La Memoria

Iniziativa: UniTre di Bagnolo Piemonte
Prima Lezione: martedì 12 settembre 2023, ore 15,30 – “Come puoi non ricordare? La memoria”

I Greci inventarono un’arte della memoria che, trasmessa a Roma, passò nella tradizione europea. Per i Greci, Mnemòsine, figlia di Urano e di Gea, era la madre delle Muse.

Era un’arte che cercava di fissare i ricordi attraverso la tecnica dell’imprimere nella memoria “luoghi” e “immagini”.

Nelle età precedenti l’invenzione della stampa (invenzione dei caratteri mobili: Cinesi 1040-1056 – Gutemberg 1438), una memoria ben addestrata era di importanza vitale.

Si racconta di un banchetto offerto da un nobile della Tessaglia, di nome Scopa. Il poeta Simonide di Ceo (556-468 a.C., età presocratica) cantò un poema che comprendeva un passo in lode di Castore e Polluce, in onore del suo ospite. Ma Scopa disse: Ti pago solo la metà, l’altra metà fattela pagare da Castore e Polluce. – Poco dopo Simonide fu avvisato che fuori lo attendevano due giovani. Uscì, ma non trovò nessuno. In quel mentre il tetto crollò schiacciando in modo irriconoscibile i convitati. Ma Simonide ricordava i posti in cui sedevano. I giovani erano Castore e Polluce che avevano così pagato la loro parte. – Questa esperienza suggerì al poeta i princìpi dell’arte della memoria di cui si dice sia stato egli l’inventore. Simonide si era reso conto che una disposizione ordinata è essenziale per una buona memoria: nacque il metodo dello scegliere alcuni luoghi e del formarsi immagini mentali delle cose che si desidera ricordare e collocare quelle immagini in quei luoghi.

Ciro (di Persia, 558 circa – 528 a.C.) conosceva il nome di tutti gli uomini del proprio esercito. Lucio Scipione il nome di tutti i romani (conoscere il nome di ogni vacca di una numerosa mandria). Cinea poteva ripetere il nome di tutti i senatori (900 sotto Cesare). Mitridate del Ponto conosceva le lingue di tutti i 22 popoli dei propri domini. Il greco Carmada conosceva i contenuti di tutti i volumi di una biblioteca.

Si dice di Tommaso d’Aquino (1225-1274, santo) che avesse una memoria formidabile. Si dice anche che Pico della Mirandola (1463-1494) sapesse recitare la Divina Commedia al contrario, partendo dall’ultimo verso, impresa che pare gli riuscisse con qualunque poema appena terminato di leggere.

L’arte della memoria emerse nel Medioevo.

Nel secolo 16° l’arte della memoria può apparire ormai in declino. I libri stampati stanno distruggendo le vecchie abitudini di memoria.

L’attenzione è un requisito indispensabile alla memoria. La prima regola scritta della memoria, l’attenzione, era considerata già nel 400 a.C. L’attenzione aumenta in efficacia in presenza di una carica emozionale. Considerate la figura qui a lato; con un minimo di attenzione noterete che c’è una porzione con 40 simboli completamente differenti dalla massa. Facile. E ora concentratevi maggiormente: nella stessa figura ci sono altri 40 simboli che si differenziano da tutti gli altri. Se li avete trovati, in che cosa consiste la differenza?

Ricordare: si dice di un pensiero che era stato assente alla consapevolezza e poi è stato richiamato alla memoria. Vive nascosto finché non è ricercato e ripescato (MLT).

Pandemonium (Lindsay-Norman):

  • Demoni dell’immagine: effettuano una registrazione dell’immagine iniziale del segnale esterno (A);
  • Demoni della caratteristica: ognuno di loro osserva una particolare caratteristica del modello (linee, angoli, curve, contorni);
  • Demoni cognitivi: ascoltano le voci dei demoni delle caratteristiche. Ciascuno di loro è responsabile del riconoscimento di una particolare configurazione (uno per la A, uno per la B…). Il demone cerca se ci sono caratteristiche associate al proprio modello e, quando ne trova una appropriata, comincia a strillare, e più ne scopre più strilla forte.
  • Demone delle decisioni: ascolta il pandemonio prodotto dai demoni cognitivi e seleziona quello che sta strillando più forte decidendo che lui possiede la configurazione più simile a quella pervenuta dall’esterno.

Sperling (1966) propone tre stadi per la memoria:

  • RS (registro sensoriale: è un archivio di informazione visiva, a capacità assai limitata) o immagine sensoriale completa degli eventi appena accaduti; è riconducibile più ai fenomeni di percezione che non a quelli di memoria; la memoria sensoriale viene meno nell’ordine di millisecondi. Il registro sensoriale ritiene ogni cosa per breve tempo e dà ai sistemi di estrazione delle caratteristiche e di riconoscimento di configurazioni il tempo per operare sui segnali in arrivo agli organi di senso (è la sentinella, la vedetta). Ha un decadimento di circa 150 msec.
  • MBT o memoria immediata. Conoscenza immediata del passato (MBT): è la conoscenza del presente psicologico, diretta, immediata, all’interno della consapevolezza, quindi non richiede sforzo consapevole. Le sue immagini svaniscono in pochi secondi (la MBT può perdurare per un periodo dai 20 ai 30 secondi) se non sono catturate dall’attenzione. MBT o memoria di lavoro è costantemente implicata per conservare determinate informazioni (es.: lettura). L’informazione non è un’immagine completa degli eventi. La MBT sembra conservare la loro immediata interpretazione; è una memoria diretta e immediata. La memoria immediata è un meccanismo di archiviazione temporanea che può ritenere una piccola, limitata quantità di materiale. Il materiale in MBT svanisce, a meno che non sia compiuto uno sforzo per trattenerlo, es. la reiterazione: questa mantiene una voce nella MBT, rinnovando la traccia della voce, prolungandola; la memoria, se non può aiutarsi, dimentica con estrema rapidità (decadimento dell’informazione), anche per una sequenza di sole 3 lettere. L’immagine nella memoria diviene sempre meno distinta nel tempo, con una diminuzione continua del numero di dettagli che possono essere recuperati (ricordare a chi ho imprestato un libro). La reiterazione serve sia a mantenere il materiale nella MBT sia ad aiutare a trasferirlo ad una memoria più a lungo termine. La reiterazione è un tipo di discorso silenzioso e interiore attraverso il quale gli uomini sono in grado di mantenere una quantità limitata di materiale nella memoria per un tempo indefinito; è un processo vocale, seriale, lento, basato su parole dette. I bambini ne fanno uso solo a partire dai 7 anni e lo fanno spontaneamente dai 10 in poi.
  • MLT o memoria permanente. Nella MLT una ricerca casuale dei contenuti è pressoché impossibile. Occorre uno schema organizzativo (il catalogo nella biblioteca – Un libro fuori posto è difficilissimo ritrovarlo). La MLT è lenta e faticosa, richiede tempo e sforzo, è laboriosa e debole. Gli eventi trascorsi devono essere ripescati con fatica. Ha una capacità illimitata. Ha solitamente una durata di ore, giorni, mesi o anche anni.

Più persone possono ricordare uno stesso evento riportando dettagli diversi, perché ognuno utilizza un tipo particolare di ricodificazione, che dipende dalla storia stessa di tutta la sua vita.

Bartlett: ricordiamo spesso ciò che ci aspettiamo di percepire, piuttosto che ciò che effettivamente abbiamo percepito perché ricordiamo organizzando le cose entro la trama delle nostre esperienze. Diamo così versioni più brevi, cambiamo la fraseologia, diamo più coerenza al racconto e più consequenzialità rispetto all’informazione ricevuta: sono “ricordi costruttivi”; inventiamo, più che ricordare; la mente resta confusa sulle esperienze passate.

L’organizzazione del materiale (gli schemi) che si trova già nella MLT influenza la quantità e la modalità di memorizzazione di nuovo materiale.

Memoria dei sogni. Il nostro cervello registra il sogno in qualche forma nella MBT. Quando ci svegliamo si attiva il sistema di MLT. Qualunque cosa si trovi ancora nella MBT può allora essere trasferita in MLT (spesso non ricordiamo tutto il sogno, ma solo l’ultima fase). Se però dopo il risveglio veniamo disturbati (es.: una telefonata a cui rispondiamo) la nostra MBT del sogno può perdere vigore e svanire (terminata la telefonata non ricordiamo gli ultimi particolari del sogno).

Metamemoria. Tutte le volte che utilizziamo la memoria stiamo facendo cognizione e tutte le volte che abbiamo una consapevolezza sulla nostra memoria stiamo facendo metacognizione e metamemoria. È la conoscenza del proprio sistema di memoria.

Una capacità di organizzare il materiale per meglio ricordarlo pare appaia già attorno ai 5-6 anni.

L’organizzazione del materiale può, nei bambini, essere guidata. Si creano strategie di memoria.

Emotività: gli stati emotivi giocano ruoli specifici in fase di recupero dell’informazione, ma ancor prima sul riconoscimento degli stimoli. Fattori di personalità, emotività e motivazione incidono sui processi cognitivi e viceversa. Quando il ricordo che desideriamo richiamare è associato a un altro, può capitare che quest’ultimo (l’altro) si intrometta e impedisca di trovare il primo.

Effetto Zeigarnik: i compiti interrotti si ricordano meglio di quelli completati.

Il ricordo: già Jean Piaget (Piaget e Inhelder, 1968) sosteneva che ciò che un bambino riesce a ricordare non è tanto determinato dal tempo che passa per la presentazione di uno stimolo e la sua richiesta di rievocazione, quanto piuttosto dall’adeguatezza degli schemi cognitivi utilizzati per la ricostruzione del ricordo.

Prima dell’uso del linguaggio il bambino utilizza una memoria per immagini.

Quando l’attenzione è concentrata altrove, le altre informazioni in entrata non sembrano andare al di là della MBT. Ma in seguito si dissolvono senza lasciare tracce.

L’attenzione (William James) implica l’allontanamento della mente da alcuni oggetti al fine di trattenerne efficacemente altri. L’attenzione agisce da filtro nei confronti degli eventi ai quali non badiamo.

Natura ricostruttiva della memoria: se il nuovo materiale presentato non si adatta alla preesistente struttura organizzativa della memoria, esso sarà soggetto a essere ricordato poco o nulla più tardi.

Memoria semantica: riguarda il ricordare informazioni alle quali diamo specifiche definizioni (significato).

Memoria episodica: riguarda il ricordare informazioni che si riferiscono ad eventi particolari che sono stati da noi sperimentati. Le due memorie sono connesse. Di solito la memoria semantica si sviluppa dalle informazioni immagazzinate nella memoria episodica. I concetti in memoria semantica sono accessibili prontamente, senza evidente ricerca o sforzo. È invece spesso difficile ricordare le informazioni episodiche.

L’esercizio (James) non migliora facilmente le abilità di memoria, ma migliora l’abilità di stabilire buoni piani di memoria e usare le strategie appropriate (si diventa più bravi in metamemoria).

Mnemonica. La memoria non è un’abilità e non può essere migliorata con la pratica o l’allenamento. Aumentare la sua efficacia significa imparare a utilizzare l’attenzione e imparare come organizzare gli oggetti.

Le difficoltà nel memorizzare stanno più nel recupero che non nell’archiviazione (come è facile riporre un nuovo oggetto in un posto opportuno, ma più difficile ritrovarlo dopo molto tempo). È proprio l’organizzazione a facilitare il recupero (come i libri e i cataloghi nella biblioteca).

Non si apprendono facilmente cose se non sono ordinate in una qualche struttura; e, se questa non c’è, allora deve essere elaborata o per strategie individuali (Capitale della Romania: Bucarest – il Colosseo o il Foro romano) o attraverso l’applicazione di un sistema formale di regole mnemoniche.

Strategie. Es.: lista della spesa (10 parole): pane (sulla porta di casa), uova (sulla barca), burro (sul treno), salame (sulla strada), granoturco (sulla spiaggia), lattuga (rotola giù per la discesa), sapone (schiuma fra gli alberi), marmellata (fragole sul campo da golf), pollo (sta guidando un aliante), caffè (piove sull’edificio). – Oppure si inventa una storia per associazioni: Mi sono alzato di buon mattino, mi sono lavato con il sapone, ho preparato il caffè. Avevo fiocchi di granoturco ma sono finiti, prendo allora due uova con pane e burro. Ho trovato la marmellata, ma poi ho fatto un panino con salame e lattuga per pranzo. So che ho in frigo un pollo per la cena.

Noi impariamo e ricordiamo per “unità significative”, non per quantità di informazioni. Lo spazio della memoria umana viene occupato in forma stabile soltanto da voci significative.

Ogni miglioramento nei risultati della capacità di memorizzare viene dal significato che noi aggiungiamo al materiale da imparare, non dal diminuire la quantità di tale materiale.

Il sistema, evidentemente, richiede sforzo, sia a motivo del lungo esercizio necessario a impararne le regole sia per la loro applicazione pratica.

L’esigenza di categorizzare in gruppi piccoli il materiale da apprendere e ricordare deriva dalla capacità limitata della MBT.

Mario Bruno

Immagine di Copertina tratta da Common Era.