Un tuffo fra le pagine
Daniel Goleman
INTELLIGENZA EMOTIVA
Titolo originale: Emotional intelligence – 1995
R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A. – Ed. CDE spa, Milano, 1996
Parte I di 4
PREFAZIONE ALL’EDIZIONE ITALIANA
Necessità di insegnare ai bambini quello che potremmo definire l’alfabeto emozionale – le capacità fondamentali del cuore. Come negli Stati Uniti, anche in Italia le scuole potrebbero dare un positivo contributo in tal senso introducendo programmi di “alfabetizzazione emozionale” che – oltre alle materie tradizionali come la matematica e la lingua – insegnino ai bambini le capacità interpersonali essenziali. (8)
LA SFIDA DI ARISTOTELE
Che cosa possiamo cambiare per aiutare i nostri figli a vivere meglio? …. molto spesso la differenza sta in quelle capacità indicate collettivamente come intelligenza emotiva, un termine che include l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, nonché la capacità di automotivarsi. (14)
La struttura del libro:
a) 1a parte: l’architettura emozionale del cervello.
b) 2a parte: come le basi neurologiche si esprimono in quell’attitudine fondamentale chiamata intelligenza emotiva.
c) 3a parte: le emozioni, attitudini fondamentali nella vita. (15)
d) 4a parte: gli insegnamenti emozionali.
e) 5a parte: le carenze a livello di intelligenza emotiva e i rischi.
Se un metodo esiste, è da cercarsi nel modo in cui prepariamo i nostri bambini alla vita. La soluzione sta in un nuovo modo di considerare ciò che la scuola può fare per educare l’individuo come persona – ossia mettendo insieme mente e cuore …. dare ai bambini gli elementi di base dell’intelligenza emotiva. (16)
PARTE PRIMA
L’INTELLIGENZA EMOTIVA
1) A CHE COSA SERVONO LE EMOZIONI?
Nel cercare di comprendere come mai l’evoluzione abbia conferito all’emozione un ruolo tanto fondamentale nella psiche umana, i sociobiologi indicano – quale possibile spiegazione – proprio questa prevalenza del cuore sulla mente nei momenti più critici della vita. Essi sostengono che le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto. (22)
Le prime leggi e le prime affermazioni dell’etica possono essere interpretate come tanti tentativi di imbrigliare, sottomettere e addomesticare la vita emozionale …. Se parliamo in termini di biologia dei fondamentali circuiti neurali dell’emozione, dobbiamo ammettere che quelli di cui siamo dotati sono i meccanismi rivelatisi più funzionali nelle ultime cinquantamila generazioni umane …. Le forze che hanno plasmato le nostre emozioni, forze evolutive lente e ponderate, hanno impiegato un milione di anni per compiere il loro lavoro (23)
Tutte le emozioni sono, essenzialmente, impulsi ad agire, piani d’azione dei quali ci ha dotato l’evoluzione per gestire in tempo reale le emergenze della vita. (24) (Nota n° 7, pag. 357: oggi, il preciso carattere biologico di ogni emozione è oggetto di un acceso dibattito scientifico)
Abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente …. quando sappiamo che qualcosa è giusto “con il cuore” la nostra convinzione è di un ordine diverso – in qualche modo è una certezza più profonda – di quando pensiamo la stessa cosa con la mente razionale. Il rapporto fra razionale ed emozionale nel controllo della mente varia lungo un gradiente continuo; quanto più intenso è il sentimento, tanto più dominante è la mente emozionale – e più inefficace quella razionale. (27) …. la mente emozionale e quella razionale sono facoltà semiindipendenti (28).
Quando si evolse, il sistema limbico perfezionò due strumenti potenti: l’apprendimento e la memoria.
Circa 100 milioni di anni fa il cervello dei mammiferi cominciò a svilupparsi molto velocemente …. Rispetto alla struttura corticale bistratificata del cervello più antico, la neocorteccia offriva ora uno straordinario vantaggio in termini di possibilità intellettuali …. la sede del pensiero (30).
2) ANATOMIA DI UN “SEQUESTRO” EMOZIONALE
L’ippocampo e l’amigdala compiono gran parte del lavoro di apprendimento e memorizzazione svolto dal cervello: l’amigdala è specializzata nelle questioni emozionali …. funziona come un archivio della memoria emozionale …. tutte le passioni dipendono da essa (34) …. l’attività dell’amigdala e la sua interazione con la corteccia sono al centro dell’intelligenza emotiva. (35)
L’estesa rete di connessioni neurali dell’amigdala le consente, durante un’emergenza emozionale, di “sequestrare” gran parte del resto del cervello – ivi compresa la mente razionale – e di imporle i propri comandi. (36)
L’ippocampo è coinvolto nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi più che non nelle reazioni emotive. La principale funzione dell’ippocampo sta nel fornire un ricordo particolareggiato del contesto, vitale per il significato emozionale (38) …. Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per così dire, il sapore emozionale …. il cervello ha effettivamente due sistemi mnemonici, uno per i fatti ordinari e l’altro per quelli che hanno una valenza emozionale. (40)
La corteccia prefrontale sembra attiva quando l’individuo è spaventato o adirato, ma soffoca o comunque controlla il sentimento in modo da gestire più efficacemente la situazione. (44) …. Quest’area cerebrale neocorticale consente di dare ai nostri impulsi emotivi una risposta più analitica o appropriata, modulando l’amigdala e le altre aree limbiche. (45) (Nota n° 12, pag. 360: sia la sezione ventromediale della corteccia prefrontale, sia l’amigdala presentano concentrazioni particolarmente elevate di recettori per la serotonina – un neurotrasmettitore).
Sembra che l’interruttore neurale fondamentale che “spegne” le emozioni negative sia il lobo prefrontale sinistro …. Il lobo prefrontale destro è sede di sentimenti negativi come la paura e l’aggressività, mentre quello sinistro tiene sotto controllo tali emozioni grossolane, probabilmente inibendo il lobo destro. (46)
Le connessioni fra l’amigdala e la neocorteccia sono al centro delle battaglie o degli accordi di cooperazione fra mente e cuore – fra pensiero e sentimento …. La corteccia prefrontale è la regione del cervello in cui ha sede la memoria di lavoro …. Ecco perché quando siamo sconvolti diciamo che “non riusciamo a pensare”; ecco perché una continua sofferenza psicologica può causare delle carenze nelle capacità intellettuali dei bambini, compromettendone l’apprendimento …. I soggetti con QI al di sopra della media, ma le cui prestazioni scolastiche erano insoddisfacenti, presentavano una compromissione del funzionamento della corteccia frontale. (47) …. questi bambini erano soggetti ad altissimo rischio di fallimento scolastico …. Il cervello emozionale controlla la collera e la compassione. Questi circuiti vengono scolpiti dall’esperienza durante l’infanzia (48).
PARTE SECONDA
LA NATURA DELL’INTELLIGENZA EMOTIVA
3) QUANDO INTELLIGENTE E’ UGUALE A OTTUSO
Al massimo, il QI contribuisce in ragione del 20 per cento ai fattori che determinano il successo nella vita.
Intelligenza emotiva: si tratta, ad esempio, della capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare. (54)
Le fondamentali competenze emozionali possono essere apprese e potenziate nei bambini.
L’analisi dei QI spiega ben poco del diverso destino di individui con talenti, istruzione e opportunità approssimativamente simili. (55)
L’attitudine emozionale è una meta-abilità, in quanto determina quanto bene riusciamo a servirci delle nostre capacità – ivi incluse quelle puramente intellettuali.
Molti dati testimoniano che le persone competenti sul piano emozionale – quelle che sanno controllare i propri sentimenti, leggere quelli degli altri e trattarli efficacemente – si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime sia nel cogliere le regole implicite che portano al successo politico. Gli individui con capacità emozionali ben sviluppate hanno maggiori probabilità di essere contenti ed efficaci nella vita, essendo in grado di adottare gli atteggiamenti mentali che alimentano la produttività (56-57).
Nella realtà quotidiana nessuna intelligenza è più importante di quella interpersonale (v. H. Gardner) …. Dobbiamo addestrare già a scuola le intelligenze personali dei bambini. (63)
Jack Block (California University di Berkeley) ha misurato quella che egli chiama “resilienza dell’ego” che, comprendendo le principali competenze sociali ed emozionali, è abbastanza simile all’intelligenza emotiva (Nota n° 15, pag. 362: Block usa il concetto di “resilienza dell’ego” invece di quello di intelligenza emotiva, ma osserva che le sue principali componenti comprendono l’autoregolazione emotiva, la capacità adattativa di controllare gli impulsi, il senso di autoefficacia e l’intelligenza sociale …. Egli ha scoperto l’esistenza di una modesta correlazione fra QI e resilienza dell’ego, che tuttavia sono concetti indipendenti)
a) Il maschio con un elevato QI è caratterizzato da un’ampia gamma di interessi e di capacità intellettuali.
b) Gli uomini dotati di grande intelligenza emotiva sono socialmente equilibrati, espansivi e allegri, non soggetti a paure o al rimuginare di natura ansiosa.
c) Le donne con elevato QI possiedono sicurezza intellettuale, sono fluenti nell’esprimere i propri pensieri, hanno un’ampia gamma di interessi intellettuali ed estetici ai quali attribuiscono molto valore. (66)
d) Le donne emotivamente intelligenti tendono ad essere sicure di sé, a esprimere i propri sentimenti in modo diretto e a nutrirne di positivi riguardo a se stesse; per loro la vita ha un senso.
Nella misura in cui una persona è dotata sia di intelligenza cognitiva sia di intelligenza emotiva, questi ritratti si fondono. Tuttavia, delle due, è proprio la seconda quella che contribuisce di più alle qualità che ci rendono pienamente umani. (67)
4) CONOSCI TE STESSO
Gli psicologi usano il termine piuttosto pomposo di metacognizione per riferirsi a una consapevolezza dei processi di pensiero, e quello di metaemozione per indicare la consapevolezza delle proprie emozioni. Io preferisco parlare di autoconsapevolezza, per indicare la continua attenzione ai propri stati interiori. (68) …. Questa consapevolezza è la competenza emozionale fondamentale sulla quale si basano tutte le altre (69).
Le decisioni non possono essere prese servendosi della sola razionalità, nuda e cruda; esse richiedono anche il contributo che ci viene dai sentimenti viscerali e quella saggezza emozionale che scaturisce dalle esperienze del passato …. la ragione, se non è coadiuvata dal sentimento, è cieca. (76)
Ogni qualvolta compare una sensazione viscerale, possiamo immediatamente abbandonare una certa strada o proseguire su di essa con maggior sicurezza …. La chiave per scandagliare i nostri processi decisori personali è dunque quella di essere in sintonia con i propri sentimenti (segui la voce del tuo cuore).
La metafora, la similitudine, la poesia, il canto, la favola, i sogni, i miti, le libere associazioni sono tutti elementi presenti nel linguaggio del cuore. (77)
Esistono due livelli di emozione, quello conscio e quello inconscio …. Le emozioni che covano sotto la cenere al di sotto della soglia della consapevolezza possono avere un impatto potente sul nostro modo di percepire e reagire, anche se non ce ne rendiamo conto. (78)
5) SCHIAVI DELLE PASSIONI
Una vita senza passioni sarebbe come una landa desolata abitata solo dall’indifferenza …. Il saper controllare le proprie emozioni penose è la chiave del benessere psicologico. (79)
È il rapporto fra emozioni negative e positive che determina il senso di benessere psicologico …. è importante che i sentimenti molto intensi non sfuggano al controllo, spazzando via tutti gli stati d’animo piacevoli. (80) …. un atteggiamento possibilista mitiga la collera con la compassione, o per lo meno con una certa apertura mentale (82).
Possono essere utili tecniche di rilassamento …. il passo successivo è quello di assumere un atteggiamento critico verso gli assunti dei pensieri che generano preoccupazioni: è molto probabile che l’evento temuto si verifichi? È necessariamente vero che esiste solo una (o nessuna) alternativa al lasciare che esso accada? Si possono prendere delle misure efficaci al riguardo? È veramente utile indugiare all’infinito in questi pensieri ansiosi?
Questa combinazione di attenzione sui propri pensieri e di sano scetticismo agirebbe, presumibilmente, come un freno sull’attivazione neurale alla base di un leggero stato d’ansia. Probabilmente, l’induzione attiva di tali pensieri può attivare il circolo che inibisce l’innesco della preoccupazione da parte del sistema limbico; allo stesso tempo, l’induzione attiva di uno stato di rilassamento contrasta i segnali ansiogeni che il cervello emozionale sta inviando a tutto l’organismo.
Quando si permette che un pensiero molesto si ripeta all’infinito senza metterlo in discussione, a poco a poco il suo potere persuasivo aumenta; quando invece lo si mette in discussione, contemplando tutta una gamma di punti di vista ugualmente plausibili, ci si vieta di considerarlo vero e di accettarlo ingenuamente. (94)
L’imperturbabilità sembra dovuta a un meccanismo neurale che rallenta il trasferimento dell’informazione causa di turbamento, o interferisce con esso …. i sentimenti allegri che nascondono le percezioni fonte di disturbo scaturiscono dalle elaborazioni dei lobi prefrontali (attivazione frontale sinistra associata a sensazioni positive) …. L’imperturbabilità è un tipo di negazione ottimista, una dissociazione positiva (103).
Immagine di copertina tratta da Marriage Means Moore.
