RAGIONAMENTO SETTIMO
G – Oh, come vola il tempo! È già dì e mi sembra di essermi appena coricato: è perché ho dormito bene, senza pensieri. Come è stato detto, è l’anima quella che definisce il tempo: uno stato doloroso lo prolunga, ma anche l’attesa lo rende infinito. Ricordo che, da bambino, desideravo che arrivasse il carnevale, e mi sembrava sempre lontano mille anni; ora invece mi sembra che non ne sia passato uno che già arriva il successivo. Forse mi comporto come chi ha molto denaro e non si dà cura di spenderlo; ma, quando gli incomincia a scarseggiare, inizia a porvi pensiero e ha l’impressione che il denaro gli sfugga dalle mani. Con tutto ciò la vita è breve, così che è da stolti sprecare il poco tempo che abbiamo a disposizione in interessi materiali, forieri soltanto di preoccupazioni. Ancor più siamo stolti quando ci mettiamo contro noi stessi, a causa delle nostre bramosie che non ci soddisfano mai. Se, invece, ponessimo la nostra sensualità a servizio della razionalità, saremmo in pace con noi stessi e avremmo meno paura di ciò che ci sta attorno. Questo ho capito, grazie all’anima mia che mi ha aiutato ad aprire gli occhi. Mi sento più sereno, come non mai prima d’ora: sii tu benedetta, anima mia, che mi hai voluto guidare.
A – A che pensi, Giusto, che ti vedo così assorto? Che cosa confabulavi?
G – Pensavo a quanto l’uomo sarebbe più felice se vivesse secondo la ragione e non secondo i sensi. Seguendo i sensi va contro la propria natura e si pone in dissidio con se stesso, poiché molto maggiori sono gli affanni provenienti dall’esterno che non quelli che sono in noi.
A – Quale bene maggiore possedeva Adamo, prima del peccato, che questa pace interiore?
G – Perché, non l’abbiamo noi come lui?
A – No, perché, con il peccato, abbiamo perso il dono originale della giustizia, dato da Dio. Era un dono che sottometteva le parti inferiori a quelle superiori: la carne non si ribellava allo spirito; le forze individuali non miravano ad altro che alla conservazione dell’individuo, a beneficio della razionalità e non per concupiscenza, come ebbe a dire Dante per bocca di Virgilio.
G – Ora che mi sono distaccato dai sensi, anima mia, mi pare di essere felice. Mi rammarico che tu non mi abbia insegnato queste cose quand’ero giovane, perché ora sarei più che felice.
A – Prenditela con te stesso, perché tu ne sei stato il motivo. Io ero presente, quando tu ti buttavi nella sensualità, con il farti sentire il rimorso di coscienza. Ma tu, accecato dall’euforia della giovane età, ti rifugiavi nel piacere del mondo e non ti accorgevi di me.
G – Non sarà certo così per l’avvenire.
A – Sarà arduo, per via delle abitudini che ti porti dietro.
G – Sia come dici, ma stiamo uniti, io farò come vuoi tu; ma dammi consigli, affinché io sia coerente con te per il poco che mi resta da vivere.
A – Così mi piaci. Anch’io voglio restare con te il più a lungo possibile, perché ho bisogno di te per completare la mia perfezione. Io ti insegnerò a vivere secondo virtù, e quindi a vivere a lungo. Ma tu non devi lasciarti sopraffare dalle passioni.
G – Non dubitarne.
A – Bisogna considerare molti aspetti, dal momento che l’uomo è più perfetto e più complesso di qualsiasi altro animale: innanzitutto si deve badare molto bene all’aria, al luogo e alla casa in cui si vive.
G – Questo lo capisco bene, perché senz’aria non respiro e il luogo e la casa sono motivo di benessere e di conforto per me.
A – La tua casa è ottima e agiata, adeguata ai tuoi bisogni: priva di umidità, difesa dai venti e volta a mezzogiorno.
G – Posso esserne veramente soddisfatto.
A – In quanto all’aria, qui a Firenze essa è più che sana; benché un po’ cruda d’inverno, potrai difendertene, con il riscaldamento in casa e con un buon abbigliamento fuori.
G – Anche in questo seguirò i tuoi consigli.
A – Devi anche curare la tua alimentazione, in qualità e in quantità, perché alla tua età sono dannosi gli eccessi. Ti nutrirai secondo lo stretto necessario, per due o tre pasti al giorno, senza caricare lo stomaco. Farai uso di cibi caldi e umidi, gli unici che possono garantire la buona salute.
G – Quali sono questi cibi?
A – Quelli generalmente dolci, che sono i soli ad essere nutrienti.
G – Per quale motivo?
A – Perché sono caldi e umidi in modo equilibrato. Al contrario, i cibi acidi e acerbi favoriscono il freddo, mentre quelli forti, amari e saporosi esaltano il caldo.
G – Allora dovrò propendere per il vino dolce e per la frutta.
A – Il vino sì, se sarà sottile e profumato, ma con moderazione. La frutta è dolce, sì, ma di difficile digestione, pertanto non fa buon sangue, eccezion fatta per i fichi e l’uva che sono molto sani, come scrive Galeno.
G – Che ne dici della frutta che si conserva?
A – Sono molto indicate le mele invernali, le mandorle e i pinoli, ma prima dovrebbero stare lungo tempo in immersione: il latte ricavato dalle mandorle si deve usare con lo zucchero. Indicatissimo è anche il finocchio dolce, per le sue ottime proprietà; ti dirò di più: come scrive Dioscoride, la serpe muta ogni anno pelle dopo aver mangiato finocchio.
G – Come parli bene, anima mia! E come è importante imparare a vivere!
A – Devi ancora badare a bere acqua pura, priva di odori o di sapori, leggera.
G – Come, dovrei pesare l’acqua?
A – Puoi usare l’acqua piovana, che è più leggera di quella delle sorgenti. Si dice, infatti, che il mare è salato perché il sole, con il suo calore, ha tolto all’acqua le parti più leggere, che sono le più dolci.
G – Stolti coloro che mangiano e bevono qualsiasi cosa, come fanno le bestie!
A – La carne che mangi deve essere di animali e di uccelli di lunga vita, ma soprattutto giovani, perché solo così conservano l’equilibrio fra il calore e l’umidità.
G – Ho sentito dire che il pesce ha le sue migliori proprietà da vecchio.
A – Chi l’ha detto intendeva dire grande, cioè nella sua età di maggiore prestanza, non vecchio. Prendi ad esempio i bovini: è meglio un vitello di tre o quattro anni che non un bue di otto o dieci. Questo non è possibile determinarlo nei pesci, che vivono sott’acqua.
G – Infatti. Ricordo che, mentre mi trovavo a Pisa, assaporai dei muggini di dieci o dodici libbre l’uno e grandi uguali, ma uno era squisito, l’altro arido come una stoppa.
A – Semplice: uno era giovane, l’altro era vecchio.
G – Il vino vecchio, è vero che è il migliore?
A – Sì, usato come medicina, ma come nutrimento non dovrebbe superare l’anno. Invecchian-do acquista forza e calore, ma perde la sua umidità naturale.
G – Seguendo i tuoi consigli, vivrò sicuramente venti anni più di quel che pensassi.
A – Non è sufficiente soltanto nutrirsi. Devi anche stimolare gli spiriti vitali che, a causa della tua età, sono ora indeboliti.
G – Come posso fare? Non capisco.
A – Con l’esercizio, con la dieta, con il vivere senza affanni. Il motivo è che questi spiriti risiedono nel cuore e da qui si diffondono in tutte le membra. A questo scopo ti saranno di grande utilità i mirabolani (frutti del ciliegio-susino) che si dice fossero il nutrimento dell’uomo nel paradiso terrestre. Ma anche alcune erbe come la menta, la borrana, e alcune spezie come la cannella e lo zafferano, e molte altre che potrai conoscere leggendo da chi ha scritto sulla longevità degli anziani (es. il De vita del Ficino). Tuttavia non dovrai dare retta a indicazioni superstiziose, quelle ad esempio che si riferiscono all’oro potabile, al latte umano e al sangue dei giovani, che dovrebbe essere prelevato in luna nuova, dal braccio sinistro di giovani sani e fatto cuocere con lo zucchero.
G – No, non voglio fare queste cose, preferirei morire.
A – Quel che scrive Avicenna, circa il dormire con un bambino, come faceva il profeta Davide, per rigenerare il calore naturale, non mi dispiacerebbe.
G – Queste sono superstizioni alle quali non voglio affatto pensare, sembrano legate a un desiderio sfrenato di vivere.
A – Per esercitare questo calore naturale dovresti fare qualche volta un po’ di esercizio, senza affaticarti troppo. Grande beneficio puoi trarre dal passeggiare lungo i ruscelli: pare che stimoli l’appetito, insieme al profumo delle piante vive e al verde riposante.
G – Spiegami perché la maggioranza degli uomini decora di verde la propria abitazione.
A – Volentieri. Devi sapere che la vista è amica della luce, ma si disperde con facilità. Essa si allieta dei colori vivaci, perché nel buio non può distendersi. Nella luce, peraltro, non può esagerare, altrimenti ne subirebbe danno. Il verde, trovandosi in equilibrio fra il chiaro e lo scuro, partecipa dell’uno e dell’altro, come fa l’acqua chiara che non oppone la massima resistenza ai raggi del sole e, nello stesso tempo, non li lascia passare in tutta la loro potenza. Io vorrei ancora che tu dessi ristoro al cervello con le sostanze profumate; non pensare che la natura abbia fatto sì che solamente l’uomo provi piacere per gli odori, senza che vi sia alcun motivo; anzi, l’ha fatto perché l’uomo supplisca alla frigidità del cervello. Gli odori sono tutti di per sé caldi, in quanto evaporazioni che promanano dalle cose e si spargono nell’aria mediante il calore.
G – Oh, quali meraviglie nei segreti della natura! Credo che, conoscendoli, si rinuncia a molti altri interessi.
A – In quanto alla regola della dieta, te la insegnerà il tuo stesso stomaco con il richiedere o il rifiutare cibo. Ma lo stomaco non deve essere privato del tutto di nutrimento: in tal caso si autodistruggerebbe e produrrebbe umori forieri di cattivo sangue. Per questo è molto indicato un tuorlo d’uovo fresco o un pezzo di mollica di pane fresco intriso in un bicchiere di vino buono: non c’è nulla di meglio in natura per temperare il freddo del corpo, per stemperarne il caldo e per equilibrare il grado di umidità.
G – L’uomo deve riconoscere quanto gli sia stata amica la natura, avendo riservato a lui quel liquore perfetto e delizioso.
A – Se vuoi che restiamo a lungo insieme, dovrai cacciare via la malinconia e quei pensieri che distolgono gli spiriti dai loro incarichi più naturali.
G – È vero, quando ho qualche pensiero mi passa anche l’appetito.
A – Evita le veglie prolungate e la solitudine eccessiva, in modo da non debilitarti e da non cadere nel tedio o nell’accidia. E, quando cerchi la solitudine, pensa a cose belle, che possano ricrearti. Dèdicati a qualche gioco per il tuo passatempo e non disdegnare del tutto quelle cose che ti piacevano da giovane, perché è impossibile mantenere giovane il corpo se l’ingegno invecchia. Con questo non voglio consigliarti ad abbandonarti ai piaceri dell’amore, i quali sono sconvenienti per la tua età. Sarebbe inoltre sbagliato, visto che la natura ha come obiettivo soltanto la conservazione della specie. Questo è ciò che desidero tu osservi, perché possiamo vivere a lungo insieme, e sono tutte cose che riguardano te solo. Ma ce ne sono altre che riguardano entrambi e che, pur avendovi io la parte maggiore, richiedono il tuo aiuto perché possano essere esaudite.
G – Desidero che mi parli anche di queste, dopo aver capito che la pace di cui sto vivendo deriva dal nostro stare insieme.
A – Questa, che è l’ultima fase della tua vita, deve essere anche la più perfetta ed esemplare. Perché ciò che poteva essere sorvolato nell’adolescenza, oggi deve essere doppiamente ripreso. È l’età in cui, più di ogni altra, bisogna pensare ad aiutare gli altri, liberando il profumo come fa una rosa che sboccia, così dice Dante nel Convivio.
G – Dici certamente il vero, infatti gli errori di oggi mi pesano molto più che in gioventù:
A – Tutti i vizi sono brutti in ogni età, ma in questa di certo lo sono oltremodo. Per questo devi soprattutto abbandonare ogni passione, non cedere alle lusinghe dei sensi, ma badare soltanto ai bisogni. Noi siamo talmente uniti che, se tu ti lasciassi sviare, ne patirebbe la nostra unione.
G – Per questo, stai tranquilla.
A – Se dominerai le passioni irrazionali e ti dedicherai al mio servizio, io potrò dedicarmi alle virtù che si addicono alla nostra età, per prima la prudenza, convergendo ogni nostro pensiero e azione a uno scopo lodevole e onesto e provvedendo ai nostri bisogni con razionalità e giudizio. Inoltre, con la fortezza non temeremo alcuna cosa se non le cose brutte e degne di disprezzo. Con la temperanza freneremo ogni desiderio di cui potremmo pentirci. Con la giustizia, infine, imporremo ordine alle nostre decisioni.
G – O che vita felice! E che vivere quieto e tranquillo.
A – Per un’altra ragione dobbiamo vivere secondo virtù: la necessità di essere saggi, come conviene ai vecchi, ricordando che il principio della sapienza è il timore di Dio.
G – È certissimo. Così come non c’è nulla di meglio che un uomo buono, non c’è cosa più nociva che l’essere ingiusti o malvagi.
A – La nostra età ha di per sé una certa autorità che crea credibilità presso gli altri uomini. Per questo dobbiamo parlare sempre del bene, riprendere i giovani con dolcezza.
G – Come è rara alla nostra età questa virtù!
A – Il nostro parlare, poi, deve essere discreto, privo di lamentazioni e di rimpianti.
G – Come anche questo è raro!
A – Così dobbiamo essere per non essere evitati dagli altri e per poter continuare a conversare, come Tullio fece dire a Catone il vecchio nel libro sulla vecchiaia: “Sono aumentati in me la volontà e il diletto di trovarmi a conversare più di quanto ero abituato”.
G – Come è vero tutto ciò!
A – E non basta. Perché dobbiamo pensare all’altra vita che ci attende, visto che in questa siamo soltanto pellegrini. Alla nostra età dobbiamo investire per la vita futura.
G – Non è proprio quello che desidero. Andava tutto bene, fino a quando non mi hai ricordato che bisogna morire.
A – Così dici perché o sei ancora troppo attaccato al mondo o non pensi di dover passare a miglior vita. Non sarà ancora così se starai unito a me: io, che sono immortale, ti mostrerò come questa, che tu chiami vita, è soltanto un’ombra di vita, anzi una grave e continua morte.
G – Non lo so. È pur sempre terribile perdere l’esistenza.
A – Sì, se la si perdesse. Ma non la si perde, anzi se ne acquista una peggiore o migliore. Sta a noi e alla nostra volontà di seguire la religione cristiana.
G – È vero, e ciò che mi dici allenta un po’ la mia paura.
A – Lascia che temano la morte coloro che sono privi del lume della fede. Per noi, salvati dalla Redenzione, la morte è un sonno dal quale ci sveglieremo migliori e liberi da ogni imperfezione.
G – Se ne sei sicura, ti crederò.
A – Dobbiamo allora fare come quel mercante prudente il quale, viaggiando per lavoro e giunto il tempo di rincasare, rimette in ordine tutte le sue cose e risolve i debiti in sospeso onde potersene partire con l’animo leggero.
G – Questo certamente non mi dispiace.
A – Disporremo dunque di ciò che possediamo in modo equo per i nostri eredi, cercheremo di riparare le offese arrecate e, come fa il buon marinaio quando si approssima al porto, caleremo le vele dei nostri affanni mondani e ritorneremo a Dio. Lasceremo tutti gli studi per esercitarci nelle Lettere Sacre, per ravvivare di carità la nostra fede e alimentare la speranza per affrontare serenamente la morte.
G – Tutte queste cose che hai detto, ad eccezione di una, mi sono gradite; mi fa paura ricordare la vita passata nella quale ho offeso tante volte Dio.
A – Ricordati che abbiamo il perdono di Cristo.
G – Ma non vuoi che egli si adiri con noi ogni volta che pecchiamo?
A – Soltanto quando perseveriamo nel peccato e non lo riconosciamo per nostro Dio. Uno scultore non si adira con le sue statue se, prive di sostegno, cadono. Così Dio conosce l’inclinazione al peccato della nostra natura. A lui basta che noi ci pentiamo del male fatto. Cerchiamo soltanto di non peccare con malizia, ma per una inclinazione inevitabile della carne, come ebbe a dire il Profeta Davide: “Ecco, fui concepito in peccato; mi ha avviato a peccare la madre mia”.
G – Con quale ardire ci presenteremo al suo cospetto dopo avere tanto peccato?
A – Come potrebbe fare un figlio disubbidiente, dopo che si sia pentito. L’amore del padre avrà il sopravvento sull’ira. Ricordi la parabola del figliuol prodigo? Questi riconobbe le proprie colpe e chiese perdono. Voleva anche chiedere al padre che, se non voleva considerare suo figlio, lo tenesse almeno come suo servo, ma non lo chiese.
G – E per quale motivo?
A – Perché scorse nel volto del padre un grande amore, tale che non avrebbe mai potuto considerare se non come figlio. Fu così che si gettò semplicemente nelle sue braccia.
G – Mi dai così tanto coraggio, anima mia, che io non voglio dirti di desiderare la morte, ma che non ho più quella paura che credevo di avere.
A – Più pensi ai tuoi peccati, più avrai paura. Più riconosciamo le nostre debolezze, più dobbiamo ricorrere a Cristo, l’unico che può risanarci.
G – Questa mattina, anima mia, mi hai dato così tanto conforto che, se prima nulla mi intimoriva più della morte, ora mi sento più lieto e so che non avrò nulla da temere se seguirò i tuoi consigli.
A – È questo ciò che desidero soprattutto e con questo proposito desidero che tu ti alzi e ti appresti alle tue opere, ché il sole è già alto.
Immagine di Copertina tratta da LonelyPlanet.

