Pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti
Firenze, Giunti & Lisciani Editori, 1991
Parte 3 di 4
Le molteplici utilizzazioni dell’ascolto attivo
L’ascolto attivo favorisce discussioni produttive in classe relative a specifici argomenti. Vince la resistenza degli studenti ad apprendere cose nuove. Aiuta gli studenti molto dipendenti e sottomessi. Aiuta una classe ad esternare e analizzare sentimenti provocati da eventi dirompenti sia dentro che fuori la scuola. Favorisce colloqui più produttivi con i genitori o tra insegnanti, genitori e studenti. (96)
L’ascolto attivo per fronteggiare la resistenza all’apprendimento.
A volte gli insegnanti incontrano delle resistenze: non sempre gli studenti vogliono imparare. Questa resistenza può assumere varie forme, dalla totale passività al palese rifiuto di collaborare. La maggior parte degli insegnanti, purtroppo, non immagina neanche lontanamente che questa resistenza possa essere un segno che gli studenti stanno attraversando delle difficoltà. Invece di cercare di capirne i motivi, essi ricorrono all’uso delle barriere alla comunicazione. (103)
La resistenza all’apprendimento quasi sempre indica che lo studente ha qualche problema nella sua vita, tale da interferire con la sua capacità di funzionare nell’area Insegnamento-Apprendimento. In questi casi, piuttosto che punirlo perché sta attraversando un problema, è compito dell’insegnante cercare di aiutare lo studente a recuperare la funzione di apprendimento più rapidamente possibile. (104)
L’ascolto attivo per aiutare gli studenti dipendenti.
L’uso diffusissimo delle barriere alla comunicazione da parte dei genitori e degli insegnanti induce gli studenti ad adottare particolari sistemi di difesa. Probabilmente il sistema più diffuso fra gli studenti per cercare di fronteggiare i messaggi provenienti dagli adulti è quello di diventare remissivi, dipendenti e non comunicativi. (106)
Gli studenti ovviamente incontrano simili problemi già dai primi anni di vita. Ma questi problemi appartengono a loro. Se sono costretti ad affrontarli e risolverli, essi imparano anche a fronteggiare i sentimenti negativi e a trovare le soluzioni. Se imparano a fare assegnamento solo sulle proprie forze, confidare nei propri sentimenti e accettare le conseguenze delle proprie decisioni, essi potranno sviluppare sicurezza, autonomia e indipendenza. Il danno maggiore che gli insegnanti possono procurare agli studenti è quello di assumere un atteggiamento protettivo nei loro confronti sottraendoli a un’esperienza fondamentale: e cioè affrontare le conseguenze delle proprie decisioni. (110)
Come impiegare al meglio il dibattito di gruppo.
Gli insegnanti che imparano a cogliere quei segnali che indicano distrazione o preoccupazione negli studenti possono aiutarli ad affrontare le proprie emozioni, prima di tutto sospendendo temporaneamente il programma delle attività di studio. Dopo di che possono proporre una discussione di gruppo in modo che gli studenti possano esternare i propri sentimenti, le proprie emozioni. Anche in questo caso bisogna ricorrere all’ascolto attivo. (111)
Che fare se gli studenti creano problemi agli insegnanti?
Che cosa possono fare gli insegnanti quando giustamente ritengono che il comportamento di uno studente sia intollerabile e quindi lo collocano nell’area dei problemi che appartengono all’insegnante?
Il termine ‘confrontare’ è stato scelto per descrivere l’atto di affrontare un’altra persona per dirle che il suo comportamento sta interferendo con i vostri diritti. (123)
Di fronte a comportamenti intollerabili degli studenti, il 90-95% circa degli insegnanti invia dei messaggi di confronto che hanno dimostrato di produrre con una certa frequenza almeno uno dei seguenti effetti o conseguenze:
Lo studente
- Resiste al cambiamento auspicato dall’insegnante.
- Si sente considerato uno stupido o tutt’al più irrimediabilmente incapace.
- Sente che l’insegnante ha poca considerazione di lui come una persona con dei sentimenti e delle esigenze.
- Si sente colpevolizzato, umiliato o a disagio.
- Si sente ferito nell’orgoglio.
- Sente di essere costretto a difendersi.
- Prova rabbia e desiderio di vendetta.
- Diventa demotivato, abbandona qualsiasi tentativo.
I messaggi tipici che gli insegnanti inviano quando affrontano gli studenti sono divisi in tre categorie: messaggi direttivi, messaggi repressivi, messaggi indiretti.
L’inefficacia dei messaggi direttivi (Ordinare, Comandare, Esigere. Avvisare, Minacciare. Fare la predica, Rimproverare. Redarguire, Fare argomentazioni logiche. Consigliare, Dare soluzioni).
I messaggi direttivi comunicano allo studente in che modo esattamente debba modificare il suo comportamento – ciò che deve fare, ciò che è meglio che faccia – ciò che dovrebbe fare o che potrebbe fare. Attraverso questi messaggi l’insegnante detta delle soluzioni per i suoi stessi problemi e pretende che lo studente le accetti. (124)
L’inefficacia dei messaggi repressivi (Giudicare, Criticare, Disapprovare, Biasimare. Definire, Stereotipare, Mettere in ridicolo. Interpretare, Analizzare, Diagnosticare. Apprezzare, Concordare, Fare valutazioni positive. Rassicurare, Confortare, Incoraggiare. Indagare, Contestare, Mettere in dubbio).
Anche peggiori sono i messaggi repressivi in quanto denigrano lo studente, attaccano la sua personalità, favoriscono il suo orgoglio. (126) I messaggi repressivi comportano valutazione, critica, derisione, giudizio. (127)
I messaggi repressivi possono essere:
- Rifiutati oppure
- Interiorizzati dallo studente come prova aggiuntiva della propria inadeguatezza.
L’inefficacia dei messaggi indiretti.
Nella categoria dei messaggi indiretti sono compresi scherzare, stuzzicare, fare del sarcasmo, fare delle digressioni e dei commenti spiritosi. (128)
I messaggi indiretti non hanno alcun effetto. E, anche quando ne hanno qualcuno, gli studenti imparano da questi messaggi che l’insegnante non è chiaro e aperto, ma indiretto e ambiguo. (129)
Cosa c’è di sbagliato nei messaggi in seconda persona (messaggi-tu).
Es.:
- (Tu) non ti comporti in modo maturo (criticare).
- (Tu) ti stai comportando come un bambino (definire).
- (Tu) credi di essere un sapientone (fare del sarcasmo). (130)
Il messaggio in seconda persona è una valutazione negativa dello studente. (131)
Perché i messaggi in prima persona (messaggi-io) sono più efficaci.
Es.:
- (Io) sono infastidito da tutto questo rumore.
- (Io) sono proprio stanco di alzare la voce per mantenere l’ordine in questa classe. (130)
I messaggi in prima persona possono essere definiti “messaggi di assunzione di responsabilità” sotto due aspetti: primo, l’insegnante che invia un messaggio in prima persona si assume la responsabilità del proprio stato d’animo e anche la responsabilità di essere aperto abbastanza da esprimere sinceramente i suoi sentimenti allo studente; secondo, i messaggi in prima persona lasciano allo studente la responsabilità del proprio comportamento. Allo stesso tempo, i messaggi in prima persona evitano l’impatto negativo provocato dai messaggi in seconda persona, permettendo allo studente di sentirsi considerato ed utile, non risentito e arrabbiato.
I messaggi in prima persona assolvono tre fondamentali criteri per un confronto positivo:
- possono con molta probabilità sollecitare la volontà di cambiamento;
- riducono al minimo la valutazione negativa dello studente;
- non pregiudicano il rapporto. (132)
Gli studenti vedranno nell’insegnante una persona vera, perché sta sviluppando la sicurezza interiore di mostrare i propri sentimenti, prima a se stesso e poi agli altri, di mostrarsi come una persona capace di sentimenti anche negativi, disappunto, contrarietà, rabbia, paura.
Per molti insegnanti questa franchezza costituisce una minaccia perché distrugge l’immagine che si sono costruiti.
I messaggi in seconda persona costituiscono un’arma di difesa per questi insegnanti, in quanto li aiutano a nascondere i propri sentimenti, a colpevolizzare gli studenti piuttosto che ad assumersi la responsabilità di rivelare le proprie debolezze. (133)
I messaggi in prima persona favoriscono un rapporto più intimo. Rivelano gli insegnanti per quello che sono: delle persone vere con cui gli studenti possono instaurare rapporti significativi.
Come formulare un messaggio in prima persona.
Secondo gli insegnanti comunicare messaggi in prima persona non è affatto semplice. Per avere il massimo impatto sugli studenti, un messaggio in prima persona deve possedere tre elementi:
- Prima di tutto, deve far capire agli studenti che cos’è che provoca il problema all’insegnante. (134) Un buon messaggio in prima persona è un rapporto obiettivo dei fatti senza alcuna valutazione personale. I messaggi in prima persona che esprimono valutazioni e giudizi negativi non sono altro che “messaggi in seconda persona camuffati”. Bisogna notare che qualsiasi messaggio in prima persona inizia con “quando, se”. È importante che lo studente sappia che è solo in particolari momenti, quando avviene quel comportamento specifico, che l’insegnante ha un problema. Non è che l’insegnante sia sempre infastidito nei suoi confronti. È solo quando si trova di fronte ad un particolare comportamento o situazione che si infastidisce. Questo aiuta lo studente a capire che l’insegnante sta concentrando l’attenzione su una situazione in particolare o su un comportamento, non sul suo carattere in generale o sulla sua persona.
- Il secondo elemento di un messaggio in prima persona è generalmente il più difficile da comunicare. Espone l’effetto tangibile o concreto causato sull’insegnante dallo specifico comportamento descritto nella prima parte del messaggio. (135) Il fatto è che spesso gli studenti non immaginano affatto che il proprio comportamento stia disturbando gli altri. La loro intenzione è semplicemente quella di soddisfare le proprie esigenze. Per lo più essi sono del tutto inconsapevoli che comportandosi in un certo modo potrebbero provocare dei problemi agli altri.
- Il terzo elemento di un messaggio in prima persona deve richiamare i sentimenti provati dall’insegnante a causa di un comportamento rifiutato. (136)
Cosa fare dopo aver inviato un messaggio in prima persona.
Anche il messaggio in prima persona strutturato nel migliore dei modi potrebbe provocare nello studente dispiacere, sorpresa, imbarazzo, reazione, polemica o addirittura pianto. Spesso la risposta iniziale dello studente sarà costituita da qualche segnale che indica che è ora l’insegnante ad aver provocato, tramite il confronto, un problema allo studente. È necessario, in questo caso, cambiare tattica: dal confronto di nuovo all’ascolto attivo. Questo passaggio dal confronto all’ascolto attivo aiuta lo studente ad affrontare il suo problema. Dimostra anche che l’insegnante capisce e accetta le reazioni dello studente. (137)
Come controllare la collera.
Quando la collera è il sentimento che fa parte del messaggio in prima persona, il confronto è percepito dagli studenti come messaggio che comunica biasimo e repressione. Invece di rivelare i sentimenti interiori dell’insegnante, la collera punta l’indice sulla colpa dello studente. (139)
La modifica del contesto educativo per prevenire i problemi.
Ponendo l’attenzione direttamente sul contesto, gli insegnanti possono dilatare ulteriormente l’area non-problematica e aumentare enormemente il tempo di insegnamento-apprendimento, anche più di quanto si possa ottenere tramite l’utilizzazione dei messaggi in prima persona. (144)
Una delle maggiori frustrazioni provate dagli insegnanti è il profondo senso di fallimento per non poter praticare la propria professione, l’insegnamento. (158)
Benché le dodici barriere alla comunicazione siano del tutto inutili e dannose per gli studenti quando essi hanno un problema o quando è l’insegnante ad avere un problema, gli studenti raramente reagiscono negativamente alle stesse barriere se l’insegnamento e l’apprendimento sono soddisfacenti.
Quando il rapporto insegnante-studente è buono in quanto entrambi possono soddisfare le proprie esigenze, di solito è giusto e opportuno che gli insegnanti dirigano, avvertano, facciano la paternale, rimproverino, consiglino, critichino, valutino positivamente, analizzino, domandino, rassicurino e facciano persino del sarcasmo e dello spirito. (159)
Conflitti in classe
Si tratta di conflitti che scaturiscono quando il comportamento degli studenti interferisce tangibilmente e concretamente con le esigenze dell’insegnante – quando gli studenti impediscono all’insegnante di fare il suo lavoro. (162)
Con gli studenti più giovani quasi tutti gli insegnanti si servono molto del sistema della punizione. Non soltanto li puniscono negando loro le cose di cui hanno bisogno, ma possono comportarsi anche in modi che provocano loro disagio o male sia fisico che morale. Schiaffi, sculacciate, parole offensive (oggi sarebbe reato!), lavoro extra, brutti voti, castighi, mettere in ridicolo, mettere delle note, cacciare dalla classe o dalla scuola, dare compiti per punizione, scrivere note per genitori, e tantissimi altri sistemi simili usati per costringere gli studenti ad esaudire le loro richieste.
La punizione funziona abbastanza bene (per lo meno si ottiene della compiacenza) quando gli insegnanti posseggono una statura psicologica e fisica abbastanza elevata da incutere timore negli studenti. Tuttavia, i ragazzi gradualmente perdono il timore nei confronti dell’insegnante per cui il suo potere si riduce. (174)
Con gli alunni delle scuole elementari l’insegnante ha a disposizione innumerevoli sistemi per gratificare e punire, mentre i ragazzi riescono a ottenere pochissime soddisfazioni in maniera indipendente. Uno studente delle scuole superiori è invece in grado di ottenere la maggior parte delle proprie soddisfazioni dalle attività che fa (sport, amici, ragazzi o ragazze, macchine e viaggi, ecc.). Questo è il motivo per cui l’insegnante non possiede molti sistemi efficaci per gratificare (forse i voti) e praticamente nessun sistema per punire (forse la sospensione). (175)
Dal momento che la maggior parte degli insegnanti continua a voler esercitare il controllo mediante il potere, gli adolescenti naturalmente reagiscono opponendo resistenza, mostrando spirito di indipendenza, ribellione e comportamento contestatore.
La ribellione nei giovani, lo Sturm und Drang, le difficoltà di rapporto e il cosiddetto divario generazionale non sono del tutto inevitabili. I rapporti insegnante-studente nella scuola media e superiore sono molto più tesi e stressanti perché fin da piccoli gli studenti sono stati educati da genitori e insegnanti con il sistema del potere. Per cui, una volta cresciuti, incominciano a reagire a questi sistemi con una crescente rabbia, ostilità, ribellione, resistenza e contestazione.
Gli studenti non sono naturalmente portati a ribellarsi contro gli adulti nella scuola. Si ribellano contro l’uso del potere. Se si abbandona l’uso del potere, la maggior parte della loro ribellione a scuola scompare. (176)
I meccanismi di difesa adottati dagli studenti.
- Ribellarsi, resistere, sfidare. Quando la libertà degli individui è minacciata, essi oppongono resistenza e sfida o fanno esattamente l’opposto (sfida) di ciò che è stato loro imposto. Gli studenti, grandi o piccoli che siano, trovano sempre il sistema per resistere e sfidare i tentativi dell’insegnante di modificare il loro comportamento facendo ricorso al potere. (178)
- Ritorsioni, vendette. Gli insegnanti che dominano i propri studenti tramite “autorità” corrono un altissimo rischio di provocare ostilità, ritorsione e vendetta. Spesso le ritorsioni più violente colpiscono proprio quegli insegnanti benevoli e paternalistici che pretendono di camuffare il potere con affermazioni del tipo “Lo sto facendo soltanto per il tuo bene” oppure “Un giorno mi ringrazierai”. Questi insegnanti paternalistici non solo provocano sentimenti di rabbia e frustrazione derivanti dal fatto che gli studenti sono costretti sempre a perdere; oltre a questo provocano negli studenti dei forti sensi di colpa per le loro azioni contro l’insegnante “benevolo”. Le ricerche di Bateson hanno rilevato che questo tipo di sensi di colpa provoca delle tensioni interne che portano persino alla pazzia.
- Mentire, fare la spia, fare l’ipocrita. Il ricorso alla menzogna è un sistema molto comune fra gli studenti per fronteggiare il potere degli insegnanti. Essi apprendono immediatamente che non è il caso di essere sinceri con coloro che detengono il potere. Molti imparano a non dire mai niente a meno che non siano direttamente interrogati, e in quel caso dicono soltanto ciò che può evitare qualsiasi responsabilità e punizione. Un altro sistema di difesa adottato dagli studenti è quello di evitare di essere scoperti. In questo caso l’unico crimine consiste nel farsi scoprire a fare qualcosa di sbagliato. Gli insegnanti e le scuole autoritarie insegnano sistematicamente agli studenti questa forma di amoralità. Il gioco è semplice. L’insegnante detiene il potere, detta le regole e deve farle rispettare. Il compito dello studente è di violare il maggior numero di regole possibili ma senza farsi scoprire. Se viene scoperto allora ricorre alla menzogna. (179)
- Incolpare altri, spettegolare. Un modo naturale per combattere l’insegnante che si serve della punizione è quello di far ricadere la colpa sugli altri. Gli insegnanti che cercano di ottenere dei comportamenti soddisfacenti utilizzando frequentemente premi e ricompense, spingono gli studenti a competere l’uno contro l’altro o a parlare male degli altri per conquistarsi delle ricompense.
- Imbrogliare, copiare, plagiare. Il sistema del voto in vigore nelle scuole è un altro importante strumento di potere in mano all’insegnante, spinge gli studenti ad imbrogliare, a copiare, a plagiare. La maggior parte degli insegnanti sa che persino gli alunni più bravi possono copiare o imbrogliare pur di avere la soddisfazione di ottenere un voto alto.
- Comandare, fare il prepotente, infierire sugli altri. Il potere sotto forma di comando e prepotenza fornisce ai giovani un modello che sono portati a ricalcare nei loro rapporti con gli altri. (180)
- Desiderio di vincere, odio per la sconfitta. Se nella scuola vige il sistema della ricompensa e della punizione, i giovani ben presto imparano l’importanza di essere vincenti e di essere visti di buon occhio. Allo stesso tempo imparano anche degli atteggiamenti di rifiuto nei confronti della sconfitta e della cattiva considerazione. Ogni giorno gli insegnanti trattano i ragazzi con sistemi che prevedono l’elogio, i voti riportati sui registri, privilegi speciali, sorrisi, carezze, ecc. Non bisogna quindi meravigliarsi che la nuova generazione dia così importanza alla vittoria, alla supremazia, alla superiorità rispetto ai propri compagni. Il problema è che purtroppo non tutti i ragazzi possono vincere. Che cosa accade a quei giovani che hanno limitate capacità intellettuali o fisiche? Nella maggior parte delle scuole questi ragazzi sono continuamente messi di fronte all’evidenza della loro inadeguatezza, incompetenza, insufficienza, incapacità o sconfitta. Essi sono destinati a diventare adulti frustrati, insicuri, perdenti e invidiosi dei successi altrui. Questi ragazzi acquisiscono poca fiducia in se stessi e sviluppano atteggiamenti di disperazione e disfatta. Oppure abbandonano qualsiasi tentativo. Una classe frequentemente connotata dalla ricompensa è soprattutto dannosa per quegli studenti che non hanno possibilità di conquistarla.
- Organizzarsi, allearsi. A volte gli studenti sviluppano un altro meccanismo di difesa nei confronti dell’autorità e del potere: si organizzano fra di loro. (181)
- Sottomettersi, mostrarsi compiacenti e servili. Piuttosto che subire, gli studenti diventano dei “passivi-aggressivi”: cioè, esteriormente si dimostrano remissivi, ma interiormente si ribellano. Tra questi espedienti vi sono quei sistemi inventati dagli studenti per guadagnarsi i favori degli insegnanti molto potenti. Ad esempio, fare lo stupido, sorridere, annuire, mostrarsi d’accordo, fare dei complimenti, dimostrare ammirazione sono tutti meccanismi di difesa che imparano ad usare, nella speranza di ottenere favori e privilegi dagli insegnanti. Gli studenti diventano molto abili nell’utilizzazione di questo tipo di comportamenti anche se chiaramente capiscono l’ipocrisia che vi è sotto. (182) Gli studenti che continuano a comportarsi in maniera remissiva e compiacente sono destinati da adulti a provare un vero e proprio terrore per tutte quelle persone che hanno qualche posizione di potere. Per tutta la vita restano dei bambini, sottomessi passivamente all’autorità, negando le proprie stesse esigenze, temendo di essere se stessi o di lottare persino per i propri diritti, per paura di affrontare dei conflitti.
- Adulare, lusingare. Un meccanismo di difesa abbastanza ovvio contro il potere è quello di cercare di prendere per il verso giusto quelle persone che hanno il potere di gratificare o punire. Gli studenti imparano subito che gli insegnanti non elargiscono ricompense o punizioni in modo equo e coerente. Possono però essere “conquistati”; possono avere dei preferiti; sono sensibili alle lusinghe e le lusinghe possono far guadagnare molti favori.
- Adeguarsi, non correre rischi inutili. Il potere e l’autorità dell’insegnante favoriscono l’appiattimento piuttosto che la creatività. La creatività, infatti, fiorisce in un clima in cui gli studenti si sentono liberi di sperimentare, un clima che valorizzi le differenze e non l’adesione a un modello valido per tutti. Gli studenti dotati capiscono subito come comportarsi, come adeguarsi, come evitare guai, come accontentare l’insegnante. Essi si nascondono dietro una maschera di sicurezza, conformismo e normalità.
- Fuggire, chiudersi, fantasticare, regredire. (183) Se diventa troppo difficile riuscire a sopportare l’autorità e il potere degli insegnanti e degli amministratori scolastici, gli studenti possono decidere di fuggire sia psicologicamente che fisicamente. La situazione che in modo particolare provoca la fuga da parte degli studenti è una scuola in cui le ricompense sono molto ambite e le punizioni molto severe; dove le ricompense e le punizioni non sono date in modo coerente; dove si pretendono livelli talmente alti che le possibilità di successo sono praticamente minime; e dove la competizione tra gli studenti è davvero feroce. Guai ad abbandonare a se stessi tutti quegli studenti lenti nell’apprendimento, immaturi, taciturni e introversi, in una classe in cui le ricompense e la punizione costituiscono la principale motivazione. (184)
Conseguenze dell’uso del potere.
Quando si ricorre al potere per risolvere i conflitti in classe, anche chi vince deve pagare un prezzo.
- Prima di tutto, il potere dell’insegnante dà potere anche alle sue stesse vittime (gli studenti); Suscita un potere esattamente contrario, un potere di opposizione, favorisce la sua propria distruzione.
- Secondo, il ricorso al potere riduce l’influenza dell’insegnante, costringendo gli studenti a comportarsi nei modi prescritti. Non riesce a persuaderli, a convincerli, a educarli o a motivarli a comportarsi in modi particolari.
- Il ricorso al potere provoca una terza conseguenza: gli insegnanti non hanno alcuna possibilità di allacciare rapporti amichevoli e sereni con gli studenti. Le stesse cose valgono quando sono gli studenti a esercitare il potere. Possono diventare intolleranti, insolenti e ingiuriosi non soltanto nei confronti dell’insegnante ma anche nei confronti di tutti coloro che oppongono qualche resistenza. (186) Il potere provoca risentimento e gli studenti dispotici finiscono per essere detestati dai loro insegnanti e anche dagli altri studenti. È terribilmente difficile provare affetto nei confronti di questo tipo di ragazzi. (187)
Invece di dire che sono gli studenti a volere dei limiti al loro comportamento, sarebbe meglio affermare che gli studenti vogliono e hanno bisogno di informazioni da parte dei loro insegnanti per sapere che cosa ne pensano del loro comportamento, in modo da poter modificare da sé quei comportamenti che potrebbero essere rifiutati dall’insegnante. Gli studenti non vogliono che l’insegnante cerchi di limitare o modificare i loro comportamenti ricorrendo o minacciando di ricorrere al potere. Gli studenti vogliono imporsi da sé i limiti al proprio comportamento, se capiscono davvero che questo debba essere limitato o modificato. Gli studenti, come gli adulti, vogliono essere padroni di se stessi.
La regola generale è che il potere non provoca mai alcuna influenza positiva. La coercizione non riesce mai a educare o a persuadere lo studente. Semplicemente egli sceglierà se sottomettersi, lottare o cedere fino a che la pressione del potere non sia finita, dopo di che potrà fare come vuole. Per cui gli insegnanti che ricorrono all’esercizio del potere di fatto diminuiscono la propria influenza in quanto trasmettitori di valori. Ancora una volta si tratta di un paradosso: per avere una vera influenza, un individuo non deve esercitare il potere. (188)
Non è forse necessario il potere con certi ragazzi?
Quando gli insegnanti sollevano questa questione, per lo più essi si riferiscono a studenti che rispondono al potere dell’insegnante con aggressività, ostinazione e ribellione. Usare ancora più potere con uno studente che reagisce in questi modi non fa che aggravare il problema. Egli reagirà ancora più negativamente peggiorando il proprio comportamento; oppure sarà costretto a nasconderlo, il che renderà la cosa ancora più difficile.
Questi studenti “incontrollabili” non hanno bisogno di maggiori controlli esterni. Essi hanno bisogno di controlli interni, che si ottengono soltanto con dei rapporti in cui le loro esigenze – come pure quelle degli altri con i quali stanno in relazione – sono rispettate.
È ridicolo supporre che il potere possa essere giustificato dal fatto di essere esercitato in maniera benigna e coerente. I giovani non ammettono mai di essere controllati dal potere e dall’autorità. (189)
Immagine di Copertina tratta da BusinessOnLine.

