I Templari – Parte 2

Iniziativa: UniTre di Bagnolo Piemonte
Terza Lezione: martedì 26 settembre 2023, ore 15,30

“Quando il denaro diventa fede e la fede diventa denaro. I Templari”

Parte 2 di 2

Il tramonto dell’Ordine ebbe inizio nel 1307 con Filippo il Bello, forse intimorito dal loro potere, e nel 1312 l’Ordine fu soppresso dal Concilio di Vienne. Il 13 ottobre 1307 fu ordinato l’arresto di tutti i Cavalieri templari che si trovavano in Francia, un’azione con buone probabilità voluta per motivi finanziari e intrapresa a tutto favore del prestigio della corona. Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei Templari e riuscì ad addurre a sé parte del tesoro, verso un sistema di stampo militare per riprendere il controllo delle finanze europee, rimuovendo questo potere dalle mani della Chiesa.
Il re aveva accusato i Templari di eresia, immoralità e abusi. Il papa si rese conto che il fiorente Stato francese poteva fare a meno della Chiesa e agire dunque indipendentemente. L’Ordine dei Templari fu definitivamente dichiarato sospeso dagli Stati Generali del 1308 convocati da re Filippo il Bello.

Erano oltre duecento i Templari sotto accusa: furono sottoposti a interrogazioni e a torture atroci fra il 1310 e il 1311 e soltanto quattro ammisero le colpe contestate. Dei Templari interrogati, 54 furono consegnati all’autorità secolare perché li condannasse al rogo in veste di eretici. La persecuzione proseguì il proprio malefico corso e alla fine del mese di maggio dell’anno 1310 erano stati arsi vivi sul rogo 120 Templari.
Il 2 maggio 1312 una ulteriore bolla papale dispose il conferimento delle terre, già in possesso dei Templari, all’Ordine degli Ospitalieri. Gli accusatori erano mossi dall’avidità che li spingeva ad appropriarsi delle immense fortune accumulate dai Templari e del potere finanziario che detenevano. Se ne giovarono gli Ospitalieri che riuscirono a mettere le mani su enormi accumuli di ricchezze.

Templari condannati alla morte sul rogo.
Il 6 febbraio 1310 quindici Templari su sedici proclamarono la loro innocenza. Il 12 maggio 1310 Filippo IV fece nominare arcivescovo di Sens il fidato Philippe de Marigny e vennero condannati alla morte sul rogo cinquantaquattro Templari che avevano ritrattato le loro precedenti confessioni fatte tre anni prima.
Si tenne il 16 ottobre 1311 il Concilio di Vienne per decidere sulle sorti dell’Ordine. Re Filippo IV, con intenzione intimidatoria, iniziò a marciare con l’esercito sulla città di Vienne. Così, il 22 marzo1312, Clemente V dichiarava che l’Ordine veniva comunque soppresso per via amministrativa.
Il 2 maggio 1312 i beni dei Templari passavano all’Ordine degli Ospitalieri. A coloro i quali avevano confessato o erano stati riconosciuti innocenti, sarebbe stata concessa una pensione, misera per la verità, e avrebbero potuto aderire a un altro Ordine monastico, mentre quelli che avevano negato gli addebiti e che furono riconosciuti colpevoli o che avevano ritrattato le confessioni sarebbero stati condannati a morte.

Era il tempo delle controversie di potere fra potentati terreni e ordini religiosi, non senza l’inclusione degli interessi politici e territoriali coltivati dal papato. L’intenzione che accompagnava il De Molay era quella di spodestare l’Ordine degli Ospitalieri dalla posizione di privilegio che detenevano in vista dell’imminente crociata, ma nella notte del 12 ottobre fu tratto in arresto dalle milizie di Filippo IV di Francia, detto il Bello, il quale aveva in mente di distruggere il De Molay portandolo dinanzi al tribunale dell’Inquisizione con le accuse, rivolte ai Templari, di abiura di Cristo, di idolatria, di aver disprezzato il crocifisso, di omosessualità. Si trattava delle stesse accuse lanciate contro i Catari sino alla caduta della loro ultima roccaforte nel 1244. Fu papa Clemente V a emettere una bolla che sanzionava l’arresto di tutti i Templari.
L’11 marzo del 1314 Jacques de Molay, maestro dell’Ordine del Tempio, Geoffrey de Charnay, precettore della Normandia, Hugues de Pairaud e Geoffroy de Gonneville, furono condannati alla incarcerazione a vita.

Jacques de Molay e Geoffrey de Charnay allora proclamarono la loro innocenza affermando di aver mentito ai giudici dell’Inquisizione. Furono consegnati al braccio secolare ossia alla giustizia reale per aver ritrattato la propria confessione.
Il 14 marzo 1314 Jacques De Molay ritrattò anch’egli le confessioni rilasciate. Fu lasciato in vita, ma al prezzo dell’infamia. Filippo il Bello condannò al rogo i due Templari. La sentenza venne immediatamente eseguita nei pressi di Pont Neuf.

18 marzo 1314. Jacques De Molay, insieme al confratello Geoffroy de Charnay affrontò la morte sul rogo su un’isola della Senna. consumati a fuoco lento di carbone, il massimo dell’atrocità.

Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell’Ordine, mentre giaceva sulla pira avrebbe maledetto il re Filippo e addirittura il Papa, profetizzando che sarebbero morti presto. Clemente in effetti morì un mese dopo di dissenteria e Filippo il Bello fu stroncato da morbo nel dicembre successivo. Tutti i tre figli che succedettero a Filippo il Bello persero la vita in giovane età. Jacques de Molay avrebbe dannato la casa di Francia fino alla tredicesima generazione, leggenda secondo cui l’esecuzione di Luigi XVI durante la Rivoluzione francese fu il coronamento della vendetta dei Templari.
Durante l’Illuminismo il tema dei Templari tornò in auge: leggende riguardanti segreti e misteri, il Santo Graal, l’Arca dell’Alleanza e i segreti delle costruzioni, l’“asta di Aronne” e le tavole di pietra scolpite da Dio con i Dieci comandamenti.
Nel 1803 Napoleone Bonaparte a Parigi istituì un rito di assoluzione e di riabilitazione della figura storica di Jacques de Molay.
In quanto ai Templari non esiste alcuna prova storicamente accertata della sopravvivenza dell’Ordine dopo il 1314.
Molti membri dell’ordine fuggirono in Scozia; in Portogallo i cavalieri e il patrimonio del loro Ordine confluirono in un nuovo Ordine, l’Ordine del Cristo, fondato col permesso del papa per combattere contro i Mori nell’Algarve. Il principe Enrico il Navigatore (1394 – 1460) guidò per vent’anni, fino alla propria morte, tale Ordine utilizzandone il denaro per organizzare la prima scuola per navigatori, preparando la via alla supremazia marittima portoghese che porterà alle grandi esplorazioni cinquecentesche.

Erano caratteristiche dei Templari l’attività militare, la coltivazione delle terre, la gestione di sistemi economici e finanziari in un’imponente struttura territoriale, organizzativa ed economica. Svolgevano attività bancarie connesse con il finanziamento alle Crociate.
I Templari usarono in realtà una cospicua parte delle loro ricchezze per costruire numerose fortificazioni in tutta la Terrasanta.
La fama che l’Ordine templare riuscì guadagnare permise loro di accumulare nel corso del tempo ingenti ricchezze. Chiunque fosse entrato a farne parte avrebbe conferito delle donazioni. Seppero accentrare e organizzare proficuamente i loro possedimenti, accrescendone così le rendite fondiarie. Arrivarono presumibilmente ad avere quasi 10.000 proprietà.
Dal punto di vista organizzativo i cavalieri si distinguevano in:
Cavalieri
Sergenti
Fratelli di mestiere e fattori
Cappellani.

Seguivano: Commendatari, Siniscalchi, Marescialli, Gonfalonieri. Avevano aggregate truppe ausiliarie. Il cavaliere disponeva di due o tre cavalli, di sergenti e di scudieri.
Il maggiore influsso dei Templari fu piuttosto di tipo sociale ed economico, con la diffusione di strumenti economico-finanziari.
Ammessa era la pratica del bottino di guerra. I cavalieri erano tenuti a conservare una disciplina collettiva, a dedicarsi alla preghiera, all’alimentazione e alla solidarietà collettiva. Preciso era il divieto alla pratica di atti di violenza superflua.
La veste da indossare doveva essere bianca, nera o bigia; inoltre i cavalieri indossavano un mantello bianco mentre per i sergenti e per gli altri appartenenti all’Ordine ne era previsto uno di colore marrone scuro.
Nel marzo 1139 venne permesso di portare una croce patente rossa.
Era vietato portare i capelli lunghi mentre la barba doveva essere lunga e non curata. La presenza delle sedi templari in Italia ammontava ad almeno 200 località, dal nord al sud.

Per oltre due secoli i cavalieri Templari acquisirono – attraverso lasciti, donazioni e altre forme – terre, castelli, casali in quantità tali da farli diventare l’Ordine più potente, dunque invidiato e temuto, dell’epoca. Essi avviarono con meticolosità e professionalità la loro organizzazione nell’intero Occidente, con l’approvvigionamento nei propri insediamenti agricoli, economici e politici.
In campo militare i Templari realizzarono castelli, cittadelle fortificate, posti di guardia.
Gli insediamenti più significativi furono oltre quaranta sui confini della Terrasanta, in prossimità delle vie di comunicazione più frequentate o delle aree militarmente più critiche.
L’intera rete consentiva un controllo capillare del territorio.
In funzione delle attività militari i Templari crearono un grande sistema agricolo e produttivo. L’allevamento del bestiame da carne, da latte, da lana e da lavoro costituiva una voce primaria nel bilancio del Tempio: pascoli per le mandrie di buoi e bufali di proprietà dei Templari, mentre in Toscana greggi di pecore praticavano la transumanza; allevamenti di ovini, bovini, suini, di trote. Le colture più diffuse erano quelle dei cereali, della vite e dei legumi.
Le innovazioni tecniche: l’introduzione dell’erpice frangizolle e della ruota idraulica impiegata nei mulini; inoltre i Templari in molti casi istruirono la popolazione locale anche riguardo alla produzione della birra e trasmisero i preziosi princìpi dell’erboristeria, introducendo la coltivazione e la lavorazione di erbe officinali. I Templari contribuirono anche all’igiene pubblica, introdussero l’utilizzo del cucchiaio, del bicchiere e del tovagliolo, oltre alla prassi di far bollire l’acqua per consumi alimentari.

Con i privilegi papali la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall’inizio. Dal 1135 l’Ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini, e persino agli stati occidentali ingenti somme di denaro e a gestire addirittura le casse di Stati come la Francia.
Il successo conseguito alimentò la preoccupazione di molti altri Ordini, come pure della nobiltà e delle nascenti grandi monarchie europee, le quali a quel tempo cercavano di monopolizzare il controllo del denaro e delle banche, dove la Chiesa e i suoi ordini avevano dominato fino allora le attività finanziarie.

Mario Bruno

Immagine di Copertina tratta da Esquire.