Matthew Lipman, A.M. Sharp, F.S. Oscanyan
LA FILOSOFÍA EN EL AULA
Proyecto Didáctico Quirón, n° 31
Madrid, Ediciones de la Torre, 1992
Originale: Philosophy in the classroom (1980)
Philosophy goes to school (1988)
Temple University Press
(Traduzione e sintesi dallo Spagnolo a cura di Mario Bruno)
I – INTRODUZIONE
Capitolo 1: Ricostruire le fondamenta
Forse in nessun altro contesto trova migliore collocazione la filosofia che nell’educazione dei bambini, che sino a oggi ha costituito un campo di opportunità perse. (22) …
Dewey sostenne che l’educazione dovrebbe essere considerata come stimolo alla capacità di pensare, di riflettere sulla propria esperienza di vita, di discutere in modo ordinato … le abilità di ragionamento sono essenziali per la lettura e la scrittura … (23)
L’obiettivo è di incoraggiare gli alunni perché utilizzino i mezzi e i metodi di ricerca che consentano loro di valutare i fatti, di scoprire incoerenze e contraddizioni, di dedurre conclusioni valide, di costruire ipotesi e utilizzare criteri per giungere a comprendere le possibilità legate alla obiettività, che si tratti sia di fatti sia di valori.
Così, l’obiettivo dell’insegnamento della storia sarà ottenere che il bambino pensi storicamente e, in quanto alla matematica, che pensi in termini matematici. Perché apprendere qualsiasi linguaggio (incluse le lingue straniere) è imparare a pensare in quella lingua. Se l’educazione si pone lo scopo di formare ragazzi capaci di ragionare, questi stessi ragazzi devono sapere contemporaneamente pensare e riflettere sulle discipline di studio. (25)
Pensare nel linguaggio di una determinata disciplina, possedere capacità di ragionamento specifiche per tale materia implica che i docenti siano esperti sia nello stimolare la riflessione sia nel farvisi coinvolgere essi stessi. (26) …
II – LA FILOSOFIA IN EDUCAZIONE
Capitolo 2
La pratica filosofica e la riforma educativa
Per Socrate la filosofia non era una acquisizione né una professione, ma una forma di vita. (30) …
Il metodo euristico fu introdotto, in Atene, dal sofista Protagora. … Socrate sottolineava quanto fosse importante il continuo esercizio della speculazione filosofica che segue il ragionamento sino al punto in cui riesce a portarci. …
I bambini devono esercitarsi nel discutere i concetti che prendono sul serio. Se non incontrano l’opportunità di analizzare e discutere “mezzi”, “fini” e loro relazioni, con probabilità resteranno cinici nei confronti di tutto, fatta eccezione per il proprio benessere, e gli adulti non tarderanno a ritenerli “stupidi relativisti”. …
Ciò che Platone condannava (Repubblica, VII) non era che i bambini praticassero la filosofia come tale, ma bensì la riduzione della filosofia ad esercizi sofistici di dialettica o retorica. (33) …
Alcuni apprezzano la filosofia per bambini nella misura in cui essa perfeziona le capacità di ragionamento; altri perché gli alunni la prediligono per se stessa più che per i suoi requisiti o per il fatto che sia importante nei confronti delle loro aspirazioni. Alcuni la considerano come l’asse portante della scuola elementare e secondaria, a muovere dal quale prendono forma le discipline specifiche. (35) …
Per potersi dire perfettamente educata, una persona deve essere in grado di trattare ciascuna disciplina come un linguaggio e pensare con scioltezza in tale linguaggio. (38) …
Attualmente gli esami, che nel caso migliore dovrebbero occupare soltanto un ruolo subordinato, rappresentano di solito la forza propulsiva del sistema. Il contenuto degli esami imprime struttura al curricolo il quale, a sua volta, regola la natura della formazione riservata ai docenti. … Intanto che si va pensando che l’ideale supremo dell’educazione sia l’apprendere, come avviene in tutte le società tribali, il modello della ripetizione mnemonica continua a sovrastare e i docenti trovano difficile non insegnare in funzione degli esami. (39).
Abbiamo bisogno di chiederci in quale tipo di mondo vogliamo vivere, quale tipo di educazione potrebbe contribuire, con migliori probabilità, alla edificazione di tale mondo e quale tipo di curricolo potrebbe favorire, nel modo più adeguato possibile, tale educazione. Dobbiamo, allora, metterci a elaborare questo curricolo migliore. …
C’è una buona ragione per pensare che il modello di tutte e di ciascuna delle classi di insegnamento è la comunità di ricerca, ossia di esplorazione costante e autocorrettiva di tematiche che vengono percepite sia come problematiche sia come importanti … una comunità riflessiva che pensi nei linguaggi delle discipline e nei confronti delle connotazioni del mondo esperibile. (40) …
Alcune considerazioni da tenere presenti:
- Assimilare la cultura. Il modello riflessivo nella pratica educativa fa sì che il bambino assimili la cultura … scoprire la logica passo a passo, rendersi conto di come possa mettere tutto in relazione e come si applichi al linguaggio, quando non al mondo stesso. … Imparare qualcosa è impararla nuovamente con il medesimo spirito di scoperta che regnava quando quella cosa fu scoperta o con il medesimo spirito di invenzione che predominava quando l’invenzione fu realizzata all’origine. Qualora questo spirito – che in realtà è spirito di ricerca – prevalga nell’aula, i ragazzi lavorano con assiduità in modo autonomo con le materie artistiche, scientifiche, umanistiche e le assimileranno da se stessi. (41) – (modello tribale = la cultura assimila il bambino; modello riflessivo = il bambino assimila la cultura)
- Acquisire gli strumenti concettuali.
- La razionalizzazione del curricolo. Nell’infanzia sono notevoli la curiosità intensa e la disponibilità per la discussione dei bambini molto piccoli nei confronti dei problemi cosmologici, etici, epistemologici e altre tematiche filosofiche. (43)
- La transizione al testo.
- La priorità della discussione. Discussione contrapposta alle esercitazioni scritte. La discussione affina le capacità di ragionamento e di ricerca nei bambini come nessun’altra cosa potrebbe riuscire a fare. In certe classi si considera ancora poco la conversazione e gli sforzi degli alunni per parlare vengono visti come sintomo di disobbedienza … (44) mentre invece il ragionamento appartiene a tutti e sia il parlare che l’ascoltare costituiscono la base sulla quale possono fondarsi la lettura e la scrittura.
- Eliminare la frammentazione del curricolo. Le discipline devono essere viste come linguaggi per mezzo dei quali i bambini devono apprendere a pensare. … Quando una materia cerca di disfarsi delle sue implicazioni e dei suoi presupposti etici, logici, estetici ed epistemologici per il fatto che sono “discutibili” o forieri di “polemica” finisce per eliminare le autentiche caratteristiche che consentirebbero agli alunni di vederla come un costituente in relazione a tutte le altre discipline di insegnamento.
- Superare la dicotomia concetti/abilità. (45) Sono state lanciate accuse alla scuola del passato di aver prediletto lo sviluppo concettuale e, per altro verso, alle più moderne di voler enfatizzare un’attività fondata su “esercizi e competenze”, enfatizzando la correzione degli errori più che l’originalità. … Non c’è alcunché di incompatibile nell’incoraggiare gli alunni a pensare con originalità e, contemporaneamente, a riflettere sugli errori del proprio pensiero. … L’introduzione della filosofia nelle discipline di insegnamento serve per avviare a una conoscenza critica che aiuti a valutare quando siano appropriate o meno le risposte da darsi e per consentire una migliore capacità di giudizio nel momento di decidere che cos’è che si considera errato o giusto. La forma migliore per utilizzare il curricolo di Filosofia per bambini sarebbe, sicuramente, quella di dimostrare che l’acquisizione di abilità e lo sviluppo della capacità concettuale (in questo caso le abilità sarebbero abilità di ragionamento e di ricerca e i concetti sarebbero le idee generali della storia della filosofia) possono procedere insieme e rinforzarsi vicendevolmente.
- Riconoscere l’importanza della metacognizione. La psicologia dell’educazione ha scoperto l’importanza del pensare sul pensiero: studiare, controllare e rivedere i propri processi di pensiero. (46) … Se i fatti vengono trattati come azioni che devono essere perfezionate mediante gli esercizi in classe, i risultati saranno, quasi per certo, controproducenti. … Si dovrebbero perfezionare le capacità di pensiero, attraverso un uso pratico e volontario, anziché insegnarle assegnando esercizi. … L’atto metacognitivo è quello che rende possibile l’autocorrezione. … Quando incominciamo a ragionare sul modo in cui stiamo ragionando, a sviluppare concetti sul modo in cui concettualizziamo e a definire la maniera nella quale costruiamo definizioni, il nostro pensiero diventa cibernetico. (47) … Dobbiamo imparare come realizzare l’auto-osservazione, perché è poco probabile che i bambini ragionino meglio se non colgono la possibilità di ragionare sul modo in cui ragionano.
- Educare gli educatori. … Non si può supporre (come invece fanno le discipline di insegnamento) che la pura conoscenza di una materia specifica sia garante del saper insegnare quella stessa materia. … In generale, i professori dovrebbero apprendere attraverso lo stesso procedimento che si propongono di impostare in classe. (48) … Nelle scuole di impronta pedagogica si dovrebbero tenere meno lezioni accademiche e più discussione, per quanto possibile. … Soltanto con il piacere della riscoperta può nascere un entusiasmo contagioso … i ragazzi lo identificheranno come un invito a partecipare a un’esperienza di conoscenza o alla ricerca del significato. Essi vedranno l’educazione nella luce di un’avventura irresistibile soltanto nel momento in cui i loro docenti la percepiscano come tale; e, se le scuole di pedagogia sono incapaci di inculcare negli insegnanti questo amore per le discipline che essi insegnano, allora dovremo cercare qualche altro modo di concepire la preparazione dei docenti. (49) … Il traguardo educativo è formare alunni riflessivi e razionali, e questo è possibile conseguire insegnando “abilità di pensiero”. (50)
Immagine di copertina tratta da Studenti.it.
