849 – 31 luglio Non riuscitogli il tentativo in Toscana, traversa l’Appennino, lasciando in asso gli Austriaci e si ritira a San Marino con 1500 uomini, che scioglie da ogni impegno.
1849 – 1 agosto Non volendo saperne di venire a patti col nemico, nottetempo fugge dalla città di San Marino e giunge a Cesenatico con circa 200 de’ suoi più fidi; s’imbarca su 13 bragozzi chiozzotti e veleggia arditamente per Venezia, conducendo seco alcuni prigionieri fatti a Cesenatico.
1849 – 2 agosto Inseguito dalla flottiglia austriaca, perduti due terzi delle imbarcazioni, si getta sulle coste di Magnavacca.
1849 – 3 agosto Aiutato dal colonnello Nino Bonet, tenta ogni via di salvezza.
1849 – 4 agosto Gli muore, uccisa dagli stenti e dagli strapazzi, la moglie Anita alla fattoria Guiccioli presso Sant’Alberto; e giungendo lì per lì le pattuglie austriache, deve fuggire.
1849 – 25 agosto Fra una lunga Iliade di stenti e pericoli, attraverso boschi, pinete e monti, giunge al mulino di Cerbaia, presso Prato.
1849 – 7 settembre Arriva a Genova dopo una traversata da Follonica a Porto Venere.
1849 – 19 settembre Imbarcasi sul San Michele per Tunisi, secondando le preghiere del Governo Sardo.
1849 Dietro ordine del Bey dovendo abbandonare anche Tunisi, passa a Malta e di là alla Maddalena.
1850 Di nuovo il Governo piemontese lo fa imbarcare sul Colombo, che lo porta a Gibilterra, ma egli va a Tangeri.
1850 – aprile Parte per l’Inghilterra ed approda a Liverpool, donde dopo qualche tempo, si reca negli Stati Uniti d’America.
1850 Giunge a Nuova York, ove trova occupazione in una fabbrica di candele.
1851 S’imbarca su un bastimento d’una Società, quale comandante, per l’America centrale e sbarca a Panama ammalato gravemente.
1851 Imbarcatosi di nuovo pel Pacifico, giunge a Lima, dove si imbatte in un intraprendente genovese che gli offre una spedizione mercantile.
1852 – gennaio Sulla Carmen salpa da Lima per la Cina.
1852 – aprile Arriva e getta l’àncora nel porto di Hong-Kong.
1852 Riceve la notizia della morte di sua madre avvenuta il 19 marzo 1852, e ciò lo affligge profondamente.
1853 – gennaio Ritornato a Lima, passa di nuovo a Nuova York, prende il comando del Commomvealth e parte per Newcastle.
1854 Arriva e sbarca nel porto di Genova il suo carico.
1855 Acquista una parte dell’isola di Caprera.
1859 – 23 aprile Parte colla brigata dei Cacciatori delle Alpi, della quale gli venne dato il comando, per Brusasco.
1859 – 8 maggio Respinge una ricognizione austriaca alla testa di ponte a Casale.
1859 – 23 maggio Per Borgomanero e Arona passa il Ticino a Sesto Calende e verso le 11 di sera entra in Varese.
1859 – 25 maggio Incontra il nemico nei pressi di Varese e, dopo uno scontro, lo obbliga a ritirarsi fino ad Olgiate.
1859 – 27 maggio A San Fermo, dopo parecchi assalti, vince gli Austriaci, mettendoli in piena ritirata.
1859 – 28 maggio Entra in Como di buon mattino, e v’è accolto con frenetico entusiasmo dalla popolazione.
1859 – 14 giugno Con una marcia veloce e con gran parte della sua brigata si porta a Brescia, ove ha accoglienze trionfali.
1859 – 11 agosto Finita la guerra lascia il comando dei Cacciatori delle Alpi.
1859 – 1 settembre Per invito del Governo toscano presieduto dal Ricasoli, assume il comando di quell’esercito.
1859 – 27 ottobre È chiamato a Torino da Vittorio Emanuele, col quale si intrattiene quattro ore.
1859 – 17 novembre Ha un altro abboccamento col re in seguito al suo proposito di passare il confine al Rubicone.
1859 – 19 novembre Manda fuori un Manifesto “Agli Italiani”.
1859 – 29 dicembre Di nuovo viene chiamato da Vittorio Emanuele, che vuol dissuaderlo dall’organizzare la guardia mobile della Lombardia.
1860 – 29 marzo Viene eletto deputato a Nizza.
1860 – 7 aprile Entra per la prima volta alla Camera dei deputati e presenta un’interpellanza sull’annessione di Nizza alla Francia.
1860 – 5 maggio All’alba di questo giorno parte da Quarto co’ suoi Mille, imbarcati sul Lombardo ed il Piemonte, per la Sicilia.
1860 – 7 maggio Getta l’àncora dinanzi a Talamone ed è il giorno seguente a Santo Stefano e da questo al forte di Orbetello.
1860 – 11 maggio Verso il tocco sbarca a Marsala coi suoi Mille, dopo una navigazione pericolosa ed eludendo la flotta borbonica, che, accortasene, l’insegue, ma non è più in tempo di impedire lo sbarco. Manda fuori tosto un manifesto ai Siciliani.
1860 – 15 maggio Incontra il nemico a Calatafimi, dove si era ben preparato sulle alture, e dopo eroici sforzi lo vince e lo mette in fuga.
1860 – 27 maggio Dopo un accanito assalto al porto dell’ammiragliato a Porta Termini, sloggia il nemico da quella parte e verso le sei del mattino entra in Palermo co’ suoi.
1860 – 30 maggio Dopo alquanti fatti e scontri, i Borbonici sentono il bisogno d’un armistizio ed a tal fine, il Lanza, commissario civile e militare, scrive direttamente al generale Garibaldi se consentiva ad una conferenza sulla nave ammiraglia inglese; ed essendo ciò accettato, vi si acconsente per un armistizio.
1860 – 6 giugno Ripresi i negoziati, sempre a richiesta del nemico, si viene a una convenzione, per la quale, fra l’altro, l’esercito Borbonico abbandona Palermo.
1860 – 20 luglio Battaglia di Milazzo.
1860 – 24 luglio In conseguenza della vinta battaglia del 20, il nemico viene a convenzione ed abbandona anche il forte di Milazzo con tutto quanto vi si trova.
1860 – 20 agosto Sbarca con una parte de’ suoi volontari (circa 4000) in terraferma e propriamente presso Melito, e nella notte stessa assale Reggio. Dopo alcuni fatti d’arme obbliga il nemico a ritirarsi e sgomberare anche il Castello.
1860 – 7 settembre Invitato dal ministro Liborio Romano a recarsi a Napoli essendone fuggito Francesco II, entra in quella città solo con pochi ufficiali del suo Stato Maggiore, sotto il fuoco dei forti, e viene entusiasticamente acclamato. Con suo decreto dittatoriale di questo stesso giorno ordina che tutta la flotta dello Stato delle due Sicilie venga aggregata alla squadra del re d’Italia, Vittorio Emanuele II.
1860 – 1 ottobre Vince la battaglia del Volturno, veramente tra Sant’Angelo e Santa Maria di Capua, dopo un combattimento che è durato tutto il giorno e con un nemico più che doppio, ben equipaggiato ed armato, obbligandolo a ritirarsi su Capua.
1860 – 2 ottobre Altro fatto d’armi nelle vicinanze di Caserta contro una divisione nemica, che è dispersa ed in gran parte fatta prigioniera.
1860 – 4 ottobre Scrive a Vittorio Emanuele in Ancona, congratulandosi dei fatti d’armi dell’esercito regolare nelle Marche e nell’Umbria, esortandolo a passare il confine ed a portarsi a Napoli.
1860 – 15 ottobre Pubblica un manifesto, decretando il plebiscito nel Regno delle due Sicilie, pel quale quella regione entra a far parte integrante dell’Italia sotto il re Vittorio Emanuele II ed i suoi discendenti.
1860 – 26 ottobre Suo incontro con Vittorio Emanuele verso le sei del mattino a Cajanello poco lungi da Teano.
1860 – 29 ottobre Scrive una lettera affettuosa al re Galantuomo.
1860 – 4 novembre Distribuisce a’ suoi prodi la medaglia dei Mille decretata dal Municipio di Palermo.
1860 – 6 novembre A Caserta passa in rassegna l’esercito de’ suoi volontari.
1860 – 7 novembre Accompagna Vittorio Emanuele nell’entrata in Napoli, dove sono tutti e due entusiasticamente accolti.
1860 – 8 novembre Consegna a Vittorio Emanuele il plebiscito delle due Sicilie.
1860 – 9 novembre Imbarcasi sul Washington alla volta di Caprera.
1861 – gennaio Scrive, accettando la Presidenza dell’Associazione dei Comitati di provvedimento, li eccita a raccogliere nuove oblazioni fra gl’Italiani ed a riunire i mezzi necessari per agevolare a Vittorio Emanuele la liberazione della rimanente Italia.
1861 – 30 marzo Viene eletto alla quasi unanimità deputato del Collegio di Napoli.
1861 – 13 aprile Manda al Presidente della Camera dei deputati un disegno di legge per l’armamento nazionale.
1861 – 18 aprile Prende parte ai lavori della Camera dei deputati, ove, per la prima volta, sono i rappresentanti dell’Italia meridionale.
1861 – 20 aprile Nella seduta della Camera inveisce contro il conte di Cavour, sì per la cessione di Nizza alla Francia, come per la questione del trattamento de’ suoi volontari.
1861 – 23 aprile Si riconcilia col generale Cialdini e col conte di Cavour in casa del marchese Giorgio Pallavicino, in presenza di re Vittorio Emanuele che quella conciliazione aveva promosso.
1861 – 1 maggio Suo ritorno all’isola di Caprera.
1861 – 18 agosto Il Presidente degli Stati Unidi d’America, Lincoln, col mezzo del console della Federazione a Bruxelles gli offre il comando supremo dell’esercito federale per la guerra di emancipazione dei Negri, ma il generale Garibaldi, per ragioni diverse e specialmente per l’idea che presto poteva essere di nuovo aiuto alla sua patria, non accetta.
1862 – 2 marzo Sbarca a Genova per recarsi a Torino.
1862 – 8 marzo Ha una conferenza a Torino col re e con U. Rattazzi, Presidente de’ ministri.
1862 – 9 marzo Riunisce a Genova i principali capi del partito rivoluzionario sotto la sua presidenza; vi si delibera di unire tutte le varie Associazioni in una, colla denominazione di Società emancipatrice.
1862 – 15 maggio Con un centinaio di volontari, quale nucleo di formare dei reggimenti, dispone per il passaggio a Sarnico, alla liberazione di Venezia, sebbene questo intendimento non sia per anco ben chiarito.
1862 – 28 giugno Proveniente da Caprera, sbarca improvviso a Palermo, dove pronunzia un discorso violento contro Napoleone III.
1862 – 1 agosto Nel bosco della Ficuzza presso Palermo si mette alla testa di circa 3000 volontari, arringandoli con un Ordine del giorno che cominciava “Italia e Vittorio Emanuele: Roma o morte”.
1862 – 6 agosto Sul fare del giorno leva il campo e si mette in marcia.
1862 – 22 agosto Dopo parecchie tappe giunge a Catania ove s’imbarca con una parte de’ suoi sopra il Generale Abbattucci e sul Dispaccio, ed alle 10 di sera leva l’àncora.
1862 – 27 agosto Non ostante volesse evitare l’incontro colle truppe regolari, accade una scaramuccia presso Reggio di Calabria.
1862 – 29 agosto Trovasi ad Aspromonte con una piccola parte de’ suoi (500 circa) ed in uno scontro colle truppe rimane ferito ad un piede. Viene portato a Scilla, donde viene imbarcato sul Duca di Genova per la Spezia e il Varignano.
1862 – 1 settembre Il Governo degli Stati Uniti d’America, per mezzo del proprio console a Vienna, gli offre di nuovo il comando dell’esercito.
1862 – 5 ottobre Viene promulgato il R. Decreto d’amnistia.
1862 – 22 novembre Dopo parecchie ricerche il dottor Nelaton trova la posizione del proiettile, ed il chirurgo Zanetti glielo estrae.
1863 – gennaio Migliorata di molto la ferita, viene trasferito alla sua Caprera.
1863 – 21 dicembre Manda alla Presidenza della Camera dei deputati le proprie dimissioni, in seguito alla votazione avvenuta intorno alla condotta del Governo in Sicilia.
1864 – 21 marzo Invitato da molti amici, s’imbarca alla Maddalena sopra la Vallette, vapore della Penisular Oriental Company, per un viaggio in Inghilterra.
1864 – 26 marzo Giunge a Gibilterra dove s’imbarca sul Ripon della medesima Compagnia.
1864 – 2 aprile Giunge nel porto di Southampton, ove sbarca.
1864 – 11 aprile Suo ingesso tronfale a Londra, impegando sei ore da Nine-Elms a Stafford-House fra una moltitudine di circa mezzo milione di persone.
1864 – 20 aprile Gli viene conferita la cittadinanza di Londra ed a tal fine si reca a Guild-Hall nel gran salone, dove era riunita tutta l’alta società inglese, e gli è presentato il titolo di cittadino, chiuso in una scatola d’oro del valore di cento ghinee, con parole di rito, alle quali egli risponde in inglese con appropriato discorso.
1864 – 28 aprile Imbarcatosi sull’Ondine a Fowey, passa la notte sul porto di Weimouth e lascia l’Inghilterra.
1864 – 9 giugno Arriva all’isola di Caprera.
1864 – 19 giugno Sul medesimo Ondine improvvisamente approda all’isola d’Ischia e prende stanza a Casamicciola.
1864 – 14 luglio Fallito un tentativo d’insurrezione in Ungheria e Moldavia, riparte da Ischia sul Zuavo di Palestro, per la sua Caprera.
1864 – 10 ottobre Pubblica una lettera di protesta sulla Convenzione del 15 settembre colla Francia.
1866 – 6 maggio Con R. Decreto viene nominato comandante del Corpo dei volontari nella guerra contro l’Austria.
1866 – 10 giugno S’imbarca a Caprera sul Piemonte per Genova, indi in Lombardia, ove si formano i corpi dei volontari.
1866 – 21 giugno Prende posizione intorno al Caffaro.
1866 – 25 giugno Occupa Monte Suello e Caffaro, non senza qualche resistenza del nemico.
1866 – 3 luglio Combatte a Monte Suello e v’è leggermente ferito; ma deve ritirarsi.
1866 – 4 luglio Altro sfortunato combattimento a Vezza.
1866 – 7 luglio Respinge a Lodrone una ricognizione austriaca.
1866 – 10 luglio Altro scontro sulla medesima posizione ed inseguimento del nemico sino oltre Darzo.
1866 – 16 luglio Combatte a Condino, dove obbliga il nemico a rinunciare a quella posizione.
1866 – 17 luglio Dopo qualche cannoneggiamento costringe il nemico ad abbandonare il forte di Ampola.
1866 – 21 luglio Combatte valorosamente a Bezzecca, vince gli Austriaci e li insegue al di là da Enguiso e da Lensumo.
1866 – 11 agosto Si ritira ad di qua del confine trentino, obbedendo ad un ordine telegrafico del generale Lamarmora.
1867 – 22 febbraio Inaspettatamente giunge a Firenze e v’è ospitato da Alberto Mario.
1867 – 24 febbraio Giunge nel Veneto, v’è ricevuto entusiasticamente ed ha le solite acclamazioni.
1867 – luglio Arriva a Genova ed assiste al Congresso della pace universale.
1867 – 23 settembre È arrestato a Sinalunga, mentre sta per varcare il confine pontificio con un manipolo di volontari.
1867 – 24 settembre Viene condotto nella fortezza d’Alessandria.
1867 – 27 settembre Liberato, parte per Genova ed imbarcato sull’avviso l’Esploratore, torna a Caprera.
1867 – 2 ottobre I volontari, fiduciosi di averlo ancora con loro, passano il confine.
1867 – 16 ottobre Verso le 10 pomeridiane lascia Caprera sopra un piccolo vecchio canotto, ed eludendo la sorveglianza della flotta che lo custodisce, sbarca alla Maddalena, donde con altri, travestito da pescatore, si porta in Sardegna.
1867 – 19 ottobre Superato il canale di Piombino, atterra nella rada di Vado.
1867 – 20 ottobre Passa da Livorno e giunge col legno da posta a Firenze.
1867 – 23 ottobre Passa il confine a Passo Corese.
1867 – 26 ottobre Dopo diciannove ore di combattimento prende il forte di Monterotondo.
1867 – 3 novembre Combatte eroicamente a Mentana contro i franco-papalini; ma sopraffatto dal numero, si ritira verso il confine.
1867 – 4 novembre Giunge a Figline, dove è arrestato e ricondotto al Varignano.
1867 – 26 novembre Viene imbarcato e portato a Caprera.
1870 – 15 ottobre A Dôle prende il comando dell’esercito dei Vosgi.
1870 – 20 novembre A Châtillon-sur-Seine sorprende l’avanguardia Prussiana, obbligando il nemico a ritirarsi dopo aver lasciato 200 morti, 160 prigionieri e 4 carri di munizioni.
1870 – 26 novembre Attacca il nemico e dopo vivo combattimento lo vince a Pasques.
1870 – 1 dicembre Ad Autun, essendo assalito dal nemico, lo respinge fortemente mettendolo in ritirata.
1871 – 21 gennaio Attaccato vigorosamente dai prussiani a Dijon, vi sostiene valorosamente una battaglia di 3 giorni con 3 vittorie e la presa della bandiera del 61°, unica perduta dai Tedeschi in quella campagna.
1871 – febbraio Lascia l’esercito dei Vosgi e ritorna a Caprera.
1875 – 11 giugno Con R. Decreto approvato dal Senato e dalla Camera dei deputati, in attestato di riconoscenza della Nazione italiana gli viene assegnata una rendita annua di 50.000 lire ed inoltre una pensione vitalizia di altrettante 50.000 lire annue.
1875 – 22 novembre Parte da Caprera improvvisamente per recarsi a Roma.
1875 – 25 novembre Giunge a Roma, v’assiste alla seduta della Camera quale deputato della città e propone un progetto di convertire il Tevere in un canale navigabile da Roma al mare.
1979 Ritorna di nuovo a Roma e cerca di fare dei proseliti in opposizione al Ministero Depretis, ed a tal fine si mette a capo della Lega della Democrazia.
1880 – 14 gennaio La Corte d’Appello di Roma annulla il matrimonio avvenuto colla marchesa Giuseppina Raimondi.
1880 – 26 gennaio Innanzi al sindaco della Maddalena sposa la signora Francesca Armosino, legittimando i figli Clelia e Manlio.
1880 – 22 settembre Protesta contro la Francia pel trattato di questa col Bey.
1880 – 3 novembre Recasi a Milano per la commemorazione di Mentana.
1882 – 21 gennaio Giunge a Napoli e vi si ferma qualche tempo.
1882 – 28 marzo Arriva a Palermo per la commemorazione dei Vespri Siciliani.
1882 – 17 aprile Parte da Palermo, imbarcato sul Cristoforo Colombo, e torna a Caprera.
1882 – 2 giugno Sua morte, che è lutto generale d’Italia e di molti anche di fuori di qua e di là dell’Atlantico, sì che fu un lamento universale: È morto l’eroe dei due mondi!
1882 – 8 giugno Suoi funerali a Caprera con numerose rappresentanze, fra cui il principe Tommaso pel re, i ministri Ferrero e Zanardelli pel Governo, le Presidenze del Senato e della Camera dei deputati, le Rappresentanze della marina e dell’esercito, dei Mille, delle Provincie e dei Comuni, di Società, ecc.
INDICE
Bibliografia 2
Periodo Primo – 1807/1849 3
Cap. 1° L’aurora del Risorgimento Italiano (1815-1821); 2° Speranze e delusioni
(1821-1830); 3° Primi albori del Risorgimento Italiano (1830-1834) 3
“ 4° Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia (1830-1834); 5° La giovinezza di
Garibaldi (1807-1836) 4
“ 6° Nuovi martiri (1834-1844); 7° La marcia del pensiero (1844-1848) 5
“ 8° Le cinque giornate di Milano – La guerra (1848);
9° Garibaldi Corsaro! (1836-1838) 6
“ 10° Quattordici contro centocinquanta (1836-1842); 11° Spedizione di Santa
Caterina (1836-1842); 12° La rotta di Cortibanos (1836-1842);
13° La battaglia di Taquary (1836-1842) 8
“ 14° La ritirata disastrosa per Las Antas (1836-1842); 15° Buenos Aires –
Montevideo (1836-1842); 16° La battaglia di Costa Brava (1842-1848) 9
“ 17° Nuove imprese e nuovi sbaragli (1842- 1848); 18° L’interveno anglo –
francese (1842-1848); 19° Sull’Uruguay (1842-1848); 20° Il combattimento
di Sant’Antonio (1842-1848) 10
“ 21° Rimpianti e speranze (1842-1848); 22° Riassunto (1836-1842) 11
“ 23° Il ritorno in Italia (1848-1850); 24° La guerra nel Lombardo-Veneto
(1848-1850) 12
“ 25° A Genova, a Roverbella, a Milano (1848-1850);
26° Armistizio Salasco (1848-1850) 13
“ 27° La Repubblica Romana (1848-1850) 14
“ 28° Garibaldi deputato (1848-1850); 29° La spedizione francese 1849-1850);
30° La fuga del Borbone (1849-1850) 15
“ 31° Assedio di Roma (1849-1850) 17
“ 32° Assedio di Roma (1849-1850) 18
“ 33° Il doloroso abbandono di Roma (1849-1850) 19
“ 34° Da Cetona a San Marino (1849-1850) 21
“ 35° San Marino (1849-1850); 36° La morte di Anita (1849-1850) 22
“ 37° La fine della Via Crucis (1849-1850) 25
“ 38° Ancora sulla via dell’esilio (1849-1850) 26
Periodo Secondo – 1849/1863 28
Cap. 1° Sguardo retrospettivo (1849-1852); 2° Preparazione al riscatto (1849-55) 28
“ 3° La questione italiana (1849-1855) 29
“ 4° Preparazione al riscatto (1849-1855); 5° Il nuovo esilio (1850-1854) 30
“ 6° Nell’attesa della guerra (1854-1859) 31
“ 7° L’eccidio di Sapri (1857-1859) 32
“ 7° La guerra (1858-1859); 8° L’invasione austriaca (1859) 33
“ 9° Il passaggio del Ticino (1859) 36
“ 10° San Fermo (1859); 11° Dopo la battaglia di Magenta (1859) 37
“ 12° La pace di Villafranca (1859) 39
“ 13° La partenza da Quarto (1860) 41
“ 14° La insurrezione in Sicilia (1860); 15° Lo sbarco a Marsala (1860) 42
“ 16° La presa di Palermo (1860) 44
“ 17° La battaglia di Milazzo (1860) 47
“ 18° Sbarco di Garibaldi in Calabria (1860) 48
“ 19° Garibaldi a Napoli (1860) 50
“ 20° Battaglia sul Volturno, 1-2 ottobre (1860) 53
“ 21° Cavour alla riscossa (1860) 55
“ 22° Il ritorno a Caprera (1860) 57
“ 23° Da Caprera al Parlamento (1869-1861) 59
“ 24° Sarnico (1861-1862) 61
“ 25° Aspromonte (1862) 62
“ 26° Ritorno a Caprera (Dal 1862 al 1863); 27° L’apoteosi inglese (1864) 65
Periodo Terzo – 1864/1882 68
Cap. 1° La guerra (1864-1866) 68
“ 2° Delusioni (1866) 69
“ 3° Custoza (1866) 70
“ 4° Nel Trentino (1866) 71
“ 5° Bezzecca (1866) 73
“ 6° L’arresto di Sinalunga (1866-1867) 74
“ 7° La fuga da Caprera (1867) 76
“ 8° Monterotondo (1867) 78
“ 9° Mentana (1867) 80
“ 10° Figline (1867-1870) 82
“ 11° In Francia (1870-1871) 83
“ 12° L’attacco di Digione (1870-1871) 86
“ 13° La difesa di Autun (1870-1871) 88
“ 14° L’esercito dell’Est (1870-1871) 90
“ 15° Talant (1870-1871) 92
“ 16° La giornata del 21 gennaio (1871) 93
“ 17° Le giornate del 22 e 23 gennaio (1871) 95
“ 18° L’armistizio (1871) 97
“ 19° La ritirata (1871) 99
“ 20° Bordeaux-Caprera (1871) 101
Epilogo. L’apoteosi 104
Cap. I. Il dono nazionale (11871-1873) 104
“ II. A Roma (1874-1877); III. In morte di suo fratello Cuneo (877-79) 105
“ IV. Suffragio Universale (1878-1880) 106
“ V. A Milano (1880-1881) 107
“ VI. La morte (1882) 111
Appendice 112
Date cronologiche 115
Indice 125
[1] Spesso utilizzato nel senso di “perciò”
Immagine di Copertina tratta da Wikipedia.

