Achille Bizzoni
Garibaldi nella sua epopea
(dal 1807 al 1882)
(scritto all’inizio 1900)
Casa Editrice Sorzogno – Milano – Via Pasquirolo, 14
Stab. Grafico Matarelli, via Passerella, 13-15
(Riduzione e sintesi di Mario Bruno, agosto 2006)
Parte 14 di 24
Capitolo 27° – L’apoteosi inglese (1864)
Da tempo, prima ancora della tragedia d’Aspromonte, numerosi cittadini inglesi, di tutte le classi e di tutti i partiti, avevano espresso il desiderio di ospitare Garibaldi, di salutarlo, di acclamarlo in Inghilterra, dove l’ammirazione per il duce dei Mille aveva assunto il carattere di un fanatismo, direi, quasi religioso. … Il giornalismo britannico di tutti i partiti, unanime, aveva innalzato al cielo l’eroe di Palermo e di Napoli… Un’altra ragione lo rendeva ancora più popolare in Inghilterra…: Garibaldi non solo era l’eroico difensore di Roma contro i francesi, ma era anche il nemico del papato odiato e maledetto, dalla Francia con le baionette difeso.
… i signori Chambers, ospiti a Caprera, erano il tramite delle cortesi insistenze inglesi, le quali si fecero talmente forti che il generale finì per aderire. … il signor Seely, membro del Parlamento e del comitato ordinatore, accaparrava il generale, invitandolo nella sua sontuosa villa di Brook-House nell’isola di Wight… Il duca di Sutherland gli scriveva contemporaneamente per averlo ospite a Londra nel suo palazzo. … Sul finire del marzo 1864, la Valletta, piroscafo della Peninsular Oriental Company, poggiò a Caprera, deviando, pel caso eccezionale, dalla sua rotta Marsiglia-Malta, e dopo poche ore il generale vi si imbarcava. Lo accompagnavano i figli Menotti e Ricciotti, il dottor Basile, i segretari Basso e Guerzoni. A Malta, i viaggiatori trasbordavano su altro vapore della stessa compagnia, il Ripon. … Da Gibilterra il Ripon procedette per Southampton, dove giunse il 2 aprile…
Ospite nell’isola di Wight… il luogo divenne… ad un tratto meta di pellegrinaggi di quanto eravi di illustre e cospicuo il Inghilterra. Lord Shaftebury, il poeta Tennyson, Gladstone, Carlo Blind, il patriotta tedesco, Herzen, l’agitatore russo, e numerosi membri del Parlamento, infine Giuseppe Mazzini.
La venerazione per l’uomo straordinario in Inghilterra come in Italia assumeva carattere di misticità; si ammirava, si venerava, e i due sentimenti si fondevano in una specie di adorazione. … fra le visite fatte eravi quella dell’arsenale di Portsmouth, dove fu personalmente invitato dall’ammiraglio Seymour… Nessun re, nessun imperatore ricevette simile accoglienza: tutti i comandanti della squadra lo incontrarono nelle loro lancie, e la marina presentava lo spettacolo di una grande città galleggiante… Ma la dolce relegazione a Brook-House finì: l’11 d’aprile era il giorno convenuto per l’ingresso solenne del generale in Londra. … quando giunse il treno nella stazione (Nine Elms)… un movimento impetuoso agitò la folla brulicante, e più intenso salì negli spazi il mormorio di un milione di voci umane. … Non un tetto, non un abbaino, non un cornicione, non un’inferriata, un cancello, un angolo che non fosse ingombro di esseri umani, mentre il grande fiume inondava piazze e vie… Dagli alberi degli squares… penzolavano a centinaia gli spettatori; i palchi eretti lungo le piazze, nei larghi delle vie riboccanti di gente; dai balconi imbandierati, dalle finestre sporgevano centinaia di teste, curiose, anelanti, impazienti, entusiaste… qualche cosa insomma di inconcepibile, di inverosimile, quale Londra a memoria d’uomini non aveva veduto mai…[1]
La carrozza del generale era attorniata da un corpo di marescialli delle corporazioni e da un manipolo della legione garibaldina. Ogni nazionalità aveva i suoi speciali rappresentanti in carrozze speciali che seguivano il corteo… la carrozza dalla stazione di Nine-Elms al palazzo Sutherland, in Stafford-House, un percorso di cinque miglia, impiegò sei ore. … Incominciarono il giorno seguente le più faticose prove di gloria… Il 12 aprile visite e ricevimenti… Il 13, visita all’Arsenale di Woolvich… Il 14, udienze e serata d’onore al Covent-Garden… Il 15, escursione agricola a Belford… Il 16, gran concerto al Crystal-Palace… Il 17, il russo Alessandro Herzen convita Garibaldi e Mazzini e gli esuli più illustri di tutte le patrie, di tutte le libertà dal dispotismo europeo sconfitte.
Il 20 d’aprile era il giorno solenne della grandiosa cerimonia, per il conferimento della cittadinanza che la città di Londra aveva decretata a Garibaldi.
Entrati nel palazzo di città… Entrò il Consiglio con la pompa imponente delle grandi solennità… Fu letto il decreto: “Che l’onorevole titolo di cittadino sia conferito al generale Garibaldi come segno di riverenza al più magnanimo e valoroso dei patriotti e gli sia presentato in una scatola d’oro del valore di cento ghinee.”
Il governo di Palmerston, non avendo potuto opporsi al viaggio di Garibaldi, s’era impadronito dell’idea soverchiando i comitati, imprigionando l’ospite in una rete dalle maglie d’oro… Ma non era certo che l’eroe si sarebbe mantenuto nel riserbo cortese e riguardoso… Una volta in grandi centri operai, fra le turbe lavoratrici ribollenti di mille passioni e avverse a quella aristocrazia blasonata, che lo ospitava in Londra, il Garibaldi ammansato e mansueto sarebbe ridiventato il fiero e temuto apostolo di tutte le rivendicazioni sociali, di tutti i popoli oppressi. … i suoi convegni con Mazzini, con Saffi, l’arrivo di alcuni ufficiali garibaldini – Chiassi, Missori, Mordini, l’antico prodittatore di Sicilia, ed altri – non lasciarono tranquillo il governo, che decise di metter termine al viaggio trionfale di Garibaldi
Il medico della regina, dottore Fergusson, visita Garibaldi, che, essendo in eccellente salute, si sente affermare dall’illustre scienziato che si sbaglia… i giornali il giorno 18… parlavano di diagnosi di stanchezza mentale, di pericolo dovuto alle emozioni subite. … E l’illustre Gladstone, cancelliere dello Scacchiere, si incaricò di far comprendere a Garibaldi che la sua partenza era necessaria… Il generale capì, ma respinse l’idea di limitare le visite…: dichiarò irritato che sarebbe partito l’indomani. Non era ciò che il governo voleva. Non si voleva una partenza repentina, che avrebbe avuto l’aria di uno sfratto o di una fuga… Nuove pratiche diplomatiche furono messe in moto… La vittoria, stavolta fu della duchessa madre di Sutherland e della giovane e bellissima nuora. Garibaldi finì per darsi vinto…
La partenza fu fissata per il 22. Il 21 mattina, visitò la tomba di Ugo Foscolo a Chiswick… Visitò la Camera dei Lordi… Il giorno seguente, dopo aver visitato Giuseppe Mazzini e incontrato il principe di Galles… partiva in carrozza a quattro cavalli, accompagnato dal duca e dalla duchessa di Sutherland per Clifden-Park… Nella villa incantevole di Clifden-Park si trattenne tre giorni… Da qui a Weimouth… a Fowey, ove l’attendeva in rada l’Ondina… salpò definitivamente dall’Inghilterra il 28… Il 9 maggio, finalmente, l’Ondina gettava l’ancora nel porto Stagnarello (ora Garibaldi), a Caprera…
Periodo Terzo – dal 1864 al 1882
(Illustrato da 49 fotoincisioni e da 4 carte geografiche)
Capitolo 1° – La guerra (1861-1866)
Fosco di politiche procelle era sorto l’anno 1864. La rivoluzione polacca, non ancora del tutto oppressa, lasciava sperare in nuovi successi… Nei Principati Danubiani più che mai si arruffavano le questioni; la Germania accampava pretese sui Ducati dell’Elba e, fidando nella prepotenza delle sue armi, minacciava la Danimarca. Scintilla, la questione dei Ducati dell’Elba, al grande incendio che divampò nel 1866. …
Un tentativo mazziniano di insurrezione nel Trentino fu sventato dal governo italiano che… obbrobrioso a dirsi, avvisò del pericolo imminente l’Austria… Se vi fu mai periodo triste per l’Italia nuova, esso certamente corse in quel lasso di tempo che divide la tragedia d’Aspromonte dalla guerra del 1866. Violenza all’interno, viltà all’estero… Le condizioni disastrose delle nostre finanze messe a nudo dalla rude sincerità del Sella… costrinsero il suo successore Scialoja ad enormi economie sulle spese militari…
Il 14 gennaio dell’anno 1864 Bismarck intimò, anche a nome dell’Austria, al re di Danimarca di revocare la costituzione che aveva dato ai ducati dell’Elba, e il I.° di febbraio ottantamila soldati, fra prussiani ed austriaci, invasero i ducati, mal difesi dai danesi… la pace di Vienna del 1864 regolò i patti dei vincitori; ma non poteva regolarne le ambizioni; e i due alleati vennero a contesa per la divisione del bottino… Fu in quei giorni… che Bismarck… tentò con l’Italia proposte d’alleanza… Vi fu chi nei consigli dell’impero[2] convinse l’imperatore Francesco Giuseppe che bene sarebbe stato ottenere la neutralità dell’Italia, cedendo le provincie italiane eternamente ribelli e continuo pericolo di guerra. … l’imperatore… offrì all’Italia le provincie venete onde ottenere la neutralità; ma gli fu risposto che ogni proposta riusciva troppo tarda… Il trattato, concluso l’8 aprile 1866, non era bilaterale: solo l’Italia era obbligata a intervenire a fianco della Prussia, in caso sia di attacco sia di difesa. Così era formulato fra il ministro Bismarck per la Prussia, il conte Barrel e il generale Govone per l’Italia: “Il re d’Italia dichiarerà la guerra all’Austria subitochè la Prussia avrà cominciato le ostilità contro la medesima potenza: i due sovrani non conchiuderanno la pace o tregua senza consenso reciproco; il quale non potrà essere negato quando l’Austria avrà acconsentito che sia annesso il Lombardo-Veneto al Regno d’Italia, ed un territorio di equivalente popolazione alla Prussia; il trattato avrà termine a tre mesi dal giorno della sottoscrizione, se nello intervallo non avrà la Prussia dichiarato la guerra all’Austria.”
Il 16 maggio l’esercito italiano, completamente ordinato, comprendeva 215.652 uomini di cui 165.455 combattenti… esclusi i volontari…
L’Austria contrapponeva 95.458 uomini di cui 71.824 combattenti, più 6.670 uomini della brigata mobile; 17.408 uomini nel Trentino, di cui 15.783 combattenti; 49.000 uomini di presidio… Tutto sommato, 190.945 uomini di cui 138.150 combattenti …
… era destino che la vittoria disertasse le bandiere italo-sabaude e che Garibaldi solo, eccezione unica, potesse dire di aver veduto le spalle del nemico nelle sue vittorie, rimaste sterili per la rotta toccata dall’esercito regolare, per la sconfitta di Lissa, nella quale la regia marina… fu vergognosamente battuta dalle poche navi austriache, condotte da un valorosissimo ufficiale nemico capitanante equipaggi italiani… Vi fu tradimento?… non tituberei nel dire che sì. Un generale italiano esclamava che a Custoza non si volle vincere, e il Senato italiano, costituito in Alta Corte di giustizia, sentenziava condannando per incapacità l’ammiraglio che conduceva alla sconfitta la nostra giovane armata a Lissa, cinque volte più poderosa della nemica. Certo è che se Un po’ più di luce del La Marmora fu troncata al suo primo volume, e le Memorie del Persano, dall’Alta Corte condannato, furono strozzate in culla e non apparvero mai per fare un po’ più di luce nella dolorosa e vergognosa pagina di storia del 1866, gli è per il motivo che in alto non si voleva la luce sulla pagina tenebrosa.
Se il governo, diciamo La Marmora, avesse voluto, centomila volontari sarebbero accorsi alla chiamata, pur d’essere comandati da Garibaldi. La Marmora non voleva i volontari… li subiva a malincuore… voleva vincere senza l’eroe… considerato come un pericolo, e militarmente un imbarazzo. …
Cinque reggimenti! Tale era l’entusiasmo della gioventù che in pochi giorni più di trentamila volontari si erano presentati, e ai primi due depositi[3] se ne dovettero aggiungere altri quattro: Barletta, Bergamo, Gallarate, Varese. … Il ministro della guerra, generale Pettinengo, frattanto annunziava a Garibaldi la nomina di lui a generale comandante del quinto corpo d’armata, costituito dai corpi volontari.
Per altro, la marea degli scontenti saliva… le sevizie, i dispetti e gli oblii di cui i volontari erano vittime diventavano intollerabili, e Garibaldi era come prigioniero a Caprera… era stato pregato di non muoversi dalla sua isola fino alla dichiarazione di guerra… per non suscitare entusiasmi… e riscaldare vieppiù, col mostrarsi, lo slancio del sentimento nazionale, che avrebbe triplicato il numero dei volontari accorrenti sotto le bandiere.
Capitolo 2° – Delusioni (1866)
La nazione intiera, nessuno escluso, tranne i gufi del Vaticano e cortigiani della reggia, era in quell’ora sublime tutta alla guerra e per la guerra. … Tutto era pronto a sacrificare questo popolo, da Garibaldi, dal suo re chiamato alle armi. – Che cosa fecero gli uomini della reggia e della caserma? Il re cospirava contro il nuovo alleato in favore dell’antico; i cortigiani, diffidenti del popolo, contro il popolo cospiravano; gli uomini della caserma, invidi, ambiziosi, inetti, si controminavano a vicenda, preparando la sconfitta.
Solo Garibaldi… rimaneva all’Italia delirante di bellico entusiasmo, e gli uomini della caserma e della reggia… si acconciarono ad impedirgli la vittoria.
Disconosciuti e respinti i suoi piani di guerra, e i suoi militi… come montoni furono spinti nelle valli e sulle vette alpine del Trentino, male armati, seminudi, affamati… a incontrarvi la morte… Unico vittorioso, Garibaldi giungeva finalmente in vista di Trento… Ohimè! Trento era già stata venduta al nemico, venduta come Nizza. … Trento non fu che la taglia per le sconfitte della monarchia sabauda a Custoza e a Lissa.
In fondo, respinto il piano di guerra da lui presentato, accordate solo due batterie d’artiglieria, che per quarantamila uomini parvero un’ironìa; non riammessi gli ufficiali[4] suoi compagni ad Aspromonte; non nominati i comandanti di divisione… Che rimaneva da negare?…
Nello studio storico del Corpo di Stato Maggiore[5] si legge: “… Garibaldi… voleva sbarcare presso Trieste, allo scopo di prendere a rovescio l’esercito austriaco e tagliarlo da Vienna. … sbarcare presso Trieste, occupare quella città e manovrare verso nord sul rovescio delle Alpi Giulie e Carniche per impadronirsi dei passi che dal Veneto conducono nelle valli della Sava e della Drava.”
Non un consiglio di Garibaldi fu seguito. Il lago di Garda rimase indifeso nello stato in cui l’avevano lasciato i francesi dopo la campagna del 1859… Scrive il Chiata: “… noi non avevamo sul lago che cinque cannoniere male in arnese… una sola di esse in buono stato, le altre inabili al movimento.” … Affusti ciascuna di un potente cannone rigato da 24, non reggevano quasi al formidabile colpo del pezzo, allorché veniva scaricato.
Avendo, al principio della campagna, appartenuto alla flottiglia del Garda, posso attestare l’esattezza del fatto che sto per narrare. … non esistevano neppure gli artiglieri pel servizio dei cinque pezzi delle cinque cannoniere. … il comandante Elia era costretto di chiedere a prestito alcuni artiglieri alla compagnia di pontieri di stanza a Salò. … Ma un bel giorno il capitano dei pontieri… si rifiutò di più oltre permettere che i suoi artiglieri si incanagliassero coi nostri marinai cenciosi. … Il generale Avezzana si rivolse quindi al ministero della marina per ottenere gli artiglieri che la guerra ci negava. Per colmo, al ministero della marina era l’onorevole Depretis il quale mandò gli artiglieri richiesti con insolita sollecitudine… La San Martino, l’ammiraglia… meno tarda delle compagne giunge prima delle altre a tiro. … L’ordine di far fuoco è dato… Che è? Che non è? Tutte le nostre granate scoppiavano in aria. … Depretis ci aveva mandato delle reclute, le quali… non avevano mai visto né un pezzo rigato, né un proiettile conico, e caricavano il cannone col proiettile a rovescio. … Se del fatto non fossi stato testimonio, non lo crederei.
Era fatale: ove non era Garibaldi non si doveva vincere…
Hanno chiamato Vittorio Emanuele re galantuomo; non oso dire di no, ma certo gli si sarebbe meglio attagliato il nomignolo di re cospiratore; ancora principe, lo vediamo cospirare contro il padre prima a Novara e dopo; cospira con d’Azeglio contro lo statuto elargito dal padre, poi con Cavour contro tutto e tutti, poi con Napoleone III contro Ricasoli, poi, con Rattazzi e Garibaldi, contro l’Austria; dopo Sarnico[6], abbandona Garibaldi e cospira con Mazzini direttamente prima, indirettamente dopo, per mezzo del Comitato rivoluzionario polacco di Londra. … Lo sorprendiamo a cospirare contemporaneamente con Mazzini e Garibaldi insieme, all’insaputa di entrambi. Veniamo al piano di La Marmora. Abbiamo visto Cialdini sul basso Po. E Cialdini doveva irrompere sul Po, mentre La Marmora avrebbe operato sul Mincio. … Tutto ad un tratto il piano è rovesciato: l’accessorio diventa il principale e viceversa. Qual era il vero piano: il primo o il secondo? Risulta, in ogni modo, che entrambe le operazioni dovevano essere simultanee. Come mai non fu così? Certo è che, se La Marmora avesse escogitato ed eseguito un piano per non vincere, non sarebbe meglio riuscito. …
Se la politica c’entrò per molto nelle nostre sconfitte, anche in molta parte esse si devono all’insipienza del capo di stato maggiore, alla dualità del comando, alle discordie dei capi…
Il 16 giugno Garibaldi si imbarcava sul Piemonte, il piroscafo della spedizione dei Mille, e l’11 era già a Como; il 12, a Monza, poi Varese, Gallarate, Bergamo. … Imminente l’entrata in campagna, e solo due reggimenti di volontari erano armati, e un solo battaglione di bersaglieri.
Nel dì 18 giugno, il quartier generale del re passò da Piacenza a Cremona. … Il 19, la Prussia… entrava in campagna, e Garibaldi da Brescia, suo quartier generale, moveva coi due reggimenti e il battaglione di bersaglieri per Salò…
[1] (Dalla narrazione del Guerzoni)
[2] L’impero austriaco.
[3] I depositi di Como e di Bari.
[4] Fra i quali vi erano ex ufficiali dell’esercito regio, che per seguire Garibaldi ad Aspromonte si erano resi disertori.
[5] Vedi a pag. 1 – Intestazione –
[6] (Dall’Enciclopedia Rizzoli-Larousse: Il 15 maggio 1862 le truppe italiane avevano fermato, presso Sarnico e Palazzolo, un tentativo di esponenti garibaldini e del partito d’azione, appoggiato da esuli veneti e da società mazziniane, di invadere il Trentino. Il Rattazzi, che inizialmente aveva favorito l’impresa, affidò ai prefetti di Bergamo e di Brescia il compito di impedirne l’attuazione e di arrestare i volontari. Le popolazioni locali insorsero in favore dei patrioti, ma la guarnigione di Brescia aprì il fuoco sulla folla uccidendo alcuni dimostranti e ferendone altri.)
Immagine di Copertina tratta da My Best Places.

