Wilfred R. Bion
APPRENDERE DALL’ESPERIENZA
Roma, Armando Armando, 1972 (6a rist. 1996)
Wilfred Ruprecht Bion, psicoanalista britannico, visse dal 1897 al 1979. Appartenne alla corrente della teoria psicodinamica della personalità, sui passi dunque di Sigmund Freud, si interessò in particolare dei fenomeni psicotici, della schizofrenia.
Ho scelto di addentrarmi nel pensiero di Bion per il motivo della sua capacità di approfondire la dinamica dei meccanismi mentali che si trovano alla base dei processi del pensiero. Originalissima e profonda appare l’analisi di tali dinamiche allorché Bion parla del pensiero che scaturirebbe da una corretta trasformazione di impressioni sensoriali, nell’ipotizzare la presenza di elementi Beta che, per dare adito al pensiero, si trasformerebbero in elementi Alfa di maggiore complessità. Si tratta di un processo di metabolizzazione, che Bion indica con il termine più concreto “digerire”, e che, qualora incontri difficoltà a realizzarsi, influisce negativamente sulla possibilità di creare immagini mentali indispensabili nella vita dell’individuo e nell’atto di intessere rapporti con gli altri.
Appendice all’edizione italiana
(di Harry Guntrip)
Il “pensare” e il “sentire” si sviluppano in stretta connessione come aspetti funzionali dello stesso insieme.
Bion tratta il “pensare” come una “funzione della personalità” in continuo sviluppo.
Bion non parla della ‘funzione del pensiero’ ma di una ‘funzione alfa’ come incognita X del problema. Bion quindi non studia il ‘pensiero’ nel senso tradizionale intellettualistico, ma una funzione della personalità che viene tradizionalmente chiamata ‘pensare’ e che sorge dalla coattività di una serie di fattori e di gruppi di fattori variabili. (169)
La funzione alfa viene definita in modo preliminare come ciò che Freud ha chiamato funzione del comprendere le qualità di senso e le qualità di piacere e dolore. Ciò che Freud ha chiamato ‘la funzione dell’attenzione’ Bion lo chiama un ‘fattore’ della ‘funzione alfa’. Al concetto di attenzione Freud aggiunse quello di ‘notazione’ e di ‘immagazzinamento dei risultati dell’attenzione come un’attività periodica della coscienza’. Estraendoli da fonti kleiniane (da Melanie Klein, psicoanalista austriaca dell’infanzia, 1882-1960), Bion aggiunge ulteriori ‘fattori’ che possono svolgere un ruolo nel modo di operare della funzione alfa: scissione, identificazione proiettiva, passaggio dalla posizione schizo-paranoide a quella depressiva e viceversa, formazione del simbolo, nonché alcuni risultati del suo precedente lavoro sullo sviluppo del pensiero verbale. La ‘funzione alfa’ costituisce l’operazione combinata di tutti questi fattori o di diversi tra loro, alcuni dei quali, come l’attenzione, debbono essere sempre operativi. In tal modo l’esperienza rozza e immediata è trasformata in qualcosa utilizzabile per ‘pensare’. Bion scrive: “Gli elementi alfa comprendono le immagini visive e gli schemi uditivi ed olfattivi e possono essere usati dai pensieri del sogno, dal pensiero inconscio della veglia, dalla memoria”. (170) I risultati effettivi della ‘comprensione dell’esperienza’ differiscono a seconda dei fattori implicati nel suo funzionamento.
A questo punto Bion traccia una delle più importanti distinzioni del suo libro: quella tra elementi alfa ed elementi beta. La funzione alfa opera sulle sensazioni e sulle emozioni dell’esperienza immediata per produrre elementi alfa o ricordi che possono essere immagazzinati e usati sia come pensieri del sogno che come pensieri della veglia. Tuttavia, se la funzione alfa è disturbata e non può operare, le impressioni sensoriali e le emozioni dell’esperienza immediata non vengono trasformate, o metabolizzate, in ricordi. Esse rimangono nella mente come fatti indigeriti che Bion chiama elementi beta. Questi non possono essere usati per pensare perché non assomigliano a ‘pensieri’, ma piuttosto a ‘cose in sé’ da manipolare e sono suscettibili soltanto di tentativi di evacuazione attraverso le identificazioni proiettive e l’acting-out.
Quando la funzione alfa è disturbata dall’odio o dalla paura, il mondo viene sperimentato come un mondo di oggetti inanimati.
Gli elementi beta non hanno la capacità di unirsi l’uno all’altro. Da ciò derivano le esperienze tipicamente schizoidi della depersonalizzazione, della derealizzazione, della amoralità o premoralità e della paura persecutoria di un ambiente senza affetto. Quindi la funzione alfa è la normale funzione del ‘comprendere’ l’esperienza non disturbata, e produce il materiale utilizzabile in seguito nel ‘pensare’ realistico o razionale.
Quali effetti ha il processo di ‘digestione’ sulle esperienze immediate? Esso deve in qualche modo sottrarre loro il carattere della immediatezza per mezzo della formazione di immagini alle quali viene conferito il senso di ‘essere passate’. Esse diventano ‘ricordi’, immagini di esperienze passate immagazzinate per essere utilizzate nella interpretazione di esperienze future. Ciò non accade quando le esperienze immediate sono gravate da paura. In questo caso esse rimangono vive come corpi estranei contro i quali si ha bisogno di protezione e l’unico metodo di protezione sembra consistere nel depersonalizzarle trasformandole in ‘cose inanimate’ introiettate per poi essere evacuate per mezzo della proiezione.
Un altro concetto fondamentale di Bion risiede nella distinzione dei ‘pensieri’ e il ‘pensare’. (172)
La funzione alfa, fondata sul ‘comprendere’ e sul digerire l’esperienza immediata non disturbata dalle paure, crea gli elementi alfa o ‘pensieri’. Questi elementi alfa immagazzinati, che possono essere mantenuti inconsci o usati nei processi inconsci di sogno svolgentisi durante la veglia, o nel pensare conscio, formano una barriera di contatto fra il conscio e l’inconscio. Questa barriera di contatto costituisce la base della relazione realistica della persona ‘normale’ con il mondo esterno; la manipolazione dei ‘pensieri’ costituisce il pensare. La creazione di ‘pensieri’ precede il ‘pensare’. Ma se le paure primitive hanno determinato il “tentativo di evitare l’esperienza del contatto con gli oggetti viventi per mezzo della distruzione della funzione alfa”, allora l’individuo si trova in possesso soltanto di uno schermo beta, il che costituisce la base della relazione psicotica con il mondo esterno. (173)
L’esperienza non disturbata viene ‘digerita’ e trasformata in pensiero e memorie che vanno a costituire la barriera di contatto degli elementi alfa, base della esperienza successiva normale.
La visione bioniana, secondo cui la barriera di contatto degli elementi alfa può essere distrutta e secondo cui gli elementi alfa possono degenerare in oggetti bizzarri o elementi beta che conservano tracce di Io e di Super-io, suggerisce ancora più chiaramente che la creazione di oggetti cattivi interni è un processo contrastato dallo sviluppo normale dell’Io sano. (174)
I procedimenti intesi a evitare la frustrazione rappresentano il principio di piacere, mentre quelli intesi a modificare una realtà frustrante sono chiaramente fondati sul principio di realtà. (175)
Introduzione
L’argomento del libro riguarda le esperienze emotive che sono in stretto rapporto sia con le teorie della conoscenza che con la psicoanalisi clinica. (9)
Capitolo terzo
Perché possano essere utilizzabili dai pensieri del sogno, le percezioni di un’esperienza emotiva debbono essere preventivamente elaborate dalla funzione alfa.
La funzione alfa esegue le sue operazioni su tutte le impressioni sensoriali, quali che siano, e su tutte le emozioni, di qualsiasi genere, che vengono alla coscienza del paziente. Se l’attività della funzione alfa è stata espletata, si producono elementi alfa: essi vengono immagazzinati e rispondono ai requisiti richiesti dai pensieri del sogno. Se invece la funzione alfa è alterata, e quindi inefficiente, le impressioni sensoriali coscienti e le emozioni provate dal paziente restano immodificate: chiamerò questi elementi beta. Mentre gli elementi alfa sono sentiti come fenomeni, gli elementi beta sono avvertiti come cose in sé (nota: “Fenomeni” è il termine da me usato per designare ciò che Kant chiamò qualità secondarie e primarie. Le “cose in sé” indicano invece, come Kant, gli oggetti che non possono essere conosciuti dall’uomo), con la conseguenza che anche le emozioni assumono i caratteri di oggetti sensibili. Ci troviamo così in una condizione mentale completamente opposta a quella dello scienziato: costui sa infatti di avere a che fare con fenomeni mentre non sa se a questi fenomeni corrispondono cose in sé.
Pur non essendo utilizzabili da parte dei pensieri onirici, gli elementi beta sono disponibili per le operazioni dell’identificazione proiettiva. Si tratta di oggetti il cui destino è quello di essere evacuati oppure quello di essere utilizzati da un tipo di pensiero fondato sul manipolare ciò che viene percepito essere una cosa in sé.
Anche gli elementi beta vengono immagazzinati: si differenziano però dagli elementi alfa perché sono conservati non già come ricordi, bensì come fatti indigeriti; viceversa gli elementi alfa, essendo stati digeriti dalla funzione alfa, sono diventati adatti alle operazioni del pensiero.
Se il paziente non è in grado di trasformare la propria esperienza emotiva in elementi alfa, non può neanche sognare. Difatti la funzione alfa trasforma le impressioni sensoriali in elementi alfa i quali hanno somiglianza – se addirittura non sono la stessa cosa – con le immagini visive che ci sono familiari nei sogni, quegli elementi cioè che svelano il loro contenuto latente quando l’analista li abbia interpretati.
Freud dimostrò che una delle funzioni del sogno consiste nel proteggere il sonno: La mancanza di funzione alfa significa che il paziente non può sognare e dunque che non può nemmeno dormire. (28)
Capitolo quarto
Ecco la formulazione più generale della mia teoria: perché si possa apprendere dall’esperienza, la funzione alfa deve operare sulla consapevolezza di un’esperienza emotiva; dalle impressioni di tale esperienza scaturiscono elementi alfa; tali elementi vengono resi immagazzinabili affinché i pensieri del sogno e il pensiero inconscio di veglia li possano utilizzare.
Il bambino che prova quell’esperienza emotiva che chiamiamo imparare a camminare è in grado, mediante la funzione alfa, di immagazzinare tale esperienza; pensieri destinati un tempo a diventare coscienti divengono inconsci, di modo che il bambino può pensare tutto quanto è indispensabile a camminare senza doverne essere più cosciente. (31)
La funzione alfa è necessaria per ragionare e pensare consapevolmente e per devolvere il pensare all’inconscio quando, nell’apprendere un’attitudine, è necessario liberare la coscienza dal peso del pensiero.
Se esistono soltanto elementi beta – i quali non possono essere resi inconsci – non possono esistere neanche rimozione, repressione o apprendimento.
Gli attacchi contro la funzione alfa, messi in moto da invidia e odio, distruggono nel paziente ogni possibilità di un consapevole contatto con se stesso e con gli altri nella loro qualità vivente. (32)
Capitolo quinto
Il timore suscitato dalla paura, dall’odio e dall’invidia è talmente grande che dei passi vengono compiuti al fine di cancellare ogni coscienza di avere dei sentimenti, anche se ciò equivale a sopprimere la vita stessa. Allorché il senso di realtà, troppo forte perché sia vinto dalle emozioni, spinge il lattante a riprendere la suzione, l’impossibilità di sopportare invidia e odio mette in moto una scissione che è diversa da quella che si effettua per evitare la depressione.
L’invidia provocata da un seno che dà amore, comprensione, esperienza e saggezza pone un problema che viene risolto dalla distruzione della funzione alfa. Tale operazione fa sì che seno e bambino appaiano privi di vita; ne conseguono colpevolezza e paura di suicidio e di omicidio consumati, attuali, incombenti. Per non poter essere soddisfatti, i bisogni di amore, di comprensione e di crescita mentale vengono deviati verso la ricerca di beni materiali: per l’incremento del desiderio di comodità materiali l’aspettativa d’amore, restata insoddisfatta, si trasforma in un’avidità incontrollata e fuorviata (34): insaziabile, egli è anche implacabile nella sua ricerca di sazietà. Dato che questa condizione nasce dal bisogno di sbarazzarsi delle complicazioni emotive provocate dall’essere consapevoli della vita, e di avere relazioni con oggetti che hanno vita, il paziente si presenta come una persona incapace di provare gratitudine o interesse, sia per sé che per gli altri. Tale condizione implica anche la distruzione del suo interesse per la verità.
Poiché questi meccanismi non consentono al paziente di sbarazzarsi dei suoi dolori – dolori che egli sente dovuti a mancanza di qualcosa – la sua richiesta di guarire assume l’aspetto di una ricerca di un oggetto perduto ed esita in un’accresciuta dipendenza dai beni materiali: egli è governato dal criterio della quantità, non da quello della qualità; si sente circondato da oggetti bizzarri con la conseguenza che anche i beni materiali non sono più beni, ma oggetti cattivi incapaci di soddisfare i suoi bisogni.
Dato che gli manca la funzione alfa – il solo apparato che potrebbe metterlo in grado di capire le sue vere esigenze – egli ingerisce un elemento beta dopo l’altro indiscriminatamente, pieno di paura, chiaramente incapace di concepire attività diverse dall’introiettare altri elementi beta. (35)
Immagine di copertina tratta da Today.it.
