La mente del bambino – Parte 1 di 2

Ministero della Pubblica Istruzione
Servizio Scuola Materna

La mente del bambino

Atti del Seminario di studi Sorrento, 1-5 dicembre 1995

a cura di Sergio Neri, Giuseppe Velardo

Direzione Didattica di Meta di Sorrento – Servizio Scuola Materna

Parte 1 di 2


Prefazione

(di Sergio Neri e Giuseppe Velardo)

Per Alfred Kroeber “La distinzione che conta fra l’animale e l’uomo non è quella tra lato fisico e mentale, ma quella fra organico e sociale”.

Per gli Orientamenti 1991 lo sviluppo umano è fortemente condizionato dalla capacità, da parte del bambino, di avvalersi di sistemi di rappresentazione riferibili ai diversi tipi di codici utilizzati dalla cultura. (V)

Il pensiero prende forma dal linguaggio …. “Siccome il ricorso a sistemi simbolici più potenti consente di trascendere i limiti delle nostre predisposizioni mentali, una delle funzioni dell’educazione è quella di fornire agli esseri umani i sistemi simbolici necessari per farlo. E se i limiti imposti dai linguaggi che usiamo possono essere superati grazie a una maggiore ‘consapevolezza linguistica’, allora un’altra funzione della pedagogia consiste nel coltivare tale consapevolezza …. In breve, uno dei principali ingredienti di una prassi educativa qualificante deve essere la riflessione sul pensiero …. rimane da chiarire se la capacità di concepire certe idee sia inerente alla natura della mente o sia invece legata ai sistemi simbolici su cui la mente fa affidamento per svolgere le operazioni mentali. È nella mente o nel linguaggio che è ‘necessario’ che qualcosa non possa essere contemporaneamente A e non A? (VI) …. È nella struttura del linguaggio naturale che il mondo si divide in soggetti e predicati, oppure questo non è un riflesso del modo naturale di operare dell’attenzione umana?” (J. Bruner, La cultura dell’educazione).

In qualsiasi cultura le forme del fare significato sono soggette a due fondamentali tipi di “limitazione”: l’una legata ai sistemi simbolici, l’altra inerente alla stessa natura del funzionamento della mente.

Nuove scienze: neuroscienze (studiano il sistema nervoso), neuroanatomia (studia le strutture del cervello), neurofisiologia (studia il comportamento del sistema nervoso), neurobiologia (studia le leggi che governano il funzionamento del cervello, neuropsicologia (modelli di elaborazione dell’informazione).

Rapporto tra cervello e mente: nuova posizione che va sotto il nome di identitismo (VII) (il problema, l’enigma mente/cervello, viene risolto nell’identità di eventi mentali e di eventi del sistema nervoso con l’inevitabile attribuzione di fondamenti biologici alla mente. (VIII)

Nello spazio di un secondo della vita della mente il cervello produce milioni di schemi di scarica (IX).

I segreti elementari della mente risiedono nell’interazione di schemi di scarica generati da molti circuiti di neuroni. (X)

Il problema mente-cervello e l’educazione nella scuola dell’infanzia
(Emanuele Riverso)

Il problema fondamentale è quello di determinare i procedimenti e i mezzi più adatti a sollecitare nei bambini il potenziale delle capacità cognitive e operative. (3)

La scuola dell’infanzia deve utilizzare tutti i mezzi concettuali e tutte le tecnologie educative e didattiche oggi disponibili, per organizzare e programmare il suo lavoro in maniera efficace.

I mezzi concettuali oggi disponibili presentano un’elaborazione differenziata in due sensi: quello bio-neurologico e quello mentalistico. (4)

Le radici del dualismo mente-cervello stanno nel dualismo anima-corpo. In effetti questo dualismo non esiste in alcune altre culture, per esempio in quella arabo-islamica, dove la lettura del Corano insegna che Allah fece l’uomo semplicemente dalla polvere e poi dallo sperma, senza parlare dell’aggiunta di un principio immateriale.

Anche i dualismi riscontrabili presso culture diverse da quella islamica e da quella cristiana non sono paragonabili col dualismo della cultura occidentale. (6)

Fu solo con Platone che nacque un preciso concetto di immaterialità come carattere distintivo della natura degli eidé, cioè dei denotati dei termini linguistici universali. (7) Platone ritenne di dover ammettere oggetti intelligibili, che fossero non solo incorporei, ma anche immateriali, cioè gli eidé, e che fossero sottratti alla mutevolezza e alla morte, che sono caratteristiche di tutte le cose incorporee. Fu con la dottrina degli eidé, intelligibili, eterni e immutabili, che nacque nella cultura greca antica il concetto di immaterialità. Poiché gli eidé sono oggetti di conoscenza, si dovette ammettere una capacità conoscitiva adeguata, cioè anch’essa immateriale, che fosse posseduta da una sostanza ancora immateriale; così la psykhé in Platone divenne un essere ben distinti dal corpo e chiaramente immateriale che, con la diànoia e la noèsis conosce i denotati dei nomi e delle espressioni che non si riferiscono ad oggetti corporei o sensibili.

Nonostante il tentativo aristotelico di ridurre questo dualismo attraverso la dottrina della materia e della forma come componenti di una sostanza unica, di cui il corpo fosse la materia e la psykhé fosse la forma, il dualismo platonico trovò successo nel Cristianesimo, dove si innestò sulle tensioni etico-antropologiche dell’insegnamento paolino e interpretò le lacerazioni intime di Sant’Agostino dopo l’abbandono del Manicheismo. La cultura occidentale, nata dal crogiuolo del Cristianesimo Latino, sia per il peso che ebbe in essa l’eredità agostiniana sia per il ruolo decisivo che in essa assunse il monachesimo come supporto della sua vita religiosa ed economica, assunse nei secoli del Medio Evo una caratteristica fortemente sessuofobica, che trovò nel dualismo platonico fra anima e corpo il supporto metafisico del conflitto tra la mente spirituale destinata a vedere Dio e il corpo materiale portatore di concupiscenza peccaminosa.

Il Rinascimento condusse una decisa riscossa contro la sessuofobia e, pur mostrando un grande entusiasmo per il pensiero platonico, sdrammatizzò di molto il dualismo anima-corpo, sostenendo una dottrina dell’uomo-microcosmo, che lo inseriva come unità di spirito e materia nell’armonia dell’Universo.

Il Rinascimento aveva le sue radici nell’Umanesimo e costituì il momento culminante di un processo di laicizzazione dell’economia e delle ideologie dell’Europa Occidentale cominciato già (8) nel secolo XII con lo sviluppo delle città; ma contro le sue tendenze paganizzanti e contro la spregiudicatezza dei costumi che lo accompagnò, ebbe inizio dal tardo ’500 e soprattutto dal tardo ’600 una nuova forma di lotta contro la libertà emozionale e la libertà dell’Eros.

Questo movimento etico-religioso trovò la sia base filosofica in un rilancio del dualismo platonico-agostiniano formulato in maniera nuova da Cartesio. In Cartesio l’anima è essenzialmente mente e pensiero autocosciente, mentre il corpo è essenzialmente estensione e movimento. Questa caratterizzazione rendeva l’anima e il corpo radicalmente eterogenei fra loro e su questa eterogeneità i dotti di fede cattolica insistettero sempre più decisamente, ritenendola assai importante per produrre diffidenza e ostilità verso le cosiddette passioni, il cui concetto era una laicizzazione del concetto agostiniano di concupiscenza.

La repressione delle passioni doveva servire tanto a recuperare l’autenticità del Cristianesimo minacciata dal paganesimo rinascimentale e dal pelagianesimo che esso comportava, quanto a creare nella società del tempo abiti di deciso autocontrollo, che permettessero il trionfo della compostezza dei modi degli individui e della tranquillità generale delle strutture civili in un’organizzazione gerarchica dei rapporti amministrativi e politici. Infatti il ’600 non fu soltanto il secolo dell’irrigidimento del dualismo anima-corpo e dell’inibizione dell’emozionalità, ma fu anche il secolo in cui gli Stati dell’Europa Occidentale procedettero all’unificazione delle loro leggi secondo una reale o presunta razionalità, alla realizzazione di strutture di controllo delle rispettive economie e alla definizione dei nuovi rapporti sociali legati alla (9) piena subordinazione dell’antica feudalità ai sovrani, delle attività mercantili ai sistemi fiscali e dei ceti contadini alla feudalità trasformata in senso signorile; perfino la guerra divenne oggetto di sforzi di razionalizzazione.

L’eterogeneità radicale fra anima e corpo nasceva dall’abbandono della dottrina scolastica della sostanza e degli accidenti. L’anima non era più una sostanza fornita di facoltà tra cui l’intelletto, la volontà, la memoria, il pensiero, ma era pensiero sostanzializzato, cioè, era una funzione-sostanza; a sua volta il corpo non era più una sostanza fornita di accidenti tra cui il luogo, il sito, il tempo, l’abito, ma era un accidente o attributo sostanzializzato, era estensione-sostanza. Per secoli di educazione mentale occidentale i dotti si erano creata la disposizione mentale che rendeva per loro inconcepibile e illogica una qualsiasi base di somiglianza e di contatto fra la funzione del pensare e l’attributo dell’estensione. I dotti occidentali erano eredi di una tautologia fondata sulle definizioni di pensiero ed estensione come eterogenee, che non avevano creato problemi seri finché era stata mantenuta (10) la dottrina scolastica della sostanza e degli accidenti e l’anima e il corpo erano stati intesi come due sostanze fornite di facoltà e accidenti.

Ma con l’abbandono della sostanza soggiacente agli accidenti, il pensiero, divenuto autonomo, si sostanzializzò e la stessa cosa avvenne per l’estensione. Questa autonomizzazione sostanzializ-zante sarebbe stata inammissibile per Aristotele, ma fu resa possibile dalla manipolazione precedentemente effettuata da Suarez della nozione di accidente al fine di difendere la transustanziazione eucaristica contro i Protestanti, che la ritenevano inconcepibile.

Cartesio aveva una disposizione mentale che gli rese possibile completare l’autonomizzazione del pensiero e dell’estensione, che inevitabilmente finirono per essere intesi come costitutivi essenziali di due realtà, quindi come sostanziali. Di qui nacque la radicale eterogeneità che nella cultura occidentale si è sentita fra anima-pensiero e corpo-estensione.

A mano a mano che questa eterogeneità radicale veniva assimilata negli ambienti dei dotti occidentali, si sentiva sempre più inammissibile che l’anima avesse a che fare con il corpo e questa inammissibilità veniva utilizzata energicamente per combattere nella coscienza delle persone le passioni, di cui veniva ritenuto responsabile il corpo. Per le persone che non ascoltavano la voce dei confessori, dei predicatori e dei direttori spirituali c’erano i tribunali e i carnefici o almeno la condanna dell’opinione pubblica, quando non si incorreva in precisi atti penalmente perseguibili. (11)

Lo stesso Cartesio aveva creduto di poter ammettere una reciproca causalità fra l’anima-pensiero ossia lo spirito umano, e il corpo-estensione (gli spiriti animali). (12)

Sostenendo che la macchina del corpo culmina per la sua direzione e per le informazioni che dà, in una parte del cervello e che qui l’anima prende informazioni dal corpo e il corpo prende direttive dall’anima, Cartesio trasformò il problema dei rapporti fra anima e corpo, qual era esistito nel platonismo agostiniano e nell’aristotelismo tomistico, nel problema dei rapporti fra anima spirituale e cervello. (13)

Spinoza fu in grado di sostenere che può esistere una sola sostanza avente almeno due attributi come costituenti, il pensiero e l’estensione, per cui ogni modo della sostanza stessa si presenta sempre con due facce, quella del pensiero e quella dell’estensione, nella faccia del pensiero è un’idea, nella faccia dell’estensione è una figura; ad ogni idea corrisponde una figura o un movimento di figura (nell’estensione) e viceversa. Di conseguenza in ogni uomo l’anima è un insieme di idee che corrispondono all’insieme di configurazioni che è il suo corpo e il rapporto fra anima e corpo è un semplice rapporto di corrispondenza dovuto all’unità della sostanza del modo uomo. (14)

Questa soluzione apparve subito empia, perché l’unità universale della sostanza faceva di Dio la sostanza dell’uomo e del mondo; si trattava quindi di un panteismo che fu universalmente etichettato come ateismo.

Fu così che si fece ricorso alla dottrina occasionalistica, i cui più noti rappresentanti furono Geulinx, Malebranche e Lamy; secondo tale dottrina Dio, che è onnipotente, produce movimenti nel corpo in occasione di determinati pensieri nell’anima e produce determinate impressioni nell’anima in occasione di determinati movimenti nel corpo o, più precisamente, nel cervello. (15)

Sia Cartesio che Malebranche e Lamy facevano passare attraverso il cervello i rapporti fra anima e corpo; ma, mentre Cartesio supponeva causazioni dirette fra il cervello e l’anima, Malebranche e Lamy ammettevano solo occasioni e riservavano solo a Dio la vera causazione. Ma il ricorso a Dio di fatto non era che un miracolismo che lasciava il problema irrisolto. Così nella cultura occidentale non restavano aperte che due vie di soluzione: accedere alla prospettiva materialistica, che fornisse una descrizione meccanica dei processi cognitivi e operazionali dell’uomo, senza bisogno di ammettere un’anima o pensiero o spirito in posizione aggiuntiva; o accedere alla posizione fenomenologico-idealistica, che fornisse una descrizione degli stessi processi nella prospettiva del soggetto, senza bisogno di prendere in considerazione strutture corporee e accadimenti aventi luogo in esse.

Per tutto il secolo XVIII, il XIX e gran parte del XX la seconda di queste prospettive trovò in Italia una decisa preferenza. (16)

La prima prospettiva ha sempre destato sospetti di materialismo, riduzionismo, empietà, inadeguatezza, immoralismo, disumanizzazione e confusione ideologico-sociale. (17)

John C. Eccles sostenne che la mente come coscienza non è in alcun modo concepibile in termini cerebrali …. sostenne che altro è conoscere la realtà e saper controllare la propria attività su di essa, altro è essere coscienti di sé e dei propri processi percettivi, rappresentativi, mnestici e decisionali: la coscienza è qualcosa di più che sopravviene al cervello al culmine del suo sviluppo.  …. Egli spiega che, a livello sinaptico, l’emissione dei neuromediatori dalle vescicole in risposta a un impulso del neurone, è probabilistica …. quindi si può pensare a un’azione della coscienza-mente a livello di fisica quantistica dominata dalla probabilità, che intervenga nei processi cerebrali, realizzando una interazione fra la mente-coscienza e il cervello, a favore di una probabilità piuttosto che di un’altra.

Questa proposta non sembra utile a chiarire i rapporti fra mente-coscienza e cervello …. Si ricade nel solito inconveniente di ipotizzare un homunculus per spiegare l’uomo (19).

Non si vede che cosa possa chiarire una mente aggiunta al cervello, salvo che non si voglia fare di essa una sfera indefinita e misteriosa, dove si possono gettare tutti i problemi che in altra sede rimangano insoluti. (21)

Esaminando le cose in maniera concreta, si scopre che in ultima analisi noi non pensiamo e non operiamo né come cervello né come mente, bensì come totalità in cui entrano tutte le nostre strutture …. Se si parla ora dell’una e ora dell’altra, è solo provvisoriamente e per esigenze metodologiche e di linguaggio.

Il dualismo mente-cervello o mente-corpo è solo un fatto linguistico in cui è presente una complessa eredità della nostra cultura occidentale, che è stata tormentata da intense preoccupazioni di carattere morale, sociale, religioso e ideologico. Oggi queste preoccupazioni vanno intese come superate e noi possiamo e dobbiamo utilizzare l’uno o l’altro tipo di linguaggio, traducendo dall’uno all’altro e impiegando l’uno o l’altro modello secondo che risulti utile dal punto di vista epistemologico. (22)

Teorie attuali sul rapporto cervello-mente
(Pietro Calissano)

Nel corso dell’evoluzione sono sempre più aumentate le cellule nervose che costituiscono le reti di elaborazione dell’informazione. Questi tipi di cellule sono denominate interneuroni perché si collocano funzionalmente fra i neuroni sensoriali e quelli motori. Si calcola che nel cervello dell’uomo vi siano 10-100 mila interneuroni per ogni neurone sensoriale o motorio. (29) La progressiva espansione della massa cerebrale, che si è verificata nelle ultime centinaia di milioni di anni, è dovuta all’aumento di questo tipo di cellule nervose.

A questa crescita della massa cerebrale è corrisposto un miglioramento nelle capacità di elaborare risposte sempre più articolate, in parte svincolate dai programmi trasmessi ereditariamente, di fronte alle continue insidie del mondo circostante. …. Ma il vero salto evolutivo si è verificato quando la massa ormai imponente di cellule nervose presente nel cervello dei primi ominidi ha ideato mezzi progressivamente più efficaci per trasmettere le soluzioni trovate nel corso della propria esistenza e altri simili della propria specie. (30) …. Lo svincolo dei neuroni dai programmi trasmessi geneticamente ha proceduto di pari passo. Nell’ambito di questa progressiva affermazione dei neuroni il primo segno realmente tangibile del loro predominio sui geni si può far risalire all’invenzione dell’agricoltura. Con le manipolazioni dei semi che danno origine alle piante utilizzabili a scopo alimentare, si è iniziato il primo controllo da parte dei neuroni sul mondo circostante. Questa vera e propria rivoluzione ha provocato un mutamento genetico rintracciabile in tutte le razze umane. (31)

Le tre lingue scritte nella stele di Rosetta: geroglifici, demotico, greco.

I neurobiologi sono un po’ come gli egittologi che nel passato si trovarono dinanzi a questa stele. Conoscendo i simboli del greco e del demotico essi furono in grado di decrittare i geroglifici. Analogamente, le due lingue, cioè i due livelli di funzioni cerebrali, che i neurobiologi avranno descritto nei prossimi decenni forse permetteranno di decifrare i simboli del terzo livello di funzioni cerebrali. Il primo livello corrisponde al funzionamento del codice neuronale. Il secondo livello funzionale della stele-cervello è paragonabile al funzionamento delle reti nervose, mentre il terzo livello – quello ancora quasi del tutto sconosciuto – corrisponde a funzioni cerebrali come il pensiero, la coscienza, la volontà, la memoria. (39)

Da quando ha inventato dei sistemi simbolici di comunicazione dei propri pensieri e delle proprie emozioni, l’uomo ha raggiunto una convinzione che si è riflessa sull’intera concezione di sé e dell’universo che lo circonda: quei pensieri, quelle emozioni, sono unici nel mondo vivente perché sono l’espressione di una specie unica, quella umana. …. Prima ha immaginato la terra centro dell’universo …. Dopo che alcuni geniali individui hanno demolito questa concezione della terra come centro, l’uomo si è aggrappato all’origine divina della propria specie. …. Quando anche questa concezione è venuta a cadere con la dimostrazione della sua origine dal mondo animale (45) l’uomo ha ulteriormente spostato la difesa della sua peculiarità all’ultima roccaforte possibile: il cervello (46).

Non è scientificamente corretto distinguere la mente dal cervello o contrapporre la coscienza dell’uomo all’incoscienza degli animali. Sarà universalmente riconosciuto che la mente è una diretta conseguenza delle attività neuronali del cervello e che esiste una specie di “gradiente di coscienza” che è in funzione della specie animale.

Così come la vita è l’espressione di un insieme di funzioni, così il pensiero o la coscienza sono il prodotto complesso, seppure non ancora compreso, delle attività neuronali. (47)

Appare sempre più evidente che l’Homo sapiens, probabilmente originato da un unico nucleo, si è affermato in modo dirompente e planetario, anche a scapito di altre specie simili esistenti prima, in virtù di un linguaggio di gran lunga più articolato e sofisticato dei sistemi di comunicazione impiegati da altre specie animali. (54)

Immagine di copertina tratta da Humanities Collaborative.

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