Un tuffo fra le pagine – APPRENDERE  DALL’ESPERIENZA – Parte 3 di 3

Wilfred R. Bion

APPRENDERE  DALL’ESPERIENZA

Roma, Armando Armando, 1972 (6a rist. 1996)

Capitolo  ventitreesimo

Qualsiasi esperienza può essere usata come ‘modello’ di una esperienza futura.

Perché una esperienza emotiva sia utilizzabile come modello occorre che i suoi dati sensoriali siano stati previamente convertiti in elementi alfa destinati ad essere immagazzinati e messi a disposizione del processo di astrazione. (132)

La personalità astrae elementi dall’esperienza, oltre che allo scopo di costruire un modello, anche a quello di costruire astrazioni. Se ciò di cui la personalità ha bisogno è un modello, gli elementi astratti dal serbatoio degli elementi alfa saranno quelli che, come le immagini visive, contengono qualche reminiscenza delle esperienze emotive nel corso delle quali fu formato l’elemento alfa. Quanto più grande è il numero di questi elementi ad essere impiegati, tanto più rigido diventa il modello e tanto più se ne restringe l’applicazione. Questa restrizione viene meno se il modello formato da una combinazione degli elementi suddetti viene poi sottoposto a un processo di astrazione ulteriore. Quando poi i risultati di questo processo vengono combinati insieme secondo le regole della logica, si ha un sistema di astrazioni che è un sistema scientifico deduttivo. (133)

Capitolo  ventiseiesimo

Per descrivere un pensiero prendo a ‘modello’ la sensazione di fame associata all’immagine visiva di un seno che, pur essendo conformato secondo il bisogno, non la soddisfa. Questo oggetto di cui si ha bisogno è un oggetto cattivo, al pari di tutti gli oggetti di cui si ha bisogno, che sono cattivi perché sono tantalizzanti (da to tantalize = tormentare – come da supplizio di Tantalo – tentare, stuzzicare, lusingare con vane promesse) e di cui si ha bisogno perché non sono posseduti; se fossero posseduti non ci sarebbe mancanza. (145) Di conseguenza i pensieri, ovverossia quei primitivi elementi che sono i protopensieri, sono oggetti cattivi, di cui si ha bisogno e di cui, dato che sono cattivi, bisogna liberarsi. È possibile liberarsi di essi o evitandoli o modificandoli e, se la personalità è dominata dall’impulso ad evadere dalla frustrazio-ne, tale problema è risolto per mezzo dell’evacuazione; se invece si tratta di una personalità dominata dall’impulso a modificare la frustrazione, il problema viene risolto con il pensare gli oggetti.

Se domina la tendenza ad evitare la frustrazione, il termine sta a indicare un elemento beta ed è una cosa in sé, non già il termine che la rappresenta; la cosa in sé, poi, è non-esistente e, in quanto tale, tantalizzante e viene abbandonata ovverossia evacuata. Se invece domina la tendenza a modificare la frustrazione, il termine sta a indicare un elemento alfa e cioè il termine indica la rappresentazione di una cosa in sé; si tratta di un termine indicante una cosa in sé che esiste e che quindi è potenzialmente disponibile per essere usata al fine di ottenere la soddisfazione. (146)

La mancanza della capacità di pensare implica un duplice difetto nel senso che è dovuta all’assenza di elementi alfa e, nel caso che invece gli elementi alfa esistano, alla mancanza di un apparato per usarli.

L’impiego dell’attività di ‘pensare’, intesa come quell’attività che ha a che fare con l’uso dei pensieri, resta allo stato embrionale anche nell’adulto e deve essere ancora sviluppato pienamente dalla razza umana. (147)

Capitolo  ventisettesimo

Melanie Klein ha descritto un aspetto dell’identificazione proiettiva relativo alla modificazione delle paure infantili secondo il quale il bambino proietta una parte della propria psiche, e più precisamente i propri sentimenti cattivi, in un seno buono. Di qui tali sentimenti vengono, a tempo debito, ritolti e reintroiettati; ma è come se nel corso del loro soggiorno nel seno buono essi fossero stati modificati in modo tale che la psiche del bambino può tollerare l’oggetto che ora reintroietta.

Dalla suddetta teoria astrarrò, per servirmene come modello, l’idea di un conteni-tore in cui viene proiettato un oggetto, e dell’oggetto, che designerò con il termine contenuto, che può essere proiettato nel contenitore.

Contenitore e contenuto possono andare congiunti all’emozione o essere permeati da essa. Congiunti all’emozione o da essa permeati, o l’una e l’altra cosa insieme, essi si trasformano in un modo che viene abitualmente descritto come sviluppo; quando invece essi sono disgiunti dall’emozione o non permeati da essa, la loro vitalità diminuisce, cioè essi si approssimano a oggetti inanimati. (154) Sia contenitore che contenuto sono modelli di rappresentazioni astratte di realizzazioni psicoanalitiche. (155)

Lo sviluppo di contenuto e contenitore costituisce la base di un apparato per apprendere dall’esperienza. Dai pensieri e dal loro sviluppo emerge l’apparato per pensare i pensieri.

La possibilità di apprendere dipende dalla capacità di conservare integrato lo sviluppo del contenitore senza renderlo rigido. (158)

I fenomeni connessi con le realizzazioni si moltiplicano dato che queste ultime sono abbastanza numerose da rivelare un universo in espansione al quale presumibilmente corrisponde una realizzazione in espansione. Allo sviluppo del contenuto deve perciò corrispondere un fenomeno rappresentato dal concetto di infinito.

La capacità di tollerare il dubbio e la capacità di tollerare la sensazione dell’infinito costituiscono nello sviluppo del contenuto il connettivo essenziale che rende possibile la conoscenza. (160)

Capitolo  ventottesimo

In K (conoscenza) il seno modererebbe la componente della paura di morire proiettata in lui e, a tempo debito, il lattante reintroietterebbe una parte della propria personalità ora divenuta tollerabile e di conseguenza promotrice di sviluppo. In –K (meno K), invece, vi è la sensazione che il seno sottragga invidiosamente l’elemento buono o valido presente nella paura di morire e ne ricacci nel bambino il residuo privo di valore. Così il bambino, che all’inizio aveva paura di star morendo, alberga ora in sé un terrore senza nome. (163)

In contrasto con la funzione di apprendimento (K) di contenitore/contenuto, -(meno) contenitore/contenuto è tutto impegnato nel collezionare elementi contenuto dotati di senso, al fine di sottometterli a –(meno) contenitore di modo che essi vengano spogliati del loro significato e ne venga trattenuto il residuo senza valore. Le interpretazioni dell’analista fanno parte degli elementi trattati così e di conseguenza vengono svuotate di significato. Questa estrazione invidiosa va posta in contrasto con il processo di astrazione proprio di contenitore/contenuto. La funzione pseudoegoica di contenitore/contenuto differisce da una funzione dell’Io, in quanto distrugge la conoscenza anziché promuoverla. Questa attività distruttiva è colorata di qualità ‘morali’ derivate dalla qualità ‘super’ egoica di –contenitore/contenuto. In altri termini, -contenitore/contenuto asserisce la superiorità morale ed il superiore potere dell’ignoranza (un-learning). (165)

Quando l’operare di –contenitore/contenuto è coronato da successo, ne risulta un aumento dello sviluppo e del potere di –contenitore e un continuo incremento di elementi contenuto da convertire in elementi –contenuto. In altri termini, gli elementi alfa, comunque vengano ottenuti, sono ottenuti per essere convertiti in elementi beta. In pratica ciò significa che il paziente si sente circondato non tanto da oggetti reali, da cose in sé, ma da oggetti bizzarri che sono reali solo in quanto sono il residuo di pensieri e concezioni spogliati del loro significato ed espulsi.

Si può esprimere sinteticamente il rapporto tra K e –K se si dice che in K la particolarizzazione e la concretizzazione dell’astratto sono possibili, mentre in –K non lo sono perché l’astratto e il generale, nella misura in cui esistono, sono sentiti divenire cose in sé. Per converso, in K il particolare può essere generalizzato e reso astratto, ma in –K esso viene spogliato di qualsiasi qualità con il risultato che, invece di un’astrazione, si ha questa spoliazione.

Le teorie in cui ho usato i segni K e –K possono essere considerate come rappresentazioni di realizzazioni costituite da gruppi. In K il gruppo aumenta per l’introduzione di persone o idee nuove. In –K l’idea (o la persona) nuova è spogliata del suo valore e a sua volta il gruppo si sente svalutato dalla nuova idea. In K c’è un’atmosfera che promuove la salute psichica. In –K né il gruppo né l’idea possono sopravvivere, in parte a causa della distruzione connessa con il processo di espoliazione e in parte a causa del risultato di questo processo.

Immagine di copertina tratta da The Historian Shut.

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