Achille Bizzoni
Garibaldi nella sua epopea
(dal 1807 al 1882)
(scritto all’inizio 1900)
1342 pagine + 10 pagine di date cronologiche;
238 fotoincisioni; 19 carte geografiche;
61 capitoli; 170 dispense raccolte e assemblate da:
DALMASSO BARTOLOMEO
FABBRICANTE di MOBILI
CUNEO
Via Fossano, 19
1° periodo: dal 1807 al 1849
2° periodo: dal 1849 al 1863
3° periodo: dal 1864 al 1882
Casa Editrice Sorzogno – Milano – Via Pasquirolo, 14
Stab. Grafico Matarelli, via Passerella, 13-15
(Riduzione e sintesi di Mario Bruno, agosto 2006)
Presentazione e dedica
Il lavoro che qui ha inizio e che presento in 24 puntate deriva da una minuziosa raccolta eseguita dal mio nonno materno, Bartolomeo Dalmasso, di Boves (Cuneo). Bartolomeo (Tromlin) era un appassionato della figura e delle gesta di Giuseppe Garibaldi del quale per un certo periodo fu contemporaneo. Procurò di mettere insieme le dispense pubblicate dalla Casa Editrice Sorzogno e da quelle iniziai il mio lavoro di analisi e riduzione. È con sommo piacere, per riconoscenza di studio, per rispetto alla sua spiccata personalità e per ammirato orgoglio che a mio nonno Tromlin, fra l’altro riconosciuto nel suo mandato civile di “Estimatore di Giustizia”, dedico questo lavoro, prodotto in severa e fedele riduzione.
La trascrizione dei periodi è invariata dal testo originale, quindi nessun adattamento, nessuna traduzione, ma soltanto estrazione dei punti valutati di primario interesse per il lettore. Da qui la possiubile impressione di un procedere slegato a tratti, voluto tuttavia in tale forma per necessità di opportuna selezione del contenuto testuale. I numeri inseriti fra parentesi si riferiscono alle pagine dell’originale.
Parte I di 24
Achille Bizzoni: Patriota e scrittore (Pavia, 1841 – Milano 1904). Combatté con Garibaldi nel Trentino, a Mentana e a Digione. Di quest’ultima campagna lasciò una cronaca precisa e serrata in Impressioni di un volontario all’esercito dei Vosgi (1874). Fondò (1864) e diresse il “Gazzettino rosa”.
Achille Bizzoni fa spesso riferimento a: G. Garibaldi, Memorie autobiografiche, I Mille.
Fa inoltre riferimento a:
- Luigi Anelli, Storia d’Italia dal 1814 al 1863, Milano;
- Raffaele Belluzzi, La ritirata di Garibaldi da Roma, Ed. Dante Alighieri, Roma, 1899;
- Agostino Berenini, Giuseppe Garibaldi, Tipografia Sociale, Parma, 1896;
- Gioachino Bonnet, Sbarco di Garibaldi a Magnavacca: episodio storico del 1849;
- Generale Bordone, Vita di Garibaldi;
- Giovanni Bovio, Scritti filosofici e politici, Anfossi, Napoli, 1883;
- Tenente colonnello G. Cadolini, Il Quarto Reggimento dei Volontari ed il Corpo d’Operazione in Valcamonica del 1866;
- Cavallotti, Ettore e Garibaldi;
- Felice Cavallotti, Opere, Aliprandi, Milano;
- Carlo Corsi, Venticinque anni in Italia;
- G.B. Cuneo;
- P.A. Dormoy, Souvenirs d’Avant-Garde, Paris;
- Dumas padre: traduttore delle “Memorie autobiografiche” di Garibaldi;
- Faldella, Salita a Montecitorio;
- Pietro Franciosi, Garibaldi e la Repubblica di San Marino;
- Freycinet, La Guerre en Province;
- G. Giacometti, La Question Italienne, Parigi, Tip. E. Plon, 1893, Unité Italienne;
- Guelfo Guelfi, Dal Molino di Certaia a Cala Martina, Firenze;
- Guerrazzi, Assedio di Roma; Lecomte, L’Italie en 1860;
- Guerzoni, Garibaldi;
- Barone Generale Kuhn, La guerra di montagna, Versione di Hugues; Tip. Salvatore Landi, 1889;
- La Marmora, Un po’ più di luce;
- B.E. Manieri, Epistolario politico 1855-1857;
- Alberto Mario, Garibaldi, Camicia rossa;
- La Signora Jessie Mario, Garibaldi e i suoi tempi;
- Giovanni Mestica, Giuseppe Garibaldi, Pedone-Lauriel, 1882;
- Persano, Diario, Memorie;
- Roux e Favale, La politica segreta italiana;
- Rüstow, Guerra d’Italia del 1859;
- Sezione Storica del Corpo di Stato Maggiore (a cura di), La Campagna del 1866 in Italia, Roma, 1875;
- Federico Torre, Storia dell’intervento francese in Roma nel 1849;
- Gaetano Trezza, La Nuova Arena, Verona, 1882;
- Francesco Vallardi, 1864;
- Augusto Vecchi, Storia di due anni, 1848-1849;
- Pasquale Villari, Discorso sul generale Garibaldi, Firenze, Le Monnier, 1882;
- Enrico Emilio Ximenes, Epistolario di Garibaldi.
Periodo Primo – dal 1807 al 1849
(Illustrato da 105 fotoincisioni e da 7 carte geografiche)
Capitolo 1° – L’aurora del Risorgimento Italiano (1813-1821)
Ben disse il Brofferio (poeta, politico e drammaturgo italiano,1802-1866): “Sebbene nei primi incontri quasi sempre la forza prevalga, la vittoria della ragione è raccomandata al tempo; e il tempo è di chi pensa, non di chi ammazza.” (7)
12 Gennaio 1821: Ufficiali dei Carabinieri massacrano gli studenti che occupano l’Università di Torino, per ordine di Vittorio Emanuele 1°. (12)
7 Marzo 1821: Carlo Alberto tradisce i Federati (Carbonari). (13)
13 Marzo 1821: Carlo Alberto ordina alla cavalleria di caricare “la canaglia”, con strage orrenda. (14)
Capitolo 2° – Speranze e delusioni (1821-1830)
L’anno 1821 va tristemente celebre negli annali del martirologio dei popoli… Fu ristabilita la società dei Gesuiti… furono imposte agli studenti le pratiche religiose. (20)
Il feroce Canosa, ministro di Ferdinando di Borbone re di Napoli, riparò a Genova, “confortato dall’amore dei Gesuiti.”… il più cupo dispotismo pesò sui popoli infelici in balia degli arbitri della polizia, dei Gesuiti onnipotenti e dei truci capricci del re (Ferdinando). (21)
Il 2 agosto 1823 moriva Pio 7° e gli succedeva Leone 12°. Furono subito nominati “prelati di vecchia infamia”. Rinnovati tutti gli orrori del governo teocratico; risorta la feudalità; onnipotenti e arricchiti i Gesuiti; rinato il più tetro medioevo e con esso più estesa la piaga del brigantaggio. La guerra civile per lo sterminio dei liberali, aizzata dallo stesso pontefice, cominciò in provincia di Frosinone. Una canaglia armata e sanguinaria (sanfedisti) metteva ogni cosa a sacco e a ruba, uccidendo spietatamente in nome del trono e dell’altare… a Frosinone fu mandato il cardinale Rivarola, il quale inaugurò la carneficina di Stato… libertà assoluta alla polizia di punire senza forma di processo. (23)
Capitolo 3° – Primi albori del Risorgimento Italiano (1830-1834)
Tiranno perfetto, degno del più tetro medioevo, era Francesco 4°, Duca di Modena… chiamati a collaboratori i Gesuiti, sempre preparati all’assassinio dei popoli, ad essi affidò il monopolio dell’istruzione… Nessuna miseria maggiore, materiale e morale, di quella delle sventurate popolazioni del ducato di Modena, per di più affamate dal principe, fattosi mercante, monopolista e, all’occasione, contrabbandiere. (27)
1831: La rivoluzione era vinta, connivente la Francia di Luigi Filippo. Le baionette austriache erano state ancora una volta benemerite della causa del dispotismo… le rappresaglie del prete non furono meno crudeli… Furono aizzate le plebi contro i liberali… Le stragi erano santificate dalle indulgenze… la corruzione dilagava in ogni ordine di funzionari, tutti preti… L’accozzaglia di banditi salariati dal pontefice (Gregorio 16°)… Guerra civile atrocissima… Gregorio assoldò 5000 svizzeri, aumentò gli effettivi del piccolo esercito; le bande di selvaggi mercenari furono quadruplicate. Di quella sanguinaria e rapace accozzaglia pose a capo l’austriaco barone Marchal. Questi metteva a sacco borghi e città, fece cadere Forlì. Pagine più tetre non ha la storia del medioevo. Gregorio chiamò in aiuto gli austriaci. Il 28 gennaio 1932 Bologna depose le armi. I 12000 tedeschi chiamati furono quasi salutati come salvatori, tanti erano gli errori commessi dalle orde pontificie. Gregorio invitò la Francia ad occupare Ancona. Nella notte fra il 22 e il 23 febbraio 1832 i francesi sbarcarono ad Ancona e furono accolti, come prima gli austriaci a Bologna, quali liberatori… nuovo sangue fu sparso dall’austriaco in difesa del pontefice. (31)
Il cardinale Bernetti, ministro di Gregorio 16°, sarebbe stato certamente il più infausto e spietato dei governanti se non fosse stato sostituito dal cardinale Lambruschini, il quale fu di lui più inetto nell’amministrazione e più immorale. Scomunicata dal pontefice, Ancona fu lasciata in balia delle rappresaglie crudeli del cardinale Albani… I sanfedisti giuravano di sterminare i liberali “non guardando né gridar di fanciulli, né piangere di vecchi e di donne”… avviliti i tribunali e la polizia posta in balia di famigerati malfattori (il Barbone a Roma, bandito famoso, già sotto taglia di seimila scudi). Il Nardoni, l’Allai e il Virginio Alpi, capi onnipotenti, inondarono gli Stati di spie, di agenti provocatori, e le condanne andavano di pari passo delle infami delazioni false. Questo il governo del vicario di Cristo in terra, Gregorio 16°. (32)
Capitolo 4° – Giuseppe Mazzini e la Giovine Italia (1830-1834)
Il 1° gennaio 1833, a Chambéry, l’abate Guyon tiene le missioni. Delle baracche erano state erette nella pubblica piazza, ove preti e monaci tenevano bottega di rosarii, di reliquie, di santini, di amuleti miracolosi. Alcuni giovani insorgono, distruggono una baracca. Molti arresti, poi liberati per minacce di sollevazione del popolo. (36)
Regno di Carlo Alberto, 1833. Infinite le torture morali e materiali… Jacopo Ruffini, per sottrarsi al pericolo (della confessione sotto tortura), conficcatosi nel cuore un chiodo strappato alla porta della segreta… Maledetto ancor oggi in Alessandria è il nome di Galateri, il quale mandava a morte… Il terrore regnava con Carlo Alberto… (37)
In Toscana (1833) il duca Leopoldo stava per accettare le profferte di Metternich. Il ministro Fossombroni richiamò il suo principe al rispetto della propria dignità e indipendenza, e salvò la Toscana dalla vergogna dei re di Piemonte, di Napoli, del duca di Modena, della duchessa di Parma, del pontefice, sorretti da austriache baionette… Era permesso di vivere. Non di pensare. (38)
Genova non si mosse… i congiurati, alla notizia del tentativo fallito di Savoia, dovettero disperdersi e fuggire per sottrarsi alle feroci rappresaglie del governo di Carlo Alberto. Fra questi, un umile marinaio, disertore dalla regia fregata “Des Geneys”, Maria Giuseppe Garibaldi, dal nome di guerra “Cleombroto”… (40)
Il motto di Mazzini “Dio e popolo”… ma il popolo, dalla secolare servitù fiaccato, falliva alle speranze, e Dio non cura le sorti dei popoli ignavi… Per Garibaldi il motto era “Patria, Umanità, Libertà anche col diavolo!” (41)
All’Italia l’onore di una grande missione: pacifica espansione di uomini e di idee; predominio intellettuale e morale; sostenitrice e centro di coordinamento nell’Europa della pace e della giustizia internazionale. (42)
Capitolo 5° – La giovinezza di Garibaldi (1807-1836)
Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio 1807. Suoi fratelli: Angelo, Michele, Felice, Teresa. Padre: Domenico. Madre: Rosa Raimondo. Garibaldi scrisse Memorie autobiografiche (Firenze, Barbera Editore, 1895). (43)
Garibaldi scrisse di sua madre: “… mi si presentava genuflessa, curva al cospetto dell’Infinito, l’amorevole mia genitrice, implorando per la vita del nato dalle sue viscere. Ed io, benché poco credente nell’efficacia della preghiera, n’ero commosso, felice o meno sventurato…. I miei primi maestri furono due preti, e credo che l’inferiorità fisica e morale della razza italiana provenga massime da tale nociva costumanza… Comunque, un prete è un impostore, ed io mi devo al santo culto del vero.” (45, 46)
“… la gioventù nizzarda: svelta, forte, coraggiosa,… ma condotta disgraziatamente su perverso sentiero, prima dai preti, poi dalla depravazione importata dallo straniero, che ha fatto della bellissima Cibele dei Romani la sede cosmopolita di ogni corruzione.” (46)
Nizza era tornata “sarda” nel 1814. (47)
A Roma… l’odio contro la teocrazia, odio che ispirò tutta la sua vita… “Roma è il simbolo dell’Italia una… E l’opera più infernale del papato è quella di tenerla divisa moralmente e materialmente:” (48)
Il suo carissimo amico G. Battista Cuneo scrisse: “… si ascrive alla Giovine Italia ((1833)), assumendo il nome di guerra… Borel.”… Dopo la diserzione dal “Des Geneys” (4 febbraio 1834), Garibaldi è condannato a morte dal governo di Carlo Alberto. Ripara a Marsiglia, poi a Rio Janeiro (Brasile, 1836). (54, 55)
Capitolo 6° – Nuovi martiri (1834-1844)
L’ambasciatore austriaco Bombelle, il ministro della Scarena e il cardinale Tiberio Pacca tramarono contro Carlo A. per conto di Metternich… Barbaroux convinse Carlo A. a non fare distinzione fra nobili e plebei nel popolo e a non dar seguito alle richieste del Nunzio apostolico per ristabilire i tribunali di inquisizione nel regno. (64)
Ferdinando 2° di Napoli… Peggiorando col volger degli anni, disfaceva il meglio fatto, ormai non affidandosi più che ai consigli del confessore e di mons. Cocle, arcivescovo di Patrasso; sì che in breve i Gesuiti diventarono onnipotenti; e il loro fondatore, sant’Ignazio di Lojola, ebbe il grado di maresciallo di campo, con lo stipendio del grado, pagabile alla casa professa di Napoli… alle cortigiane si erano sostituiti i gesuiti, e nelle pubbliche amministrazioni i funzionari gareggiavano col re in rapacità…. Il re creò un corpo di 8000 gendarmi… sotto gli ordini dell’efferato ministro marchese Del Carretto… Nel 1837 il terribile morbo (colera) decimava la popolazione, disseminando terrore fra le popolazioni abbrutite dai tristi governi e dalle superstizioni fomentate dai preti. L’epidemia era tremenda. La morìa fu di una violenza inaudita, e l’umana ferocia accrebbe gli orrori di quell’ora spaventosa, quale non ne ebbe il medioevo. La plebe aveva fantasticato di supposti avvelenatori del re di Napoli. Reazione: vendette private, rapine, uccisioni, massacri per le strade pubbliche… dove i magistrati, tardi alla fuga, furono sbranati a furia di popolo, disarmati i soldati, messa ogni cosa a ruba e a sangue, incendiati i lazzaretti. Poi venne il Del Carretto che si coprì di infamia giustiziando colpevoli e innocenti senza distinzione… Istituite misure contro la propagazione della cultura, ma rispettato l’antico feudalesimo della chiesa. Gravi danni alla Sicilia per la disputa sulle zolfatare fra gli Inglesi e Ferdinando 2°. (65) … le ignominie che in nome del pontefice vi (in Ancona) commettevano i suoi prelati funzionari. (66)
Capitolo 7° – La marcia del pensiero (1844-1848)
… papato, che fu, sempre o quasi, il grande nemico d’Italia, da esso sì largamente sfruttata e sì tristemente corrotta;… (70)
Tutto è contraddizione in Carlo A…. Il re asceta, a sbalzi rivoluzionario, cospiratore e traditore, circondato, dominato, ipnotizzato dai Gesuiti, crudele, inesorabile nelle repressioni, perseguitato dai rimorsi, sospettoso. (71)
Era l’anno 1845: il governo dei preti era tornato al peggio: le persecuzioni parvero intollerabili, e di nuovo scoppiò la rivolta…. Oppressa la rivolta, il governo pontificio commise le proprie vendette alle commissioni militari, le quali, interpretando i desideri del pontefice, simulavano giudizi uccidendo o incarcerando arbitrariamente…. A Ravenna, il cardinale Massimo, duro e spietato nel governo… (75)
Gregorio 16° morì il 1° giugno 1846, lasciando in eredità la triste protezione austriaca, un esercito di 17000 svizzeri, tutte le amministrazioni rovinate, l’erario in deficit, un debito enorme, il patrimonio dello Stato menomato di molti e molti milioni di franchi. Il 15 giugno fu eletto Pio 9°…. Gregorio 16° si era sottomesso all’Austria, commettendo e lasciando commettere inaudite stragi, aveva approvato le usurpazioni di Luigi Filippo, scomunicando i Polacchi per propiziarsi la Russia, aveva tacitamente approvato l’Inghilterra che affamava l’Irlanda, onde punirla della sua fede concessa al cattolicesimo;… (76)
Ma i sanfedisti si misero in lotta contro le tendenze liberali di Pio 9°… un curato d’Ancona, certo Gigliucci, dal pulpito eccitava la plebe a trucidare i liberali; altri curati armavano i contadini, in attesa della strage; i cardinali de Angelis e Della Genga eccitavano alla guerra civile e additavano il papa per un settario ascritto alla Giovine Italia… (77)
Secondo l’Anelli “il papa, che forse già meditava di finire le dilunghe in un rifiuto, d’ascoso avrebbe interrogato l’Austria, se al bisogno ei potesse appoggiarsi nelle armi di essa.”… Una congiura era stata tramata da tristi cardinali (Nardoni, Minardi, Freddi, Olai) allo scopo di imprigionare il pontefice, di menar strage dei liberali e di instaurare l’antico governo. … Congiura svelata, tumulti con morti e feriti, i congiurati ripararono a Modena. (78)
Repressione dei moti di Reggio Calabria e Messina del 1847: La ferocia degli sgherri di Ferdinando era bestiale quanto quella del loro re; fu recisa la testa al glorioso cadavere (di Domenico Romeo, capo della sommossa) e, conficcata su un lungo palo, fu portata in trionfo. Il nipote dell’ucciso, Pietro, ferito e rimasto prigioniero, fu costretto a reggere l’orribile trofeo. … Metternich temeva, ma aveva l’appoggio di Prussia e Russia… 1848. La scintilla partì da Palermo, Il 10 febbraio Ferdinando 2° proclama la Costituzione a favore di un popolo che, nel corso dei secoli, asservito alle dominazioni successive greca, cartaginese, romana, araba, normanna, longobarda, era sempre stato trattato con insolenza dai conquistatori; ridotto poi al nulla, avvilito dalle varie signorie: francese, savoina, aragonese, austriaca, borbonica. (79, 80)
Immagine di Copertina tratta da YouTube.

