INTELLIGENZA EMOTIVA – Daniel Goleman – Parte 4 di 4

Un tuffo fra le pagine

Daniel Goleman

INTELLIGENZA EMOTIVA

Titolo originale: Emotional intelligence – 1995
R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A. – Ed. CDE spa, Milano, 1996

Parte 4 di 4

16) INSEGNARE A SCUOLA LE EMOZIONI

(Metaemozione:) I contenuti dell’insegnamento comprendono l’autoconsapevolezza, ossia:

  •             la capacità di riconoscere i sentimenti e di costruire un vocabolario per la loro              verbalizzazione;
  •             cogliere i nessi tra pensieri, sentimenti e reazioni;
  •             sapere se si sta prendendo una decisione in base a riflessioni o a sentimenti;
  •             prevedere le conseguenze di scelte alternative;
  •             applicare queste conoscenze a decisioni su temi come le droghe, il fumo o il sesso.

L’autoconsapevolezza può anche consistere nel riconoscimento della propria forza e delle proprie debolezze e nel sapersi considerare in una luce positiva, ma realistica.

Un altro aspetto che viene sottolineato è come controllare le emozioni: capire che cosa sta dietro un sentimento e imparare come trattare l’ansia, la collera e la tristezza. Si dà anche molto rilievo all’assunzione di responsabilità relativamente a decisioni e azioni e al mantenimento degli impegni assunti. (310)

Un’abilità sociale fondamentale è l’empatia, ossia il comprendere i sentimenti altrui e la capacità di assumere il loro punto di vista, rispettando i diversi modi in cui le persone considerano una situazione. Un’attenzione particolare viene dedicata ai rapporti interpersonali. La trattazione di questo tema comprende:

  1. imparare a saper ascoltare e a porre domande;
  2. distinguere tra ciò che qualcuno dice o fa e le proprie reazioni o i propri giudizi;
  3. essere sicuri di sé, invece di arrabbiarsi o restare passivi;
  4. imparare l’arte di collaborare, di risolvere i conflitti e negoziare i compromessi.

L’anno di scuola materna precedente all’ingresso nella scuola dell’obbligo segna un culmine nella maturazione delle “emozioni sociali” – sentimenti come l’insicurezza e l’umiltà, la gelosia e l’invidia, l’orgoglio e la fiducia – le quali richiedono tutte la capacità di paragonare se stessi con gli altri. Il bambino di cinque anni, entrando nel più vasto mondo sociale della scuola, entra anche nel mondo della comparazione sociale. Non è solo il mutamento esterno che suscita i paragoni, ma anche l’emergere di un’abilità cognitiva: la capacità di confrontarsi agli altri in merito a qualità particolari come la simpatia, l’attrattiva o i talenti sportivi.

Dai sei agli undici anni, dice David Hamburg (1992), “la scuola è un crogiolo e un’esperienza definitoria che influenzerà pesantemente l’adolescenza del ragazzo e anche gli anni successivi. In un bambino il senso del proprio valore dipende sostanzialmente dal rendimento scolastico. Un ragazzo che fallisce a scuola comincia ad assumere quegli atteggiamenti controproducenti che possono oscurare le prospettive di tutta la sua vita”. Fra le doti essenziali per avere un buon profitto a scuola, nota Hamburg, vi è la capacità di:

  1. rimandare la gratificazione,
  2. essere socialmente responsabile nei modi opportuni,
  3. mantenere il controllo sulle emozioni,
  4. avere una visione ottimistica, in altre parole l’intelligenza emotiva.

La transizione alla scuola media segna la fine dell’infanzia ed è essa stessa una formidabile sfida emozionale. A parte ogni altro problema, quando entrano nel nuovo contesto scolastico, quasi tutti gli studenti hanno un calo di fiducia in se stessi e un aumento di autoconsapevolezza; la loro immagine di sé diventa instabile e si trasforma tumultuosamente. Uno dei colpi più duri è quello portato all’ “autostima sociale”, cioè alla fiducia di poter stringere e mantenere le amicizie. In questo momento cruciale, sottolinea Hamburg, è immensamente utile rafforzare le capacità dei giovanissimi di costruire rapporti intimi, di superare le crisi nelle amicizie e di alimentare la propria fiducia in se stessi. (318)

APPENDICE A

CHE COS’E’ UN’EMOZIONE

Le emozioni primarie: Collera, Tristezza, Paura, Gioia, Amore, Sorpresa, Disgusto, Vergogna.

Le espressioni facciali specifiche per quattro di esse (paura, collera, tristezza, gioia) sono riconosciute in ogni cultura del mondo.

Le derivazioni più esterne sono gli umori o stati d’animo.

Al di là degli umori vi sono i temperamenti ossia la propensione a evocare una certa emozione o umore. (333-334)

APPENDICE B

CARATTERISTICHE DELLA MENTE EMOZIONALE

Forse le due migliori valutazioni della mente emozionale vengono offerte indipendentemente da Paul Ekman (Human Interaction Laboratory – California University, San Francisco) e da Seymour Epstein (University of Massachusetts).

La mente emozionale è assai più rapida di quella razionale, perché passa all’azione senza neppure fermarsi un attimo a riflettere sul da farsi.

Le azioni che scaturiscono dalla mente emozionale sono accompagnate da una sensazione di sicurezza particolarmente forte, derivante da un modo di vedere le cose semplificato e immediato, che può apparire assolutamente sconcertante alla mente razionale. (336)

Poiché l’intervallo tra il fattore che scatena un’emozione e l’erompere dell’emozione stessa può essere quasi istantaneo, il meccanismo che valuta la percezione di tale fattore dev’essere velocissimo, anche secondo il tempo di reazione cerebrale che si calcola in millesimi di secondo. Questa valutazione della necessità di agire dev’essere automatica, così rapida che non varca neppure la soglia della consapevolezza. Tale risposta emozionale rapida si propaga in noi prima che sappiamo che cosa stia succedendo.

Il grande vantaggio è che la mente emozionale può leggere una realtà emotiva in un istante, producendo quel giudizio intuitivo immediato che ci dice di chi dobbiamo diffidare, di chi possiamo fidarci e chi si trova in una situazione difficile.

Lo svantaggio è che queste impressioni e questi giudizi intuitivi, verificandosi in una frazione di secondo, possono essere erronei o malaccorti.

Paul Ekman suggerisce che questa rapidità, per la quale le emozioni possono coglierci prima ancora che noi si sia consapevoli del loro insorgere, è essenziale per il loro elevato valore adattativo: esse ci mettono in movimento per reagire a fatti incalzanti, senza perdere tempo a pensare se o come rispondere. (337)

Poiché la mente razionale ha bisogno di più tempo rispetto alla mente emozionale per registrare le impressioni e per reagire, il “primo impulso” in una situazione emozionale è dettato dal cuore e non dal cervello. (338)

Ma in genere la mente razionale non decide quali emozioni “dovremmo” avere. Al contrario, i sentimenti si presentano come un fatto compiuto. Ciò che di solito la mente razionale può controllare è il corso di quelle reazioni. A parte qualche eccezione, non siamo noi a decidere quando essere furiosi, tristi e così via.

La logica della mente emozionale è associativa; per essa, elementi che simboleggiano una realtà o ne suscitano il ricordo equivalgono a quella stessa realtà. Per questo le similitudini, le metafore e le immagini si rivolgono direttamente alla mente emozionale, come fanno l’arte, i romanzi, i film, la poesia, il canto, il teatro, l’opera. (339)

Se la mente emozionale segue questa logica e le sue regole, nella quale un elemento sta al posto di un altro (meccanismo onirico), per essa non è necessario che le cose vengano definite dalla loro identità oggettiva: ciò che conta è come vengono percepite; le cose sono ciò che appaiono. Quel che una cosa ci fa ricordare può essere molto più importante di quel che essa “è”. Nella vita emozionale le identità possono essere come un ologramma, nel senso che una singola parte evoca l’intero.

La mente emozionale è infantile in molti modi e lo è tanto più, quanto più forte cresce l’emozione. Una delle sue modalità è il pensiero categorico che vede tutto o bianco o nero, senza sfumature di grigio …. Un altro segno di questo modo infantile è il pensiero personalizzato che percepisce gli eventi in maniera deformata, riconducendoli tutti al proprio io.

Questo modo infantile è autoconvalidante, perché sopprime o ignora ricordi o fatti che ne scardinerebbero le convinzioni e si aggrappa a quelli che lo confermano. Le convinzioni della mente razionale sono sperimentali; una nuova prova può smentire una convinzione, sostituendola con un’altra. La mente razionale ragiona in base alle prove oggettive. La mente emozionale, invece, considera le proprie convinzioni assolutamente vere e perciò sottovaluta ogni prova contraria.

Quando un qualche aspetto di un fatto appare simile a un ricordo del passato dotato di forte carica emotiva, la mente emozionale reagisce provocando i sentimenti che si accompagnavano all’evento ricordato. (340)

Se i sentimenti sono forti, allora la reazione che viene provocata è ovvia. Ma se i sentimenti sono vaghi o sottili, può accadere che non ci si renda conto della reazione emotiva in corso, anche se essa colora sottilmente il nostro modo di reagire in quel momento. Pensieri e reazioni al momento presente assumeranno il tono dei pensieri e delle reazioni del passato, anche se può sembrare che la reazione sia dovuta soltanto alla circostanza momentanea. La nostra mente emozionale imbriglierà la mente razionale piegandola ai propri fini e per questo noi presentiamo spiegazioni dei nostri sentimenti e delle nostre reazioni – le cosiddette razionalizzazioni – che le giustificano nei termini del momento presente, senza comprendere l’influenza della memoria emozionale. In questo senso, non possiamo avere idea di ciò che sta davvero accadendo, anche se possiamo nutrire la convinzione certa che sappiamo esattamente cosa sta succedendo. In momenti simili la mente emozionale ha ingabbiato quella razionale, ponendola al suo servizio.

Il funzionamento della mente emozionale è in larga misura legato a uno stato specifico, dettato dal particolare sentimento che si afferma in un certo momento. …. Questi repertori legati a uno stato specifico diventano predominanti in momenti di intensa emozione. (341)

APPENDICE C

I CIRCUITI NEURALI DELLA PAURA

L’amigdala ha una funzione centrale per la paura.

Immaginate di essere soli in casa di notte e di stare leggendo un libro, quando all’improvviso sentite un rumore in un’altra stanza. …. Il primo circuito cerebrale coinvolto si limita a ricevere il suono nella sua natura fisica ondulatoria e lo trasforma nel linguaggio del cervello per mettervi in allarme. Questo circuito va dall’orecchio al tronco encefalico e poi al talamo. Di lì si dipartono due vie nervose: una diramazione più piccola conduce all’amigdala e al vicino ippocampo; l’altra, più grande, porta alla corteccia uditiva nel lobo temporale, dove i suoni vengono classificati e compresi.

L’ippocampo, un magazzino fondamentale per la memoria, rapidamente raffronta quel “rumore” ad altri suoni simili già uditi in passato, per capire se è un suono conosciuto: è un rumore che voi immediatamente riconoscete? Nel frattempo la corteccia uditiva sta svolgendo un’analisi più sofisticata del suono per cercare di comprenderne la fonte: forse il gatto? Una persiana che il vento manda a sbattere contro la finestra? Un ladro? La corteccia uditiva formula un messaggio – potrebbe essere il gatto che ha fatto cadere una lampada dal tavolo, ma potrebbe anche essere un ladro – e lo invia all’amigdala e all’ippocampo che rapidamente lo paragonano a ricordi simili.

Se la conclusione è rassicurante (è soltanto la persiana che sbatte a ogni raffica di vento), allora l’allarme generale non si innalza a un livello più alto. Ma se siete ancora incerti, un altro circuito fra l’amigdala, l’ippocampo e la corteccia prefrontale accresce ulteriormente l’incertezza e fissa la vostra attenzione, inducendovi a cercare di identificare la fonte del suono con sempre maggior preoccupazione. Se da questa ulteriore analisi non si ricava una risposta soddisfacente, l’amigdala fa scattare un allarme e la sua area centrale attiva l’ipotalamo, il tronco encefalico e il sistema neurovegetativo.

Nell’amigdala ogni fascio di neuroni ha diramazioni particolari con recettori predisposti per differenti neurotrasmettitori.

Diverse parti dell’amigdala ricevono informazioni differenziate. Al nucleo laterale dell’amigdala pervengono diramazioni dal talamo e dalle cortecce uditiva e visiva. Gli odori, attraverso il bulbo olfattivo, arrivano all’area corticomediale dell’amigdala, mentre i sapori e i segnali viscerali finiscono nell’area centrale. Questi segnali in arrivo fanno sì che l’amigdala sia come una sentinella sempre all’erta, che analizza ogni esperienza sensoriale.

Dall’amigdala si dipartono diramazioni verso ogni area principale del cervello. Dalle aree centrale e mediale un fascio va verso le aree dell’ipotalamo che secernono l’ormone corticotropo (Crh), la sostanza con la quale l’organismo reagisce alle emergenze, attivando la reazione di lotta o fuga attraverso una serie di altri ormoni. L’area basale dell’amigdala invia diramazioni al corpo striato, collegandosi così al sistema cerebrale che regola il movimento. E, mediante il vicino nucleo centrale, l’amigdala invia segnali al sistema neurovegetativo attraverso il midollo spinale, attivando una vasta serie di reazioni a largo raggio che riguardano il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino. (343) Dall’area basolaterale dell’amigdala si diramano fasci nervosi verso la corteccia del cingolo e verso le fibre conosciute come “il grigio centrale”, struttura che regola la muscolatura scheletrica. Sono queste cellule che fanno ringhiare il cane o inarcare il gatto per minacciare l’intruso nel loro territorio. Negli uomini questi stessi circuiti tendono i muscoli delle corde vocali e creano il tono alto di voce emessa quando si ha paura.

Un’altra via che si diparte dall’amigdala conduce al “locus coeruleus”, nel tronco cerebrale che, a sua volta, produce la noradrenalina e la diffonde nel cervello. L’effetto della noradrenalina è di aumentare la reattività complessiva delle aree cerebrali che la ricevono, rendendo più sensibili i circuiti sensoriali. La noradrenalina soffonde la corteccia, il tronco encefalico e lo stesso sistema limbico, in sostanza mette in tensione il cervello. Ora, perfino uno scricchiolio consueto in casa può farvi provare un fremito di paura. Questi mutamenti in gran parte sfuggono alla consapevolezza, cosicché voi non siete ancora coscienti di aver paura.

Ma appena cominciate davvero a provar paura – cioè quando l’ansia che è rimasta inconscia penetra nella coscienza – l’amigdala ordina all’istante una reazione di vasta portata. Essa segnala alle cellule del tronco encefalico di far assumere ai muscoli del viso un’espressione di paura, di rendervi nervosi e allarmati, di bloccare i movimenti già in corso non legati alla reazione, di accelerare il battito cardiaco e alzare la pressione sanguigna e rallentare la respirazione.

Nel frattempo l’amigdala, insieme all’ippocampo a essa collegato, alle cellule che inviano i neurotrasmettitori ordina di provocare scariche, ad esempio, di dopamina, che vi inducono a concentrare l’attenzione sulla fonte della vostra paura – gli strani rumori che avete udito – e predispongono i muscoli a reagire di conseguenza. Allo stesso tempo l’amigdala comunica con le aree sensoriali della visione e dell’attenzione, facendo in modo che gli occhi cerchino tutto ciò che è rilevante per l’emergenza. Simultaneamente i sistemi mnemonici corticali vengono riorganizzati in modo che le conoscenze e i ricordi più pertinenti alla particolare urgenza emozionale possano essere prontamente rievocati, avendo la precedenza su altre linee di pensiero meno pertinenti. (344)

Una volta che questi segnali sono stati inviati, voi siete in preda alla paura: diventate consapevoli della caratteristica tensione dello stomaco e dell’intestino, del cuore che batte più in fretta, della tensione dei muscoli del collo e delle spalle e del tremito delle membra; il corpo si immobilizza, mentre vi sforzate di udire altri suoni e correte col pensiero a identificare possibili pericoli in agguato e i modi per reagire. L’intera sequenza – dalla sorpresa all’incertezza, all’apprensione, alla paura – può verificarsi in un secondo circa (Jerome Kagan, Galen’s Prophecy, New York, Basic Books, 1994). (345) 


Immagine di copertina tratta da ThinkPsych.

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