L’intelligenza del cuore. Le emozioni e lo sviluppo della mente – Parte 2 di 4

Stanley I. Greenspan
con
Beryl Lieff Benderly

L’intelligenza del cuore
Le emozioni e lo sviluppo della mente
Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997

Parte 2 di 4

II.  Le basi più profonde: sicurezza e partecipazione

Adesso, grazie ai nostri studi su neonati e bambini, sappiamo che i fondamenti di pensiero ed emozione risiedono molto più in profondità di quanto immaginasse Freud e danno forma all’intera sovrastruttura di intelletto e personalità costruita su di essi. …

Perché il neonato, assalito da un mare di confusi dati sensoriali, diventi un bambino capace di trasformare le proprie sensazioni ed esperienze in desideri e pensieri consci e inconsci, occorre naturalmente un notevole apprendimento. Questo avviene attraverso sei stadi specifici che preparano il bambino a tradurre i dati raccolti dai sensi e le sensazioni interiori in immagini capaci di rappresentarli a se stesso e agli altri. Il raggiungimento degli obiettivi previsti in ciascuno di questi stadi forma l’architettura mentale che, a sua volta, getta le basi del pensiero simbolico conscio e inconscio. (43) …

  • 1. Il primo livello: dare un senso alle sensazioni. Nel primo livello evolutivo si impara a organizzare le meravigliose sensazioni della vita e le risposte del corpo. Da un guazzabuglio di suoni, odori, percezioni visive e tattili cominciano a emergere delle costanti: i suoni diventano ritmi e le percezioni visive immagini riconoscibili. … Su questa sicurezza iniziale si fonda il livello successivo: l’instaurarsi di relazioni. Lo scambio di sensazioni tra il bambino e l’adulto che si prende cura di lui spesso dà origine all’emozione del piacere o della gioia. … La madre offre non solo piacere ed eccitamento, ma anche sollievo dall’angoscia e costituisce un rifugio sicuro da cui fare audaci dichiarazioni di collera e di rabbia. La nascita del senso di sicurezza e la capacità di instaurare relazioni costituiscono i primi passi del lungo viaggio dell’evoluzione della mente. … Col tempo, la capacità di elaborare percezioni visive, acustiche e altre sensazioni e di rispondere in maniera organizzata, calma e pertinente permette l’acquisizione di altre abilità fondamentali ai fini dello sviluppo. Il neonato che arriva all’attenzione calma ha compiuto un passo da gigante sulla strada della realizzazione del proprio potenziale umano. (45) Il mancato superamento di questa fase evolutiva elementare comporta gravi problemi emotivi, se non addirittura psicosi. (46) … Pertanto, nel primo stadio dell’apprendimento, che di solito ha luogo nei primi tre o quattro mesi di vita, un bambino dallo sviluppo normale si impadronisce di un importante strumento per affrontare il mondo: la capacità di regolare il proprio stato mentale. … Ma che siano nati con il sistema nervoso normale o compromesso, quando sviluppano la capacità di regolare le proprie sensazioni e cominciano a organizzarle, i bambini sono in grado di utilizzare tale capacità per farsi l’esperienza su cui costruiranno la loro identità individuale. (49) … In questo stadio il Sé è una coscienza indifferenziata che consiste fondamentalmente di un meraviglioso senso di vitalità e reattività attenta e affettiva. (50)
  • 2. Il secondo livello: intimità e relazioni. Quanto un bambino ha imparato a mantenere un livello di calma che gli permetta di prestare attenzione a ciò che lo circonda, è pronto a passare allo stadio successivo. Questa nuova risorsa gli permette di rapportarsi con un’altra persona, di registrare emotivamente la sua consapevolezza della presenza dell’altro. Attraverso questa capacità di essere calmo e attento il bambino nota sempre di più i toni, le espressioni e le azioni di chi gli sta vicino e, nel giro di poco tempo, incomincia a reagire con piacere e a costruire una relazione di intimità con coloro che lo amano. In questo secondo stadio, quando l’adulto e il bambino si innamorano l’uno dell’altro, il primo manifesta attivamente e intenzionalmente i suoi sentimenti, ma il secondo non è ancora del tutto intenzionale. Il comportamento della coppia genitore-figlio è sincronico più che di scambio … Da questa prima immersione in una relazione esaltante nasce un senso di comunione che in seguito potrà sbocciare nella capacità di provare empatia e amore. (51) … Adesso il Sé esiste in relazione con l’altro. È consapevole della condivisione del piacere e della gioia e anche della perdita o della disperazione, per esempio quando l’adulto non ricambia gli approcci del bambino. Salvo traumi imprevisti, da ora in avanti il Sé si definirà attraverso il senso di relazione con almeno un’altra persona. La fase precedente di vivida consapevolezza delle sensazioni determinate dagli stimoli ambientali ha dato origine alla capacità di entrare in intimità con l’altro. (53) … Il senso di vitalità che pervadeva la coscienza del neonato investito da un mare di sensazioni si trasforma in un senso di armonia affettiva. Si sta cominciando a definire una coscienza distinta, per quanto non ancora simbolica o riflessiva. (54)

III.  Dall’intenzione al dialogo

Durante il primo anno di vita la capacità di compiere attività intenzionali porta a dialoghi non verbali fra il bambino e i genitori, a scambi di espressioni e gesti invece che di parole, i quali danno luogo a quelli che in seguito chiameremo desideri. …

Quando impara a tendere le manine per farsi prendere in braccio, a gettare giù dal tavolo i cibi che non gli piacciono e a esprimere con la faccia una serie di emozioni, con il suo comportamento deliberato il bambino incomincia a segnare il confine fra se stesso e l’altro che vuole influenzare. Perché un’intenzione sbocci in un’azione finalizzata bisogna che uno o più adulti la interpretino e manifestino una reazione. … Con il moltiplicarsi di queste interazioni finalizzate incominciano a formarsi i primi frammenti del senso di sé che nasce pertanto prima che il bambino impari a usare i simboli.

  • 3. Il terzo livello: i germi dell’intenzionalità. La capacità di relazionarsi con almeno un’altra persona conduce al livello evolutivo successivo, quello dello scambio voluto di segnali e risposte. Completato con successo il passaggio verso il coinvolgimento profondo, i bambini arrivano gradualmente a capire che le azioni che intercorrono fra loro e gli altri fanno parte di uno scambio a due vie. (55) Nel mondo esiste un’intenzione: il sorriso porta a un altro sorriso, l’occhiataccia a una reazione diversa. Sebbene simboli e linguaggio siano ancora lontani, nel secondo semestre di vita il bambino impara a usare attivamente gesti ed espressioni per partecipare a un dialogo preverbale. Nei gesti più semplici (sorridere, rabbuiarsi, fare cenni del capo, muovere il corpo, battere gli occhi, borbottare teneramente o con stizza) avviene una piccola trasformazione: da puramente sincrone, come nello stadio evolutivo precedente, le azioni del bambino e dell’adulto diventano interattive. … Nello stesso tempo comincia a manifestarsi un’abilità psicologica fondamentale, essenziale allo sviluppo mentale futuro: la capacità del bambino di definire il confine che lo separa dagli altri, di rendersi conto che egli occupa soltanto una parte dell’universo, mentre a occupare il resto sono altre persone. (56) … Chi da piccolo viene sistematicamente privato di risposte adeguate rimane disorganizzato per sempre, perde interesse nella comunicazione e, alla fine, diventa apatico e depresso. Questa privazione precoce ha ripercussioni riconoscibili nell’età adulta. (57) … Quando le emozioni si traducono in azioni finalizzate conducono al terzo livello del Sé e della coscienza. Il bambino non si specchia più semplicemente nei sorrisi dei grandi, ma interagisce in maniera reciproca e condizionata: vuole ottenere qualcosa in cambio di quel che dà e le sue azioni rispondono a quelle degli altri. … La reciprocità volontaria segnala l’entrata in funzione di un livello più alto del sistema nervoso centrale, con l’utilizzo di nuove vie cerebrali per la trasmissione di stimoli e risposte sociali. (58) … È a questo punto che il bambino comincia a percepirsi come entità distinta; non ha ancora un Sé intero, integrato e organizzato, ma nemmeno è incapace di distinguersi dal resto del mondo. Dapprima sperimenta dei frammenti di sé, come gioia, rabbia, paura o sensazioni fisiche se allunga la mano per prendere una palla o per strappare dalla bocca della mamma un biscotto e infilarlo nella propria. Il primo senso di intenzione e desiderio coincide con ciò che chiamiamo il Sé volontario o intenzionale e inizia a precisarne i limiti. Ora non c’è solo il desiderio di fare qualcosa, ma un Io, o almeno una parte di Io, che la fa. Attraverso la combinazione di intendere e fare il bambino incomincia a provare questi primitivi accenni di sé. (59) … Il bambino non ha ancora la capacità di creare simboli o idee per rappresentare desideri o voglie. Conosce e comunica principalmente attraverso il sistema motorio. … Mentre l’apparato motorio fornisce il modo per definire ed esprimere desideri e voglie, è la combinazione di affetto e comportamento motorio finalizzato a definire l’intento. … Adesso l’abilità di usare le mani per afferrare, prendere, tirare, la capacità di piangere di collera o per un malessere fisiologico o di ridere per ottenere in cambio una risatina preannuncia la volontà del bambino: un Io curioso, un Io spaventato, un Io arrabbiato, altrettante piccole gemme del Sé, ancora separate. (60) … Sboccia un Sé nuovo, deliberato. La coscienza, a questo punto, consiste in un nuovo senso di intenzionalità, di essere protagonista di azioni volontarie.
  • 4. Il quarto livello: scopo e interazione. Quando il bambino collega sensazione ed emozione all’azione intenzionale può passare al quarto livello dello sviluppo, dove una comunicazione presimbolica sempre più complessa lo aiuta a orientarsi nel mondo dell’interazione sociale. Anche questo passaggio avviene in maniera graduale. Quando la mamma sorride perché il figlio le ha sorriso o scuote la testa e dice di no perché lui spinge via il piatto mentre lei cerca di fargli mangiare le carote schiacciate, il bambino incomincia a imparare cose nuove su di lei e su se stesso. Capisce di essere una persona capace di ispirare affetto e calore negli altri e che la madre è una che insiste perché si faccia come dice lei. Così, avendo già tracciato sommariamente il confine fra sé e altro da sé, dai dodici ai diciotto mesi di vita il bambino incomincia ad arricchire il quadro dei dettagli. … Fra i dodici e i diciotto mesi il repertorio gestuale si arricchisce e il bambino incomincia a distinguere fra il proprio e l’altrui comportamento. (61) … In questo momento cruciale si raggiunge o si manca quello che è forse l’obiettivo emozionale più importante della vita e si formano elementi decisivi del carattere. (62) … Ognuno di noi sviluppa aree di flessibilità e repressione, di forza e debolezza emotiva. Nelle aree di repressione … si nascondono le cause dei problemi futuri. Se una persona non acquisisce la flessibilità di risposta in un particolare campo emozionale, rabbia o angoscia o intimità o separazione non susciteranno in lei una risposta appropriata o produttiva alle circostanze, quanto piuttosto una risposta chiusa, stereotipata e ritualizzata, una sorta di risposta standard che in realtà non si adatta bene ad alcuna situazione: l’intimità porterà sempre alla fuga, l’ansia all’isteria, la separazione al panico. (63) … Quando il bambino si avvicina al quarto livello e impara a distinguere espressioni del viso e posizioni del corpo incomincia anche a discriminare, fra le emozioni principali, quelle che vogliono dire sicurezza e comfort e quelle che invece significano pericolo. A questo punto sa distinguere fra approvazione e disapprovazione, accettazione e rifiuto, identifica i temi emotivi essenziali della vita e costruisce i modelli con cui gestirli. (64) … La capacità di collegare un atto motorio a desideri o interessi porta poi, nel corso delle normali interazioni, all’emergere di una competenza simbolica. … Nel secondo anno di vita il bambino impara ad andare oltre le semplici interazioni … Queste interazioni complesse e finalizzate richiedono un senso di scopo e di direzione che viene impartito dalla risposta emotiva del bambino agli altri. Inoltre, con la maturazione del sistema nervoso, diventa possibile l’uso dei simboli … L’affetto fornisce scopo e direzione a questa nuova capacità. … Senza di esso il comportamento e il pensiero sono bizzarri e disorganizzati. (66) … Quando il mondo interattivo del bambino diventa più complesso e ha inizio la contrattazione presimbolica, il senso di sé gli permette maggiore organizzazione, così che egli può assumere un ruolo attivo nel proprio mondo attraverso piani e obiettivi deliberati. … A dodici o tredici mesi il Sé è ancora diviso in frammenti, per quanto molto più estesi. L’Io felice ha assorbito anche l’Io curioso, esploratore e capace di imporsi, ma è ancora lontano dall’Io arrabbiato o triste. Prima dei 14 mesi, quando un bambino si arrabbia con qualcuno, non si rende più conto che fino a pochi momenti prima ci giocava serenamente insieme e, se avesse un fucile, probabilmente gli sparerebbe senza alcun rimorso. A 15 mesi, invece, incomincia a intuire che un rapporto di fiducia e sicurezza può coesistere con la collera e questo modera la sua furia. Il senso di sé consiste ora in parti unificate sempre più grandi. Sebbene fra l’una e l’altra rimanga una certa distanza. (68) … Intorno ai 18-20 mesi il bambino che si arrabbia con una persona a cui vuole bene userebbe una pistola per minacciarla, ma non sparerebbe più. La sua collera è cambiata: è più misurata, più complessa … Quando il bambino unifica nel proprio senso di sé affetti distinti o addirittura contrastanti, forgia anche vincoli emotivi nello spazio e quindi nel tempo. … Intorno ai 18 mesi sa comunicare anche a distanza e può quindi avventurarsi più lontano dai genitori, sapendo però che sono vicini. (69) … Sviluppando la capacità di comunicare con quelli che ama anche se non li può toccare, il bambino acquista un grande senso di sicurezza emotiva. L’importante risultato del quarto stadio è l’unificazione di parti sempre più grandi del Sé attraverso l’unione di intenzioni e affetti molteplici. Questa organizzazione è il frutto dell’azione. Il bambino può collegare la collera con la felicità se le prova tutte e due nella stessa circostanza. … Sente che entrambe le emozioni gli appartengono e il suo senso di sé incomincia a integrare un Io che può essere arrabbiato e uno che può essere felice subito dopo. … Il senso di sé si sviluppa anche attraverso l’imitazione di movimenti, gesti, espressioni e toni di voci delle persone amate. (70) … Sebbene a questo stadio l’imitazione sia motivata dai sentimenti, alla base c’è l’emergere della capacità del cervello di vedere, sentire e riprodurre interi modelli, invece di semplici frammenti. Grazie a ciò i bambini imparano molto rapidamente il comportamento sociale, il linguaggio, le capacità cognitive e simili. (71) … Quando, intorno ai 18 mesi, compare la capacità di riconoscere modelli più complessi, il bambino impara a interpretare meglio i sentimenti degli altri e a rapportarsi con loro in maniera più efficace. … A questo livello di percezione si arriva solo attraverso l’interazione, attraverso infinite opportunità di capire la piega della bocca della mamma o le rughe sulla fronte di papà. Per il bambino che non ha abbastanza interazioni la cosa può diventare problematica.  (72) … Desideri, aspettative e intenzioni vengono trasformati in modelli di significato, con l’emozione che fa da guida fra le difficoltà sempre più complesse della vita. La coscienza, a questo livello, consiste in una maggiore consapevolezza di sentimenti, comportamenti e azioni, cioè dei modelli su cui si basa il senso di sé. (73) …

IV. La creazione di un mondo interiore

Nei due successivi stadi dello sviluppo la nostra mente compie la transizione fondamentale che la porta ad afferrare il significato simbolico. …

Desideri e intenzioni vengono ora rappresentati interiormente per mezzo di immagini plurisensoriali; impariamo a recitare mentalmente i comportamenti prima di metterli in atto e a risolvere i problemi per mezzo di esperimenti di pensiero. … Insieme, queste immagini cominciano a creare un mondo interiore.

All’inizio le immagini giungono libere e staccate l’una dall’altra, ma con il tempo si formano ponti logici che le collegano. Nascono anche ponti fra le varie emozioni, come la rabbia e la perdita … Quando ciò avviene il mondo interiore sviluppa un’organizzazione coesiva che permette quello che chiamiamo pensiero.  …

Per la prima volta scopriamo noi stessi in termini di immagini e non semplicemente di affetti, sensazioni fisiche e comportamento. Per la prima volta creiamo, inoltre, categorie: rabbia e amore, finzione e realtà, quello che vogliamo fare e quello che facciamo veramente. (74) …

La capacità simbolica è la porta che conduce dal mondo sommerso dell’emozione e delle intenzioni al mondo intellettuale e sociale in continua espansione di cui è partecipe ciascun individuo. …

  • 5. Il quinto livello: immagini, idee e simboli. Il bambino che ha acquisito la capacità di creare modelli di intenzioni, comportamenti, emozioni e aspettative può procedere, attraverso infiniti piccoli scambi, verso lo stadio della vera espressione simbolica. Nel secondo o terzo anno di vita comincia a fare i conti non solo con il comportamento, ma con le idee e a capire che una cosa può significarne un’altra e che l’immagine di una cosa può rappresentare la cosa stessa. Questo gli permette di crearsi un’immagine interiore del mondo. I simboli, inoltre, possono rappresentare non solo le intenzioni, i desideri e i sentimenti suoi, ma anche quelli dell’altro. (75) … Le primissime immagini sono di azioni … In seguito, i simboli rappresenteranno anche sentimenti e altri aspetti del Sé … (76) L’adulto incoraggia il bambino a tradurre in parole e immagini i suoi obiettivi immediati e concreti. (77) … A una semplice affermazione come “Voglio uscire” si può rispondere con un sì o con un no oppure con “Che cosa vuoi fare fuori?”. Quest’ultima reazione aiuta il bambino a riflettere sul proprio desiderio, mentre la prima si limita a esaudirlo o inibirlo. La riflessione favorisce l’uso dei simboli e, più in generale, la capacità di pensare, mentre l’inibizione o l’appagamento immediato favoriscono solo la tendenza all’azione. … Se, quando vuole uscire mentre sta piovendo, il genitore gli chiede perché e lo aiuta a vedere – con l’occhio della mente – il possibile esito della sua intenzione, il piccolo si esercita a creare idee e a sostituirle alle azioni. Il genitore che, invece, si limita a gridare di no preclude tale possibilità: di fronte a reazioni di questo genere il bambino rischia di non imparare a creare rappresentazioni simboliche delle proprie emozioni e desideri e le immagini che produce sono tendenzialmente concrete e orientate all’azione. (78) … Il genitore che incoraggia l’interazione e la comunicazione simbolica aiuta dolcemente ma fermamente il figlio a tradurre gli impulsi in immagini e quindi a trasmettere tali immagini alla coscienza di un’altra persona … insegna al figlio a riflettere. … Attraverso le relazioni e i loro nessi emotivi la coscienza si evolve dalla comparsa dei primi isolotti di Io intenzionale al mondo sempre più particolareggiato dell’Io simbolico. (81) … A mano a mano che il bambino impara a usare i simboli per crearsi un senso interiore di sicurezza e per pensare al mondo dentro e intorno a sé comincia a percepire se stesso, come descritto da Freud, attraverso rappresentazioni consce e inconsce di desideri ed emozioni. Comincia a percepirsi in parte come gli adulti, sotto forma di immagini interiori di sé. Anche l’altro e le relazioni con l’altro assumono forma simbolica. Attraverso queste immagini il bambino intuisce come funziona, che cosa prova, che cosa vuole. La somma delle immagini che colpiscono l’occhio della sua mente costituisce quel che è comunemente detto senso di sé. (82) … Il bambino può sviluppare una vita interiore ricca solo se fa delle esperienze grazie a cui può ricavare o raffinare immagini interiori.
  • 6. Il sesto livello: il pensiero emotivo. Le prime idee di un bambino si presentano come isole di pensiero slegate l’una dall’altra. … Nel corso del terzo e quarto anno di vita il bambino comincia a formare dei ponti fra un’idea e l’altra e fra i propri pensieri e quelli altrui. (84) … Quando il bambino impara a costruire ponti tra i simboli acquisisce una capacità talmente straordinaria che può cominciare a erigere un mondo interiore coesivo tutto suo. … Ancora prima di saper formare frasi intere il bambino è in grado di collegare fra loro parti diverse delle sue esperienze. Può collegare le idee per formare sequenze di immagini interiori che gli permettono di valutare le azioni prima di metterle in pratica. La ragione può soppiantare paura, inibizioni o obbedienza, le idee si possono collegare alle emozioni … Il tempo diventa comprensibile, dividendosi in passato, presente e futuro. Anche lo spazio, percepito come qui, lì e altrove, acquista un ordine. … Per una rappresentazione simbolica veramente efficace occorre saper vedere il nesso tra sentimenti e idee diversi. (85) … Il bambino non chiede più semplicemente “cosa”, ma è affascinato dal “perché”. … Maturando, la capacità di collegare affetti e idee si trasforma nella capacità di prendere un certo distacco dalle proprie emozioni e di rifletterci sopra, di affrontarle al livello del loro significato e non a quello del comportamento che le esprime. … Le reazioni concrete, che interessano solo il livello comportamentale dell’esperienza e sono volte a spiegare o anche a modificare le circostanze, si trasformano in rappresentazioni simboliche che esplorano la situazione alle radici e la collegano con la realtà esteriore. (86) …

Immagine di copertina tratta da Muy Interesante.

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