Un tuffo fra le pagine – LA MENTE A PIU’ DIMENSIONI – Parte 2 di 3

Jerome Bruner

LA MENTE A PIU’ DIMENSIONI

Editori Laterza, Bari, 1994

Titolo originale: Actual Minds, Possible Worlds, Harvard University Press,
Cambridge (Mass.) – London 1986

5.  L’intuizione di Vygotskij

Il secondo sistema di segnalazione, ossia il mondo codificato nel linguaggio, rappresenta la natura così com’è stata trasformata dalla storia e dalla cultura. … La premessa più importante della prospettiva delineata da Vygotskij è l’idea che l’uomo è soggetto al gioco dialettico tra natura e storia, tra le qualità che possiede come creatura della biologia e quelle che gli appartengono come prodotto della cultura. (88)

Per Vygotskij il linguaggio è un modo per mettere ordine tra i propri pensieri riguardanti la realtà; e il pensiero è un modo di organizzare la percezione e l’azione. (90)

“Zona di sviluppo prossimale”: si tratta di una spiegazione di come la persona dotata di maggiore competenza aiuti una persona più giovane e meno competente a raggiungere un livello più elevato, quel livello poggiando sul quale essa potrà riflettere in modo più astratto sulla natura delle cose. Vygotskij era convinto che la trasmissione delle abilità mentali nel corso della storia avvenga in virtù dell’intensificarsi della comunicazione: è grazie al costituirsi di un comune patrimonio che le idee passano dalle persone più abili ed evolute alle altre. Il veicolo della trasmissione è rappresentato dal linguaggio e dai suoi prodotti: istruzione, scienza, tecnologia, letteratura. (92)…. L’esito di alcune indagini implica che il fenomeno del “prestito di coscienza” alla persona meno capace, da parte della persona più capace, pur essendo concretamente rilevabile, scaturisce però sicuramente non da un puro e semplice atto di volontà, ma da una transazione “negoziabile”…. È nella natura delle cose che chi aspira ad apprendere il linguaggio, per introdurvisi, debba “prendere a prestito” le conoscenze e la coscienza di chi lo educa.

È la madre che stabilisce gli “schemi” essenziali o i rituali secondo cui il linguaggio viene usato; e lo fa mediante la pratica della lettura di libri illustrati, mediante i modelli che segue nel fare le proprie richieste, nei piccoli giochi quotidiani e così via. In tutte queste attività essa recita la propria parte in modo sorprendentemente regolare. Nel corso della lettura, per esempio, articola le proprie domande secondo una sequenza regolare: 1) vocativo, 2) quesito, 3) indicazione del nome, 4) conferma. Per esempio: 1) Oh, guarda Richard!, 2) Che cos’è quello? 3) È un pesciolino, 4) Bravo! Questa sequenza rappresenta un’impalcatura per l’insegnamento della referenza. All’inizio il bambino comprende ben poco le parole della madre. In seguito comincia ad abbozzare una risposta che ha l’aspetto del balbettio. Da allora, cioè dopo aver ottenuto questo risultato, la madre insisterà per avere una qualche risposta che completi lo schema. Una volta che il bambino sia arrivato a trasformare i propri balbettii di risposta in monosillabi, essa alza di nuovo il prezzo: non accetterà il balbettio, ma solo la risposta più breve. Alla fine, quando il piccolo saprà maneggiare il nome di un oggetto, la madre adotterà dei giochi in cui ciò che il bambino conosce e ciò che non conosce ancora devono essere tenuti distinti. (95) Mentre la prima domanda “che cos’è quello?” veniva pronunciata con un tono finale ascendente, ora assume un tono discendente, come ad indicare che chi la pone sa che il bambino conosce la risposta. A questo punto il bambino pronuncerà la risposta con un inedito quanto tipico atteggiamento di timidezza. Ma ben presto la madre alza di nuovo il prezzo: “che cosa fa il pesciolino?” (vedi anche Haywood: non lasciare mai cadere una risposta), e la domanda torna ad avere un tono finale ascendente in quanto tende di nuovo a portare il bambino nella zona di sviluppo prossimale, questa volta con lo scopo di padroneggiare la predicazione. La madre si mantiene sempre sul confine in continua espansione della competenza del bambino.

Quella specie di dispositivo innato di apprendimento linguistico che aiuta i membri della nostra specie a penetrare nel linguaggio non può funzionare se non in virtù della presenza di un sistema di supporto all’apprendimento linguistico; tale sistema è fornito dal mondo sociale…. È il sistema di supporto all’apprendimento linguistico che aiuta il bambino ad attraversare la zona di sviluppo prossimale fino a conseguire il controllo completo e consapevole dell’uso del linguaggio. (96)

Bruner concorda con Vygotskij nel riconoscere che le varie forme di acquisizione di conoscenza hanno in comune l’esistenza di una zona di sviluppo prossimale e di procedimenti atti a favorire l’ingresso in tale zona e il suo progressivo attraversamento. A Vygotskij va riconosciuto il merito di aver colto l’importanza dell’acquisizione del linguaggio come modello di ogni apprendimento…. Un altro merito della genialità di Vygotskij è stato quello di aver riconosciuto come questi “possibili tragitti” attraverso la zona di sviluppo prossimale si concretizzino in istituzioni storiche: scuola, lavoro nel collettivo “meccanizzato”, cinema, fiaba, narrativa e scienza. (97)

6.  La realtà psicologica

Le caratteristiche distintive del sistema di suoni che costituisce un linguaggio sono determinate dal limitato complesso di fonemi usati nella costruzione delle unità immediatamente superiori, ossia dei morfemi. E la morfologia è determinata dal modo in cui si usano i morfemi per formare i lessemi, cioè le parole. A loro volta, le parole sono suscettibili di una descrizione formale in base alle funzioni che svolgono nelle frasi. Le frasi, a loro volta, acquistano significato dal discorso in cui sono inserite. E il discorso è governato dalle intenzioni comunicative dei parlanti. Tali intenzioni, naturalmente, sono in stretta relazione con le richieste transazionali della cultura. (100)

Gran parte delle cose con cui abbiamo a che fare nel mondo sociale non esiste se non in virtù di un sistema simbolico che crea il mondo sociale stesso…. Lo stesso si può dire, anche se con qualche differenza, del mondo della “natura”: la nostra esperienza della natura è modellata dalle concezioni che abbiamo messo a punto nella conversazione con i nostri simili. (108)

Tesi avanzata da Bruner: la realtà psicologica viene messa in luce quando si riesce a mostrare che una distinzione elaborata in un certo ambito – linguaggio, modi di organizzare le conoscenze umane e così via – poggia su principi psicologici di cui la gente si serve per “negoziare” le proprie transazioni con il mondo. (114)

7.  I mondi di Nelson Goodman

Se determinati programmi informatici o di soluzione di problemi presupponevano che la conoscenza fosse rappresentata nella mente, come dovevano essere intese queste rappresentazioni? E che cos’era la mente che le conteneva? Le conoscenze sono organizzate in relazione alle specifiche intenzioni che ne hanno catalizzato l’acquisizione, oppure sono aspecifiche e generali? E ancora: come abbiamo fatto – oppure: come ha fatto un programma che riproduce “noi stessi” – a procurarci le nostre conoscenze del mondo?

La nuova psicologia cognitiva affermava che la scelta che guida l’azione non è meno reale dell’azione che ne deriva. I principi di scelta devono essere spiegati come una forma di azione mentale. Ma, mentre le azioni esterne si possono osservare e contare, i pensieri e le regole che le guidano non sono “oggettivi” in questo senso. (117)

La tesi centrale del libro Of Mind and Other Matters di Nelson Goodman, cioè il “costruttivismo”, è quella secondo cui non esiste un unico “mondo reale” che preesista e che sia indipendente dall’attività mentale umana e dal linguaggio simbolico umano: quello che noi chiamiamo mondo è, secondo Goodman, il prodotto di una mente e delle sue procedure simboliche…. Il mondo dell’apparenza, il mondo in cui viviamo, è “creato” dalla mente. Secondo Goodman il processo di costruzione del mondo implica un “fare, non con le mani, ma con la mente, o meglio con il linguaggio o con altri sistemi simbolici”. (118)

Tutti questi mondi, insiste Goodman, sono stati costruiti, ma sempre sulla scorta di altri mondi (c’è stato un primo uomo che ha creato un primo mondo? O si deve parlare di una regressione all’infinito?), costruiti da altri, che noi abbiamo accettato come dati.

La visione costruttivistica, secondo la quale ciò che esiste è un prodotto di ciò che si pensa, può essere fatta risalire a Kant che per primo la sviluppò compiutamente…. La visione kantiana di un mondo “esterno” costituito da prodotti mentali rappresenta il punto di partenza di Goodman…. Kant aveva sostenuto che tutti noi disponiamo di una certa conoscenza a priori. Tale conoscenza a priori, secondo Kant, precede ogni ragionamento. Goodman sostituisce all’a priori kantiano una nozione più relativistica. Secondo lui, il nostro punto di partenza è costituito non da qualcosa di assoluto che precede ogni ragionamento, ma invece dai tipi di costruzione che ci guidano nella creazione dei mondi. L’elemento comune di tali costruzioni è il fatto che esse danno per scontato certe premesse sotto forma di “stipulazioni”. Ciò che viene assunto come “dato” all’inizio della nostra costruzione non è né una realtà di base esterna a noi né una realtà a priori: è sempre un’altra versione di una costruzione del mondo che noi abbiamo assunto come dato in vista di certi obiettivi. (120) Ogni versione del mondo precedentemente costruita può venire assunta come dato per costruzioni successive. Così, di fatto, ogni costruzione del mondo comporta la trasformazione di mondi e di versioni del mondo precedentemente elaborate (idea della mente come strumento di costruzione del mondo).

Il concetto goodmaniano di stipulazione – ossia dell’assunzione di qualcosa come un dato – fa pensare immediatamente all’importanza di meccanismi come quello della “ricorsione”, cioè al processo mediante il quale la mente o il programma di un computer riprendono l’output di un calcolo precedente e lo utilizzano come un dato che può costituire l’input dell’operazione successiva. (l’immagine della conoscenza a spirale; macrocosmo, le galassie a spirale: perché proprio a spirale?)…. Non c’è teoria formale della mente che possa reggersi senza fare riferimento alla ricorsione…. Ognuna delle stipulazioni di Goodman trasforma una versione del mondo precedentemente creata in una nuova, e tutte quante, considerate complessivamente, forniscono una base per comprendere non solo i singoli atti di conoscenza, ma anche quelle complesse operazioni che si profilano come vere creazioni del mondo. (120)

Gli psicologi amano considerare i mondi creati dalle persone come “rappresentazioni” di un mondo reale o originario. Anche Piaget, pur proponendo una teoria epistemologica di tipo costruttivistico secondo la quale, nel corso della crescita, i costrutti logici più semplici vengono via via assorbiti in altri più complessi, resta nondimeno legato a un ingenuo realismo di fondo. Secondo lui le costruzioni della mente sono pur sempre rappresentazioni di un mondo reale a sé stante a cui il bambino, crescendo, deve adattarsi o “accomodarsi” (la teoria piagetiana dell’adattamento prevede due posizioni che il soggetto conoscente può assumere: l’assimilazione e l’accomodamento).

Una volta che si abbandoni l’idea di un mondo originario, si perde quel criterio di corrispondenza che consente di distinguere fra modelli veri e modelli falsi del mondo. Ma in questo caso, che cosa potrà metterci al riparo dal dilagante relativismo che rischia di derivarne? (121)

La soluzione del problema di Goodman richiede la formulazione di un criterio con cui individuare che cosa renda certe versioni del mondo corrette e certe altre sbagliate…. Secondo lui c’è un’irriducibile pluralità di “mondi”…. “Ci sono delle verità in conflitto fra loro. La terra sta ferma, si muove attorno al sole e percorre, nello stesso tempo, molte altre traiettorie. Tuttavia non c’è nulla che si muova mentre sta fermo”…. Goodman concilia queste “verità in conflitto”, considerandole alla stregua di “versioni….vere in mondi diversi”. Dal momento che “delle versioni vere sono in conflitto tra loro e non possono essere vere nello stesso mondo”, devono esserci molti mondi. Questi mondi non occupano lo stesso spazio e lo stesso tempo. “In un mondo c’è una sola terra”, egli dice; sicché i vari mondi non rischiano di entrare in collisione nello stesso spazio-tempo. Anzi, “quelli di spazio e tempo sono parametri di classificazione interni a un mondo; lo spazio e il tempo di mondi diversi non fanno parte di uno spazio e di un tempo più ampi”. (122)

Goodman avanza una distinzione tra “mondi” e “versioni del mondo”. Egli osserva che “un mondo non si identifica con la sua versione” …. Possiamo quindi pensare che le versioni del mondo hanno un’esistenza indipendente dal mondo di cui sono versioni. D’altro canto, però, egli dice: “Noi costruiamo delle versioni del mondo, e le versioni corrette costruiscono dei mondi. Anche se i mondi sono distinti dalle versioni corrette, costruire delle versioni corrette significa costruire dei mondi”. La risposta di Goodman al nostro interrogativo è oscura: sembra che egli dica che una differenza tra mondi e versioni del mondo c’è e non c’è. (123)

Nei due libri più recenti, Vedere e costruire il mondo e I linguaggi dell’arte, Goodman si prefigge di spiegare alcuni dei procedimenti più generali mediante i quali, a partire da precedenti versioni del mondo, si costruiscono mondi nuovi. Noi componiamo e scomponiamo i mondi dietro la spinta di obiettivi – teorici non meno che pratici – che ci portano a privilegiare nelle nostre costruzioni ora gli elementi costitutivi, ora le caratteristiche contingenti. Nel creare nuovi mondi, soppesiamo ed enfatizziamo le caratteristiche di quelli precedenti, e “ciò che vale come messa in rilievo è, naturalmente, un allontanamento dall’importanza relativa accordata ai singoli aspetti nel mondo usuale del nostro vedere quotidiano”. A questo mondo noi imponiamo un ordine, e poiché tutto è in movimento, l’ordine e il riordinamento che imponiamo è anche un modo per determinare via via nuovi equilibri. (127)

In fin dei conti, se la verità è ciò che si stipula (e non ciò che si trova), l’ambito della stipulazione è sterminato, e quel che uno fa dei prodotti di questo processo non può essere determinato sulla scorta di una rapida visione d’insieme.

Goodman ha contribuito a mettere a fuoco un concetto di mente che, lungi dall’articolarsi in termini di proprietà, fa della mente stessa uno strumento per la produzione di mondi. (129)

Una volta tramontata l’idea che “il mondo” è là, immutabile e definitivamente, per far posto all’idea che quello che noi consideriamo come tale è anch’esso, né più né meno, una “stipulazione” elaborata all’interno di un sistema simbolico, il panorama della disciplina muta in modo radicale. E, finalmente, siamo in grado di affrontare la miriade di forme che la realtà può assumere e, tra queste, le realtà create dalla storia non meno che quelle create dalla scienza. (130)

Immagine di copertina tratta da QuoteFancy.

Lascia un commento