André Lapierre – Bernard Aucouturier
IL CORPO E L’INCONSCIO IN EDUCAZIONE E TERAPIA
(orig.: La manque au corps. Les fantasmes corporals en éducation et en thérapie, 1980)
Prefazione all’edizione italiana
(G. Gobbato, G. Manfré, M. Zaccaria)
Roma, Armando Armando, 1982
Bisogna abbandonare la preminenza del gruppo sulla persona e impegnarsi in relazioni interindividuali in seno al gruppo. (86)
È il solo modo di rispondere ai bisogni dei bambini più ‘difficili’, più ‘perturbati’, più ‘emarginati’; di offrire a ciascuno la possibilità di stabilire con noi la comunicazione che gli è necessaria: aggressiva per alcuni, fusionale per altri, vicina o a distanza, diretta o indiretta. …
Ciò non impedisce che, in certi momenti, il gruppo si unisca intorno ad un’attività che ha saputo polarizzare i desideri della maggioranza. Abbiamo, in quel momento, il grande piacere di essere insieme, il piacere e non l’obbligo del gruppo. È a tale livello che si colloca, per noi, la vera socializzazione. È partendo da lì che può essere accettata – e non imposta – la necessaria limitazione della sua libertà. …
A livello dell’educazione psicomotoria, e in particolare della scuola materna, l’intervento dell’educatore può collocarsi a due livelli, interferenti nello spazio e nel tempo, senza che sia sempre possibile dissociarli:
- A livello psicologico, dove cerca di penetrare la dinamica gestuale simbolica del bambino e di rispondervi. Dalla qualità della sua risposta dipenderà la dinamica della comunicazione.
- A livello pedagogico, sviluppando, con un certo numero di bambini, la loro creatività motoria, dando un contenuto concettuale alle sue proposte. Proposte talvolta verbali, ma più spesso non verbali, agendo sull’ambiente, sugli oggetti, le strutture; nozioni di allontanamento, di avvicinamento, di distanziamento, di direzione, di intensità per esempio. Queste proposte si fanno sotto forma di interventi non premeditati, utilizzando le situazioni che si presentano nell’attività spontanea dei bambini.
Il bambino ha anche bisogno di attività più strutturate, di apporto di tecniche e di conoscenze, ma sarà tanto più disponibile alle attività intellettuali quanto più avrà risolto i suoi problemi affettivi, ritrovato la sua sicurezza affettiva, sviluppato il suo dinamismo di affermazione, affermato la sua identità di fronte agli altri e di fronte all’adulto, conservando un desiderio di comunicazione al quale gli apporti culturali potranno integrarsi. (87) …
Uno dei princìpi fondamentali della terapia psicomotoria: il corpo del terapeuta deve essere il rivelatore di quello che il bambino non può dire né scrivere né disegnare dei fantasmi che esprime inconsciamente nel suo agire.
Il corpo del terapeuta è il luogo del teatro dell’altro, la scena sulla quale si recitano i suoi fantasmi. Teatralità di cui è allo stesso tempo l’attore docile e lo spettatore attento. A questi fantasmi porta la complementarità che ne rivela il senso.
Il corpo del terapeuta diviene specchio dei fantasmi dell’altro, uno specchio che non rimanda all’immagine reale dell’altro, ma all’irrealtà della sua immagine, alla sua immagine fantasmatica ed al complemento di tale immagine. In questo senso possiamo dire che questo luogo (il corpo del terapeuta) è l’“altra faccia dello specchio”.
Ma tale specchio non è fedele che nella misura in cui il terapeuta non vi mescola i propri fantasmi, i propri desideri inconsci, ossia si fa interamente disponibile ai desideri dell’altro. È questa una situazione teorica ideale, che è praticamente impossibile raggiungere in maniera totale, ma verso la quale bisogna tendere. È l’analisi del proprio vissuto che deve permettergli di prendere coscienza dei fantasmi che proietta nella relazione. (92) …
Il corpo del terapeuta è dunque a disposizione del bambino, non come oggetto passivo, ma come ‘oggetto attivo’, che può entrare in risonanza con i suoi desideri. Diventa quel che vuol farne il bambino, rispondendo tonicamente, ad ogni istante, a ciò che questi esprime dei suoi desideri profondi. …
Tale proiezione di fantasmi sul corpo del terapeuta e la risposta che è loro rinviata permetteranno una mobilitazione della situazione relazionale fino ad allora bloccata nella fissità del comportamento: una specie di sblocco dell’espressione simbolica dei fantasmi. (93)
… La significanza del corpo, attraverso le sue posizioni, i suoi movimenti, le sue tensioni, le sue mimiche, i suoi contatti, le sue distanze, i suoi ritmi, ci sembra essere un linguaggio innato, immediatamente capito dall’altro, qualunque sia la sua età. …
In una relazione verbale è sempre possibile tacere. Il corpo, lui, non tace mai …
Le situazioni che proponiamo, che suscitiamo, che utilizziamo, sono sempre situazioni a dimensione simbolica, che hanno come obiettivo di favorire un’evoluzione dinamica della comunicazione.
Regressione verso situazioni fusionali, poi ripresa di distanza in rapporto al corpo dell’altro, creazione di uno spazio fusionale simbolico con mediatori di comunicazione e accesso all’identità. (97) …
Perché ‘relazione tonica’ piuttosto che relazione gestuale? Anzitutto perché non c’è necessariamente movimento; potendo stabilirsi nell’immobilità comunicazioni assai profonde, di tipo fusionale. Poi e soprattutto perché il vettore della comunicazione non è il gesto dinamico in se stesso (legato alla motricità volontaria), ma lo sono le modulazioni toniche (legate alla sotto-corticalità), che danno a questo gesto il suo contenuto affettivo ed emozionale. (98) …
La comunicazione tonica è fatta di un’infinità di sfumature molto più sottili, inesprimibili nel linguaggio verbale, sentite più che capite dall’altro. …
Non essendo di ordine intellettuale, la relazione tonica non può definirsi a parole, in quanto queste nascondono necessariamente concetti intellettuali. …
La relazione tonica è di altro ordine. Potremmo quasi dire di ordine biologico o psico-fisiologico …
La dialettica tonica esprime qui la dialettica fusionale: è la “ri-unione” di due corpi che, al di là della loro separazione, ritrovano la loro unità biologica e partecipano alla stessa vita.
Il fantasma di fusione è presente in ogni vera relazione tonica qualunque essa sia, in contatto o a distanza. (99) …
La rottura del contatto provoca spesso una sensazione di freddo e talvolta angosce di lacerazione, di strazio corporeo. (105) …
La “comunicazione autentica”, la sola che permetta di uscire dal proprio isolamento esistenziale, la sola che permetta di arrivare a quello che noi abbiamo chiamato la ‘ri-unità’, è una comunicazione corporea. Non è necessariamente una comunicazione di contatto, ma poggia sempre sul transfert di reazioni tonico-emozionali di un corpo all’altro. (114) …
Il linguaggio che ‘tocca’ … è un linguaggio articolato a partire dal corpo emozionale. Anche se non si tratta che di un linguaggio scritto, esso è vissuto nel proprio corpo dal lettore e ricrea in lui, attraverso le sue reazioni corporee, l’emozione dell’autore. Si può dire la stessa cosa della pittura, della scultura, della musica, di ogni espressione artistica.
È questo vissuto del corpo dell’altro a permettere di soddisfare simbolicamente il desiderio fusionale. Il corpo emozionale dell’altro è vissuto come specchio, come riferimento permanente del proprio corpo. (115) …
Questa famosa ‘comunicazione’ di tipo fusionale, questa relazione tonica non si stabiliscono che al di là delle tecniche, quando l’altro cessa di essere un corpo da conquistare, da sedurre con il proprio corpo per diventare una persona globale, un essere affettivo. Il corpo non è più allora un oggetto che si manipola nella relazione; diventa parte integrante di questa relazione di cui accoglie tutte le fluttuazioni. …
In una relazione di tipo fusionale il corpo, allo stesso tempo emittente e ricevente, è in se stesso l’elemento fondamentale di una relazione indissociabilmente psicosomatica. (122) …
La personalità reale, profonda non si struttura a livello intellettuale. Essa si struttura o si ristruttura a livello dell’evoluzione dei fantasmi attraverso un vissuto affettivo ed emozionale nel quale il corpo è sempre presente. …
I mezzi di cui disponiamo sono mezzi simbolici che permettono di modificare il contenuto emozionale e l’investimento fantasmatico della relazione.
I nostri interventi verbali sono dunque limitatissimi e hanno anch’essi un contenuto, una risonanza simbolica.
Interveniamo soprattutto, con il bambino, attraverso l’azione: le posizioni, gli atteggiamenti, i movimenti, le distanze del nostro corpo; le soddisfazioni o le frustrazioni che imponiamo con il nostro agire …
Interveniamo anche attraverso gli oggetti … che noi diamo, ritiriamo, manipoliamo insieme. (127) …
La fusione corporea effettiva (con l’altro o nell’universo) è un fantasma ‘immaginario’, irrealizzabile nel ‘Reale’, e che non può dunque trovare la sua espressione e la sua soddisfazione che a livello ‘simbolico’. (130)
Ma la comparsa e lo sviluppo della funzione simbolica, da cui dipenderà tutto l’avvenire della comunicazione, si origina a partire dagli elementi semplici dell’infanzia. È questa base originaria che noi ritroviamo, anche nell’adulto, con tutta la carica emozionale e fantasmatica che la sottende e che l’ulteriore divenire più complesso degli scambi non farà che mascherare e distorcere.
I processi iniziali e fondamentali della simbolizzazione ci paiono poter essere classificati in tre categorie essenziali:
- La sostituzione simbolica del corpo dell’altro.
- La mediazione con prolungamento o proiezione del suo corpo.
- I mediatori socio-culturali.
Per il bambino in terapia il corpo del terapeuta è evidentemente il primo sostituto del corpo della madre, del padre o di tutti e due … (131)
L’oggetto sostitutivo è generalmente un oggetto che, con la sua consistenza, con il suo calore, con la sua malleabilità ha caratteristiche di contatto fisico che richiamano il corpo umano … (132)
L’acqua che scorre rappresenta un contenuto che fugge permanentemente da un contenente invisibile e risveglia simbolicamente l’angoscia della perdita.
Questa angoscia è dominata dalla manipolazione dell’acqua raccolta in contenenti diversi che possono essere riempiti, svuotati, travasati. È questo uno dei giochi preferiti dai bambini piccoli. Tali esperienze si concluderanno, sul piano cognitivo, nella nozione di conservazione della quantità (Piaget) e nelle nozioni di volume, ma la motivazione iniziale del bambino è di ordine fantasmatico e non cognitivo; l’accesso al cognitivo è possibile solo quando l’angoscia fantasmatica sarà stata dominata. (140) …
Il dono dell’oggetto è una tappa fondamentale nell’evoluzione fusionale verso la comunicazione. Per mesi, con bambini dai 14 ai 18 mesi abbiamo instancabilmente scambiato oggetti. Tale esperienza, ripetuta migliaia di volte, ha certamente per loro un significato profondo. …
Si può affermare che il bambino di 18 mesi che non ‘offre’ è psicologicamente ritardato e non è in grado di accedere ad altri mezzi di comunicazione temporalizzati quali il linguaggio.
Lo scambio a distanza, attraverso la traiettoria, accrescerà la distanza nello spazio e nel tempo, ma soprattutto sopprimerà la fase di contatto simultaneo. È soltanto in quel momento che la fantasmatica fusionale della comunicazione è stata totalmente dominata. Questa tappa è più tardive di quel che si potrebbe pensare; Nella scuola materna i bambini hanno ancora poco interesse a scambiare a distanza. (148) …
Le produzioni simboliche del corpo sono molteplici e varie, più o meno consce e volontarie, più o meno inconsce e involontarie, più o meno ambivalenti nel loro contenuto conscio e inconscio.
Prodotte dal mio corpo, esse sono destinate a penetrare nel corpo dell’altro mediante il canale della vista e dell’udito e a risvegliare in lui risonanze, reazioni corporee che susciteranno produzioni del suo corpo che io riceverò in feed-back. È questo il contenuto fantasmatico inconscio di ogni comunicazione simbolica. (150) …
Nei contatti fusionali la voce sparisce e non resta che il respiro. Quando il bambino, il neonato ritrova una fusione corporea di contatto non grida più. Quando l’adulto arriva a una relazione fusionale non parla più; il linguaggio diventa imbarazzante nella misura in cui mantiene una distanza linguistica tra i due esseri. La vocalizzazione, anche la più primitiva, appare dunque come la compensazione di una perdita, di una frustrazione della fusione corporea. È questa la condizione necessaria per la comparsa del linguaggio … (152)
La crisi di identità si manifesta molto presto con un rifiuto del linguaggio dell’adulto: rifiuto di capire, rifiuto di obbedire agli incitamenti verbali. È il periodo del ‘no’ e del ‘non voglio’ … mentre gli incitamenti motori sono molto meglio tollerati.
L’educazione tradizionale non fa che rinforzare questo processo a senso unico: il maestro scarica linguisticamente la sua scienza nell’orecchio del bambino e non interroga che per assicurarsi che “è ben entrato”. Quando il bambino parla, è per essere giudicato.
Questo processo si conclude con un vero blocco inibitore del linguaggio attivo di fronte all’adulto e una frustrazione del desiderio di fusionalità attiva.
Il bambino di 14 mesi ha bisogno di donare per essere ricevuto. Non appena egli ha acquisito il linguaggio, questo stesso bisogno sarà trasposto e simbolizzato a livello linguistico. (160) …
Immagine di copertina tratta da Valentina Arci.
