Pratiche educative per insegnanti, genitori e studenti
Firenze, Giunti & Lisciani Editori, 1991
Parte 2 di 4
Un modello per un rapporto costruttivo tra insegnanti e studenti
Il rapporto tra insegnante e studente è buono quando si fonda su:
- Franchezza o Trasparenza, in modo tale che ciascuno possa essere del tutto sincero e leale con l’altro.
- Considerazione, quando ognuno sa di contare molto per l’altro.
- Interdipendenza “in quanto opposta alla dipendenza” dell’uno dall’altro.
- Distinzione, per permettere a ciascuno di crescere e di svilupparsi nella propria unicità, creatività e individualità.
- Rispetto delle reciproche necessità, in modo che le necessità dell’uno non siano rispettate a spese dell’altro. (40)
Gli studenti sono notevolmente sensibili ai messaggi non verbali inviati dagli insegnanti. Essi imparano a leggere la tensione dei muscoli, le pieghe intorno alla bocca, le espressioni del volto, i movimenti del corpo. Se questi “messaggi del corpo” sono in contrasto con i messaggi verbali, gli studenti possono restare confusi. Oppure possono credere ai messaggi non verbali e poi percepire il messaggio verbale contrastante come un’ambiguità. (50)
Che cosa possono fare gli insegnanti se gli studenti hanno dei problemi
Quando gli studenti provano dei forti sentimenti o attraversano delle crisi emotive perché la propria sicurezza è minacciata, quando non trovano risposta alle proprie esigenze fisiologiche o quando si sentono emarginati, la loro capacità di portare avanti gli impegni scolastici è notevolmente compromessa.
In queste occasioni i tentativi dell’insegnante di insegnare qualcosa a ragazzi che presentano dei problemi sono destinati a essere più o meno frustranti, persino inutili. (58)
La maggior parte degli insegnanti riesce a capire se gli studenti hanno dei problemi. Tuttavia, il riconoscere che ci sono dei problemi non è abbastanza. Gli insegnanti non si comportano in modo adeguato perché non sanno come affrontare positivamente il problema che si pone.
La maggior parte degli insegnanti manda messaggi che comunicano allo studente un atteggiamento di rifiuto – cioè, l’insegnante pretende che lui muti atteggiamento, pretende che si comporti come se non avesse alcun problema, pretende che sia diverso, pretende che lo studente la smetta di lamentarsi e di avere un qualsiasi problema. (60)
Il linguaggio del rifiuto: le dodici barriere alla comunicazione
Tutti i possibili messaggi del rifiuto possono essere classificati in dodici categorie. Quelle che seguono sono cinque risposte tipiche che un insegnante utilizza per comunicare il rifiuto. In un modo o nell’altro tutte offrono una soluzione o delle soluzioni al problema degli studenti:
- Ordinare, comandare, esigere (Smetti di agitarti e lavora!). (61) Questi messaggi comunicano allo studente che i suoi sentimenti, le sue esigenze e i suoi problemi non sono importanti; egli deve adeguarsi ai sentimenti e alle necessità dell’insegnante (Ora non è il tempo per andare ai servizi!). Fanno capire allo studente che in un dato momento non è accettato così come è (Smettila di piagnucolare, non sei più un bambino!). Provocano paura del potere dell’insegnante. Gli studenti recepiscono una minaccia di punizione da parte di qualcuno più grande e più forte di loro (Uscite subito da lì!). Provocano negli studenti risentimento o rabbia e possono anche spingerli a esprimere sentimenti ostili. Comunicano che l’insegnante non ha fiducia nella competenza o nella capacità di giudizio dello studente. (88)
- Avvisare, minacciare (Sarà meglio che ti dia da fare se vuoi avere la sufficienza). (61) Questi messaggi sono molto simili a quelli che contengono ordini, comandi e obblighi, ma le conseguenze se non si ubbidisce sono esplicite (Smettila di piangere altrimenti ti faccio piangere sul serio). Fanno capire allo studente che l’insegnante ha poco rispetto per le sue esigenze o per i suoi desideri (Se non finisci la verifica ti fermi qui dopo che gli altri sono usciti). Fanno provare allo studente paura e sottomissione (Se non cambi mando a chiamare tuo padre). Come gli ordini e i comandi, questi avvertimenti e minacce evocano sentimenti di ostilità. (88-89)
- Fare la predica, rimproverare, dire cosa si deve o non si deve fare (Studiare è tuo dovere, lascia i tuoi problemi personali a casa). (61) Questi messaggi costringono lo studente a sottostare al potere esercitato da un’altra persona. Gli studenti generalmente rispondono alle costrizioni resistendo e difendendo i propri atteggiamenti anche più strenuamente. I messaggi moralistici comunicano agli studenti che l’insegnante non ha fiducia nelle loro capacità, che farebbero bene ad accettare ciò che gli altri ritengono giusto. Comportano sentimenti di colpa. Implicano che l’insegnante non possa avere fiducia nelle capacità dello studente di esprimere le proprie opinioni, giudizi o valori. (89)
- Consigliare, offrire soluzioni o suggerimenti (Organizzati meglio, e riuscirai a fare tutto). (61) Tali messaggi sono recepiti come la prova evidente che l’insegnante non ha fiducia nelle capacità dello studente di risolvere i propri problemi. Certe volte inducono lo studente a diventare dipendente dall’insegnante, a farlo smettere di pensare, a dargli l’abitudine di rivolgersi ad altri per qualsiasi problema. Prodigare consigli comunica un atteggiamento di superiorità che è particolarmente insopportabile per gli adolescenti che invece lottano per affermare la propria indipendenza. Questi messaggi frequentemente fanno sentire agli studenti di essere stati fraintesi; che, se l’insegnante li avesse capiti veramente, non avrebbe suggerito quel tipo di soluzione. (89)
- Redarguire, ammonire, fare argomentazioni logiche (Renditi conto che rimane poco tempo). (61) Gli studenti che stanno attraversando un problema possono reagire sviluppando sensi di inferiorità, subordinazione, inadeguatezza. La logica e i fatti spesso provocano difesa e risentimento dal momento che implicano che lo studente è da parte sua illogico e ignorante. (90)
Le prossime tre categorie comunicano giudizio, valutazione o denigrazione. Molti insegnanti credono fermamente che sia utile per aiutare lo studente il sottolineare i suoi errori, la sua inadeguatezza, il suo comportamento sciocco:
- Giudicare, criticare, disapprovare, biasimare (Il solito perditempo, sei una peste). (62) Questi messaggi, ancor più degli altri, fanno sentire gli studenti stupidi, inadeguati, inferiori, indegni. La valutazione induce fortemente gli studenti a nascondere i propri sentimenti, a non correre rischi e a cercare aiuto altrove. (90) Dire di uno studente che è pigro di solito lo farà arrabbiare e praticamente non lo farà diventare mai ambizioso. La valutazione ricorrente è certamente la peggiore in assoluto. Gli studenti sottoposti a frequenti critiche negative sono portati ad avere pochissima stima di sé, a sentirsi inutili e indesiderati. (91)
- Definire, stereotipare, etichettare, ridicolizzare (Ti comporti come un bambino piccolo, vi comportate come animali selvaggi, siete un branco di zingari). (62) Sono aspetti della valutazione negativa e della critica e come tali hanno gli stessi effetti devastanti sull’opinione che gli studenti hanno di se stessi. (92)
- Interpretare, analizzare, diagnosticare (Vuoi proprio fare tutto il contrario, il tuo problema è che ti ostini a non ubbidire, desideri solo attirare l’attenzione). (62) Messaggi del genere indicano agli studenti che l’insegnante li ha “inquadrati”, che sa perché si comportino in un certo modo (Lo fai per attirare l’attenzione). Gli studenti spesso vedono in questi messaggi l’evidenza che l’insegnante sappia di essere l’esperto e che dalla sua posizione di superiorità riesca a leggere dentro di loro e che, come un dio, riesca a leggere i loro sentimenti e pensieri interiori. (92)
I due tipi di messaggio che seguono sono dei tentativi fatti dagli insegnanti per riuscire a far sentire meglio uno studente, per cercare di cancellare il problema, o per negare che lo studente abbia un problema reale.
- Apprezzare, convenire, dare valutazioni positive (Tu sei in grado, sono sicuro che ce la farai, hai la stoffa per essere un ottimo scolaro, quando ti impegni ci riesci bene). (62) Una valutazione positiva che sia discordante con l’immagine che lo studente ha di sé può provocare rabbia. Gli studenti interpretano questi messaggi positivi come tentativi di manipolazione, come un sistema di costringerli a fare ciò che vuole l’insegnante. (91)
- Rassicurare, mostrare comprensione, consolare, sostenere, incoraggiare (Anch’io provavo difficoltà in questi casi, ma vedrai che non è così difficile, è dura stare qui con il sole che c’è fuori, vero?). (62) Rassicurare uno studente quando è turbato da qualcosa può semplicemente convincerlo che è incompreso. (92) Il mostrare simpatia e altri espedienti di solito bloccano qualsiasi possibilità di comunicazione perché gli studenti capiscono che gli insegnanti vogliono soltanto che la smettano di provare quei determinati stati d’animo. (93)
- Contestare, indagare, mettere in dubbio, sottoporre a interrogatorio. La barriera più frequente è probabilmente la categoria 11, anche se gli insegnanti si rendono conto che il contestare l’operato dello studente spesso lo mette sulla difensiva. Inoltre, la contestazione generalmente sorge quando l’insegnante sente di aver bisogno di maggiori fatti perché intende risolvere il problema dello studente trovando egli stesso la soluzione migliore, piuttosto che aiutarlo a risolvere il problema da sé. (62) Fare domande quando gli studenti hanno dei problemi può comunicare la mancanza di fiducia, sospetto e dubbio (Hai fatto i compiti come ti avevo detto di fare? Come mai non stai al tuo posto? Che cosa pretendi di ottenere se non fai altro che disturbare? Perché non hai rimesso tutto a posto?). Gli studenti spesso si sentono minacciati dalle domande, specialmente quando non capiscono il motivo per cui l’insegnante le sta facendo. (93)
- Eludere, distrarre, fare del sarcasmo, fare dello spirito, cambiare argomento. La categoria numero 12 consiste in messaggi che l’insegnante utilizza per cambiare argomento, distrarre lo studente o evitare del tutto di avere a che fare con lui (62) (Andiamo, parliamo d’altro, ora non è il momento, hai la luna di traverso oggi).
Fra le molte migliaia di insegnanti con cui abbiamo lavorato durante il corso un’altissima percentuale (dal 90% al 95%) risponde con una di queste barriere quando ricevono questo tipo di messaggi dagli studenti che hanno un problema. (63) Messaggi simili possono comunicare allo studente che l’insegnante non ha interesse in lui, che non rispetta i suoi sentimenti e che può persino provare ripulsa nei suoi confronti. Gli studenti vogliono essere ascoltati e capiti con rispetto. Gli insegnanti che fanno ricorso al sarcasmo, allo spirito e all’elusione insegnano agli studenti ad accantonare i propri problemi. (94)
Per capire gli effetti di queste dodici barriere bisogna dimostrare agli insegnanti che le loro risposte verbali agli studenti di solito comunicano più di un significato o messaggio. (63)
Quando gli insegnanti dicono qualcosa a un ragazzo, essi dicono qualcosa che lo riguarda direttamente. Ogni messaggio aggiunge un ulteriore ostacolo al rapporto che state costruendo con quello studente. Ogni messaggio rivela che ciò che state pensando di lui definisce ciò che egli stesso alla fine penserà di se stesso. I vostri messaggi di oggi diventeranno domani il concetto che lo studente avrà di sé. (64)
Quasi tutti gli insegnanti non riescono ad ammettere l’idea che l’apprezzamento possa costituire una barriera. Negli ultimi anni questa idea ha ricevuto un forte sostegno scientifico da parte di psicologi della scuola della modifica del comportamento che addestrano gli insegnanti a rafforzare “il giusto comportamento” attraverso l’elargizione sistematica di premi, tra cui l’apprezzamento, la valutazione positiva o l’incitamento.
Alcune considerazioni sull’apprezzamento:
- Quando uno studente ha un problema con se stesso, l’apprezzamento o non viene neanche ascoltato oppure gli fa sentire semplicemente che il suo insegnante non lo capisce, oppure provoca in lui una consapevolezza anche più forte della poca stima che ha di sé. (66)
- Quando l’apprezzamento è impiegato coscientemente e deliberatamente dall’insegnante come una tecnica per indurre gli studenti a scegliere dei comportamenti ritenuti “desiderabili” al posto di quei comportamenti ritenuti sgradevoli, è possibile che gli studenti percepiscano tale apprezzamento come strumentale e falso, teso prima di tutto a soddisfare le necessità dell’insegnante.
- In classe, l’apprezzamento fatto a uno studente o soltanto ad alcuni spesso è interpretato come valutazione negativa dei restanti. Persino quello studente che sia stato abituato a ricevere frequenti apprezzamenti può sentirsi valutato negativamente quando non gli viene rivolto alcun apprezzamento.
Che cosa c’è di sbagliato nel fare domande? Il fare delle domande e indagare, quando il problema è relativo all’altra persona, spesso agisce come barriera o come interruzione della comunicazione.
La maggior parte delle domande limita seriamente il soggetto, i sentimenti, gli argomenti che la persona che ha il problema può comunicare. Il fare delle domande di solito non dà l’opportunità alle persone di condurre la conversazione. (67)
In effetti, chi fa le domande conduce la discussione; non dà la possibilità a chi ha il problema di assumersi la responsabilità di risolvere il problema stesso.
Le Dodici Barriere costituiscono il linguaggio del Rifiuto perché spesso comunicano alla persona, che sta attraversando un problema, che deve cambiare, che sarebbe meglio che cambiasse, o che dovrebbe cambiare. Possono anche comunicare che si disapprova il fatto stesso di avere un problema e che c’è qualcosa di sbagliato nella persona che ha questi problemi. (68)
La maggior parte dei genitori e degli insegnanti è stata abituata a credere che, se si accetta il comportamento di un ragazzo, egli si comporterà sempre allo stesso modo e che il miglior modo per aiutarlo a migliorare nel futuro è dirgli che cos’è esattamente che non si approva in lui.
Perciò molti adulti fanno ricorso al linguaggio del rifiuto. Il terreno che la maggior parte degli insegnanti mette a disposizione degli studenti è pieno di valutazioni, giudizi, critiche, rimproveri, paternali, ammonimenti, ordini e messaggi che comunicano disapprovazione dello studente così come è.
Quando gli insegnanti imparano come comunicare, attraverso le parole, sentimenti di accettazione nei confronti di uno studente, essi entrano in possesso di uno strumento che può produrre degli effetti sorprendenti. Gli insegnanti possono aiutare lo studente ad imparare ad accettarsi e ad avere stima di sé. Essi possono anche facilitare enormemente il suo sviluppo e l’espressione del potenziale di cui egli è geneticamente dotato. (69) Possono anche accelerare la conquista dell’indipendenza e dell’autonomia. Possono aiutarlo a imparare a risolvere i suoi problemi, quei problemi che inevitabilmente sorgono nella vita, e possono anche dargli la forza di fronteggiare costruttivamente le crisi infantili e adolescenziali.
La parola può guarire, può favorire cambiamenti costruttivi. Il modo in cui gli insegnanti parlano agli studenti potrà determinare se saranno più o meno costruttivi nei loro confronti. L’insegnante deve imparare a comunicare l’accettazione, e deve acquisire delle specifiche tecniche di comunicazione. (70)
La maggior parte degli insegnanti deve come prima cosa disimparare i propri sistemi distruttivi di comunicazione e quindi riapprendere dei modi più costruttivi.
Una delle idee più difficili da comprendere e da accettare da parte degli insegnanti è che una persona possa essere aiutata soltanto dandole ascolto.
Si descrivono quattro diversi modi di ascoltare gli studenti per poterli aiutare efficacemente ad affrontare i propri problemi:
- L’ascolto passivo (silenzio). Il non dire niente di fatto comunica accettazione o tolleranza. Il silenzio – o “ascolto passivo” – è un efficace messaggio non verbale che può portare gli studenti a sentirsi veramente accettati incoraggiandoli a confidarsi maggiormente. (71)
- Cenni di attenzione. Può essere utile, durante le pause del discorso, usare dei cenni verbali e non verbali per indicare che state veramente prestando attenzione all’altra persona.
- Espressioni facilitanti. Questi messaggi sono definiti “incoraggiamenti”, sono costituiti da domande e affermazioni che non contengono però alcuna valutazione relativa a ciò che viene detto. (72)
- La necessità dell’ascolto attivo. I precedenti tre sistemi di ascolto sono relativamente passivi e non provano che chi sta ascoltando abbia effettivamente capito. (73) Ciò che viene definito come “ascolto attivo” richiede molta più interazione e molte più prove che chi sta ascoltando non abbia soltanto sentito ma abbia davvero capito. (74)
Il più efficace metodo per evitare fallimenti nella comunicazione è l’ascolto attivo, un modo di ascoltare che permette di capire ciò che gli studenti comunicano. L’ascolto attivo, in quanto opposto all’ascolto passivo (silenzio), comporta l’interazione con lo studente e fa anche in modo che lo studente abbia delle prove (feedback) che l’insegnante lo capisce. (76)
Perché l’ascolto attivo funzioni veramente, gli insegnanti debbono assumere atteggiamenti convincenti. Gli insegnanti perciò devono:
- Avere profonda fiducia nella capacità degli studenti di risolvere alla fine i propri problemi.
- Essere capaci di accettare sinceramente i sentimenti espressi dagli studenti.
- Capire che i sentimenti sono spesso abbastanza transitori.
- Essere disposti ad aiutare gli studenti e a trovare il tempo per farlo. (84)
- Sentirsi partecipi con ogni studente che stia attraversando dei problemi, ma non al punto di immedesimarsi completamente.
- Capire che gli studenti raramente riescono a confidarsi e ad andare direttamente al nocciolo del problema. L’ascolto attivo aiuta gli studenti a chiarire la vera natura del problema.
- Rispettare la privacy e la natura del tutto confidenziale di qualsiasi cosa che lo studente riveli relativamente a se stesso e alla sua vita. (85)
Vantaggi dell’ascolto attivo. L’ascolto attivo:
- Aiuta gli studenti a fronteggiare e neutralizzare forti emozioni.
- Aiuta gli studenti a capire che non debbono temere le proprie emozioni e che i sentimenti non sono nocivi.
- Favorisce la risoluzione dei problemi da parte degli studenti.
- Fa assumere allo studente la responsabilità di analizzare e risolvere i suoi problemi.
- Rende gli studenti disponibili ad ascoltare l’insegnante.
- Rende possibile un rapporto più stretto e più significativo fra insegnante e studente. Gli studenti che sono ascoltati dai loro insegnanti invariabilmente provano un senso di maggiore stima di sé e di importanza. Quando il rapporto tra insegnante e studente sviluppa cura reciproca, rispetto e amore, i problemi di disciplina diminuiscono notevolmente. In questo modo il tempo che precedentemente si trascorreva a fronteggiare problemi disciplinari può essere utilizzato per l’insegnamento e l’apprendimento. (87)
Stimoli alla comunicazione.
- L’ascolto passivo (silenzio). Incoraggia gli studenti a parlare una volta che hanno incominciato, ma non soddisfa le loro esigenze di una comunicazione interattiva. Può comunicare approvazione, ma gli studenti possono anche pensare che l’insegnante mentre resta in silenzio li stia valutando. (94) Il silenzio non comunica né immedesimazione né partecipazione né comprensione.
- Cenni di attenzione. Prestare attenzione è certamente meglio che restare in silenzio. Tali atteggiamenti comunicano un certo grado di partecipazione. Indicano che l’insegnante perlomeno ascolta con attenzione. Comunica un certo grado di accettazione. Non dimostra però allo studente che l’insegnante lo capisce davvero.
- Espressioni facilitanti. Di notevole efficacia per dimostrare agli studenti che l’insegnante ha intenzione di ascoltarli e di aiutarli. Particolarmente utili all’inizio, non appena lo studente invia all’esterno quei segnali che indicano un problema interiore. Non riescono a dimostrare accettazione, comprensione o affetto. Se usati troppo spesso possono sembrare ripetitivi.
- L’ascolto attivo (feedback). Fa sentire agli studenti che le loro idee e sentimenti sono rispettati, capiti, compresi e accettati. Favorisce la comunicazione. Neutralizza le emozioni e provoca una liberazione catartica. Aiuta gli studenti a considerare le proprie emozioni come naturali e umane. Favorisce l’identificazione del problema reale. Avvia il processo di risoluzione del problema, ma lascia allo studente la responsabilità di trovare da sé la soluzione. Dispone lo studente all’ascolto dell’insegnante. Lega l’insegnante allo studente in un rapporto di notevole comprensione, rispetto, attenzione e cura reciproca. (95)
Immagine di Copertina tratta da Il Libraio.

