Un tuffo fra le pagine – LA MENTE A PIU’ DIMENSIONI – Parte 1 di 3

Jerome Bruner

LA MENTE A PIU’ DIMENSIONI

Editori Laterza, Bari, 1994

Titolo originale: Actual Minds, Possible Worlds, Harvard University Press,
Cambridge (Mass.) – London 1986

I.  DUE TIPI NATURALI DI PENSIERO

1.  Approccio alla letteratura

Molti secoli fa Nicola di Lyra sostenne che i testi biblici si possono affrontare a quattro livelli di interpretazione: letterale, morale, allegorico e mistico. Gli studiosi di linguistica letteraria e generale hanno ribadito costantemente che nessun testo, nessun romanzo può essere compreso esaminandolo a un solo livello. … Una enunciazione può essere intesa come referenziale, espressiva, conativa, poetica, fàtica e metalinguistica … Nicola di Lyra, Roman Jakobson e Roland Barthes affermano che i vari testi sono suscettibili di letture e interpretazioni diverse e che lo sono contemporaneamente. (7) … Se vogliamo portare alla luce il significato “letterario” di un testo, dobbiamo leggerlo e interpretarlo adottando una molteplicità di punti di vista. (8)

Il linguaggio è lo strumento più potente con cui organizziamo l’esperienza e con cui, anzi, costruiamo la “realtà” delle cose (11)

a)  I sostenitori del procedimento che va dall’alto verso il basso prendono le mosse da una teoria riguardante, di volta in volta, il racconto, la mente, lo scrittore o il lettore. … È il metodo proprio della linguistica, delle scienze sociali e della scienza in generale…. Tale metodo è espressione del modo paradigmatico.

b)  I sostenitori del metodo che va dal basso verso l’alto fanno partire la loro analisi da un testo particolare (13) che essi scelgono come il loro frammento di realtà e che studiano nell’intento di ricostruirlo o di decostruirlo. Ciò di cui vanno alla ricerca è la teoria implicita….. Il loro sforzo è quello di leggere un testo alla ricerca del suoi significati, di farne emergere l’arte dell’autore….. Il loro intento è di esplorare il mondo di una particolare opera letteraria.

c)  E’ più facile andare al fondo delle cose osservandole contemporaneamente da due punti di vista, come attraverso uno stereoscopio. (14)

2.  Due tipi di pensiero

Tesi di Bruner: ci sono due tipi di funzionamento cognitivo, due modi di pensare, ognuno dei quali fornisce un proprio metodo particolare di ordinamento dell’esperienza e di costruzione della realtà. (15)

La struttura di un’argomentazione logica ben costruita è radicalmente diversa da quella di un racconto efficacemente impostato. (16)

I due tipi di pensiero:

I)  paradigmatico o logico-scientifico: persegue l’ideale di un sistema descrittivo ed esplicativo formale e matematico. Ricorre alla categorizzazione o concettualizzazione. Il suo armamentario di connettivi comprende, sul piano formale, idee come quelle di congiunzione e disgiunzione, iperonimia e iponimia. …. Il pensiero paradigmatico si occupa delle cause di ordine generale e del modo per individuarle…. Il suo linguaggio è regolato dai requisiti della coerenza e della non contraddizione…. Il pensiero paradigmatico è guidato da ipotesi basate su principi…. L’uso creativo del pensiero paradigmatico produce buone teorie, analisi rigorose, argomentazioni corrette e scoperte empiriche che poggiano su ipotesi ragionate. (17)

II) narrativo: produce buoni racconti, drammi avvincenti e quadri storici credibili. Il pensiero narrativo si occupa delle intenzioni e delle azioni proprie dell’uomo. Il suo intento è quello di calare i propri prodigi atemporali entro le particolarità dell’esperienza e di situare l’esperienza nel tempo e nello spazio.

Al contrario, il pensiero paradigmatico è teso a trascendere il particolare e a conseguire un grado di astrazione sempre più elevato. (18)

Il discorso dev’essere tale che il lettore possa “scrivere” il proprio testo virtuale. Un discorso che voglia riuscire in questo processo di coinvolgimento deve possedere tre caratteristiche essenziali: (32)

1)  La prima consiste nella presenza di ‘spunti’ alla presupposizione, cioè nella creazione di significati impliciti.

2)  La seconda caratteristica è indicata con il termine soggettivizzazione, una rappresentazione delle cose che avviene attraverso il filtro della coscienza dei personaggi.

3)  La terza caratteristica è la presenza di una pluralità di prospettive

Le tre caratteristiche appena menzionate bastano a illustrare la idea di Bruner circa il discorso narrativo. (33) Bruner usa il significato di ‘congiuntivo’: il modo congiuntivo indica che abbiamo a che fare con delle possibilità umane, anziché con stabili certezze. Un atto linguistico narrativo produce un mondo al congiuntivo…. Essere concisi, chiari, veritieri e pertinenti significa essere grigi e prosaici. (34)

Pensiero paradigmatico e pensiero narrativo ricorrono entrambi alla presupposi-zione. (36)

La nostra ambizione non può ridursi che a questo: riuscire a interpretare l’interpretazione del lettore in modo quanto più possibile dettagliato e psicologicamente ricco. (45)

Barthes: il dono più grande che uno scrittore possa fare al suo lettore consiste nell’aiutarlo a diventare anch’egli scrittore.

Bruner va oltre Barthes: il dono che un grande scrittore può fare a chi lo legge è di renderlo uno scrittore migliore. (47)

3.  Castelli possibili

     La convinzione ontologica fondamentale di Bruner è che non esiste una realtà “originaria” con cui si possa confrontare un mondo possibile per stabilire una qualche forma di corrispondenza tra questo e il mondo reale. (58)

Scienza e umanesimo possono avere un’origine comune, ma nell’elaborare la propria costruzione del mondo divergono e si specializzano in virtù della diversità degli scopi che perseguono. La scienza mira a costruire un mondo che rimane immutabile. Al contrario, l’artista e il poeta si occupano principalmente del mondo così come cambia in rapporto alla posizione e all’atteggiamento di chi lo guarda. (63)

II.  LINGUAGGIO E REALTA’

4.  L’Io transazionale

Per transazioni Bruner intende quei rapporti che costituiscono la premessa del processo che approda alla condivisione di assunti e di credenze riguardanti la realtà del mondo, il funzionamento della mente, gli orientamenti degli uomini e i modi in cui dovrebbe esplicarsi la comunicazione tra loro. (71)

Bruner argomenta che quattro principi di fondo (prospettiva egocentrica, privatezza, concettualizzazione non mediata, tripartizione) sono arbitrari, parziali e profondamente radicati nella moralità della nostra cultura. (76)

L’osservazione delle prime manifestazioni infantili della capacità di additare le cose, nonché della capacità di seguire la direzione dello sguardo altrui suggerisce che il bambino deve possedere una qualche predisposizione prelinguistica che lo aiuta a conseguire una iniziale referenza linguistica…. Il fondamento sottile e sistematico su cui poggia la referenza linguistica non può che riflettere una naturale organizzazione della mente: un’organizzazione che non tanto acquisiamo con l’apprendimento, quanto maturiamo mediante l’esperienza. Se ciò è vero, allora gli esseri umani devono venire al mondo dotati di congegni che consentono loro di tarare l’uno sull’altro non solo le operazioni della propria mente, ma anche i mondi in cui vivono, mediante i sottili strumenti della referenza. E, di fatto, è proprio grazie a questi strumenti che noi conosciamo le altre menti e i loro mondi possibili. Le relazioni tra parole ed espressioni costituiscono, insieme con la referenza, la sfera del significato. La referenza, non raggiungendo quasi mai l’astratta precisione di un’“espressione denotativa precisa e definita”, è sempre esposta alla polisemia; e poiché i modi in cui le espressioni possono essere in relazione tra loro sono infiniti, il significato è sempre sottodeterminato, ambiguo. (79)

Già verso i due anni di età i bambini riflettono e discutono non solo su che cosa indichi un’espressione, ma anche su quali altre espressioni siano in relazione con essa. I primi monologhi dei bambini attestano tutti quanti la presenza dell’impulso a esplorare e a superare le ambiguità di significato degli enunciati. Sembra che i bambini piccoli, oltre ad andare alla ricerca, nel corso dei loro scambi con gli altri, di un accordo sul significato degli enunciati, trasferiscano nella solitudine dei loro monologhi i problemi posti loro da tali ambiguità.

La creazione di entità ipotetiche o di finzioni di realtà richiede, sia nella scienza che nella produzione letteraria, che entri in gioco un altro potere del linguaggio; un potere che ancora una volta è alla nostra portata fin dall’infanzia. Si tratta della capacità del linguaggio di creare e stipulare delle realtà sue proprie, ossia della sua costitutività…. La costitutività del linguaggio conferisce un’apparente realtà ontologica esterna ai concetti che le parole racchiudono; è il caso, per esempio, del diritto, del prodotto interno lordo, dell’antimateria e del Rinascimento…. Spontaneamente, tutti quanti siamo ingenui, realisti, convinti di sapere non solo quel che c’è “là fuori”, ma anche che quel che c’è per noi c’è anche per gli altri. (80)

Si è passati a concepire la cultura come un insieme di conoscenze del mondo implicite e solo parzialmente interconnesse, a partire dalle quali le persone, per “negoziazione”, arrivano a mettere a punto soddisfacenti modi di agire nei vari contesti. (81)

  1. Prospettiva egocentrica: Il fatto che il bambino sappia padroneggiare i commutatori deittici (in linguistica, commutatori dimostrativi di espressioni, in particolare dell’ambito spazio-temporale – per es. quil’anno dopooggi), che per essere pienamente esplicite abbisognano di un riferimento al contesto) induce a pensare che il problema, per sé, non sia quello dell’egocentrismo. È solo quando non riesce a cogliere la struttura degli eventi che il bambino adotta uno schema egocentrico. È questione di esecuzione, non di competenza. (84) Per lo più, il nostro approccio al mondo è mediato dalle nostre relazioni con gli altri. È questa verità a conferire una forza straordinaria alla teoria di Vygotskij della zona di sviluppo prossimale. (85)

Immagine di copertina tratta da SPACE.com.

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