Matthew Lipman, A.M. Sharp, F.S. Oscanyan
LA FILOSOFÍA EN EL AULA
Proyecto Didáctico Quirón, n° 31
Madrid, Ediciones de la Torre, 1992
Originale: Philosophy in the classroom (1980)
Philosophy goes to school (1988)
Temple University Press
(Traduzione e sintesi dallo Spagnolo a cura di Mario Bruno)
Capitolo 5
La filosofia: la dimensione smarrita dell’educazione
I bambini osservano le proprie unghie e si domandano da dove siano venute. Com’è possibile che qualcosa di simile cresca nell’organismo? Tutto ciò che si riferisce al proprio corpo sembra loro affascinante.
In modo simile, una lumaca pare loro affascinante, o uno stagno, o le macchie scure sulla faccia della luna. Soltanto a poco a poco si formerà sulla loro mente una crosta o armatura ed essi accetteranno come un fatto tutte queste cose fino a quando, dal provare meraviglia per tutto, giungeranno a non meravigliarsi più di nulla. … Assistendo all’ultima scena di un film, questa assume senso soltanto se viene raccontato ciò che la precede. Il suo significato appare chiaro quando viene vista come parte di una totalità. …
Dal momento che i bambini non possiedono un quadro di riferimento completamente formato entro il quale inserire le esperienze che vanno facendo, tali esperienze finiscono per avere, nei loro confronti, un aspetto enigmatico e confuso. (91) …
Esistono tre modi con i quali i bambini provano a scoprire le meraviglie o i misteri che li circondano:
- la spiegazione scientifica,
- le fiabe;
- formulare l’argomento filosoficamente in forma di domanda.
Se gli adulti devono scrivere per i bambini, dovrebbero farlo in modo tale da aiutarli a liberare le loro potenzialità letterarie e pittoriche. Per esempio, disseminare i libri per bambini di illustrazioni sarebbe l’equivalente di fare per i bambini qualcosa che essi dovrebbero fare da se stessi: cercare le immagini che possano accompagnarsi alla lettura e all’interpretazione. … Ciò che è importante è ottenere che i bambini pensino. … Diventa importante che la immaginazione si deprofessionalizzi: che i bambini siano incoraggiati a pensare e a creare da se stessi, anziché accontentarsi che sia il mondo adulto a continuare a creare e a pensare per loro. C’è qualcosa di malsano, quasi di parassitario nell’idea degli adulti che si ostinano nella creatività propria mentre azzerano quella dei propri figli. (95) …
Occorre rendersi conto delle capacità formidabili che un bambino può rivelare. (96) … Ciò che rende così difficile dare una risposta a certe domande (che cos’è lo spazio? Il numero? La materia? La mente? Le possibilità? La realtà? Le cose? La mia identità? La morte? La vita? Il significato? Il valore? Che cosa sono le relazioni? Tutto ebbe un inizio?) è il fatto che esse fanno riferimento a concetti così estesi che ci è impossibile classificarli; semplicemente non sappiamo come manipolarli. (97) …
Le domande logiche hanno a che vedere con il ragionamento. … La relazione che lega la logica al pensiero è simile alla relazione che lega la grammatica al linguaggio. (98) … La logica ci fornisce le regole che dobbiamo seguire se vogliamo pensare bene. … Ciò che la logica può fare è rimarcare l’importanza dell’essere coerenti nel pensare, nel parlare e nell’agire. (99) …
Il modo migliore di spiegare la natura della coerenza è la logica … La pratica della logica può sviluppare nei bambini un apprezzamento della coerenza, che è una condizione fondamentale per conseguire l’integrità morale. (100) …
Capitolo 6
Preparare i docenti ad insegnare a pensare
L’insegnamento della filosofia richiede la presenza di docenti disposti a esaminare idee, a investigare attraverso il dialogo e a rispettare lo spirito dei bambini che stanno apprendendo. (101) … Questo avviene quando invece di docenti che di norma insegnano a memorizzare si può disporre di docenti che insegnano a pensare in modo attivo, vigoroso ed eccellente. …
Il problema dello sviluppo del curricolo di Filosofia a livello di scuola elementare e secondaria consiste nell’adattare le opere filosofiche tradizionali in forma di strumenti che i bambini riescano a comprendere con facilità e che consentano la discussione. …
Gli insegnanti fanno ciò che possono: mettono in pratica ciò che hanno acquisito nella loro precedente formazione e insegnano nel modo stesso in cui sono stati addottrinati. Questo, a sua volta, trasferisce il problema sul bambino il quale non solo deve sforzarsi per capire ciò che gli viene insegnato, ma anche deve, per prima cosa, tradurlo da un linguaggio accademico sconosciuto al linguaggio che gli è proprio. L’unico modo di evitare questo inutile esercizio è che gli insegnanti traducano i contenuti dei propri temi nel linguaggio della classe. (102) …
È l’ora che l’orologio faccia marcia indietro, sebbene forse soltanto a metà del cammino, per avere un corpo insegnante che sia sufficientemente padrone delle proprie discipline per insegnarle e che possegga sufficiente esperienza metodologica per poterle insegnare con efficacia. … D’altra parte non esiste un miglioramento correlativo in pedagogia che sia in grado di compensare la decrescente importanza della conoscenza “pura” come finalità educativa. … Lo scopo è ottenere alunni interessati alla propria cultura e alle proprie possibilità. (103) …
Costringere ciascun bambino a lavorare privatamente è, di fatto, negargli l’esperienza vitale della cooperazione intellettuale, di costruire a partire dalle idee degli altri, di apprezzare la novità legata alle interpretazioni altrui, di difendere le proprie idee quando sono sottoposte a critica, di godere della solidarietà altrui e di rendersi conto della propria integrità intellettuale nel momento in cui egli riesamina il proprio punto di vista alla luce di opinioni nuove. …
Nel caso della lettura, all’interno di una comunità di ricerca, il docente potrebbe chiedere agli alunni più grandi: “Quali problemi (o dubbi) ti pone questo paragrafo?” … “Che cosa ti interessa di questo paragrafo?”; e, con alunni molto giovani, “Che cosa ti piace di questo paragrafo o pagina?” (107) …
III
FINALITÀ E METODI DELLA FILOSOFIA PER BAMBINI
Capitolo 7
Alcuni presupposti educativi della Filosofia per Bambini
In passato la prospettiva di incoraggiare la riflessione filosofica fra i bambini della scuola elementare era letteralmente impensabile. Tali dispute sono state inoltre indirizzate a supporre che le difficoltà che finora sono state incontrate nel tentativo di presentare la filosofia ai giovani affondano le radici nella complessità intrinseca alla disciplina, per nulla dire del livello di astrazione che la rende troppo noiosa e incomprensibile per i bambini. (113) …
Il processo educativo dovrebbe creare attività di pensiero fra gli alunni che apprendono. Di conseguenza si suppone che, come l’insegnamento della storia genera pensiero storico e quello della matematica genera pensiero matematico, l’insegnamento della filosofia debba dare origine al pensiero filosofico, a prescindere dalla età degli alunni. (114) …
Esiste una netta distinzione tra il pensare su una disciplina e pensare in una disciplina; e c’è differenza fra pensare e pensare da se stessi. Pensare da se stessi implica un’attenzione particolare agli interessi e ai punti di vista propri del bambino. …
Nella classe di Filosofia per Bambini si tiene in considerazione il pensatore lento di argomenti concreti con rispetto non minore di quanto se ne abbia per i bambini che esprimono il proprio punto di vista in modo rapido e chiaro. Si considera ugualmente sia il ragazzo che perviene a formarsi opinioni in modo analitico sia quello che arriva a impadronirsene attraverso l’intuizione o la speculazione … La varietà di stili di pensiero in classe – insieme a quella dei fondamenti, dei valori e delle esperienze di vita – può contribuire fortemente a creare una comunità di ricerca. (115) …
Per quanto sia possibile, si dovrebbe stimolare il pensiero filosofico nei bambini nei termini e nei concetti del linguaggio consueto che è per loro congeniale. …
Il valore della filosofia consiste nel rendere più intensa la dimensione “riflessione” dell’attuale curricolo. … I bambini hanno bisogno di essere incoraggiati a essere più riflessivi e critici nei rapporti che hanno con la storia, la politica, la matematica, il linguaggio … Per questo si mettono in risalto i meriti strumentali della filosofia… I bambini che hanno appreso a essere curiosi in modo sistematico e riflessivi in modo naturale sono portati a estendere tali comportamenti a tutti gli altri ambiti dell’apprendimento. (116) …
Qualsiasi sia la forma specifica che l’attività filosofica assuma, non incoraggiare gli alunni a lavorare con idee e a considerarle per se stesse equivale a essere un irresponsabile in fatto di educazione. …
Se la filosofia viene accettata all’interno del curricolo alle attuali condizioni, lo sarà soltanto se essa riuscirà a dimostrare ai dirigenti scolastici il proprio potere di introdurre differenze significative nel comportamento globale del bambino. (117) …
Si presume che i processi adottati all’interno di una comunità, una volta interiorizzati, si trasformino in abiti di capacità riflessiva per il singolo. …
Per creare una comunità di ricerca occorre assolvere a certe condizioni:
- la disposizione all’uso della ragione,
- il rispetto reciproco (fra bambini e bambini e fra bambini e insegnanti) e
- la negazione dell’addottrinamento.
Dal momento che queste condizioni sono intrinseche alla filosofia e formano parte della sua vera natura, per così dire, non deve sorprendere se la classe riesce a trasformarsi in una comunità di ricerca, sempre che si ponga come scenario per stimolare in modo effettivo la capacità di riflessione filosofica nei bambini. (118) …
Ciò che senza alcun dubbio un insegnante deve evitare è qualsiasi anelito ad arrestare il pensare dei bambini prima che essi abbiano avuto l’opportunità di vedere dove le loro idee li possono portare. Parimenti è da evitare la manipolazione del processo di discussione allo scopo di ottenere che i bambini assumano le convinzioni personali dell’insegnante. …
L’insegnante ha la responsabilità di garantire che i sui alunni dispongano dei mezzi, nel volgere della discussione filosofica, per difendere le proprie posizioni. Pertanto, un motivo per insegnare una logica diversa da quella che costringe i bambini a pensare in modo rigoroso è che i bambini stessi vengono attrezzati per costringere con pari vigore i loro interlocutori a pensare rigorosamente. La stessa cosa si può dire a proposito del porre alla portata dei bambini una ricca scorta di concetti filosofici: è questo il modo per assicurarci che essi non diventino prede indifese nel momento in cui discutono con altri bambini dotati di una abilità logica o retorica superiore. (119) …
Tutto ciò comporta una complessa gamma di abilità e di capacità, tali che ci si può ragionevolmente domandare se tale responsabilità può essere accollata ai docenti che attualmente operano nella scuola elementare. La risposta è che, salvo rare eccezioni, non è possibile. Senza una formazione appropriata non è possibile affidare ai docenti il compito di vedersela con il rigore della logica o con i delicati temi etici o con la complessità delle questioni metafisiche. (120) …
L’immaginazione morale dei bambini può essere innescata con racconti di santi ed eroi, ma se noi speriamo che essi si impegnino in una condotta morale in modo riflessivo e responsabile diventa necessario che essi raggiungano qualche livello di comprensione filosofica di ciò che santità ed eroismo possono significare. Riassumendo, i bambini non possono impadronirsi dei concetti chiave dell’etica senza il supporto di una interpretazione filosofica, come neppure lo possono fare gli adulti. (122) …
Immagine di copertina tratta da Avvenire.
