Pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti
Firenze, Giunti & Lisciani Editori, 1991
Parte 4 di 4
Ulteriori funzioni e applicazioni del Metodo III nella scuola
Possiamo affermare con una certa sicurezza che i conflitti tra insegnanti e studenti sono provocati soprattutto da tre condizioni:
- Quando non ci sono regole e norme di comportamento chiare.
- Quando le regole e le norme di comportamento non sono dichiarate apertamente e perciò sono difficili da capire e interpretare:
- Quando le regole e le norme di comportamento sono imposte agli studenti dall’autorità degli adulti senza la loro partecipazione, specialmente se queste regole sembrano ingiuste o immotivate.
Per evitare conflitti, la scuola e le classi devono istituire dei procedimenti che coinvolgano gli studenti, oltre che gli insegnanti, nel processo di definizione-decisione delle regole e delle norme di comportamento.
Tradizionalmente le regole che gli studenti sono tenuti a seguire in classe sono determinate esclusivamente dagli insegnanti. E altrettanto tradizionalmente molti studenti infrangono queste regole. Gli insegnanti, perciò, trascorrono gran parte del loro tempo (circa il 50 o il 60%) a sorvegliare le classi, a cercare di far rispettare le regole, a punire gli studenti che le infrangono. (226)
È molto importante che gli studenti capiscano perfettamente che l’insegnante non si servirà del proprio potere per essere sicuro di ottenere soltanto quelle regole che preferisce. Allo stesso modo è importante che capiscano che anche a loro non sarà permesso di usare il loro potere! (227)
Se gli studenti non rispettano gli accordi.
A volte gli insegnanti possono rilevare che uno studente non rispetta gli impegni presi. Quando questo accade qualcuno è tentato di ritornare all’uso del Metodo I (autoritario) e, quindi, all’uso del potere. Questa reazione è disastrosa e inevitabilmente annulla tutti i progressi fatti dall’insegnante cercando di convincere gli studenti di avere smesso di ricorrere al potere per risolvere i conflitti. Noi consigliamo agli insegnanti di inviare prima di tutto un severo messaggio in prima persona, che comunichi chiaramente il proprio disappunto e le conseguenze negative dell’accordo non rispettato dallo studente. Molto probabilmente il messaggio in prima persona susciterà una risposta dello studente per spiegare il motivo per cui non ha potuto o non ha voluto rispettare l’accordo. In questo caso l’insegnante può decidere ad esempio se:
- Dare allo studente un’altra possibilità.
- Trovare qualche maniera per ricordare allo studente di mantenere e di rispettare l’accordo.
- Ritornare al processo di risoluzione del problema e cercare di trovare una soluzione migliore, una che sia più facile da rispettare per lo studente. (231)
Bisogna ricordare a questi ragazzi che il nuovo metodo per la risoluzione dei conflitti è una sostituzione della punizione, che questo nuovo metodo si basa sulla fiducia. Parlare ancora di punizioni o di penalità comunica mancanza di fiducia, dubbio e pessimismo. (233)
Se l’infrazione dello studente si trova nell’area dei problemi che appartengono all’insegnante, si consiglia il seguente procedimento:
- accertarsi che lo studente conosca la regola in questione e le conseguenze prescritte per la sua infrazione;
- comunicare un chiaro messaggio in prima persona;
- dopo aver comunicato il messaggio in prima persona, passare all’ascolto attivo;
- se lo studente non cambia atteggiamento, passare al Metodo III. (234)
Capitolo decimo
La collisione di valori nella scuola
Ci sono conflitti fra insegnanti e studenti che difficilmente trovano risoluzione con il Metodo III. Si tratta di tutti quei conflitti che si verificano in seguito a una divergenza di opinioni, valori, concezioni, ideali, credenze, gusti personali e modi di vivere (es.: la lunghezza dei capelli, il modo di vestirsi, la scelta degli amici). (237)
Le collisioni relative a una divergenza di valori, purtroppo, non possono essere evitate o ignorate. Se gli insegnanti cercano di evitarle o ignorarle ottengono risultati ancora peggiori. Se si verificano divergenze di valori tra insegnanti e studenti bisogna assolutamente fare qualche cosa. La prima cosa da fare è quella di riconoscere che si tratta di una divergenza di valori o di una ‘collisione di valori’. (238)
I messaggi in prima persona raramente riescono a convincere uno studente a modificare un comportamento che si basa su valori o convinzioni profonde. (239)
Le persone difficilmente sono motivate a modificare il proprio comportamento, a meno che non riescano a convincersi che stanno interferendo con un’altra persona in modo concreto.
Se i messaggi in prima persona hanno scarsa probabilità di indurre uno studente a modificare un valore o un comportamento molto radicato, questo non significa che gli insegnanti non debbano neanche tentare con i messaggi in prima persona. Infatti, non è detto che non funzionino, anzi potrebbero addirittura avere degli effetti positivi. (240)
Se si tratta di un conflitto relativo ai valori, raramente gli studenti accettano di intraprendere un processo di risoluzione del problema, per il fatto che non credono che l’insegnante stia davvero subendo un danno o un disagio concreto a causa del loro comportamento. Non accettano quindi di entrare nel processo di risoluzione del problema perché, semplicemente, non vedono alcun problema. (241)
Le persone che si trovano in una posizione di autorità tradizionalmente ricorrono al potere quando si trovano ad affrontare conflitti di valori con i ragazzi.
Anche gli insegnanti sono tentati di ricorrere al sistema autoritario per cercare di risolvere gravi conflitti di valori con gli studenti. Più grave è il comportamento, più sono tentati di adottare una linea dura. (242)
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Immagine di Copertina tratta da Centro di Ascolto Psicologico.

