L’intelligenza del cuore. Le emozioni e lo sviluppo della mente – Parte 1 di 4

Stanley I. Greenspan
con
Beryl Lieff Benderly

L’intelligenza del cuore
Le emozioni e lo sviluppo della mente
Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997

Parte I di 4

Introduzione

Una dicotomia superata

In realtà sono le emozioni, e non la stimolazione cognitiva, a determinare l’architettura della mente. (3) …

La chiave dell’intelligenza e dello sviluppo mentale sta nelle prime relazioni e nelle prime esperienze emotive vissute attraverso l’eccitante reciprocità con la madre … (5)

Immanuel Kant, considerato il padre della filosofia e della psicologia moderne, ha formulato gli interrogativi su cui da allora vertono gli studi cognitivi e linguistici. Secondo Kant la base della conoscenza oggettiva sta nel processo mentale necessario per “conoscere”, nel modo in cui capiamo come funziona il mondo, più che in una determinata serie di fatti o di convinzioni. Piaget e altri teorici cognitivi hanno più o meno seguito Kant, descrivendo il modo in cui i bambini imparano a pensare. Ma né i seguaci di Kant né quelli di Piaget hanno mai preso in considerazione fino in fondo, nelle loro teorie su intelligenza e conoscenza, il ruolo degli affetti e delle emozioni. (7) …

In passato le emozioni sono state viste come uno sfogo di passioni molto intense, come reazioni fisiologiche, stati d’animo soggettivi o segnali sociali interpersonali, ma dai nostri studi sull’età evolutiva emerge che il loro scopo principale è quello di creare, organizzare e orchestrare molte delle funzioni fondamentali della mente. Intelletto, capacità scolastiche, senso di sé, coscienza e moralità hanno tutti radici comuni nelle primissime esperienze emotive. Per quanto possa sembrare strano, le emozioni sono artefici di una vasta gamma di operazioni cognitive nel corso di tutta la vita e rendono possibile il pensiero creativo in ogni sua forma. (9) …

Le aree del cervello preposte alla regolazione emotiva, all’interazione e all’ordinamento sequenziale (la corteccia prefrontale) presentano un’attività metabolica più intensa tra i sei e i dodici mesi di vita, ovvero nel periodo in cui i bambini partecipano a un maggior numero di interazioni reciproche e danno prova di maggiore intelligenza, per esempio operando scelte e cominciando a cercare gli oggetti nascosti. (10) …

Sosteniamo che il principale metro per misurare la competenza evolutiva e intellettuale dei bambini debbano essere gli scambi emotivi con le figure di accudimento e non la capacità di infilare perni nel foro giusto o di trovare palline nascoste. …

Certi tipi di educazione emotiva portano alla salute intellettuale ed emotiva e l’esperienza affettiva aiuta ad affrontare un gran numero di compiti cognitivi. (11) Dagli esperimenti che Greenspan ha condotto insieme a Stephen Porges della University of Maryland risulta che alcune delle parti del cervello e del sistema nervoso che controllano la regolazione emotiva svolgono una funzione cruciale nei processi cognitivi … Se il sistema di regolazione funziona bene, il bambino presta attenzione e capisce quello che vede o sente, ma se questo è compromesso e il cervello è incapace di regolare le emozioni, lo stesso bambino avrà difficoltà a prestare attenzione e a distinguere tra una sensazione e l’altra; stenta a capire quello che vede o che sente e spesso diventa irritabile e ha reazioni disordinate. In uno studio mirato si è riscontrato che i valori di tale funzione di regolazione emotiva misurati a otto mesi sono correlati con il punteggio ottenuto nei test del QI svolti a quattro anni di età. …

Nelle famiglie caratterizzate da molteplici fattori di rischio la probabilità di ottenere punteggi bassi nei test cognitivi all’età di quattro anni è venti volte più alta della media e il “trend” continua nell’adolescenza. … Assicurando le esperienze necessarie ai neonati a rischio e alle loro famiglie si ottengono risultati positivi. Le nuove capacità adattive spesso persistono nel resto dell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta.

Su queste basi è emersa una nuova interpretazione di come si sviluppa la mente nei primi mesi di vita, che integra l’esperienza di intimità emotiva del bambino con l’evoluzione delle capacità intellettuali e, in definitiva, con il senso di sé. (12) …

Parte prima

I processi che costruiscono la mente

  1. L’architettura emotiva della mente

Gli esseri umani incominciano ad abbinare fenomeni e sentimenti fin dalla nascita. (20) … è l’emozione a organizzare esperienza e comportamento. (24) …

La nostra capacità di discriminare e generalizzare deriva dal fatto che ci portiamo dietro di situazione in situazione le emozioni che ci dicono automaticamente che cosa dire, fare e persino pensare. Molto prima di imparare a parlare, a meno di diciotto mesi, il bambino ha già sviluppato questa capacità di classificare una nuova conoscenza come simpatica o antipatica, rispettosa o offensiva, incoraggiante o sprezzante e si comporta di conseguenza. Prima ancora di trovare le parole per descrivere la propria reazione o addirittura di saper pensare in maniera cosciente, gestisce situazioni sociali attraverso la capacità di discriminare emotivamente, che funge da “sesto senso”. …

Ogni pensiero creativo o risoluzione di problema segue un percorso emozionale. Ognuno deve prima di tutto decidere quali delle miriadi di sensazioni fisiche ed emotive che lo bombardano o delle innumerevoli idee immagazzinate nella sua mente siano pertinenti nel momento specifico. L’unico modo per prendere questa decisione, per determinare a quali idee e caratteristiche dare risalto e quali ignorare, è consultare il proprio campionario di esperienze fisiche ed emotive. (26) …

Il pensiero richiede due componenti. Dobbiamo disporre almeno in parte di una struttura emotiva che vagli e organizzi eventi e idee prima di poterli rappresentare per mezzo di parole e simboli. … In secondo luogo, è necessario un processo di sperimentazione, rifinitura o elaborazione che valuti i pensieri alla luce della nostra capacità logica. …

Tranne che al livello più concreto, il pensiero implica sempre la capacità di formare concetti astratti. …

Se si considera l’intelletto come basato sull’emozione, il modo di vedere il processo di apprendimento dell’astrazione cambia completamente. In questa ottica, la capacità di formare astrazioni diventa la capacità di fondere diverse esperienze emotive in un unico concetto integrato. (27) …

Il secondo aspetto del pensiero è l’analisi logica delle idee e dei concetti derivati dalle emozioni. … La capacità di esaminare le idee nate dalle emozioni e di organizzarle in maniera logica è legata alla maturazione del cervello e del sistema nervoso centrale, ma anche all’insieme di esperienze che sollecitano e plasmano il potenziale biologico.

Molte delle esperienze che contribuiscono al sorgere delle capacità logiche sono di natura almeno in parte emozionale. … Il primissimo senso di causalità, di realtà e di logica è di natura emotiva. Incomincia quando il bambino intuisce che, se sorride, la mamma gli sorride a sua volta … (29)

Così, sia l’aspetto creativo e generativo del pensiero sia quello logico e analitico derivano in parte dall’esperienza emotiva. Le imprese più squisitamente intellettuali fondono pensiero generativo e analitico e sono il risultato della saggezza accumulata nel tempo, del livello di comprensione raggiunto grazie alla capacità di astrarre sulla base di esperienze emotive vissute. (30) …

Le reazioni emotive sono state spesso ritenute secondarie rispetto alle percezioni cognitive, ma in effetti in molte circostanze possono avere importanza primaria. … I bambini che non riescono a usare i sensori emotivi hanno spesso difficoltà di giudizio. … Se alle informazioni viene attribuito un codice duale in base alle qualità affettive e sensoriali, la mente deve essere munita di una struttura o di un circuito che le consenta di ricuperarle prontamente. … Una volta arrivati a quella che potremmo chiamare una risposta intuitiva (ovvero mediata dalle emozioni), sottoponiamo la strategia su cui essa si basa a un’analisi logica per vedere se è adatta al problema in questione. In altre parole, le prime idee che abbiamo su un determinato argomento sono generate dalle categorie affettive che costituiscono l’architettura della nostra mente e solo in seguito vengono analizzate dal punto di vista logico. (31) …

I filosofi hanno ritenuto per secoli che intelletto ed emozione rappresentassero due parti diverse della mente: l’una era il regno della logica, della ragione e dell’obiettività, mentre l’altra era dominio di passione, sentimento e soggettività, in una visione polarizzata della mente che non è stata ancora superata. Due delle più influenti teorie moderne sulle capacità specificamente umane di linguaggio e cognizione hanno ripreso questa dicotomia. (32) Sia Noam Chomsky che ha ipotizzato il modello di acquisizione delle strutture grammaticali, sia Jean Piaget che ha descritto gli stadi percorsi dal bambino per imparare a pensare, trattano la nascita delle abilità cognitive separatamente rispetto allo sviluppo delle emozioni.

La mia esperienza di osservazione dei bambini mi ha convinto che persino le capacità generalmente considerate innate, come quella di apprendere il linguaggio, devono avere una base emotiva per acquisire scopo e funzione. …

L’esperienza mi ha insegnato che, prima di arrivare a collegare in maniera appropriata le parole, il bambino deve collegare un senso di finalità o di intenzione emozionale al proprio comportamento, compresi espressioni e gesti. (33) …

La grammatica allinea i diversi elementi della lingua in maniera strutturata per esprimere un significato. Al livello più basilare ciò implica l’organizzazione dell’intenzione e dei suoi oggetti (attraverso verbi e sostantivi). Siccome la consapevolezza di un desiderio o di un’intenzione è soprattutto un’esperienza affettiva, per poter effettuare questo allineamento grammaticale è necessaria tale esperienza. …

Forse l’importanza delle esperienze emotive ai fini dello sviluppo grammaticale è sfuggita a Chomsky e ad altri linguisti perché è fin troppo facile dare per scontate certe esperienze … (34)

Secondo Piaget le strutture cognitive si sviluppano principalmente a partire dalle interazioni del bambino con il mondo esterno. Pur ammettendo che affetto e intelligenza, che hanno un’evoluzione parallela, interagiscano e si influenzino l’uno con l’altra, egli afferma che l’affetto non è la causa della strutturalizzazione progressiva che segna la crescita cognitiva …

Gli esperimenti di Piaget riguardano soprattutto la comprensione dei rapporti fra gli oggetti fisici e lo sviluppo della capacità di classificarli in base a parametri come dimensione o forma. La maggior parte dei bambini, però, è in grado di classificare le proprie emozioni e relazioni emotivamente importanti molto prima degli oggetti fisici. (35) …

Ancora più grave, però, è la relativa mancanza di attenzione al ruolo delle emozioni da parte del Piaget il quale ha sottolineato che si impara facendo, ma ha trascurato che “facendo” si hanno reazioni formative emotive, oltre che percettive, motorie e cognitive. …

Piaget ha sottolineato che, con il passare del tempo, nel pensiero dei bambini vengono incorporate prospettive multiple. … Quello che Piaget omette di considerare è che le prospettive postulate dai bambini comprendono il numero quasi infinito di percezioni ulteriori rese possibili dalle esperienze di tipo affettivo. Trascurare questo elemento significa non tenere conto della ricca varietà di esperienze che contribuiscono alla formazione dei concetti astratti. (36) …

Per capire le dimensioni di un rettangolo occorre averne il senso della quantità che ha origine nelle innumerevoli esperienze precedenti di “più” o “meno”, “troppo piccolo” o “troppo grande”. I bambini che non lo hanno stentano a capire la matematica. … Quanto più complesso è il fenomeno da studiare, dalla formazione delle stelle alla composizione delle cellule, tanto più è necessario disporre di basi fondate su esperienze emotive precedenti. …

Dal momento che astraiamo continuamente trasformando le nostre esperienze in definizioni, spesso termini all’apparenza semplici si capiscono soltanto nel contesto di un’esperienza affettiva in continua evoluzione. (37) …

Gli affetti ci permettono di identificare fenomeni e oggetti e di comprenderne funzione e significato. Con il tempo ci consentono anche di formare nozioni astratte di interrelazioni. … Affetti, comportamento e pensiero sono componenti inscindibili dell’intelligenza. Perché un’azione o un pensiero abbia un significato deve essere guidata da un intento o da un desiderio (cioè da un affetto); senza di esso, comportamento e simboli non hanno significato.

Le nostre osservazioni cliniche di soggetti sani e soggetti con caratteristiche autistiche mostrano che probabilmente l’incontro fra questi aspetti importanti di affetto, cognizione e linguaggio avviene fra i dodici e i diciotto mesi. Il nuovo insieme rende possibili comunicazioni e pensieri più complessi. (38) …

Le emozioni danno forma non soltanto all’intelligenza, ma anche alle difese psicologiche dell’individuo, alle strategie con cui egli fa fronte alle difficoltà e, quindi, all’intera struttura della personalità. …

Freud più di chiunque altro ha attirato l’attenzione del pensiero occidentale sulle emozioni come fattori motivazionali del comportamento. Qualsiasi tentativo di capire le origini delle nostre abilità mentali più importanti deve quindi partire da questi concetti rivoluzionari. (40) …


Immagine di copertina tratta da Mindcenter.

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