Lo sterco del diavolo – Puntata 1 di 2

Succede in Vaticano, anticamera del Regno di Dio

Lunedì 12 aprile 2021 alle ore 21,20 ho seguito la trasmissione della serie REPORT con il titolo di cui sopra, andata in onda sulla TV RAI3, condotta da Sigfrido Ranucci, e riedita il giorno sabato 17 aprile alle ore 17,25. Non mi ha sorpreso più di tanto quanto rivelato nel corso del programma, poiché già da tempo sono al corrente delle ombre che incombono sul Vaticano in materia di gestione finanziaria, ma sono rimasto incuriosito dallo svolgersi dei fatti in chiave assolutamente attuale. Ne farò una breve sintesi.

Lo schermo si accende con un’intervista a Enrico Crasso, il broker (mediatore, commissionario) in merito a un fondo gestito dalla banca Morgan Stanley. L’affare rivestiva un carattere speculativo, scommettendo sul probabile arrivo di una catastrofe, di una guerra, di una pandemia o altre cose disastrose in previsione dell’avverarsi di rischi ambientali, diceva Crasso. La banca a cui era appoggiato, una banca d’affari, aveva gestito per anni quasi un quarto del tesoro vaticano: vi rientrarono investimenti sulla pandemia nel 2018. Crasso investì 4,3 milioni di Euro sul fondo Geo-Risk, manipolando un fondo della Segreteria di Stato vaticana.

A questo punto viene chiamato in causa il cardinale Angelo Becciu che, in qualità di sostituto della Segreteria di Stato vaticana, aveva gestito dal 2011 al 2018 la cassaforte dell’obolo di San Pietro ossia il contenitore nel quale confluivano le decine di milioni di Euro provenienti dalle donazioni dei fedeli di tutto il mondo, come destinatario lo stesso Papa, una montagna di soldi consumati sulla strada della corruzione. Sennonché nel 2018 comparve una serie di anomalie che costrinsero Papa Francesco a sollevare Becciu dall’incarico e a spostarlo a capo della Congregazione delle cause dei santi, nell’ambito della quale i processi di canonizzazione erano costati cifre scandalose. Era il tempo in cui la fabbrica dei santi, afferma Ranucci, continuava a essere la fabbrica dei veleni.

Da parte mia, del cardinale Becciu avevo raccolto in precedenza notizie certamente sensazionali tratte dalla rubrica televisiva “Televideo” del mattino; queste le testimonianze fedeli: siamo al 1° Ottobre 2020. La Guardia di Finanza entra in Chiesa. Fondi delle elemosine, in teoria destinati ai poveri, usati per comprare case di lusso a Londra: volatilizzati 454 milioni e i soldi del conto del Papa. Indaga la Procura di Roma per riciclaggio. Due monsignori accusano il collega Becciu per la corruzione nella Curia.

14 Ottobre 2020. Sul caso Becciu si viene a sapere che è stata arrestata Cecilia Marogna, la trentanovenne manager cagliaritana del cardinale Becciu, bloccata a Milano dalla Guardia di Finanza per il rapporto fiduciario che la legherebbe all’ex n° 2 della Segreteria di Stato Vaticana. Nei confronti della “dama del cardinale” gli inquirenti vaticani hanno emesso un mandato di cattura internazionale. Nel mirino mezzo milione di Euro per operazioni segrete umanitarie in Asia e in Africa, in parte usati per acquistare borsette, cosmetici e altri beni di lusso.

29 Ottobre 2020. La Procura di Milano ha espresso parere negativo all’istanza di scarcerazione richiesta in favore di Cecilia Marogna, la manager arrestata il 13 ottobre a Milano, nell’indagine sull’ex n° 2 della Segreteria di Stato, cardinale Becciu.

31 Ottobre 2020. Cecilia Marogna, la “dama” del cardinale Becciu, è stata scarcerata, con l’obbligo di firma. Accusata dalla Magistratura vaticana di appropriazione indebita aggravata. Gli inquirenti vaticani ne hanno richiesto l’estradizione.

Il cardinale Becciu, per dirla tutta, era già stato indiziato per peculato, per aver dirottato denaro al fratello in Sardegna, devoluto alla Caritas. Nel prosieguo della trasmissione della quale riporto i capi principali si viene quindi a parlare del processo che avrebbe dovuto portare alla beatificazione lo statista Aldo Moro. Nei tempi trascorsi le persone che diventavano santi e beati erano molto rare; occorreva una serie di miracoli approvati per arrivare a tanto. Questo succedeva a partire dal 1600 sino al 1978 allorché Papa Giovanni Paolo II in meno di 25 anni proclamò 482 nuovi santi e 1341 nuovi beati. Ai nostri giorni non bastano più i miracoli, ma occorrono buoni postulatori per mandare avanti la causa. Viene ricordato che cause come quella del beato Antonio Rosmini hanno sfiorato il costo di un milione di Euro. Aldo Moro era stato proclamato Servo di Dio, il primo passo per la beatificazione, ma poi subentrò un’improvvisa battuta d’arresto. Il postulatore Nicola Gianpaolo accenna a pressioni esterne e a particolari interessi della Chiesa cattolica: probabilmente sussistevano troppi interessi riferiti alla Banca Popolare di Bari: si sarebbe costituita una fondazione per il maneggio di un bel po’ di soldi, quelli cioè raccolti dai comitati che si costituiscono per coprire le spese dei processi della Congregazione.

Sulla causa di beatificazione di Aldo Moro si sa di una richiesta, avanzata nel mese di giugno 2018, di una tangente pari a 80 mila Euro per velocizzare la causa. È qui che entra in scena il cardinale Becciu, ma non solo. Si cita Boguslaw Turek, nuovo segretario della Congregazione per le cause di beatificazione e santificazione. Dal postulatore don Luis Fernando Escalante proviene l’informazione che Turek chiedeva denaro per velocizzare la pratica riguardante Aldo Moro. Don Luis scrisse alla Congregazione segnalando comportamenti scorretti, ma non affermò se anch’egli avesse ricevuto simili richieste e non intese rispondere alle domande prima di essersi consultato con i propri capi. Rivela comunque che Becciu ne era a conoscenza, e intanto lo definisce “una scatola di Pandora”.

Alla figlia di Aldo Moro che intendeva interrompere il processo di beatificazione di suo padre, Becciu rispose tacciandola di pazzia, di paranoia.

Intanto la preoccupazione dei prelati era quella di investire le somme pervenute all’obolo di San Pietro. Si decise di investire sul mattone. Dice Sigfrido Ranucci: i segreti più reconditi dell’obolo di San Pietro sono custoditi in Svizzera, a Lugano in una villa sul lago. Fino al 2014 Enrico Crasso aveva gestito al massimo 40 milioni di Euro, ma dopo l’arrivo di Becciu lasciò la Credit Suisse e fondò una società di brokeraggio a cui la Segreteria di Stato vaticana arrivò ad affidare oltre 400 milioni di Euro. Con quei soldi Crasso finanziò due produzioni cinematografiche investendovi 4 milioni di Euro. Si trattava di investimenti concordati tutti con la Segreteria di Stato.

Nel centro di Londra fu acquistato un palazzo che un tempo era stato adibito ai magazzini della catena Harrods fin dal 1911, uno dei simboli di Londra, che oggi rappresenta uno dei più controversi investimenti operati dalla Segreteria di Stato vaticana: costato oltre 400 milioni di Euro, oggi non ne vale più di 290. Si parla di speculazioni e di scalate bancarie. Fino al 2012 erano stati impegnati 186 milioni per il fondo che gestisce le pensioni degli agenti di commercio, ma il denaro fu usato per realizzare la scalata bancaria a due banche: di cui una sicuramente la Banca Popolare di Milano. Con le banche però gli affari andarono male.

Tornando velocemente al palazzo di Londra c’è da dire che nel 2013 la Segreteria di Stato vaticana aveva investito 200 milioni per l’acquisto, ma accadde che non tutta la somma seguisse quel percorso: una parte venne dirottata verso altri fondi, motivo per cui al Vaticano restò soltanto il 45% del valore. Gli investimenti andarono in deficit e il fondo si ridusse a 137 milioni, gestiti da un tal Mincione ai cui ordini operava Mons. Perlasca. Quest’ultimo era stato incaricato dalla Segreteria di Stato alla gestione degli investimenti e a dare rendiconto del loro uso, ma Perlasca non aveva mai segnalato esistenza di anomalie a Becciu. La Segreteria di Stato aveva affidato mandato al card. Becciu sia per la gestione degli investimenti sia per apporre la firma nelle banche svizzere. I capitali venivano versati sul fondo Athena. Gli investimenti, dunque, venivano autorizzati da Becciu e gestiti da mons. Perlasca con la collaborazione di un funzionario laico, Fabrizio Tirabassi.

A questo punto il Papa prese la decisione di sostituire Mincione e di rimuovere, nel 2018, Becciu dalla Segreteria di Stato, nominando al suo posto Peña Parra con Alberto Perlasca. Fu qui che Tirabassi coinvolse Gianluigi Torzi il quale pare fosse stato a sua volta indagato in precedenza per bancarotta. Si ricorda che nel 2018 Torzi già aveva prestato a Mincione la bella somma di 1,1 milioni di Euro. Si vuole vendere il palazzo alla condizione di accettare il versamento di una buona uscita pari a 40 milioni. Si andò avanti e la proprietà dello stabile, il palazzo di Londra, passò alla società GUT di Torzi, della quale la Segreteria di Sato vaticana possedeva il 96,7%. Torzi pertanto aveva a piene mani la gestione del palazzo e la Segreteria di Stato continuava a bruciare milioni di Euro per un immobile gestito da altri. Nel dibattito che segue sul canale televisivo entrano due società, di Dubai e della Repubblica Dominicana, dove si parla di triangolazione di capitali. Si dice che Tirabassi possedesse materiale compromettente sulla persona di Peña Parra, all’interno di un sistema pazzesco di ricatti (come afferma l’imprenditore Giuseppe Milanese).

Il Papa decide di convocare Milanese, Torzi e Peña chiedendo loro di chiudere l’affare con il giusto salario (che viene concordato sui 3 milioni), ma l’accordo salta presto. Torzi per andarsene dice a Tirabassi di volere 10 o almeno 8 milioni di Euro. Poi parlano di 50 milioni che risulterebbero mancanti. Infine Torzi esce di scena dietro compenso di 15 milioni devoluti dalla Segreteria di Stato. Torzi, Mincione e Crasso sono accusati di truffa per via di compensi che arrivavano dalle società offshore. Accusati di abuso d’ufficio mons. Perlasca e Tirabassi di concorso in peculato.

Il 13 aprile 2021 si leggeva su Televideo del mattino: “Arrestato broker Londra. Per profitti illeciti da 15 milioni in compravendita immobile. Professione interdetta a tre commercialisti. Dopo l’inchiesta vaticana sulla compravendita di un immobile a Londra, il Gip di Roma ha disposto l’arresto del broker Torzi che avrebbe avuto dalla transazione profitti illeciti per 15 milioni. I tre commercialisti accusati di emissione di fatture false”.

Di seguito compaiono sulla scena altri personaggi: Francesca Immacolata Chaouqui nominata dal Papa nel 2013 nel ruolo di commissaria della Commissione istituita per la riforma delle finanze vaticane, accusata poi di aver divulgato segreti appartenenti alla Santa Sede. Poi Cecilia Marogna, già citata a proposito del caso “Becciu”, una delle persone di fiducia del cardinale Becciu. Compare quindi uno stuolo di personaggi implicati in fatti politici. Esce il nome di Al-Qaeda a proposito del riscatto di 575 mila Euro per la liberazione del missionario Pierluigi Maccalli, sborsati dalla Segreteria di Stato ma spesi da Cecilia Marogna per l’acquisto di generi di lusso, per il soggiorno in alberghi prestigiosi, hotel e ristoranti. La Marogna, implicata a qualche titolo nell’affare del palazzo di Londra, accennò fra l’altro all’esistenza di interessi dei Servizi segreti di sicurezza intorno a quel contestato palazzo. In quanto a quale sarà il destino di Pieluigi Torzi giunge notizia dai mezzi di informazione del 12 maggio 2021 che Torzi è stato arrestato a Londra su mandato del Gip del Tribunale di Roma. Il broker è indagato per autoriciclaggio, emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti. Un giudice inglese ha convalidato l’arresto e ha fissato l’udienza nel volgere di una settimana, data prevista per il 18 maggio. Ribadiamo che Torzi è il broker finanziario già coinvolto nella compravendita del palazzo londinese, ed è anche sotto inchiesta da parte dell’Autorità Giudiziaria del Vaticano.

Mi fermo qui, anche perché la questione va a interessare il mondo politico e finisce di allontanarsi alquanto dal tema centrale, quello dell’uso del denaro per scopi che nulla avevano a vedere con le intenzioni dei donatori. Magari si trattò anche di povera gente che si privava del poco che aveva per donarlo al Papa, fiduciosa che qui denari sarebbero serviti a sollevare le sorti di chi soffre e agli usi più sacri della Chiesa cattolica. Invece: corruzione, profitti illeciti, imbrogli, operazioni vergognose, niente altro che un vero e proprio tradimento della fede, della buona fede. Il Vaticano che, oltre essere uno Stato politico, racchiude in sé la sede dove dovrebbero regnare la parola di Cristo e la sua guida per gli uomini, trasformato in edizione attuale del Tempio ridotto a “spelonca di ladri”.

Dopo tutto ciò che ho riportato, frutto di documentazione dettagliata, come si può ancora credere che il Vaticano ossia Stato Pontificio ossia Santa Sede ossia santa Chiesa cattolica ossia vicariato di Cristo in terra ossia Congregazione degli uomini di Dio eredi della Parola di Cristo, parola di amore e di servizio al prossimo, possa vantare la benedizione e l’approvazione della mano di Dio? Allora, per meglio intenderci, dovremmo cercare di capire qual è il significato che attribuiamo a quell’entità indefinibile e tanto bistrattata, Dio. Posso credere in un Dio della bontà assoluta, della misericordia, dell’amore, ma ciò che vado constatando fra i suoi fedeli più vicini mi disarma e, allora, mi spinge a pormi altre domande: è, quel Dio che imploriamo, il Dio vero in cui speriamo e che vorremmo adorare nella sua inconcepibile grandezza? Oppure cerchiamo ancora un Dio lontano, introvabile e viviamo sotto la schiavitù di una divinità malvagia? Per il momento non mi spingo oltre, perché quanto ho appena detto costituirà il soggetto della prossima parte di queste osservazioni.

Per fortuna abbiamo un Papa che sembra preoccuparsi senza riguardi del malaffare che dilaga tra i cunicoli nascosti del Vaticano. Si apprende, dai comunicati di venerdì 30 aprile 2021, che Papa Francesco si sta mobilitando per attuare una severa stretta anti-corruzione all’interno del suo Stato: “I dirigenti vaticani, compresi i cardinali capi di dicastero e gli amministrativi, dovranno d’ora in poi sottoscrivere una dichiarazione nella quale attesteranno di non avere condanne o di essere indagati per terrorismo, riciclaggio, evasione fiscale e di non avere investimenti in paradisi fiscali. Lo stabilisce la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio di Papa Francesco con disposizioni sulla trasparenza nella gestione della finanza pubblica. Parte inoltre il divieto, in Vaticano, rivolto a tutti i dipendenti, di accettare regali di un valore superiore ai 40 Euro. Si prevedono possibili licenziamenti per mancate o false dichiarazioni”. Credo che gli interessati firmeranno quella dichiarazione, ma mi si presentano due possibili casi: o la ritengono carta straccia come già successe nella storia dei conflitti armati, dunque firmeranno e continueranno a fare i propri comodi sperando di farla franca oppure firmeranno e saranno colti in fallo, quindi licenziati: prevedo, da come si presentano le cose, che il Vaticano si svuoterà. Forse Papa Francesco non teme neppure un esito del genere, purché si torni all’onestà. Infatti non dà cenno di accontentarsi, non si ferma qui, ma si industria e si adopra per cambiare le norme che disciplinano i processi nei quali sono implicati alti prelati. La decisione stabilisce che il Tribunale vaticano di primo grado diventi competente anche per i processi penali a carico di cardinali e vescovi, processi i cui giudizi non saranno più di sola competenza della Cassazione. La Lettera apostolica che riporta queste riforme ha vigore immediato ossia sarà applicata a partire dal 1° maggio 2021, a modifica di una legge del 2020. Viene infatti abolito l’art. 24 concernente la competenza esclusiva, mentre l’art. 6 subisce una modifica secondo la quale il Tribunale potrà processare gli alti prelati “previo assenso del Sommo Pontefice”, e Papa Francesco chiarisce: “Così ci sarà eguaglianza e pari dignità, senza privilegi non più consoni”. Qualcuno, c’è da augurarselo, incomincerà a tremare.

Lo staff di personaggi sin qui enumerati, con le mani affondate negli affari mondani, mi fa tornare in mente una figura di spicco nella storia della Francia: il cardinale cattolico Armand-Jean Du Plessis de Richelieu, primo ministro di Francia dal 1624 al 1642, una vera sorta di genio diplomatico nel disbrigo di alti affari internazionali, animato in tutta la sua attività dal precetto della “Ragion di Stato”. Lo vediamo attivo in Valtellina, preoccupato dalla facilità di transito per truppe nemiche alla Francia e dirette verso nord. Lo ritroviamo come personaggio di scena nella guerra di successione di Mantova e del Monferrato contro gli Spagnoli e gli Ugonotti. Fu regista di alleanze e di azioni militari. Nel 1630 occupò Pinerolo (Torino) e Saluzzo (Cuneo) e liberò la città di Casale. Sfuggito più volte a tentativi volti ad assassinarlo, provvide a stabilire misure difensive e repressive. Nel 1631 si alleò con Gustavo Adolfo di Svezia. Nel 1635 dichiarò guerra alla Spagna e, cinque anni appresso, sostenne la rivolta della Catalogna contro la Spagna. In patria si dedicò a potenziare la marina da guerra e in particolare quella mercantile. Dotato di notevole ambizione, era amante dello splendore e dello sfarzo. Si distinse per il possesso di un’alta concezione del dovere, inteso anzitutto come difesa a oltranza dell’unità nazionale rappresentata dalla monarchia. Fu cattolico convinto e teologicamente intransigente. – Ciò detto, fatti i debiti confronti, con Richelieu ci troviamo di fronte a una alta personalità politica che vedeva nel prestigio e nella potenza dello Stato di Francia il più nobile obiettivo dei suoi sforzi. Di tutt’altra fatta gli intrighi dei personaggi scaturiti dall’indagine dei nostri giorni in Vaticano, lontano da nobili proponimenti e sguazzanti in loschi affari per puro interesse personale. Che Belzebù abbia indossato la toga di alto prelato e scivoli fra i meandri e i colonnati per gettare maleficio?

  Personalmente sono propenso a credere che abbiano ragione i Catari e che noi siamo succubi di una potenza malvagia che continuerà a coltivare la menzogna e l’odio, tappezzando la strada del suo regno con quel suo sterco che abbaglia così prepotentemente gli uomini. E spero vivamente che sia proprio Papa Francesco a imprimere una svolta storica a quella che è stata chiamata la Chiesa di Cristo e che oggi tutt’altro appare. Il 25 aprile Papa Francesco, rivolgendosi a nove nuovi sacerdoti ordinati in San Pietro, li esortava con queste sante parole: “Allontanatevi dalla vanità, dall’orgoglio dei soldi: il diavolo entra dalle tasche. Siate poveri, come povero è il santo popolo fedele di Dio, poveri che amano i poveri. Non siate arrampicatori. Quando il sacerdote entra a fare l’imprenditore della parrocchia, del collegio, perde la vicinanza al popolo”. Spero nell’efficacia di queste esortazioni, adombrate da un sottile velo di contraddizione, nelle quali sarebbe da spiegare con chiarezza la povertà del santo popolo di Dio. Ma, per quanto a noi risulti improbabile, a Dio nulla è impossibile.

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