Giacomo Leopardi – Zibaldone di Pensieri

Quello che segue è un estratto di alcuni concetti elaborati dal Leopardi nello Zibaldone, che ho riunito in 12 titoli: La Ragione, Il Dubbio, Le Illusioni, La Noia, L’Anima, Il Nulla, Dio e l’Uomo, L’Egoismo, la Corruzione, Amore e odio, La socialità, Il Cristianesimo.

La Ragione

La ragione è la facoltà più materiale che sussista in noi… La natura non è materiale come la ragione.
Non bisogna estinguer la passione colla ragione, ma convertir la ragione in passione.
La felicità consiste nell’ignoranza del vero.
Il decadimento dell’uomo non consiste nel decadimento della ragione, anzi nell’incremento, nel considerare come corruttrice dell’uomo la ragione e il sapere… la decadenza dell’uomo consiste nella decadenza dello stato naturale o primitivo.
Propriamente la nemica della natura non è la ragione, ma la scienza e la cognizione.
Si è ricorso al cielo e alla terra per trovare quella felicità… e non s’è trovata, se non quando si è potuto conoscere ch’ella era appunto quella che avevamo prima di pensare a cercarla.
Il progresso della ragione tende essenzialmente non solo a rendere infelice, ma a distruggere la specie umana. Non si può essere grandi se non pensando e operando contro ragione.
La sommità della sapienza consiste nel conoscere la sua propria inutilità, e come gli uomini sarebbero già sapientissimi s’ella non fosse mai nata… Dunque chi non ragiona non pensa, è sapientissimo. Dunque sapientissimi furono gli uomini prima della nascita della sapienza e del raziocinio sulle cose.
Diremo che l’uomo è il più imperfetto degli esseri terrestri. Si può dire che gli antichi vivendo non temevano il morire, e i moderni non vivendo, lo temono. Chiunque esamina la natura delle cose colla pura ragione senz’aiutarsi dell’immaginazione né del sentimento, potrà ben analizzare, cioè risolvere e disfar la natura, ma e’ non potrà mai ricomporla.
La natura è composta, conformata e ordinata ad un effetto poetico generale. Nulla di poetico si scorge nelle sue parti, separandole l’una dall’altra ed esaminandole a una a una con semplice lume della ragione esatta e geometrica. Spetta all’immaginazione e alla sensibilità lo scoprire e l’intendere queste facoltà nostre e sono esse sole in armonia col poetico ch’è nella natura; la ragione non lo è.
Tout homme qui pense est un animal dépravé (peraltro da Hölderlin: “un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando pensa”). Gli uomini sarebbero felici se non avessero cercato e non cercassero di esserlo.

Il Dubbio

Il mio sistema introduce uno scetticismo ragionato… esso contiene il vero, e si dimostra che la nostra ragione non può assolutamente trovare il vero se non dubitando… non solo il dubbio giova a scoprire il vero… ma il vero consiste essenzialmente nel dubbio.

Le Illusioni

Il più solido piacere di questa vita è il piacere vano delle illusioni.
Pare un assurdo, e pure è esattamente vero, che, tutto il reale essendo un nulla, non v’è altro di reale né altro di sostanza al mondo che le illusioni.
Questa vita è una carneficina senza l’immaginazione… somiglia a un vero inferno quando sei spogliato di quell’ombra d’illusione.

La noia

La noia non è altro che il vuoto dell’anima. Niun male né dolore particolare… ma la semplice vita pienamente subita, provata, conosciuta, pienamente presente all’individuo, ed occupantelo.
Quando l’uomo non ha sentimento di alcun bene o male particolare, sente in generale l’infelicità nativa dell’uomo, e questo è quel sentimento che si chiama noia.
La noia non è altro che una mancanza di piacere che è l’elemento della nostra esistenza, e di cosa che ci distragga dal desiderarlo.
La noia è la più sterile delle passioni umane. Com’ella è figlia della nullità, così è madre del nulla.

L’Anima

Una delle più grandi prove dell’immortalità dell’anima è l’infelicità dell’uomo.

Il Nulla

Il primo principio delle cose è il nulla. Il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone dell’infinità vera, per dir così del non esistente, del nulla.
Niente nella natura annunzia l’infinito. L’infinito è un parto della nostra immaginazione, della nostra piccolezza ad un tempo e della nostra superbia. Pare che solamente quello che non esiste, la negazione dell’essere, il niente, possa essere senza limiti, e che l’infinito venga in sostanza a esser lo stesso che il nulla.
L’eternità, il tempo, non sono non altrimenti che lo spazio e non già cose né enti. La materia sarebbe eterna, e nulla perciò vi sarebbe d’infinito. La materia, così finita, non avrebbe mai cominciato ad essere, né mai lascerebbe di essere; che il finito è sempre stato e sempre sarà. Qui non vi avrebbe d’infinito che il tempo, il quale non è cosa alcuna, è nulla. L’infinità non esiste né può esistere se non nell’immaginazione o nel linguaggio. Dove è nulla quivi è spazio, e il nulla senza spazio non si può dare. Fuori degli ultimissimi confini dell’universo esistente, v’è spazio, poiché nulla v’è. Tempo e spazio non sono in sostanza altro che idee, anzi nomi. La quale infinità dell’universo, nessuna cosa ce la può né provare, né darcela a congetturare probabilmente. E quando poi l’universo fosse infinito, la infinità sarebbe già nell’universo, non sarebbe più propria esclusivamente del creatore, di quell’essere unico e perfettissimo.
Il credere l’universo infinito, è un’illusione ottica… la infinità dell’universo non sia che illusione naturale della fantasia… si dee credere che la mole intera dell’universo abbia in effetti i suoi termini.
Due verità che gli uomini generalmente non crederanno mai: l’una di non saper nulla, l’altra di non esser nulla. Aggiungi la terza, che ha molta dipendenza dalla seconda: di non aver nulla a sperare dopo la morte.

Dio – L’Uomo

Io considero dunque Iddio come racchiudente in se stesso tutte le possibilità, ed esistente in tutti i modi possibili. L’infinita possibilità che costituisce l’essenza di Dio è necessità. Da che le cose esistono, esse sono necessariamente possibili. Dunque l’infinita possibilità è l’unica cosa assoluta, necessaria e preesistente alle cose. L’infinita perfezion di Dio, che si vega come assoluta, si afferma come relativa (Perché?). E in verità conviene che il buon padre e la buona madre studiandosi di racconsolare i loro figliuoli, alleggeriscano al danno che loro hanno fatto col procrearli. Per Dio! Perché dunque nasce l’uomo? e perché genera?
L’esistenza non è per l’esistente. L’esistente è per l’esistenza… il vero e solo fine della natura è la conservazione della specie, e non la conservazione né la felicità degl’individui (la Volontà di vivere in Arthur Schopenhauer).
La natura, per necessità della legge di distruzione e riproduzione, e per conservare lo stato attuale dell’universo, è essenzialmente e regolarmente e perpetuamente persecutrice e nemica mortale di tutti gl’individui d’ogni genere e specie, ch’ella dà in luce; e comincia a perseguitarli dal punto medesimo in cui gli ha prodotti. Ciò essendo necessaria conseguenza dell’ordine attuale delle cose, non dà una grande idea dell’intelletto di chi è o fu autore di tale ordine (dello stesso tenore altre tre fonti di pensiero: gli Gnostici, i Catari, Giuda con il suo Vangelo apocrifo. Il mondo sarebbe governato dal Dio del Vecchio Testamento o Yahweh, il principe ribelle, Satanael, accompagnato da due entità esecrabili: Nebro o Nebroel o Yaldabaoth o il Ribelle lordo di sangue, e Saklas).
Tutto è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l’esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell’universo è il male. Non v’è altro bene che il non essere. L’esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un’imperfezione, un’irregolarità, una mostruosità.
O verità, tu sei sparita dalla terra per sempre, nel momento che gli uomini incominciarono a cercarti.

Egoismo – Corruzione

Lo stato d’egoismo puro, e quindi di puro odio verso altrui, è lo stato naturale dell’uomo. Popolo umano totalmente naturale e incorrotto, non esiste… la prima corruzione del genere umano fu universale.
L’anima dei partiti è l’odio. Religione, partiti politici, scolastici, letterarii, patriottismo, ordini, tutto cade, tutto langue… quando non è animato dall’odio.

Socialità – Incivilimento

L’incivilimento ha mitigato la tirannide dei bassi tempi, ma l’ha resa eterna.
Da che un uomo qualunque dovrà entrare nella società, è quasi matematicamente certo che dovrà divenire un malvagio.
La vita metodica era quella dell’uomo primitivo, e la più felice vita, non sociale, ma naturale.
L’uomo non è fatto per la società… questa è incompatibile con la natura umana… ingannare ch’è l’unico modo di consolare.
L’uomo odia l’altro uomo per natura, e quindi per natura verso esso, sì come gli altri animali è disposto contro il sistema sociale. Dunque l’uomo, avesse continuato a vivere isolato, non avrebbe mai perdute le sue illusioni giovanili… Dunque l’uomo sarebbe felice. Dunque la causa originaria e continua dell’infelicità umana è la società.
Fra tutti gli uomini l’odio degl’individui umani verso i lor simili occupa per natura loro e dell’altre specie, il supremo grado.
L’uomo è per natura il più antisociale di tutti i viventi. Per società perfetta non intendo altro che una forma di società in cui gl’individui che la compongono non nocciano gli uni agli altri.
Nella società l’uomo perde quanto è possibile l’impronta della natura. La società rende gli uomini, non pur diversi e disuguali tra loro, quali essi sono in natura, ma dissimili… l’essenza e natura delle società, massime umane, contiene contraddizione in se stessa. 

L’Amore, il Piacere

I migliori momenti dell’amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che.
Anche nell’amore, ch’è lo stato d’animo il più ricco di piaceri e d’illusioni, la miglior parte, la più dritta strada al piacere, e a un’ombra di felicità, è il dolore.
Tutti i piaceri da lontano sono grandi, e da vicino minimi, aridi, voto e nulli.
Il piacere non è mai né passato né presente, ma sempre e solamente futuro… non può esserci piacere vero per un essere vivente, se non è infinito.
Il peggior tempo della vita è quello del piacere, o del godimento.

Il Cristianesimo

Si può osservare che il Cristianesimo, senza perciò fargli nessun torto, ha per un verso effettivamente peggiorato gli uomini.
Da quando il Cristianesimo fu corrotto nei cuori, cioè presso a poco da quando divenne religione imperiale… le scelleratezze mutaron faccia, e il carattere di Costantino e degli altri scellerati imperatori cristiani, vescovi ecc., è evidentemente più odioso di una tempra di scelleraggine tutta nuova e più terribile.
Al Cristianesimo si deve in gran parte attribuire la nuova idea di scelleratezza dell’età media molto differente e più orribile di quella dell’età antiche anche più barbare.
Anche ora i divoti fanno come un corpo, e una classe la quale s’interessa per la religione solamente per ispirito di partito, e quindi la loro malignità verso i non divoti.
Si può considerare che la barbarie cupa ed oscura, e vilmente e stranamente crudele de’ bassi tempi, non proveniva solamente dall’ignoranza, ma da questa mescolata alla religione cristiana… le menti erano tutte piene di quel sombre (oscuro, cupo, tetro), di quel misterioso, di quel lugubre, di quello spaventoso della religione cristiana massimamente guasta dalla superstizione.
Il fervore del Cristianesimo s’indebolì colla dilatazione di essa religione… Quando divenne cosa comune… l’individuo non ci trovò più la soddisfazione sua particolare, e il Cristianesimo illanguidì.
Come il Cristianesimo debba aver reso l’umo inattivo e ridottolo invece ad esser contemplativo, e per conseguenza com’egli sia favorevole al dispotismo… perché se l’uomo considera questa terra come un esilio, e non ha cura se non di una patria situata nell’altro mondo, che gl’importa della tirannia?
Il Cristianesimo ha contribuito non poco a distruggere il bello il grande, il vivo il vario di questo mondo, riducendo gli uomini dall’operare al pensare e al pregare.
Quello che uccideva il mondo era la mancanza delle illusioni; il Cristianesimo lo salvò non come verità, ma come una nuova illusione.
È vero che il Cristianesimo ravvivò il mondo illanguidito dal sapere… ma la vita e la forza ch’ei diede al mondo, fu come la forza che un corpo debole e malato riceve da’ liquori spiritosi, forza non solamente effimera, ma nociva, e produttrice di maggiore debolezza.
Il Cristianesimo spiega chiaramente perché la ragione e il sapere corruttori dell’uomo siano in lui così facili a prevalere. Prevalendo sempre più la ragione il sapere, le Religioni antiche, conformi alla natura, più rozze, non potevano più esser credute. Le nazioni pertanto perdevano colle illusioni ogni vita. Bisognava richiamare quelle illusioni… col mezzo della ragione e del sapere… Non c’era altro mezzo se non che una nuova religione, ammessa e creduta vera dalla ragione, che tornasse a far la base delle illusioni perdute… bisognava che questa religione, nuova base delle illusioni naturali e necessarie, fosse il parto della ragione e del sapere… Ed ecco il punto in cui comparve il Cristianesimo… quello era il punto in cui una grande rivelazione del vero relativo all’uomo diveniva precisamente e per la prima volta necessaria… E infatti la vita, sebbene tornò ad esser vita, fu però molto minore, meno attiva, meno bella, meno varia e precisamente più infelice, giacché il Cristianesimo non aveva insegnato all’uomo che la vita è ragionevole, e ch’egli deve vivere, se non insegnandogli che deve indirizzare questa ad un’altra vita… Era necessaria una Religione ammissibile dalla ragione… molto più ragionevole delle antiche… La ragione doveva rifugiarsi nel seno di una religione astratta e metafisica, adatta alla sua natura speculativa, misteriosa, e perciò appunto ragionevole, perché la realtà delle cose veniva stabilita dall’opinione di un Dio infallibile, e rivelatore di arcani.
L’uomo era più felice prima che dopo il Cristianesimo. Se la Religione non è vera, s’ella non è se non un’idea concepita dalla nostra misera ragione, questa idea è la più barbara cosa che possa esser nata nella mente dell’uomo: è il parto più mostruoso della ragione, il più spietato.
Non è egli un paradosso che la Religione Cristiana in gran parte sia stata la fonte dell’ateismo, o generalmente, dell’incredulità religiosa?
La perfezione del Cristianesimo mette in pregio la solitudine e il tenersi lontano dagli affari del mondo per fuggire le tentazioni. Il Cristianesimo viene nella sua perfezione, cioè nel suo vero spirito a distruggere il mondo, la vita stessa individuale e soprattutto la società… Non è questa una specie di egoismo? Il Cristianesimo è distruttivo della società giacché il perfetto Cristiano non è perfetto che in se stesso. Non ha trovato altro modo di corregger la vita che di distruggerla, facendola riguardar come un nulla anzi un male. Risulta ch’esso nella sua perfezione, include, consiste in un vero e totale egoismo, sebbene esso gli professi massime dirittamente contrarie.
L’amor di Dio nello stato che il Cristianesimo chiama di assoluta perfezione, non è né può essere che un amor di se stesso applicato al solo ben proprio. Or questo appunto è ciò che si chiama egoismo.
Lo scopo dell’essenza del Cristianesimo si è che il fare che l’esistenza non serva ad altro che a premunirsi contro l’esistenza.
L’unico vero e perfetto impiego dell’esistenza si è l’annullarla quanto è possibile all’ente. La religione Cristiana è la sola che faccia considerare e consideri come male quello che naturalmente è, fu, e sarà sempre bene e sempre male il suo contrario… (ne’ primi anni, in cui dura il fervore della nuova opinione, come nel primo secolo del Cristianesimo corrotto già nel secondo…).
Promettere all’uomo, promettere all’infelice una elicità celeste, benché intera e infinita, e superiore senza paragone alla terrena, si è come un che si muor di fame e non può ottenere un tozzo di pane, preparargli un letto morbidissimo, o promettergli degli squisitissimi e beatissimi odori… Può dirsi con verità che il Cristianesimo è più atto ad atterrire che a consolare, o a rallegrare, a dilettare, a pascere colla speranza.

Immagine di Copertina tratta da Atlas Obscura.

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