Libri da leggere – PIETRO BEMBO – Parte 8 di 22

RAGIONAMENTO  DECIMO

A – Giusto, Giusto, svegliati, che è l’ora, e non lagnarti anche oggi che la vecchiaia ti ha tolto il sonno: hai mai dormito così come dal tempo della tua fanciullezza.

G – Oh, anima mia, dici la verità, mi sento davvero ristorato. Ma, com’è che ho dormito così bene?

A – Potrei risponderti “per disposizione del cielo”, ma tu potresti obiettare che è una risposta da ignorante. Il vero motivo sta nel fatto che ieri sera hai consumato un pasto leggero. Se altre volte non sei riuscito a dormire bene, è stata colpa della tua poca avvedutezza, non dell’età.

G – Vuoi dire che la vecchiaia, pur essendo un ricettacolo di affanni, sia buona?

A – Ti voglio soltanto guidare verso la verità e questa mattina mi sarà più facile, vista la tua migliore disposizione.

G – Ti ascolterò volentieri, ma non voglio che tu ti sforzi di persuadermi a ogni costo.

A – Non dubitare, ingannando te ingannerei me stessa.

G – Agisci allora secondo coscienza. Se così non farai, ti ripagherò con la stessa moneta.

A – Non temere, ti darò dimostrazione che la vecchiaia non è certo peggiore delle altre età.

G – Se non fosse altro per la poca stima che godiamo, per il solo fatto di essere vecchi, non ti pare che ce ne sarebbe abbastanza per giudicare negativamente la vecchiaia?

A – Sì, se tutto dipendesse da lei. Ma ti accorgerai che la valutazione negativa dipende dagli uomini, non dalla loro età. La colpa deve essere imputata ai costumi che gli uomini hanno prescelto.

G – Potrei avere motivi per contraddirti, ma, sapendo che con te non la spunterei, sto zitto e mi sottometto al tuo giudizio. Molto spesso inganniamo noi stessi lasciandoci credere cose illusorie. Gli uomini sono soliti godersi questo mondo senza farsi pensieri.

A – Sì, ma soltanto gli uomini stolti.

G – Come quel medico che si era guarito dalla propria pazzia e che, richiesto da una donna di guarire il proprio figliolo dallo stesso male, le rispose che non l’avrebbe fatto, perché quello era stato per lui il più bel periodo della sua vita.

A – Lascia andare questi ragionamenti, che non ti si addicono, e ascolta me, perché non voglio venir meno alla promessa che t’ho fatto.

G – Volentieri, tanto ho tutto il tempo per ascoltarti.

A – Senti, Giusto, io ho più volte pensato che i motivi per cui i vecchi si lamentano si riducono a quattro: il primo è l’inabilità; il secondo l’infermità; il terzo è la privazione dei piaceri; il quarto l’approssimarsi della morte.

G – Ti pare che si lamentino a torto?

A – Sì di certo. Incominciamo dalla prima opinione; dimmi: quali cose diventano difficili in vecchiaia?

G – Tutte!

A – Sbagliato. Sono soltanto quelle che richiedono forza: per queste si possono impiegare gli animali. Il vecchio riesce meglio a fare cose grandi, che hanno a che fare con il consiglio e con la prudenza.

G – E non parli dell’arte militare?

A – No. Perché in essa occorrono consiglio, prudenza, ma anche le forze.

G – A chi vuoi dare a intendere che si facciano cose più utili senza l’azione?

A – A tutti coloro che hanno imparato che è molto più difficile comandare bene che non agire e obbedire.

G – E che farebbe chi comanda se non avesse chi esegue gli ordini?

A – Molto meno errori che non nella situazione contraria. Sono i vecchi a sapere amministrare bene una città, perché i giovani sono impulsivi, ambiziosi, incauti, ingenui. I vecchi, invece, hanno dalla loro parte la saggezza e l’esperienza, e con queste sanno risparmiare per il momento più propizio.

G – E così diventano avari e contrari alla liberalità con la quale si ottiene ubbidienza per amore.

A – Nei giovani non c’è liberalità, ma prodigalità, peccando in parsimonia e in oculatezza.

G – Sia come tu dici, ma non potrai negare che la vecchiaia porti con sé malattie, debolezza, tanto da essere biasimata.

A – E questo non vale per tutte le altre età, se non peggio? Anzi, le malattie sono più pericolose in giovinezza.

G – E come me lo provi?

A – Non ce n’è bisogno. Basta vedere quanti sono i giovani che muoiono.

G – In questo ti do ragione. Credo proprio che non più di due persone su cento raggiungano i 50 anni.

A – Sono dunque rischi molto più pericolosi che non la vecchiaia.

G – Non so. È vero che muoiono molti giovani, ma è anche vero che di vecchi non ce ne rimane alcuno.

A – Questo è vero: tutti devono morire.

G – Ti concedo che la vecchiaia non contenga rischi di morte superiori alle altre età, ma che mi dirai dei disturbi fastidiosissimi che soltanto con la vecchiaia ci colpiscono?

A – Ti dirò che procedono per se stessi, non tanto a causa della vecchiaia. Certi vecchi bevono e mangiano come facevano in gioventù, e forse anche di più: da qui provengono i malanni della vecchiaia. Oppure ne avranno abusato da giovani.

G – Se, allora, un vecchio vuole essere sano, dovrà riguardarsi molto. Ma anche tu hai confessato che la vecchiaia è rea di privare l’uomo di tutti i piaceri.

A – Andiamoci piano, e non fraintendermi: mangiare e bere sono piaceri fino al punto in cui l’organismo ne ha bisogno. È il superfluo che arreca danno.

G – Non solo questi, ma anche altri piaceri ci sottrae la vecchiaia.

A – Essa priva soltanto dei piaceri che sono dannosi per una determinata età.

G – Non è giusto, perché un uomo che si priva di ogni piacere è come se non esistesse.

A – Sì, ma che cosa intendi tu per piacere?

G – I diletti generati dalle cose del mondo, sei mica nata ieri!

A – Se alludi al mangiare e al bere e ai pensieri vani che ne derivano ….

G – E che cosa credi che intenda? Forse delle privazioni a cui si sottopongono certi pazzi?

A – Sei in grave errore. Come diceva Archita Tarentino, non esistono mali più pestiferi della voluttà e dei diletti del corpo.

G – Parli così perché a te ne viene poco.

A – Ma è la verità. Ogni peggior male nasce dalla voluttà e dal diletto che lusingano gli uomini e li trasformano in animali.

G – Ma la ragione non li teme come tu dici.

A – Anzi, non ha maggior nemico della voluttà, fonte di tutti i mali, perché dove dominano i sensi non vi è ragione. È forse da biasimare la vecchiaia per il fatto che ci difende dai nostri più acerrimi nemici, debilitandoli?

G – Sì, se fosse come tu dici. Ma a che cosa si ridurrebbe un uomo senza alcun piacere?

A – Ma essa non priva gli uomini di ogni piacere, ma da quelli che hanno una natura animalesca.

G – E quali sono quegli altri?

A – Tutti quelli che convengono all’uomo, consentiti dalla ragione, quelli che hanno a che fare con la parte divina dell’uomo.

G – E quali sono?

A – Le speculazioni e gli esercizi virtuosi.

G – Se non curassi che queste cose, mi sentirei schiavo. Di tanto in tanto ho anche bisogno di qualcosa di confortevole.

A – Non lo nego, ma entro limiti ragionevoli. Mangiare e bere, e conversare con gli amici può essere di maggior conforto nella vecchiaia che in altre età.

G – Per quale motivo?

A – Per la moderatezza dei vecchi. Per l’esperienza accumulata, poi, possono godere meglio della conversazione.

G – Se hanno sperimentato più cose dei giovani, è anche vero che se ne ricordano di meno.

A – Sì, per quelli che non esercitano la memoria. Se la memoria perde forza, tuttavia acquista in ingegno e giudizio. Non voglio parlare dei piaceri venerei, i quali sono la causa degli errori maggiori. Ma voglio accennare a quei vecchi che sono vissuti saggiamente.

G – E quali sono, costoro?

A – Sono la maggioranza. Chi vive secondo ragione è scusato per qualche eventuale errore. Ciò che più conta è il ricordo di essere vissuti civilmente e da persona per bene.

G – Voglio crederti. Ma che mi dirai del motivo che riguarda l’approssimarsi della morte?

A – Nessuno è sicuro di vivere un giorno in più di quanto ha già vissuto. Anzi, molti muoiono giovani, a causa dei pericoli che incontrano.

G – Un vecchio, dunque, ha sempre meno speranza di continuare a vivere.

A – Ma un vecchio ha già avuto ciò che un giovane ancora attende.

G – E a che giova aver vissuto, se ora il tempo passato non c’è più?

A – Per la speranza nel futuro. Non sono i 15 o 20 anni in più di vita che contano, ma ciò che si è acquistato per mezzo della virtù.

G – Non sono 15 o 20 anni in più? Ma allora tu non hai capito quant’è bello vivere.

A – Non hai capito tu, perché non ti sei accorto che, a qualsiasi età, le cose negative sopravanzano di molto quelle positive, e che la vita è una continua lotta. Ma andiamo oltre. Chi teme la morte è colui che pensa di perdere il proprio essere o di raggiungere un livello di esistenza peggiore.

G – Quale certezza ho di non perdere l’essere con la mia morte?

A – Per conto tuo, nessuna, perché appartieni alla natura mortale. La morte verrà quando io mi separerò da te, ma un giorno tu risusciterai e ti riunirai a me, godendo con me dell’immortalità.

G – Cos’è che ti dà questa certezza?

A – Il lume della fede, che è la certezza più grande.

G – Superiore anche alla scienza?

A – Di gran lunga, perché le scienze sono fallibili. Allora, Giusto, non dolerti d’essere vecchio, perché ti stai avvicinando al termine del tuo peregrinare, verso una condizione di felicità.

G – Capisco che quaggiù siamo solo di passaggio, ma ciò nondimeno mi dispiace assai dovermene andare.

A – Lo so bene, perché la meta che ti attende trascende la tua natura. Ma lasciati guidare da me, e prepariamoci, per essere pronti a raggiungere l’altra vita.

G – Bene, farò tutto ciò che mi dirai, so che non stai pensando ad altro che al mio bene.

A – Adesso ci siamo! Guai se fra noi ci fosse discordia. Viviamo dunque insieme nell’amore di Dio, tenendo ben presenti tre cose: che Dio s’è fatto uomo per riscattarci, che ha voluto morire per redimerci, che noi siamo mortali.

G – Ma Dio ci ascolterà? Sta scritto che Dio non ode la voce dei peccatori (Giovanni, 9, 31).

A – Non saremo più peccatori se ricorreremo a lui con vera fede, poiché il peccato non è altro che abbandonare Dio con lo sguardo per rivolgerlo alle creature. Dobbiamo rivolgerci a Dio, attraverso la mediazione di Cristo, per ereditare il regno dei cieli.

G – Questa mattina, anima mia, mi hai dato tanta consolazione, che mi affiderò completamente a te.

A – Che Dio ti aiuti a perseverare in questo proposito. Alzati, dunque, che il sole è già alto, e dedicati ai tuoi doveri, senza più lagnarti. Tutto il resto, sarà volontà di Dio, né egli permetterà che veniamo sottoposti a prove superiori alle nostre forze, perché egli, molto più di noi, desidera la nostra felicità.

Immagine di Copertina tratta da Social Magazine.

Lascia un commento