Achille Bizzoni
Garibaldi nella sua epopea
(dal 1807 al 1882)
(scritto all’inizio 1900)
Casa Editrice Sorzogno – Milano – Via Pasquirolo, 14
Stab. Grafico Matarelli, via Passerella, 13-15
(Riduzione e sintesi di Mario Bruno, agosto 2006)
Parte 20 di 24
Capitolo 17° – Le giornate del 22 e 23 gennaio (1871)
La mattina del 22, dopo avere seguito con Menotti il generale Garibaldi nelle sue ricognizioni, rientrammo in Talant, dove ferveva l’opera preparatrice alla battaglia.
Garibaldi… lasciava libero sfogo alla sua indignazione contro coloro che egli chiamava allarmisti: “ – Alla Francia, diceva, più dei prussiani riescono fatali quei francesi che, disperando della vittoria, ingigantiscono i nostri insuccessi, predicando lo sconforto, dappertutto vedendo l’avanzarsi inesorabile di colonne immaginarie; consigliano la viltà per rendere meno terribile le rappresaglie del vincitore…”. Il generale voleva certo alludere ai signori che la notte precedente gli avevano turbato il riposo per consigliargli la desistenza dalla difesa…, la fuga. … appena il governo della difesa nazionale conobbe la condotta del generale Pellissier, gli tolse il comando dei mobilizzati, richiamandolo.
L’effetto delle prime scariche delle nostre artiglierie era stato magico. Fulminata incessantemente la boscaglia opposta, i tiragliatori nemici ne erano stati snidati. … Il colonnello Lhoste, il comandante Cruchy, dei Franchi Tiratori d’Oran, il capitano Mayllé, comandante dei Francs-Comtois, danno ordine di suonare la carica. … Una palla stende a terra il colonnello Lhoste, mortalmente ferito… Ma i prussiani, ingrossavano sempre più sull’altura… Qualcuno cominciò a retrocedere… Ritirata lenta; in buon ordine… non un palmo di terreno era stato perduto dai nostri, che solo chiedevano cartucce per ritornare all’assalto… Chi scrive ebbe l’onore di dirigere quel nuovo assalto…
Dopo che la vetta della collina fu raggiunta dagli assalitori… i prussiani tentarono invano di contrastare il possesso… ruppero in ritirata, presto mutatasi in fuga precipitosa, per le strade di Sainte Seine, di Hauteville, di Is-sur-Thille. … Il successo inebbriò i nostri soldati, che inseguirono il nemico per alcuni chilometri, facendo molti prigionieri. … Plombières era stata abbandonata dal nemico; abbandonati erano stati Paques, Prenois, Lantenay. …
Allorché Garibaldi rientrò in Digione, tutta la popolazione gli accorse incontro per acclamarlo. Fu un vero trionfo, e noi da Talant intendevamo, portato dal vento, il rumoreggiare della folla riconoscente ed entusiasta. …
E noi… spingevamo le nostre ambizioni fino a sperare di tagliare la ritirata al corpo Prussiano di Manteuffel… Speravamo nella sortita vittoriosa da Parigi di Trochu… Poveri illusi…
Sonavano le undici alle torri di Digione, quando la solita brezza spirò violenta e diacciata. Come per incanto, le fitte nuvole nelle quali eravamo immersi spiccarono il volo, lasciando scoperte valli e colline… Coi cannocchiali, da Talant, noi discernivamo le compatte colonne nemiche marciare sulla nostra destra verso la strada di Langres… Erano d’avamposti grossi corpi di mobilizzati, i quali, attaccati, dopo una debole resistenza, si diedero a fuga precipitosa… Il generale Prussiano Kettler, luogotenente di Manteuffel, padrone di Pomilly, abbandonato dai mobilizzati, si credette vittorioso e converse tutte le sue forze su Digione… I prussiani si avanzano quasi sicuri… allorché a bruciapelo parte terribile una scarica. … I prussiani titubarono alquanto… poi corsero valorosamente all’assalto della fabbrica[1]. Invano… non uno dei più audaci assalitori ebbe salva la vita. … Ma, per quanto ostinatamente tenesse Ricciotti e micidiale fosse il fuoco dei suoi contro il nemico, questo aveva per due terzi circondato la fabbrica…
Il colonnello Canzio, che, a poche centinaia di metri dalla fabbrica, si batteva da una masseria fulminando il nemico, non conosceva le condizioni disperate di Ricciotti. Allorché un franc cavalier de Chatillon, coraggiosamente uscito dalla fabbrica… potè prevenirlo del pericolo della quarta brigata… “ – Bisogna caricare alla baionetta!” urla Canzio e, sguainata la sciabola, seguito dal Battaglione Perla… si getta alla corsa sulla strada sotto una grandine di palle. … quelle poche centinaia d’uomini come uragani a cui nulla resiste, sono di fronte al nemico contro il quale scaricano tutti i serbatoi delle carabine winchester a diciotto colpi. … L’onda dei nemici si spezzò davanti al fuoco disperato dei nuovi giunti e dei franchi tiratori di Ricciotti… Verso le cinque ore pomeridiane, Canzio completò l’opera riprendendo con una nuova carica il castello di Pouilly… Dall’alto di Talant noi assistevamo a quella lotta eroica… Menotti mi mandò sulla strada di Hauteville, per assicurarsi meglio che nessun attacco era da prevedersi da quella parte… Fui mandato sul luogo dell’azione onde avvertire il generale del nostro movimento e per attingere notizie della battaglia. …
Giunsi finalmente alla fabbrica… il fuoco continuava debolmente e il generale nella sua carrozza, al centro della strada, fra i più esposti, impartiva ordini con la calma e serenità abituali… E ormai la vittoria era completa… Ma quale spaventosa scena! Tutt’intorno alla fabbrica erano accatastati alla rinfusa morti e feriti; nel cortile era un continuo caricare sulle barelle, sulle carrette, sulle ambulanze le povere vittime ancora viventi di quella spaventevole carneficina. …
Allorché mi congedai dal generale, questi mi disse: “ – Dite a Menotti che abbiamo preso una bandiera al nemico!”…
Allorquando i prussiani, al principio della giornata del 23, avanzavano vittoriosi… sventolarono pomposamente i loro labari… Il 61.° Pomerania fu il primo a scontrarsi coi franchi tiratori di Ricciotti: quasi alla testa de’ battaglioni, veniva con la bandiera spiegata l’alfiere, il quale cadde al primo fuoco, la bandiera fu raccolta da altri ufficiali, i quali caddero a loro volta, e dalla fabbrica i franchi tiratori, videro più volte quel vessillo, cadere ed essere rialzato… un franco tiratore, chiamato Curtat, il quale aveva seguìto le peripezie di quell’insanguinato vessillo… corse sotto una grandine di palle a disseppellirlo dal monte di cadaveri che lo copriva, e lo consegnò poi al suo capitano, dal quale fu affidato a Ricciotti. …
Quella bandiera, l’unica di tutta la campagna, imbarazzante per il governo dell’Ordine Morale, che avrebbe tutto perdonato a Garibaldi, ma non poteva perdonargli di aver vinto; quella bandiera fu nascosta e per ben diciassette anni rimase nell’oblìo. …
Al ritorno raggiunsi a Mont Chapet il mio generale… non conoscevo ancora la morte di Adamo Ferraris… medico presso il generale Garibaldi… incaricato di portare un ordine… non ritornò più presso il suo generale adorato. Una palla lo aveva colpito…
Il giorno 24, Garibaldi lanciava al suo esercito il seguente ordine del giorno…: “Ebbene, le avete rivedute le calcagna dei terribili soldati di Guglielmo, o giovani figli della libertà! In tre giorni di accaniti combattimenti, avete scritta una pagina ben gloriosa per gli annali della Repubblica… Avete vinto le truppe più agguerrite del mondo… siate diligenti e affettuosi reciprocamente, come siete valorosi… e ben presto noi scuoteremo dalle fondamenta il trono insanguinato e tarlato del dispotismo, e noi fonderemo sul suolo ospitale della nostra bella Francia il patto sacro della fratellanza delle nazioni.”
Giustamente il nostro capo di stato maggiore Bordone, nel suo libro citato chiede: “Che cosa sarebbe avvenuto se Garibaldi, per tre giornate consecutive non avesse operato la brillante difesa di Digione? Dal 21 i prussiani avrebbero occupato Monchard, e il generale Bourbaki, che eseguiva con tanta esitazione i movimenti retrogradi – dopo la battaglia di Hèricourt quanta lentezza aveva impiegato nel marciare da Dijon su Vesoul! – sarebbe stato completamente circondato fin dal 21 gennaio; sarebbe stato costretto di capitolare in rasa campagna, e l’esercito dell’Est, i cui resti furono salvati dal generale Clinchant, non avrebbero mai potuto raggiungere le frontiere svizzere e sarebbero andate in Prussia a ritrovare le vittime di Sedan e di Metz. …
Capitolo 18° – L’armistizio (1871)
Metre i Digionesi acclamavano a Garibaldi vittorioso… giungevano notizie molto sconfortanti dagli altri generali: Chanzy, Faidherbe, Trochu, Bourbaki. Ma di tutti quei capi d’esercito, disgraziati o incapaci, fu ancora quest’ultimo che deluse più amaramente l’aspettativa universale. … Dopo tre giorni d’attacchi davanti a Hèricourt, dal 15 al 17 gennaio, contro forze inferiori della metà, Bourbaki rinculava, precisamente quando i badesi di Werder si preparavano alla ritirata… Il suo tempo era impiegato a telegrafare, accusando tutto e tutti. … non mosse che dal 23 gennaio fino al 26, allorché i minuti erano secoli, e Manteuffel lo tagliava inesorabilmente.
De Freycinet e Bordone pubblicarono i telegrammi che il ministro mandava a Bourbaki, spingendolo ad agire, a muoversi; gli stessi suoi generali in consiglio di guerra lo dichiararono incapace. I suoi soldati lo dichiararono vile e traditore. … Disperando di tutto e di tutti, di sé stesso, ricorse al suicidio. … la palla del suicida s’arrestò alla cassa ossea del cervello…
Garibaldi nelle sue Memorie, in proposito, scrisse: “… Il movimento del generale Bourbaki, per quanto ben ideato, era di difficile esecuzione… Un generale di cavalleria dell’esercito di Bourbaki, che passando da Autun colla sua divisione mi fece visita, mi assicurò esser quell’esercito in uno stato ben deplorevole. … Quel numeroso e giovane esercito… avrebbe potuto ravvivare le speranze della Francia esausta e prostrata. Invece fu sprecato e distrutto in un modo orribile. … Il movimento di Manteuffel parallelo a quello di Bourbaki, per ingrossare le forze di Werder e degli assedianti a Belfort, mi era noto, e secondando il desiderio del governo, io avrei certamente fatto il possibile per arrestarlo nella marcia di fianco. … Mi vi provai una volta, ed ero uscito da Dijon col nerbo delle mie forze per attaccare il nemico ad Is-sur-Thille. … ma le forti forze nemiche, che mi stavano di fronte, mi persuasero a ripigliare le forti posizioni primitive…”
Rileviamo dalle parole stesse del signor De Freycinet…: “… io penso che la difesa di Dôle e dei passi della Saône incombeva al generale Bourbaki. Un comandante d’esercito deve sempre far guardare le sue spalle e garantirsi delle sue comunicazioni. Ora è fra il Doubs e la Saône che Bourbaki operava. La piazza d’Auxonne ci apparteneva; Dôle, che era fra questa piazza e il generale Bourbaki, non poteva essere guardato dal generale Garibaldi, che operava dall’altra parte.” …
Inseguire il nemico a Garibaldi sarebbe stato impossibile… Tuttavia, se Bourbaki avesse risolutamente marciato, si poteva nutrire speranza di aprirgli il passo a Dôle. Era il pensiero di Garibaldi, il desiderio del governo di Bordeaux…
Il 27 gennaio 1871, da Bordeaux, E. De Freycinet scriveva un telegramma a Garibaldi: “Confido al vostro grande cuore la situazione del nostro esercito dell’Est… Voi solo potete in questo momento tentare una diversione efficace. Il generale Bourbaki ha attentato ai suoi giorni. … L’esercito stanco pei rigori del freddo, per sterili marcie, è in ritirata su Pontarlier. … Il solo mezzo per scongiurare questa pericolosa situazione, mi sembra sia l’inquietare le comunicazioni dello stesso nemico… Allo scopo mi sembra che voi dovreste partire da Digione con quasi tutte le vostre forze… La vostra impresa dovrebbe cominciare il più presto possibile: il 30 corrente e anche preferibilmente il 29, cercherete di mettervi in comunicazione telegrafica col nuovo capo dell’esercito, il generale Clinchant… L’impresa che noi vi proponiamo è difficilissima, impossibile per tutti tranne che per voi… Questa impresa è degna del vostro genio. …”
Il ponte di Fontenay-sur-Moselle e quello di Buffon-sur-l’Armençon furono distrutti e le comunicazioni del nemico tagliate, mentre le brigate di Menotti e di Canzio marciavano per Pontarlier… Ma era ormai troppo tardi per soccorrere efficacemente l’esercito dell’Est…
Prima ancora che gli urgenti telegrammi di Freycinet fossero spediti a Garibaldi, il nostro esercito aveva già eseguito un cambiamento di fronte, inteso non solo alla nostra difesa, ma anche ad appoggiare le spalle di Bourbaki. …
La sera del 27 gennaio noi occupammo Lougvic, sulla ferrovia da Digione a Dôle… ma fummo rilevati il giorno seguente da altre truppe… ed occupammo Mirande… un piccolo villaggio a circa tre chilometri da Digione.
Il quartier generale della 3.a brigata era in un castello di Mirande, che già aveva ospitato il generale Prussiano. Nulla rattristava quanto il vedere quelle splendide dimore desolate dalla guerra…
L’inverno s’era fatto ancor più rigido… Il 29 mattina, quando appunto era stabilita la marcia verso Dôle, le nostre ricognizioni rientrarono annunziando una grossa colonna di tedeschi, scendenti contro di noi dalla strada di Mirebeau. …
Il generale Menotti si era recato alla batteria di Mont Musard… immobile ai pezzi, attendeva impassibile l’apparire del nemico…
Ricciotti sulla nostra destra a Lougvic… alla sinistra era la brigata Canzio, con la brigata Bossak…
Fui mandato a Digione pel generale Garibaldi. Erano circa le tre pomeridiane, giunto in città, incontrai il brigadiere Canzio… Mi fu comunicata la notizia dell’armistizio. … Frattanto una vettura, con bandiera parlamentaria, partiva da Digione pel campo nemico; era il capo di stato maggiore generale Bordone, che recava al campo Prussiano il telegramma di Favre. … L’armistizio era stato concluso fra Bismarck e Giulio Favre…
Garibaldi nell’inganno, costernato per l’armistizio giunto in sì mal punto, raccomandava ai soldati di approfittare di quei giorni forzati per meglio educarsi alle armi, agguerrirsi, preparandosi alla vicina riscossa. …
Favre, che per insipienza, forse per codardia, si fece complice del tranello di Bismarck, il quale… avendo incominciato la guerra pel falso telegramma di Ems, la terminava con una nuova slealtà. Lasciamo narrare il signor De Freycinet[2]: “Un armistizio di 21 giorni è stato concluso dal governo di Parigi. … Le linee degli avamposti… sono determinate immediatamente… Il processo verbale constatante la delimitazione deve essere scambiato firmato fra i due comandanti in capo o dai loro rappresentanti. … Ma quelle istruzioni, in apparenza tanto semplici, incontrarono nell’applicazione le difficoltà le più imprevedute e nel tempo stesso più gravi… In questa convenzione adunque non si scorge che un odioso abuso della forza e della scaltrezza, nella quale l’una delle parti, profittando dell’ignoranza e delle angoscie dell’altra, le impose stipulazioni alle quali mancò la prima condizione: l’equità, la discussione libera ed illuminata. … Appena il generale Garibaldi ebbe ricevuto quel dispaccio, il 29 sera… egli stesso si mise in rapporti col comandante delle truppe Prussiane. Non fu facile rintracciarlo. … e fu soltanto l’indomani che il generale Garibaldi potè ottenere la risposta che le forze tedesche non avevano ricevuto alcun ordine di cessare le ostilità… Frattanto le truppe tedesche ingrossavano su Dôle… Così durante quei giorni, l’avanguardia di Garibaldi, a Mont-Rolland, e il grosso del suo esercito, fra Digione e Pasmes, rimasero in una immobilità completa… e, nell’intervallo, i prussiani continuavano ad avanzarsi per impadronirsi di tutti i passaggi. … mentre i nostri eserciti rispettavano lealmente l’armistizio, un circolo minaccioso si restringeva sempre più d’ora in ora contro di essi. …”
… Il signor Gambetta, non vedendo giungere da Parigi, né istruzioni complementari, né il membro del governo annunziato, si decise a mandare il seguente telegramma: “Leone Gambetta al signor Giulio Favre, a Versaille… Bordeaux, 30 gennaio, ore 2 pomeridiane… Ho ricevuto il telegramma…”
… Favre non era a Versailles, e Bismarck, invece di far seguire il dispaccio di Gambetta, si procurò la voluttà di rispondere egli stesso…: “Il vostro telegramma al signor Giulio Favre, che abbandonò ora Versailles, gli sarà rimesso domani mattina, a Parigi. …”
Che cosa era avvenuto del governo di Parigi, del signor Favre? Fu Bismarck che, a titolo d’informazione, comunicò a Gambetta i patti dell’armistizio fatale, il quale sacrificava, senza neppure preavvisarli, due eserciti, circa duecentomila uomini…
La delegazione di Bordeaux… non volle accettare la responsabilità della grande viltà ratificata dal governo di Parigi e pubblicò sul Moniteur Universel, del 4 febbraio, la narrazione dei fatti, rendendo solenne giustizia all’opera efficace dell’esercito dei Vosgi, come l’esercito dell’Est tradito. …: “… nel momento in cui la convenzione fu comunicata alla delegazione di Bordeaux… Da una parte l’esercito dell’Est eseguiva la sua ritirata, dall’altra l’esercito di Garibaldi, forte di cinquantamila uomini, iniziava una potente diversione alle spalle del nemico portandosi a Dôle e verso la foresta di Chaux. Se quest’ultima mossa terminava felicemente, come era stata incominciata, le forze Prussiane potevano trovarsi prese, come si dice volgarmente, fra due fuochi. Fu in quel momento che la notificazione dell’armistizio fu fatta. Tosto l’esercito dell’Est sospese il suo movimento, e l’esercito di Garibaldi si arrestò a tre chilometri da Dôle… il nemico, da parte sua continuava ad avanzare, e occupava le posizioni più importanti. … l’esercito di Garibaldi, da un lato, dovette evacuare Dijon, ritirarsi su Macon, e l’esercito dell’Est, dall’altra parte, si vide costretto a ritirarsi su territorio svizzero. …”
Se Garibaldi e Clinchant non fossero stati tratti in inganno dal signor Fraire, l’operazione tentata dai due loro eserciti sarebbe pienamente riuscita, e sarebbe probabilmente toccato all’esercito di Manteuffel di ritirarsi in Isvizzera.
Capitolo 19° – La ritirata (1871)
La mattina del 31, chi scrive queste righe fu violentemente risvegliato dalle ordinanze del quartier generale della 3.a brigata che chiamavano gli ufficiali, urgentemente convocati a rapporto. Dopo un istante ero in presenza del generale Menotti, il quale mi ordinava di recarmi alla batteria di Saint-Apollinaire e di riferire immediatamente… se il nemico era in vista. Era tempo! … In Saint-Apollinaire, dietro la batteria, era la legione italiana Ravelli; a sinistra, sotto Fontaine, era disposto un battaglione di mobilizzati; i mobili… erano sotto le armi in Digione. Quindi il nemico non ci coglieva completamente impreparati a riceverlo; ma la maggior parte del nostro esercito era scaglionato sulla strada di Dôle, a Mont-Rolland, a Saint-Jean-de Lône…
Il nemico sperava sorprenderci addormentati in Digione. … Frattanto una testa di colonna nemica faceva capolino da Varois, avanzandosi lentamente. … Senza ordini, senza autorizzazione, dai pochi uomini di guardia si fanno caricare due pezzi della batteria… due proiettili partono sibilando per scoppiare nel centro della colonna nemica… L’esempio della nostra batteria è seguìto dalle altre… La colonna nemica si ritira precipitosamente in Varois… In quel mentre giungeva la carrozza del generale, accompagnato da Menotti e da tutto il suo stato maggiore. Il generale approvò ciò ch’era stato fatto, col suo sorriso.
Ormai era certo che per quel giorno i prussiani, non avendoci potuto sorprendere, avevano rinunziato ad un serio assalto. … ma intanto il generale, rientrato in Digione, aveva segretamente impartito ordini… di disporre ogni cosa per la ritirata. … Menotti, appena ricevuto l’ordine, mi ingiunse di comunicarlo a tutti i comandanti di corpo… Il movimento doveva cominciare alle 7 pomeridiane…
Il generale aveva deciso di partire con l’ultimo treno per Beaune…
Digione era completamente abbandonata… Chi scrive partiva fra gli ultimi, seguito da quattro chasseurs; raggiunse la colonna e il generale Menotti a Plombières, dove avevano fatto alto. … Menotti era ansioso… Mancavano due pezzi della batteria di Saint-Apollinaire. Con la scorta di pochi chasseurs, dovetti ritornare sui miei passi per rintracciarli. … Era l’una antimeridiana… solo il grido delle sentinelle Prussiane si udiva tratto tratto per l’atmosfera gelata. … Alle due antimeridiane, la locomotiva ci salutò con un lungo fischio… portando seco anche quei due cannoni…
La meravigliosa ritirata lasciò sbalordito anche il nemico, il quale, sicuro questa volta di avere Garibaldi prigioniero, se lo vide sfuggire miracolosamente. …
Centoquattro chilometri ci dividevano dalla Saône-et-Loire, e bisognava percorrerle quasi d’un tratto, per prevenire l’accerchiamento del nemico… È indicibile quanto abbia sofferto il soldato in quella rigida notte invernale… I battaglioni erano ridotti a metà del loro effettivo…
Fui mandato con un pelottone di chasseurs a Pont d’Ouche, per trattenere le mobili che ci avevano preceduto. Tutta la strada era fiancheggiata di dormienti e di soldati isolati, che faticosamente si trascinavano avanti… alle dieci del mattino… si riordinarono spontaneamente i battaglioni… E all’una dopo mezzogiorno la colonna riprese la marcia… A sera si giungeva a Bligny… Una buona notte di riposo scese riparatrice delle fatiche bestiali delle trentasei ore di combattimento e di marcia. Ai primi albori del giorno seguente… alle otto l’immenso materiale d’artiglieria sfilava lentamente sulla strada di Epinac… Gli ultimi cinque chilometri da Molinot ad Epinac, nella Saône-et-Loire, furono terribili. … Da Epinac, dopo un lungo alt, ripartimmo con l’artiglieria per Autun, e la notte del 2 febbraio noi dormivamo nella casa che sì lungamente era stata il niostro quartier generale al principio della campagna. Cinque mesi erano trascorsi dalla prima notte passata ad Autun.
La ritirata sul territorio di Saône-et-Loire fu certo un’operazione delle meglio ideate e riuscite: … non un prigioniero, non una cassa di munizioni, non una carretta furono lasciati al nemico… La ritirata nel dipartimento di Saône-et-Loire è degna d’essere paragonata alle più fortunate mosse militari che illustrarono la campagna di Sicilia. …
Il Consiglio comunale di Digione… votava all’unanimità la seguente coraggiosa e riconoscente deliberazione… “… Estratto del registro delle deliberazioni del Consiglio municipale della città di Digione. Seduta di venerdì 27 gennaio 1871.
Il Consiglio, su proposta di uno dei suoi membri, ha deliberato all’unanimità:
Una medaglia sarà coniata in onore del generale Garibaldi.
Essa porterà da un lato l’iscrizione seguente All’Eroe della Repubblica universale – Al generale Garibaldi – Comandante l’esercito dei Vosgi – 21, 22, 23 Gennaio 1871 – La città di Digione riconoscente.
Sull’altro verso della medaglia: Ai valorosi delle brigate Menotti – Ricciotti, Pellissier, Bossak, Auke – Canzio…
Generale Bordone, capo di Stato Maggiore…”
Per la storia rimarrà pure il dispaccio che il capo di stato maggiore Bordone spediva da Chagny il 2 febbraio 1871: “Stato maggiore esercito Vosgi al colonnello Delpech, Marseille, prefetti Drôme, Valence, Vaucluse, Avignon, Montpellier, ecc. … Abbiamo salvato il nostro esercito ad onta del tranello (traquenard) tesoci. … Ieri l’altro combattevamo ancora alle cinque ore di sera. Ieri mattina dopo sforzi sovrumani, tutto il nostro esercito… s’è svincolato dalla stretta che, malgrado l’armistizio da noi osservato, dai prussiani violato, ci avvolgeva con forze colossali…”
Garibaldi elesse a suo quartier generale il castello di Montigny, a due chilometri da Châons-sur Saône…
Da Bordeaux, il 2 febbraio 1871: “Gambetta al generale Garibaldi – Mâcon. Caro ed illustre amico, quanto vi ringrazio per tutto ciò che fate per la nostra Repubblica! Il vostro grande e generoso cuore vi guida sempre là ove vi è qualche servigio da rendere, e pericoli da incontrare. Ah! quando verranno i giorni in cui il mio paese potrà dirvi tutto ciò che serba di riconoscenza! …”
Gambetta… veramente grande patriota, credette che nell’ora suprema del pericolo comune, tutti i partiti si sarebbero raccolti per la difesa della patria. … non prevedeva che, alla caduta dell’impero, sarebbero sopravvissuti gli imperialisti… tutte le fazioni monarchiche, le quali, incoraggiate dal Vaticano… avrebbero combattuto… per il trionfo della reazione medioevale…
Le elezioni vennero ad immischiarci alquanto nella politica… Su sette milioni di voti, due milioni erano toccati all’eroe di Digione, che veniva eletto a Parigi, a Nizza, in Savoia, nel Basso Reno, a Digione, in Algeria… Perfino la cattolica Autun rese omaggio al suo salvatore, che ebbe dodicimila voti: la quasi unanimità al Creusot.
Dal giorno del voto si può dire finita la campagna. Garibaldi partiva per Bordeaux, a rassegnarvi i suoi poteri.
[1] Fabbrica difesa da Ricciotti al quale il padre aveva detto: “Perduta la fabbrica, perduta la città!”
[2] Da Bordeaux, il 29 gennaio, 2 ore pom.
Immagine di Copertina tratta da CGB.

