
È stata la mia passione. Sin da bambino sognavo la bicicletta da corsa. All’età di 17-18 anni riuscii ad averne una, nuova fiammante, una BIANCHI con la stampigliatura CAMPIONE DEL MONDO sul tubo trasversale, orgoglio del primato conquistato dal sommo Fausto Coppi nella prova per il titolo mondiale su strada il 30 agosto 1953 a Lugano. Il Campionissimo divenne subito il mio modello e per me un eccellente esempio di tecnica ciclistica.
Un caro ricordo: un bel po’ di anni fa il nostro Insegnante delle Elementari ci aveva portato in gita scolastica al Colle della Maddalena, transito del Giro d’Italia. Su quella strada non ancora asfaltata potei vedere Fausto e il fratello Serse. Una curiosità: Coppi era nato il 15 settembre, proprio come me, ma nel 1919, mentre io venivo al mondo trascorsi altri 19 anni.

La mia “Bianchi” l’ho ancora oggi, ma dal 2005, anno del mio pensionamento, acquistai una nuova bicicletta in carbonio, molto leggera e maneggevole.
Le foto che mi ritraggono riguardano: il tesserino dell’U.V.I. rilasciatomi nel 1956, all’inizio della mia attività agonistica che durò tre anni, due come allievo e uno come dilettante, sino alla mia chiamata alle armi presso il XXIII Corso AUC-1959; la foto al seguito di un concorrente: gara per allievi, Pianfei (CN), 26 agosto 1956; la foto in solitaria: durante la gara di Vignolo (CN), 1956, per allievi e dilettanti; la foto a colori: una delle ultime scattate con la bici in carbonio.


60 Anni sulle due ruote da corsa. Parlando con gli amici usavo scherzare: “È la mia morosa, esco più con lei che con mia moglie!”.
Poi, all’improvviso, s’è spenta la luce. Una cosa impensata, inimmaginabile, drammatica. Era quel maledetto mercoledì 12 ottobre 2016, pedalavo su una pista ciclabile, in assoluta sicurezza, a 6 km da casa, dopo averne percorso una settantina. Di colpo, nulla, non mi sono accorto di nulla, nulla ho visto e nulla ho sentito, mi sono avveduto solamente che stavo faticando, stordito, nel provare a sollevarmi da terra, senza esito. Un ragazzo mi aiutò, mi accompagnò al Pronto Soccorso, un duecento metri appena distante, e di lì ebbe inizio la mia sventura: clavicola destra e otto costole rotte, con presenza di fratture multiple, scomposte e frammentarie. Otto giorni di ospedale, imbracato con tutore alle spalle, esami a non finire e fermo lì.
La mia “morosa” la dovrò lasciare, sono addivenuto a tanto spinto dal timore che da quel 12 ottobre mi ha assalito per via di un evento occorsomi che non so ancora spiegarmi e che neppure i medici hanno saputo individuare, in termini eziologici, e descrivere, ma anche per una preoccupazione che da tempo mi perseguitava, quella del traffico pesante e veloce che ti passa a mezzo metro e rischia ogni momento di scaraventarti a gambe all’aria. È tempo, dunque, di cambiare marcia, mi adatterò, dopo sessant’anni di avventure sulle due ruote!
Addio amica!

Eh, sì, perché parlo della mia bicicletta da corsa che acquistai dopo il mio pensionamento, tutta in carbonio, cambio Campagnolo veloce 10×2. La usai per 10 anni, dal 2007 al 2016, per complessivi 61.518 chilometri.
Il 12 ottobre ricorda la data della scoperta dell’America, ma per me fu un giorno di una scoperta di tutt’altro genere. Il 12 ottobre 2016, giornata di tempo alquanto uggioso, che non mi incoraggiava eccessivamente a uscire in bici, decisi ugualmente di fare il mio solito giro. Al ritorno, ad appena sei chilometri da casa, mi accadde una cosa che sa dell’inspiegabile: percorrevo il tratto di ciclabile che si snoda a fianco del caseggiato, quando mi vidi nell’atto un po’ confuso del cercare di rialzarmi da terra. Ero caduto, non mi ero accorto di nulla, nessuna sensazione strana, nessun dolore accusato, soltanto il tentativo di risollevarmi in piedi. Mi aiutò un ragazzino che stava arrivando in senso inverso sulla ciclabile e mi volle accompagnare al pronto soccorso, non molto distante dal punto in cui ero caduto. Nulla ricordavo, se non l’attimo del mio risveglio e nulla ricordai in seguito. Arrivammo al pronto soccorso: il ragazzino non lo vidi più, nemmeno in ricerche successive, perché avrei voluto almeno ringraziarlo. Avevo soltanto un’escoriazione a una mano, per cui mi medicarono con un cerotto. Mi rivolsero alcune domande: il mio nome, la Scuola antistante dove insegnai per molti anni, ma non risposi alla richiesta di quale fosse il giorno in atto. Pensai solo a una caduta senza motivi e rifiutai di essere trasportato in ambulanza. Dunque risalii in bici e percorsi quei sei chilometri: mi sentivo un po’ strano, ma arrivai a casa e sollevai con un po’ di fatica il portone della rimessa per mettere a posto la bicicletta, mentre mia moglie scendeva le scale ed entrava in garage preoccupata per il mio ritardo. Salito in casa mi accorsi di un gonfiore alla clavicola destra. Chiamai il medico di famiglia ma era irreperibile. Allora, intuendo la gravità del caso, chiamai il 118. I Volontari furono molto puntuali: mi legarono a una barella, mi issarono sull’autoambulanza e via verso l’ospedale di Savigliano.
Al “DEA” di Savigliano fui sottoposto a una serie di esami: RX della colonna dorsale, RX della colonna lombo-sacrale, RX della colonna cervicale, RX della spalla destra con la seguente diagnosi emessa dalla dott.a C. G.: frattura lievemente scomposta del 3° medio della clavicola destra; fratture multiple lievemente scomposte dal II all’VIII arco costale di destra.

Verso le 11,30 del giorno seguente una prima visita ortopedica prognosticò la frattura alla clavicola destra a più frammenti scomposta, a cura della dott.a A. Z.
Mi trasferirono al reparto OBI (Osservazione Breve Intensiva). Una seconda visita ortopedica delle ore 16,40 rassicurò non esserci fratture vertebrali, come sottoscrisse il dott. M. D. U.
Il 13 ottobre la dott.a S. D., al CDC di Savigliano, mi sottoponeva al test ECO addome completo che rivelava il fegato di dimensioni ed ecostruttura regolari senza evidenti lesioni focali.
Con la supervisione della dott.a S. S. fui sottoposto all’esame TAC del torace senza contrasto e della colonna dorsale senza contrasto. Vennero confermate la frattura scomposta e pluriframmentaria del III medio di clavicola destra; fratture lievemente scomposte archi anteriori lungo la linea ascellare media della I, II, III, IV, V; VI, VII e VIII costa di destra; frattura scomposta arco posteriore della IV costa e fratture composte degli archi posteriori in prossimità delle articolazioni costo-vertebrali della V, VI, VII, VIII e IX costa; modesta quota di versamento pleurico postero-basale a destra di circa 1 centimetro di spessore, cui si associano fenomeni disventilativi del parenchima adiacente; calcificazione parietale dell’aorta toracica.
Il 20 ottobre presso il reparto U.O.A. di Medicina Generale a Saluzzo, alle cure del primario dott. M. D., fui sottoposto all’ Eco Color Doppler all’addome superiore e inferiore, con i seguenti risultati: fegato regolare per contorni, dimensione ed ecostruttura parenchinale, senza lesioni a focolaio. Prostata solo lievemente aumentata di volume, non lesioni a focolaio. F.to dott. L. S.

I medici mi chiedevano di spiegare l’accaduto, ma non seppi dire nulla di quanto sopra esposto: solo che qualcuno aveva spento la luce. Allora parlarono di una sincope. Fui sottoposto, il 20 ottobre, all’Ecocolordoppler cardiaco: si rivelò una ipertrofia ventricolare sinistra di tipo concentrico con funzione sistolica globale conservata, alterato rilasciamento del ventricolo sinistro, non disfunzioni valvolari, non ipertensione del piccolo circolo, non versamento pericardico. F.to dott. L. S.
Il 17 ottobre a Saluzzo. Reparto S.C. Medicina Interna. Il dott. G. G. mi sottoponeva al DH Ecodoppler TSA: indagine ancora di norma. Il giorno seguente fui controllato con l’ECG Dinamico secondo Holter, per la durata di ore 22,59: analizzati 69.559 battiti; FC media 57; minima 46; massima 80/m’; fenomeni aritmici: 84 CPSV, raramente a coppie o triplette. F.to dott. S. R.
Il 21 ottobre venivo dimesso dall’ospedale di Saluzzo. Il dott. M. D. U. annotava: Rx: minima scomposizione ma lunghezza conservata, tutore ben tollerato, no attuali deficit VNp, ROM GO nella norma.
1° Novembre 2016: dopo 22 giorni dall’incidente ho lividi sul fianco toracico destro ed ematoma esteso sulla coscia destra.
15 Novembre 2016. Visita ortopedica all’Ospedale di Saluzzo: risulta la buona guarigione della clavicola, ma occorre mantenere il tutore per ancora 25-30 giorni di cautela, poi potrò fare libero uso del braccio destro.
Non saprò mai che cosa mi è capitato. Una cosa è certa: mi è andata tutto sommato bene. La bici non ha avuto danni all’infuori del comando cambio per la doppia corona.
Simbolo perenne a ricordo della caduta il casco che indossavo: riporta due fratture sulla parte destra: se non l’avessi avuti probabilmente mi sarei rotto la testa e non sarei qui a raccontarla.
Da quel 12 ottobre 2016 non montai più in bici. La mia amica del giro di una volta e mezzo dell’equatore sarà destinata alla vendita.
Immagine di Copertina tratta da Pesaro Musei.
