Stanley I. Greenspan
con
Beryl Lieff Benderly
L’intelligenza del cuore
Le emozioni e lo sviluppo della mente
Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997
Parte 3 di 4
Il sé pensante.
Al livello in cui riusciamo a collegare tra loro i simboli interni, il Sé è sempre più articolato e definito. Regioni prima scollegate formano una rete sempre più fitta di coscienza.
Chiedendo “perché”, “come” e “cosa” si creano coscientemente dei nessi tra le varie parti del Sé simbolico che sono emerse. La spinta viene da un senso interiore di causalità …
Anche il dialogo si interiorizza, perché l’abitudine di interagire con gli altri continua anche in loro assenza. … Il mondo interno e quello esterno sono sempre più collegati e il senso di realtà si consolida. I limiti imposti al comportamento diventano più automotivati e l’umore si fa più stabile. …
Affinché questo avvenga, naturalmente, il bambino deve avere beneficiato di anni di intimità e di innumerevoli conversazioni, discussioni, trattative, risposte, rimostranze e giochi. Deve avere imparato a questionare, trattare, discutere e avanzare proposte per costruire ponti interni fra le proprie idee. (88) …
Nelle prime fasi della formazione simbolica i ponti fra idee diverse non sono ancora molti: è allo stadio del pensiero emotivo che le idee cominciano a essere collegate da nessi logici. …
È pertanto possibile che la divisione tra simboli consci e inconsci rifletta la struttura della mente che predomina nel momento in cui essi si formano. I simboli che si formano quando la mente è ormai prossima a un’organizzazione matura sarebbero quindi incorporati nella coscienza adulta, mentre quelli che risalgono agli stadi precedenti sarebbero meno consci. (96) …
La fonte delle raffinatissime possibilità che si schiudono a tutti gli esseri umani non sta né nella biochimica né nel soprannaturale, ma in un processo naturale fatto di maturazione fisica e di interazioni umane.
Quanto più varie e reciproche sono tali interazioni, tanto più ricca sarà l’immagine di sé dell’individuo e più completa la sua coscienza. (100) …
La mente in via di formazione.
Dopo molti mesi di grandi conquiste, se tutto va bene verso i tre o i quattro anni, i sei livelli che costituiscono le fondamenta della mente di un individuo si sono consolidati. (101) … È chiaro però che non si tratta dell’inizio dello sviluppo, ma del culmine di una crescita mentale straordinaria. …
Più o meno all’età in cui va alla scuola materna o in prima elementare, il bambino è in grado di stabilire relazioni, comunicare, immaginare e pensare, tutte capacità sviluppate negli stadi precedenti, ed entra in una fase di baldanza, espressività ed espansività che potrebbe avere per slogan “il mondo è mio”. …
Curioso e impertinente, anche se talvolta pauroso, acquisisce i fondamenti della creatività a mano a mano che comincia a vedere la vita da più punti di vista. … C’è il rischio che in questo stadio il bambino venga sopraffatto da tutte le possibilità e perda il contatto con la realtà, oppure che restringa troppo presto la gamma della sua curiosità e creatività diventando troppo rigido e focalizzato; ma può anche trovare un equilibrio che gli consenta di essere curioso e creativo, di vedere le cose da più di un punto di vista e di capire il contesto, di sviluppare la responsabilità e il giusto grado di prudenza che gli dia il senso di sicurezza necessario per affrontare le avventure future. (102) In condizioni ideali il bambino esce da questo stadio con una maggiore presa sulla realtà, un forte senso delle proprie potenzialità, una fantasia vivace e un repertorio più vasto di percezioni e risposte sociali.
Queste abilità entrano in funzione a sette o otto anni, quando la politica dei giochi all’aperto e la gerarchia scolastica dominano la vita sociale e il concetto di sé dei bambini. (103) …
Le facoltà più elevate della mente, dalla coscienza all’intelligenza, si formano a partire da alcuni elementi fondamentali, ciascuno dei quali si basa a sua volta sulla capacità degli esseri umani di provare emozioni. La capacità di attenzione è la capacità di manifestare interesse emotivo per gli stimoli visivi, acustici e di altra natura offerti dall’ambiente. La capacità di partecipazione è quella di provare gioia, piacere e calore emotivo in presenza di un altro … L’intenzionalità è la capacità di creare e orientare il desiderio che, per sua natura, viene vissuto come un senso affettivo o emotivo di finalità. La capacità di formazione di modelli interattivi intenzionali complessi è quella che permette di collegare i propri segnali emotivi con quelli dell’altro. … La capacità di creazione di immagini, simboli e idee, cioè la base del ragionamento e della competenza emotiva, è imperniata sulla capacità di investire di significato emotivo questi costrutti mentali che altrimenti restano separati e frammentari. (106) La capacità di collegamento di immagini e simboli, cioè di formare quella che si potrebbe considerare l’infrastruttura della mente, comporta la capacità non solo di immaginare i propri sentimenti e i propri desideri, ma anche di capire intuitivamente quelli degli altri, comprendendo al tempo stesso i segnali emotivi che ci inviano. È questa capacità che rende possibile la prova di realtà e altre forme di pensiero logico. (107) …
1 – Le origini di coscienza, moralità e intelligenza
Naturalmente in questo ambito coscienza non significa soltanto essere consapevoli, ma disporre di quella complessa combinazione di percezione, intenzionalità e individualità che rende possibili riflessione e comprensione. (108) …
Dall’osservazione dei bambini si deduce che lo sviluppo della coscienza è collegato alla crescente consapevolezza degli affetti o delle emozioni. Gli affetti che scaturiscono da processi fisici e gradualmente assumono un significato soggettivo sono unici in quanto collegano quelli che riteniamo aspetti oggettivi del cervello ed esperienza soggettiva, producendo modelli fisiologici osservabili e misurabili. (109) …
Nella seconda metà del primo anno di vita i bambini esprimono regolarmente affetti diversi quali collera, paura, sorpresa, disperazione, contentezza e via dicendo, che in seguito usano per categorizzare le esperienze interattive, dando così loro un significato. Con il passare del tempo le esperienze vengono organizzate in un ciclo continuo per mezzo di una gamma crescente di affetti e si forma un mondo interiore soggettivo. Nel frattempo, si crea anche una categoria di esperienza che viene chiamata “realtà esterna”. …
Sembra che sia il ciclo di esperienze e categorizzazioni a influenzare la fisiologia cerebrale e non viceversa, in uno stretto intrecciarsi fra natura ed educazione. Cercare di separare i rispettivi contributi sarebbe fuorviante perché ciascuna si definisce soltanto nel contesto dell’altra. La coscienza si sviluppa da questa continua interazione in cui la biologia organizza l’esperienza e l’esperienza organizza la biologia.
I processi che permettono l’esperienza e l’espressione affettiva hanno luogo in cellule viventi che a loro volta operano sulla base di processi fisici noti solo in parte … (110)
I fenomeni di origine fisica acquisiscono una tonalità e un significato soggettivo e contribuiscono quindi alla formazione della coscienza. … Quelli che chiamiamo “sentimenti” non sono soltanto stati d’animo, ma anche sensazioni concrete e viscerali. …
Il legame fra emozione e sensazione fisica non è pertanto né accidentale né simbolico, ma fa parte del nostro sistema neurologico e muscolare. …
Tuttavia, la coscienza non è fatta soltanto di emozioni, così come la mente non è fatta solo di esperienze sensoriali. Una gamma crescente di emozioni viene gradualmente elaborata grazie alla capacità del sistema nervoso di costruire modelli. … Sensazioni, reattività e le proprietà di determinati neuroni forniscono una base fisiologica costante agli affetti e alle emozioni. A mano a mano che le esperienze emotive crescono in portata e complessità vengono tradotte in modelli astratti. Se riceve le giuste cure, il cervello, crescendo, impara a riconoscere sempre meglio questi modelli che si fanno via via più intenzionali e complessi e si organizzano nei sei livelli illustrati. Al quinto e al sesto livello i modelli vengono tradotti in immagini e si assiste alla nascita di un senso di sé rappresentativo, ovvero della coscienza.
Concettualmente la coscienza può pertanto essere considerata come la somma di due parti. (111) Una è di natura generativa e comprende la reattività delle cellule neuronali e la relativa attività fisiologica e affettiva (per esempio una sensazione tattile gradevole). L’altra è di natura organizzativa. Il sistema nervoso interagisce con certi tipi di esperienze e ci permette di astrarre e organizzare modelli sensoriali e affettivi. Nella formazione della coscienza la facoltà organizzativa del cervello opera sia sulle sensazioni sia sugli affetti che scaturiscono al livello delle cellule neurali.
Quel che generalmente si intende per “coscienza” è la capacità introspettiva che rappresenta uno stadio abbastanza tardivo dello sviluppo, in cui la mente è in grado di accorgersi dei propri sentimenti e desideri. …
La prima manifestazione della coscienza è semplicemente il senso che il neonato ha di essere vivo, ovvero l’emergere della sua risposta alle sensazioni in un periodo in cui non sa ancora distinguere fra sé e il mondo che lo circonda. … Quando il neonato incomincia a dimostrare preferenze per gli adulti che si prendono cura di lui e a interessarsi con gioia e allegria del mondo, entra in un secondo stadio: i sentimenti sono ancora slegati da simboli o comportamenti intenzionali, ma la coscienza abbraccia un altro essere umano che entra a far parte di un senso indifferenziato di benessere condiviso. Poco dopo, la coscienza si estende a comprendere altri sentimenti e altri desideri, per esempio dipendenza, piacere e collera. (112)
Alla tappa successiva, quando il bambino sviluppa modelli di comportamento finalizzati (alzare le manine per farsi prendere in braccio e così via), emerge un nuovo tipo di coscienza che differenzia tra i frammenti di un futuro “io” definito da queste intenzioni e le altre persone. In seguito, sorge la consapevolezza di modelli complessi comprendenti un maggior numero di intenzioni proprie e altrui. (113) …
La facoltà più importante dell’uomo, pertanto, è lo sconfinato potere di registrare il mondo attraverso gli affetti e di integrarli in una coscienza nascente, esprimendo una vasta gamma di sentimenti con il corpo, oltre che con le parole e i simboli. Tale facoltà, a metà tra il mentale e il fisico, tra la psiche e il sistema nervoso, tra la mente e il cervello, è funzione di entrambe le sfere e le lega in un’unità indissolubile. (115) …
Una nuova visione dell’intelligenza.
La capacità intellettuale è qualcosa di più della padronanza di compiti cognitivi impersonali … o del pensiero analitico. … La nostra definizione di intelligenza, che comprende molte di queste abilità, è imperniata sul processo generale attraverso cui gli individui ragionano, riflettono e comprendono il mondo.
L’intelligenza rappresenta due capacità strettamente legate fra di loro: quella di generare intenzioni e idee e quella di collocarle in un contesto logico o analitico. (122) …
Sia in teoria sia in pratica si è sottovalutato l’aspetto generativo dell’intelligenza, la creazione di intenzioni e di idee, e ci si è concentrati soprattutto sul modo in cui intenzioni e idee vengono inserite in un contesto di riferimento. (123) …
Gli adulti che combinano pensiero generativo e analitico sono quelli che danno i contributi più significativi nei vari campi dell’attività umana. …
Al cuore dell’intelligenza, in qualsiasi ambito, ci sono una capacità di differenziazioni sottili e l’intuito per le relazioni. Sia l’intelligenza sia il talento implicano che l’individuo sia dotato in un dato campo. L’intelligenza richiede però qualcosa di più, nel senso che implica la comprensione sistematica del come e del perché funzionano le cose …
L’intelligenza richiede altresì l’abilità di esprimere simbolicamente tale comprensione. Non basta fare bene una cosa, bisogna anche sapere come e perché la si fa. La persona intelligente vede gli elementi e le loro relazioni, li sistema in combinazioni innovative per affrontare problemi nuovi, prevede possibilità inconsuete e riduce il tutto in termini comprensibili anche agli altri. (124) …
La vera intelligenza è dotata di ampiezza oltre che di profondità e si esplica in una vasta gamma di attività e di interessi. …
Una descrizione completa dell’intelletto deve inoltre tenere conto della profondità delle capacità creative e riflessive di un individuo. (126) La capacità di generare o creare idee e quindi di riflettere su di esse e organizzarle in un contesto logico ha, secondo noi, una parte essenziale nella definizione di intelligenza. (127) …
L’intelligenza, nel senso più generale del termine, si basa sulla capacità di collegare affetti o intenzioni a una sempre maggiore capacità di organizzare in maniera sequenziale comportamenti e simboli sia verbali sia spaziali. …
L’intelligenza è il riflesso della mente intenta al suo lavoro più importante. Insieme con la coscienza riflessiva e il senso di moralità si sviluppa attraverso il processo di creazione e di astrazione a partire dalle prime esperienze emotive. (128) …
Immagine di copertina tratta da Hamk.

